Luigi Lorenzetti

(NPG 1978-04-67)


Si sente dire molto spesso che l'educazione sessuale, specie nella scuola, deve prescindere dal dare la valutazione morale a proposito dei problemi generali e particolari che vengono affrontati. Ma questa neutralità morale è impossibile di fatto. Ogni educatore infatti, lo voglia o no, trasmette dei giudizi morali, dà più o meno importanza a questo o quello, trasmette un'immagine di vita sessuale, lascia trasparire le sue opzioni. Che non si possa essere neutrali è in qualche modo percepito anche dai genitori, quando affrontano la questione dell'opportunità o meno dell'educazione sessuale nelle scuole e si domandano: cosa diranno gli insegnanti a proposito delle amicizie precoci, della contraccezione, delle relazioni sessuali tra i giovani? Noi vorremmo qui in qualche modo stabilire le diverse possibili tipologie su la posizione etica nell'educazione sessuale.

LA TENDENZA NON DIRETTIVA

Questa tendenza esprime l'atteggiamento dell'educatore che di proposito non comunica le sue informazioni e convinzioni etiche o, comunque nessuna normativa etica. Tale educatore non necessariamente pensa che il comportamento sessuale rientri nell'area dell'irrilevanza etica, bensì ritiene giusto che norme e valori emergano spontaneamente dalla libera discussione e confronto dei giovani chiamati a confrontarsi su tali problematiche.
Insomma egli vuole giocare il ruolo dell'arbitro imparziale. Ora, come abbiamo già detto, tale tattica ci pare impossibile di fatto. Nemmeno è teorizzabile per il semplice motivo che l'educatore scadrebbe dal suo ruolo. La necessità di non condizionare o manipolare le coscienze, non equivale a ridurre a zero la sua funzione educatrice. L'educatore non deve sostituirsi alle decisioni e alle scelte degli alunni, ma deve essere in grado di fornire elementi di giudizio e di informazioni atte a che gli alunni facciano in questo caso, come in qualsiasi altro, delle scelte umane e umanizzanti.

LA TENDENZA DIRETTIVA

È la posizione opposta alla precedente e consiste nel trasmettere una morale costituita. In altre parole i preadolescenti non dovrebbero fare altro che adattarsi agli schemi e ai comportamenti indicati dagli adulti. Tutto è definito: ciò che possono fare e ciò da cui devono astenersi. I ragazzi non hanno da fare la loro esperienza, devono semplicemente credere all'esperienza e alla saggezza degli adulti.
Tale tendenza è securizzante per gli educatori, non soltanto per la consapevolezza d'aver adempiuto al loro dovere, ma anche perché si appellano a una dottrina sicura, o considerata tale. Sfortunatamente però con questo metodo si provoca il rifiuto e il rigetto presso gli adolescenti, che hanno la sensazione d'essere in tale modo costretti a bruciare le tappe. Non possono aver il tempo d'esperimentare, di verificare, di rischiare, di scoprire. Soprattutto, hanno la consapevolezza che si tolga lo spazio di libertà e di responsabilità per informarsi personalmente e per elaborare delle convinzioni personali.
In breve, tale strategia risulta fortemente deresponsabilizzante, l'educatore può dar l'impressione che l'agire morale non sia nient'altro che sforzo e impegno di adattamento.

LA TENDENZA DELLA TESTIMONIANZA

Tale tendenza consiste essenzialmente nel manifestare la propria esperienza, vissuta e riflettuta. È fatta di comunicazione personale che apre a un modello sessuale ed etico possibile. L'educatore si fa amico e confidente, il suo intervento si fa racconto e storia, mentre parla della sua vita coniugale, familiare, delle sue ricerche e preoccupazioni. Non rifiuta di manifestare le sue opzioni a proposito delle questioni che gli sono poste, relativamente all'amore, al piacere, alle realtà quotidiane.
È evidente che un simile atteggiamento non può non impressionare favorevolmente e non suscitare reazioni altrettanto personali e confidenziali da parte degli ascoltatori.
Il grande merito della testimonianza consiste nella sua autenticità personale e nel clima di confidenza che stabilisce nella relazione. Ma, come ognuno può constatare, ci sono anche alcuni limiti insiti in questo metodo. Il preadolescente, il giovane, non avendo ancora una propria esperienza, non ha alcun dato proprio e significativo con cui confrontarsi con l'esperienza dell'altro, anche positiva. Ciò impedirà una crescita libera e consapevole. Ed inoltre, sarà ín grado di comprendere l'esperienza cosi come è stata vissuta dall'educatore?

LA TENDENZA EDUCATIVA

Tale tendenza mira a educare al senso di responsabilità morale. Si fonda sulla convinzione che i fanciulli e í preadolescenti sono capaci per se stessi, di elaborare un cammino morale. Sono capaci di dare forma alle loro esperienze, di riflettere su ciò che vivono e su ciò che osservano, di organizzare in principi di vita i frutti dei loro successi e dei loro errori. Sono capaci d'essere saggi d'una saggezza che è la loro saggezza. Sono loro stessi i produttori delle loro convinzioni.
Tutto questo non è possibile che ad una condizione: che possano impegnarsi in verità in ciò che fanno, in ciò che desiderano e in ciò che dicono. La creazione morale non può precedere l'esperienza di vita. La creazione morale è questa stessa esperienza, ripresa nella riflessione e nel confronto con l'altro, in modo particolare con gli adulti.
Il risveglio alla responsabilità suppone in effetti il confronto con gli adulti. Tale confronto deve essere effettivo e non fittizio. L'educatore non può rinunciare al cammino percorso e quindi di essere diverso da quello che è, ma deve anche sapere che il suo punto di arrivo non può essere il punto di partenza dell'adolescente.
Nel rapporto tra adulti e giovani non potranno non esserci delle differenze, dei contrasti e delle contraddizioni.
L'importante è che tali conflitti non costituiscano dei blocchi o dei separatismi di incomunicabilità, bensì delle occasioni di riesame per gli uni e di confronto e, quindi, di crescita per gli altri. L'educatore non rinuncia così ad un preciso intervento educativo e non lascia i preadolescenti in balia di se stessi o di altri maestri occulti, ma si rende presente rispettando ritmi e possibilità concrete. Il mettersi al loro fianco con amore, senza soffocare una personalità in formazione ma servendola umilmente allo scopo che cresca, diventa una vera azione educativa. Francamente, per la soluzione dell'irrinunciabile rapporto tra l'educazione sessuale e morale, ci sembra questa la strategia che va preferita e seguita.