Parabole per il nostro tempo

Inserito in NPG annata 1974.


(NPG 1974-04-57)

 

«Tutte le parabole sono immagini prese dalla vita di ogni giorno, note a tutti: sono le cose della vita che fanno ridere e fanno piangere, che ci accompagnano dalla mattina alla sera. Gesù si dimostra grande maestro nel servirsi delle cose della vita per spiegare le cose invisibili del Regno di Dio» (C. Mesters).
Un gruppo di giovani è rimasto colpito da queste sottolineature. E ha tentato di verificarle, nel concreto, traducendo nella propria vita il messaggio di Gesù. Ne è nata questa rilettura «moderna» di alcune parabole classiche. La trascriviamo come un esperimento interessante, pur con tutti i problemi di cui è carica. L'aspetto più stimolante è la concretezza: davvero l'esperienza del gruppo rimbalza continuamente da ogni battuta. E questo è il più grosso limite, perché la Parola di Dio perde di universalità, per essere ritagliata sulla personale misura. Comunque è una «proposta».
Abbiamo chiesto al gruppo come sono state utilizzate le «parabole». Ecco la loro risposta:
• Ci sono servite per iniziare un discorso sulla fraternità, sulla libertà, con gente di tipo diverso, anziani e giovani.
• Provocazione cui può seguire un qualche tipo di intervista a ruota libera (ad es., un confronto tra persone di generazioni diverse).
• In alcune fu di buona riuscita l'uso di un interlocutore al lettore, proprio per la contrapposizione, per richiamare l'attualità del brano evangelico.
• Furono pure usate come celebrazioni della parola, cui furono aggiunti canti appropriati (cfr. «Salmi» di Giombini).
• Alcune di queste trasposizioni aprono la possibilità alla drammatizzazione da parte di ragazzi anche più giovani (in cui vengono differenziate e valorizzate le parti ed i dialoghi).

 

Storia di uno molto ricco che pensava di fare da sé!

C'era una volta uno molto ricco: aveva una bella villetta di 10 stanze, qualche appartamento in giro che aveva affittato, una macchina 1600 GT. Aveva anche una fabbrichetta che si può dire gli rendesse bene.
Sovente a casa sua c'erano delle festicciole con 20-30 invitati.
In quel paese viveva, guarda caso, un povero diavolo con 5 figli a carico, moglie, zia (e un cane).
Quest'ultimo si era messo di buona voglia per cercarsi un alloggio, anche piccolo, per andarsene dal buco in cui abitava, perché era umido e freddo. Andò da quel signore ricco per chiedergli un alloggio. Suona: «Chi è?», chiede la cameriera. «Potrei parlare al Sig. Soldi per un alloggio?». «II Sig. Soldi non c'è!». «Scusi, è solo per un momento», insiste il Sig. Miseria. La cameriera, scocciata, andò a riferire al padrone. «Ma è possibile! Nemmeno in questa casa si può restare in pace? Proprio adesso che ho degli invitati... e poi chi è?».
«Dev'essere un meridionale...».
«L'ho detto mille volte che a quegli sporcaccioni non affitto, piuttosto l'alloggio resta vuoto!».
Dimenticava il Sig. Soldi che la sua fabbrichetta andava avanti perché ci lavoravano una ventina di quegli «sporcaccioni» apprendisti che lui pagava sotto costo e faceva lavorare per 10 ore al giorno.
E Dio disse: «Caro Sig. Soldi, figliolo mio, ricorda che tu nella tua vita hai ricevuto la tua parte di beni, ed il Sig. Miseria, anche lui figliolo mio, la sua parte di mali... Adesso, dato che almeno io devo essere giusto, tu hai la tua parte di tormenti e lui ha con me la sua parte di beni che non aveva prima».

Storia di un giovane che pensava di essere libero

C'era una volta un paese: in questo paese c'erano delle frazioni. In una frazione c'era una famiglia ed in questa famiglia il figlio più giovane si era messo in testa che la vita di paese non era abbastanza interessante, e che doveva assolutamente vivere in città, dove c'era la bella vita e tutto era più vivo... insomma voleva essere libero!
E fu così che a 21 anni andò da suo padre e gli disse: «Sono stufo di stare qui ad ammuffire in questo schifo di paese: dammi la parte di eredità che mi spetta e arrivederci!». E se ne andò nella città.
Macchina sportiva per far colpo, belle ragazze, cinema, locali da ballo; «questa sì che è una bella vita» pensava il nostro eroe dentro di sé.
Ma un bel giorno la «grana» finì.
Il nostro amico dovette vendere la macchina per pagare i debiti, le biondine e gli amici del cuore improvvisamente sparirono e se ne rimase, come si dice, sul lastrico.
Provò a fare qualche lavoretto... andava alle 4 del mattino ai mercati generali a scaricare frutta, e per mangiare si aggiustava con gli scarti. Pensava: «almeno da mio padre la frutta la mangiavo buona... anche i garzoni stanno meglio di me».
Per cui si stava convincendo sempre di più che alla fin fine la vita di paese non era poi quello schifo che si diceva... e che essere liberi forse voleva dire un'altra cosa.

Storia di un contadino che andava nei campi in bicicletta passando dalla provinciale, e fu investito da una 124 sport

Era lì da mezz'ora... pioveva... aveva un braccio ed una gamba rotti...
Passò di lì per caso un'impiegata su una A 112: pensò «sporcare i tappetini della macchina nuova... no, no...» e tirò avanti.
Passò, dopo un po' il Sig. Soldi sulla sua 1600 GT: «I miei invitati non possono aspettare... è il compleanno di mia moglie... poi chissà quante grane...». E tirò avanti.
Dopo mezz'ora passò un monsignore in un macchinone nero lucido: «Devo andare a dire Messa al Duomo... Chissà cosa direbbe la gente se arrivo in ritardo». E tirò avanti.
Un altro po' di tempo, e passò di là un operaio che andava a lavorare: vide quel povero diavolo, si fermò e se lo caricò sul sedile e lo portò al Pronto Soccorso. Entrò in fabbrica con due ore di ritardo: fu pure sgridato ed alla fine del mese chi ne risentì fu la sua busta paga...
Quale di questi ha messo in pratica il Vangelo?
«L'ultimo» gli risposero. «Allora anche voi fate altrettanto».

C'era una volta uno studente

Aveva fatto il classico e frequentava il terzo anno di ingegneria. Brillante, intelligente la sua parte, aveva anche capito che le cose non andavano come dovevano... ma lui se la toglieva lo stesso. Il suo tempo lo passava con gli amici al bar, e d'inverno le montagne lo vedevano in perfetta tenuta da sci... preparava anche gli esami a tempo perso, e gli riuscivano!
Giusy, 24 anni, nubile, maestra. Aveva scoperto che doveva impegnarsi per gli altri e proprio per questo era diventata maestra. E faceva il catechismo un'ora alla settimana!
Che volete? Gli impegni sono tanti: la boutique, la discoteca, il week-end, il cinema con il ragazzo...
Il Signore tornò e chiese conto a quei servi:
«Avevi molte doti, capacità: servo cattivo e pigro avevi tanto e non sei stato capace di metterlo a frutto».