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Religione a fondamento dell'educazione


Elio Scotti

(NPG 1978-06-2)

 

L'amorevolezza dell'educatore verso i ragazzi avvicina, attrae e rende possibile la simpatia e la comprensione vicendevole, le quali aprono al dialogo educativo. La ragione, come capacità di motivare e di esercitare alla criticità, offre uno strumento di vaglio alle proposte della società e garantisce ad ogni giovane l'orientamento verso la propria maturazione.
Ma l'obiettivo finale di Don Bosco è la salvezza dell'anima, della persona umana, la vita nella fede e la fede nella vita, la somiglianza a Cristo uomo. Nella triade del sistema preventivo la religione è ultima nel metodo, ed è prima nel fine dell'educazione proposta. L'accentuazione soprannaturale di fede, come la psicologia religiosa a servizio dell'educazione, sono fortemente condizionanti e sono conseguenza della sua scelta pastorale, pur con le categorie teologiche più avanzate del suo tempo.
C'è da imitarne lo spirito, lo zelo, la coerenza e costanza; c'è da reinterpretare ed adeguare il metodo «alle circostanze» e cioè alla sensibilità e mentalità della gioventù moderna, ed «a ciò che il Signore ispira» oggi attraverso i progetti di salvezza che la Chiesa e la teologia attuale offrono. Rimangono cardini perenni e validi: l'esplicito annuncio di fede e di salvezza, la spontaneità dell'accettazione di tale religione, pur sollecitata ed aiutata dalla istruzione e dalla testimonianza, e l'ambiente educativo saturo di gioia e di pietà. Nell'adeguare alle esigenze attuali il metodo rimane il pericolo che svanisca l'impegno della proposta cristiana esplicita, o si separi l'evangelizzazione dalla promozione educativa, o si rompa l'unità della testimonianza tra i membri della comunità educante.

Salvezza globale della persona umana

La pedagogia di Don Bosco fu pedagogia di vita, di grazia, di gioia e perciò di formazione totale dell'uomo storico, cioè della persona redenta, contemporaneamente uomo in costruzione di sé e della società a cui appartiene, ma con la forza e la luce di Cristo, presente nella storia sua e dell'umanità. Salvare l'anima dei giovani fu per lui l'impegno di attendere concretamente alla persona del giovane nella sua totalità: corpo, spirito, intelligenza, professione, amore, scelte sociali e fede; impegno complesso che si fondeva in un unico atto di amore fattivo e compartecipato. «Questo è il solo, il principale, l'unico motivo per cui sono qui: quello di salvare le anime vostre» (MB VII, 504).
Dirigendo l'anima dei giovani secondo i tre principi pratici dell'allegria, dello studio o lavoro, della pietà, la pedagogia pensata da Don Bosco è non solo principalmente, ma radicalmente e per essenza, una pedagogia spirituale di anime... è inutile e può essere fallace, l'andare indagando quali altre siano le basi e quali le fonti dottrinali di un sistema educativo come questo: se non si parte di qui non s'approda a nulla in teoria e si fallisce nella pratica» (Caviglia, Domenico Savio, pag. XXIII). «La chiarezza, la lucidità e la luminosità dei fini che egli attingeva da salde e dimostrate convinzioni razionali (esistenza di Dio, onnipotenza e paternità di Dio creatore e signore di tutto) e di fede (una fede vissuta e approfondita con la meditazione personale e lo studio). Dio è il centro della realtà e della vita. Dio non può essere che il centro dell'educazione, la condizione assoluta di ogni educazione autentica, a cui tutte le altre cose, senza essere negate o limitate, si subordinano» (Braido, II sistema preventivo, pag. 141).
«Riattualizzare il sistema preventivo significa avere come primo elemento nel cuore una spiritualità. Chi può spiegarlo senza una spiritualità? Chi può incominciare a parlarne senza aver capito prima il "Da mihi animas"? Perché il sistema preventivo ha questo di chiaro, che è evangelizzazione... Noi non realizziamo in primo luogo un'attività culturale e meno ancora un'attività politica; realizziamo un'attività religiosa... I Santi sono parole dello Spirito Santo nella storia che precedono i tempi; nel sistema preventivo Don Bosco ha risolto nella pratica, nelle intuizioni della sua metodologia, ciò che abbiamo sentito discutere in questi ultimi anni delle relazioni tra evangelizzazione e promozione umana... Il sistema preventivo non è una catechesi semplicemente; non si spiega senza vangelo, senza educazione; il salesiano evangelizzerà educando ed educherà evangelizzando. È preso di mira tutto l'ambito dell'attività umana, tutto il mondo della cultura, che noi chiamiamo educazione a favore dei giovani del popolo, dei ceti popolari che crescono nella conoscenza dei loro diritti, dei loro doveri, della loro coscienza civica... Deve tornare a essere l'elemento normale della nostra maniera di presentare il vangelo: sommerso, incarnato, permeante tutto un insieme di valori culturali: quelli propri della zona in cui viviamo» (E. Viganò, Rettor Maggiore dei Salesiani, 24 febbraio 1978).
«Morire al peccato» è per Don Bosco vivere in pienezza, è rinnovarsi e crescere continuamente secondo una maturazione umana, che impegna l'autosufficienza della natura, che spinge a distruggere il male annidato nelle ingiustizie e nelle schiavitù economiche e sociopolitiche. Ma la natura umana conosce la propria debolezza e il proprio limite e trova nella fede la forza di donare la vita per gli altri e la sicurezza che ogni crescita o sofferenza è già resa eterna e partecipe della croce e risurrezione di Cristo.

La realtà della vita illuminata dalla fede

Il realismo educativo e l'amore vero ai giovani impegna Don Bosco a fornirli di una preparazione culturale, professionale e civica. Li prepara ad essere lavoratori capaci e seri, con un forte senso di collaborazione, di dovere, di impegno, e li inserisce al lavoro con contratti finalizzati al conseguimento del mestiere e alla libertà delle proprie idee. Li educa ad essere cittadini rispettosi del vivere sociale, ma capaci di aggregarsi ai buoni per difendere le proprie scelte e per collaborare negli eventi concreti e nell'operosità al progresso sociale e al servizio dei più poveri.
Ma tutto questo è possibile, facile e sicuro, se nel giovane c'è l'abitudine acquisita a fare scelte motivate dal bene e dalla fede, e l'atteggiamento interiore di speranza nell'aiuto della grazia, che non viene mai meno.
«Allegria studio pietà», «sanità sapienza e santità» sono slogans utilizzati con frequenza per esprimere la completezza del progetto educativo sorretto da una spiritualità che è condizione e fine ed a cui subordina come mezzi le stesse attività profane come la scuola, il lavoro e il gioco; le utilizza per istruire e formare l'uomo, poi chiede spontaneità illuminata e motivata per l'adesione alla fede e alla pratica religiosa. Senza la pedagogia della grazia e la tensione pastorale degli educatori, il sistema sarebbe laico e si muterebbe in paternalismo autoritario o in permissivismo amicale; ma ciò non corrisponde al «sistema preventivo» di Don Bosco.
Questa pedagogia supera l'elemento puramente moralistico e formale della religione, si appella ai processi di convinzione delle realtà della fede, offre l'obiettivo della santità come meta facile, gioiosa e possibile.
Il giovane realizza nell'adempimento esatto dei propri doveri e con lo sviluppo pieno dei suoi doni e delle sue capacità, il progetto di vita che il Padre gli ha affidato e che egli ha compreso ed accettato con slancio.

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