I ragazzi,

protagonisti del Sinodo

Intervista a Lorenzo Baldisseri *

a cura di Gianni Cardinale

 

Eminenza, come è maturata la scelta?
È uscita con molta forza dalle consultazioni. Sia nel primo sondaggio che è stato fatto nell’ultimo Sinodo, sia nelle consultazione degli episcopati occidentali e orientali, degli uffici della Curia e degli ordini religiosi. Anche il Consiglio della segreteria ha proposto preminentemente questo tema. E il Papa ha accolto questa indicazione.

Tecnicamente come avviene la scelta del tema?
Il Consiglio propone alcuni temi in ordine di preferenza e il Papa sceglie, essendo libero anche di andare al di fuori. Questa volta comunque ha fatto propria la proposta prevalente.

Secondo indiscrezioni giornalistiche tra i temi suggeriti ci sarebbe stato quello dei ministeri ordinati e quindi anche del celibato…
C’erano delle proposte ad un livello più generale: parlare del clero, dei presbiteri, senza andare nel dettaglio. Ma alla fine il Papa ha scelto che sarà su “I giovani, la fede e il discernimento vocazionale”.

Quindi?
Si parlerà di tutti i giovani. A prescindere dalla loro nazionalità, razza o religione. Si affronterà la questione di come la Chiesa può trasmettere e proporre la fede ai giovani nel difficile contesto odierno. E ci occuperemo di come i giovani possono discernere la loro vocazione, il loro progetto di vita, nel senso più ampio di questo termine, a 360 gradi. Vocazione al matrimonio, vocazione ad una determinata professione, e anche vocazione al sacerdozio e alla vita religiosa.

La macchina del sinodo si è già attivata?
Sì. Stiamo studiando un progetto di Lineamenta, il documento preparatorio, da inviare a tutti gli episcopati e gli aventi diritto. Cercheremo di fare in modo di poter arrivare anche alla base in forma diretta, un po’ come già avvenuto nei due sinodi sulla famiglia. Ci aspettiamo quindi delle risposte non solo dai nostri interlocutori istituzionali ma anche direttamente dalla base ecclesiale in genere e dagli stessi giovani in particolare.

Quando prevede che i Lineamenta saranno pronti?
La prossima sessione del Consiglio di segreteria è fissata per il 20 novembre. Si prevede, come è successo nel passato, che sarà presente anche il Papa che è il presidente del Sinodo. In quella sede potrebbero essere discussi e approvati i LIneamenta. Dopodiché avremo un anno pieno per la preparazione delle risposte. Un periodo più lungo di quello avuto nei sinodi precedenti. Questo darà alle conferenze episcopale più tempo per la consultazione delle parrocchie e delle diverse realtà ecclesiali.

Si può prevedere che al Sinodo partecipino direttamente dei giovani?
Stiamo studiando ancora in che forma questo possa avvenire. A norma di statuto il Sinodo è dei vescovi, comunque stiamo cercando di capire in che forma potremo cooptarli nella celebrazione dell’assise.

A proposito di Statuto si sta studiando un aggiornamento dell’Ordo Synodi?
Ci stiamo lavorando facendo tesoro delle modifiche metodologiche e procedurali già adottate nei due Sinodi passati. Allo stesso tempo abbiamo messo a tema anche un approfondimento dottrinale sulla sinodalità. A questo proposito è prossima la pubblicazioni degli atti del Simposio che abbiamo celebrato sul tema lo scorso febbraio.

Che fine faranno i Sinodi continentali che pure sono stati celebrati in passato?
Per il momento sono in una posizione, per così dire, di stand by. Stiamo studiando se ed eventualmente in che modo continuare questa esperienza. Ovviamente sarà poi il Papa a dire una parola decisiva.

Il Consiglio della segreteria è l’organismo che più da vicino collabora col Papa anche nell’applicazione dell’esortazione postsinodale. Ritiene possibile un intervento formale che offra una specie di “interpretazione autentica” di alcuni punti delicati dell’Amoris laetitia, come quello sui divorziati risposati?
Non credo. Il Papa, quasi antevedendo questo tipo di richiesta, nell’Amoris laetitia ha ben spiegato che «non ci si dovesse aspettare dal Sinodo o da questa Esortazione una nuova normativa generale di tipo canonico, applicabile a tutti i casi». Infatti dal momento che - come ha affermato il Sinodo - «il grado di responsabilità non è uguale in tutti i casi», occorre procedere con «un responsabile discernimento personale e pastorale dei casi particolare».

* Segretario generale del Sinodo dei Vescovi

(Avvenire, 19 ottobre 2016)