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Attualità educativa dell'«assistenza»


Elio Scotti

(NPG 1978-05-2)


«L'educazione è cosa del cuore», intesa da Don Bosco come totale disponibilità dell'educatore, esprime pure la capacità di amare autenticamente ogni giovane e di dimostrargli affezione in modo visibile e credibile. La presenza dell'educatore è il segno più concreto di questo amore. Presenza assidua e continua, di sostegno e di animazione, delicata e rispettosa, garante della libertà di crescita di ogni persona. Essa rende capace di condivisione dei modi di vivere e di esprimersi dei ragazzi, ma anche di partecipazione dei propri valori sostenuti da valide motivazioni, nel vicendevole scambio tra i membri dello stesso gruppo. Il ruolo dell'educatore nel gruppo appare ed è un servizio ed una testimonianza offerta e talora proposta, mai condizionante o bloccante.
Tutto questo equilibrio di presenza è chiamato da Don Bosco «assistenza»; nel modo di attuarla viene evidenziato ed espresso il compendio della pedagogia dell'apostolato e della spiritualità del sistema preventivo. «L'educatore sia tutto a tutti, pronto ad ascoltare sempre ogni dubbio o lamentela dei giovani, tutto occhio per sorvegliare paternamente la loro condotta, tutto cuore per cercare il bene spirituale e temporale di coloro che la Provvidenza gli ha affidato (Mem. Biogr. di Don Bosco 17,110).
Nel Sistema Preventivo sono identici anche oggi la prospettiva educativa, il fondamento religioso e l'impegno totale dell'educatore. Diverso è forse il modo di esprimersi dei giovani d'oggi, che hanno mutato comportamento e tipo di rapporto con gli adulti ed educatori. Più accentuati sono perciò i contenuti tipici del comportamento e del rapporto tra persone. Tra le esigenze più accentuate oggi qui se ne sottolineano alcune (v. Dho in Note di Pastorale giovanile, aprile 1974), a cui risponde pienamente il sistema preventivo.

Autenticità del rapporto interpersonale

È mentalità comune oggi tra i giovani il rifiuto aperto al personaggio, al ruolo standard, al contegno formale. La capacità ipercritica di smontare i comportamenti degli adulti e la motivata sfiducia nella sincerità dei loro sentimenti, li mettono in stato di difesa da chiunque si presenta come superiore o autorità o responsabile o genitore: «è suo compito comportarsi così; esegue il suo mestiere; ha la sua convenienza; non può farne a meno; si conosce in antecedenza comportamento e risposta; la soluzione è da tempo prefabbricata; il giudizio è già formulato; è integrato nel sistema». È un insieme di pregiudizi unilaterali, generalizzati, talora anche ingiusti, ma il giovane massimalista si esprime così.
Il rifiuto del giovane di essere la proiezione e la realizzazione dell'ideale del genitore o dell'educatore lo spinge a chiedere un rapporto interpersonale del tu a tu, del a tu, uomo persona che mi ascolti con sincerità; mi credi, mi capisci nell'intimo, partecipi nel mio pensare ed esistere, fai i miei interessi veri, mi aiuti a raggiungere le mie mete ed a realizzare il mio progetto». Realisticamente per educare questo nuovo tipo di giovane occorre farsi tutto a tutti.
D'altra parte il giovane che chiede l'adeguamento dell'educatore, vuoi essere accettato quale egli è, o si sente di essere, con un atteggiamento di empatia e di rispetto fiducioso, senza doppi giudizi e senza la controrichiesta di conversione o di cambio, senza pregiudizi sul suo modo di essere, di comportarsi, di progettarsi.
Il Sistema Preventivo mette l'educatore al centro di questa situazione, ma certamente egli deve svuotarsi di ogni alterigia e superiorità o esperienza valutativa, per ascoltare, accettare e guidare senza imporre, guadagnandosi l'ascolto con la ragione e l'amore. «Taluno dirà che questo sistema è difficile in pratica. Osservo che da parte degli allievi riesce assai più facile, più soddisfacente, più vantaggioso.
Da parte poi degli educatori racchiude alcune difficoltà che però restano diminuite se l'educatore si mette con zelo all'opera sua. L'educatore è un individuo consacrato al bene dei suoi allievi, perciò deve essere pronto ad affrontare ogni disturbo e ogni fatica per conseguire il suo fine, che è la civile morale scientifica educazione dei suoi allievi».
L'educatore tra i suoi allievi cerchi di farsi amare, se vuol farsi temere. In questo caso la sottrazione di benevolenza è un castigo che eccita l'emulazione, dà coraggio e non avvilisce mai». «Nell'assistenza poche parole, molti fatti, e si dia agio agli allievi di esprimere liberamente i propri pensieri» (M.B. 13,918).

Autonomia per una maturazione propria

«lo sono io, non figlio di o allievo di; io sono mio; voglio essere me stesso; faccio tipo; non sono la copia di mio padre; non mi piace essere plasmato; sono me stesso, del tutto originale; ho la mia personalità; penso a modo mio e faccio come mi pare»: sono i sentimenti di ogni adolescente conscio del proprio esistere, del voler essere qualcuno e la bella copia di sé anziché la brutta copia di un altro, magari eroe o santo. «Devo santificarmi come comporta il mio essere diverso, il mio carattere, le mie differenti condizioni. Non devo essere la riproduzione magra e stecchita di un tipo magari perfettissimo. San Luigi, se fosse quello che io sono, si santificherebbe in modo diverso» (Papa Roncalli dal Diario dell'anima, 16-1-1903).
Il bisogno interiore di liberazione, quasi indefinito ma convulsivo ed urgente, è oggi esasperato da una nuova cultura che stimola ogni giovane a realizzarsi con pienezza. Egli invece si sente schiavo di ansie, determinate dall'iperprotezione familiare e dagli stimoli contraddittori delle agenzie che lo orientano e lo informano come i consiglieri religiosi e morali, i diversi insegnanti nella scuola e i mass-media nella vita. Si sente bloccato dall'incertezza della propria intelligenza, impossibilitato a volere con decisione per la discontinuità e l'instabilità delle proposte, ed incapace a scegliere per la paura della definitività delle principali scelte ideologiche, professionali o vocazionali della vita. Dominato dalla forza misteriosa dello spirito ribelle e in lotta con le pressioni esterne, molti giovani cadono in una radicale sfiducia degli altri, ma ancor più di se stessi, di fronte ad un mondo che non permette loro di interiorizzare i valori e vuole integrare le loro utopie ed ideali.
Il Sistema Preventivo impegna, di sua natura, l'animatore adulto a vivere a fianco del giovane in ogni suo momento di lavoro o di disimpegno. Gli è a fianco nel gioco e nell'allegria, quando il ragazzo manifesta meglio se stesso nella spontaneità e naturalezza del comportamento, per capire i motivi profondi della sua ansia e insicurezza. Si pone assieme e ovunque come amico che ascolta, risponde, suggerisce, s'incontra nel colloquio, nella parolina sfuggente e appropriata, nel sorriso uscente e rientrante appena raggiunta la comunicazione amicale. e tutto un insieme di comunicazione in cui il giovane è il centro e gli educatori sono gli appoggi illuminanti, che rassicurano il cammino personale ed autonomo di ogni persona in crescita.
«Si dia ampia libertà di saltare, correre, schiamazzare a piacimento. La ginnastica, la musica, la declamazione, il teatrino, le passeggiate, sono mezzi efficacissimi per ottenere la disciplina, giovare alla moralità e alla sanità». «Ogni giorno il direttore indirizzi alcune affettuose parole in pubblico, dando qualche avviso o consiglio intorno a cose da farsi o da evitarsi e studi di ricavare le massime da fatti avvenuti in giornata nell'Istituto o fuori». «Quelli che prestano assistenza ai giovani, hanno tutti l'incarico di dare avvisi e consigli a qualunque giovane della casa, ogni qual volta vi è ragione di farlo» (M.B. 13,918).
«Generalmente i professori tendono a compiacersi degli allievi che primeggiano per lo studio e per ingegno e spiegando mirano solo ad essi, io invece sono di parere affatto opposto...» (M.B. 11,218).
«e certo più facile irritarsi che pazientare, minacciar un fanciullo che persuaderlo: direi ancora che è più comodo alla nostra impazienza e alla nostra superbia castigare quelli che ci resistono, che correggerli col sopportarli con fermezza e con benignità». «Siate fermi nel volere il bene, e nell'impedire il male, ma sempre dolci e prudenti; siate poi perseveranti ed amabili e vedrete che Dio vi renderà padroni anche del cuore meno docile» (M.B. 16,15).

Il sostegno del gruppo

Autenticità ed autonomia erano esigenze giovanili meglio attuabili in un clima liberale di individualismo, creatore più di personaggi che di forti personalità. Oggi il senso sociale che pervade ogni gesto umano, civile ed ecclesiale, ci costringe fortunatamente a sentire solidarietà e comunione con tutti. Il giovane, in questo clima che lo stimola dentro e Io preme dall'esterno, sente l'esigenza della banda e poi del gruppo, ed in seguito della comunità, per esprimere meglio se stesso, per trovare uno spazio di spontaneità, un luogo di esercizio delle proprie doti, di garanzia alla confidenza, di intimità nell'amicizia, di autonomia dalle manipolazioni ideologiche di massa e di sostegno allo sconforto e alla solitudine.
In un periodo storico in cui neppure esisteva il termine di «società giovanile» ed in cui ogni associazione era indiziata politicamente o moralmente a Don Bosco e il sistema salesiano hanno educato facendo gruppo: il sistema preventivo, lo spirito di famiglia, le "compagnie", i giovani più grandi impegnati per lievitare la massa, sono indicazioni
della tradizione salesiana per scoprire il gruppo come modo nuovo di evangelizzare» (C.G.S. 321).
Nel Sistema Preventivo l'educatore è uno del gruppo, si fa compartecipe e membro senza prerogative, crea il «noi», è animatore perché confronta, interroga e suscita creatività, si appella ad altri gruppi ed al gruppo più grande della comunità, ha valori più nobili e propone ideali di realizzazione adeguati alle diverse età. È uno del gruppo, ma porta con sé i valori perenni che superano se stesso e i giovani, quelli di verità libertà amore giustizia... che si trovano nell'annuncio del Vangelo, nella persona di Cristo, amico di ciascuno e di tutti.
«Le compagnie siano raccomandate e promosse. Ma tu ne sarai soltanto il promotore, non direttore. Considera tali cose come opere dei giovani» (M.B. 10,1043). «Raccomando ai superiori che le rinnovino e le appoggino; che esortino i giovani ad iscriversi. Ho detto male: no, non esortino, ma lascino la via aperta ai giovani affinché chi vuole possa entrarvi» (M.B. 11,523). «Io credo che tali associazioni si possano chiamare "chiave della pietà, conservatorio della morale, sostegno delle vocazioni ecclesiastiche e religiose"» (M.B. 12,26).
«Si ricordi che lo spirito e il profitto morale delle nostre case dipende dal promuovere le varie associazioni» (M.B. 10,1103). «Da tutto questo sistema di compagnie derivano ai giovani due vantaggi di somma importanza: ... Uno era quello di entrare in intima relazione coi superiori. Inoltre, siccome vigeva la consuetudine che col crescere dell'età si passasse da una di minor grado ad una di grado più elevato, senza che si cessasse di appartenere alla precedente, ecco un secondo effetto: il progredire di molti nella virtù» (M.B. 11,225).
I gruppi spontaneamente formati ed impegnati nell'apprendere determinati valori, dice don Pietro Braido, «sono espressioni della genialità di Don Bosco educatore. Le compagnie infatti rappresentano nel suo sistema preventivo l'esaltazione pratica del primato metodologico e teologico della carità nell'educazione giovanile e la viva accentuazione della fondamentale funzione del motivo apostolico nella costruzione di energici e integri caratteri cristiani».

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