Fedeltà creativa e dinamica


Elio Scotti

(NPG 1978-02-2)

 

Lo stile educativo di Don Bosco, a cui si ispira la nostra rivista, è frutto di un carisma dello Spirito, è una realtà che chiede di essere assunta con rinnovata consapevolezza e di venire realizzata in spirito di fedeltà creativa e dinamica.
Il sistema preventivo, o meglio l'esperienza pedagogica di Don Bosco e della sua famiglia educativa, costituisce uno stile, un'opera realizzata e studiata nel periodo di un secolo e nello spazio di varie decine di nazioni. Esso propone precisi contenuti formativi anche se attuato in varietà di strutture e con modalità diversificate; si appella ad una ispirazione unitaria permanente che acconsente l'approfondimento dello spirito che lo anima in continuità.
Gli elementi fondamentali trovano una sintesi nella formula «religione, ragione, amorevolezza» applicata in un clima essenziale di «famiglia», che provoca rapporti filiali e fraterni. Questo clima favorisce tutti gli impegni di studio e lavoro, pietà e sacrificio, spontaneità e gioia, attività personale e di gruppo, che vengono promossi e stimolati dalla presenza continua degli educatori.«L'educazione è cosa del cuore» particolarmente per il ragazzo, quello povero od orfano, quello che si sente solo nell'affrontare la vita. Ed i ragazzi sono un po' tutti nella solitudine.

Promuovere la creatività

Per capire Don Bosco e la sua opera educativa e penetrare il segreto della sua efficacia pastorale non è sufficiente analizzare ciò che lui scrisse, ma è importante capire ciò che lui fece. La sua intuizione non nacque da considerazioni teoriche, ma dal fecondo contatto della sua personalità appassionata del bene dei suoi ragazzi, con la realtà viva dei giovani del suo tempo, con i loro ideali e le loro insicurezze, coi loro limiti e le loro aspirazioni, con le immense possibilità di generosità e di dedizione, sovente frustrate o incolte o soffocate.
«Il mio sistema preventivo? – rispondeva il 25 aprile 1888 al Journal de Rome – Semplicissimo: lasciare ai giovani piena libertà di fare le cose che loro maggiormente aggradano... e poiché ognuno fa con piacere quello che sa di poter fare, io mi regolo con questo principio, e i miei allievi lavorano tutti, non solo con attività, ma con amore...». Questa intuizione potrebbe prestarsi ad un giudizio di facile permissivismo se non venisse inquadrata nell'atmosfera di vita, largamente respirata nei pochi ambienti che frequentava il ragazzo del secolo scorso. Certo è che in quel tempo una espressione del genere era troppo innovatrice per i metodi pedagogici predominanti. Il senso del dovere verso la legge come fine, del sacrificio e della rinuncia come espressione di maturità, l'integrazione nell'ordine sociale stabilito, e il conformismo al comportamento degli adulti erano ritenuti come obiettivi pedagogici di buona parte degli istituti di educazione.

Fondamenti di uno stile gioioso

L'intuizione, presentata in forma concisa e giornalistica, nasconde i contenuti educativi e i valori formativi che fondavano lo stile del Santo educatore. Ne elenchiamo alcuni.
– Il coinvolgimento del giovane nella spontanea espressione del suo essere in crescita, nella autenticità della sua gioiosa espansione, nel gusto di inventare e creare ciò che gli piace, perché questo asseconda le esigenze profonde del suo animo, aperto alla verità, ed ancora debole ma non guasto. Il ragazzo è coinvolto nel suo sentire di realizzarsi come uomo, nella capacità di esercizio della propria esperienza di vita, nella quale si sente protagonista; nella sicurezza di sentirsi assistito con cura amorosa e fraterna da chi lo accompagna sempre e lo consiglia, l'illumina, lo ragiona e lo lascia libero di decidere.
– La esplicita proposta di molti valori: lo studio, il lavoro, la solidarietà, non come fini ma come mezzi per contribuire quali «onesti cittadini» alla costruzione della società; la pietà, la fede, l'apostolato, non come dovere da subire ma come libera e spontanea espressione di amore ricambiato a Colui che il ragazzo ha conosciuto come il portatore di ogni salvezza per tutti; la cordialità, l'amicizia, la gioia, l'allegria, non solo per la distensione psicologica ed affettiva, ma come valori creativi di atteggiamenti interiori e comportamenti esteriori, capaci di produrre un clima di amore vivo e simpatico, creativo e caldo, in cui il vivere diventa sereno godimento della propria età e dei propri doni.
– La gradualità della maturazione del ragazzo che determina ogni giorno il suo cammino, le sue scelte, la sua disponibilità alle continue testimonianze e proposte degli educatori che si sono guadagnati, con l'«amorevolezza», la sua fiducia e confidenza. La «ragione» con cui ogni scelta di vita viene presentata dall'educatore, con la spiegazione dei motivi che la rendono valida, verrà attuata dal giovane solo quando sia compresa e accettata spontaneamente. L'appello al «regolamento dell'istituto» è l'ultimo motivo, non determinato però dalla osservanza di una legge preparata da altri, ma dal richiamo a norme stese ogni anno per assicurare la continuità del cammino di una comunità educativa nel confronto serio verso obiettivi formativi ben definiti e sempre più impegnativi.
La religione, la preghiera, la pietà, la frequenza ai sacramenti, perno essenziale del sistema educativo di Don Bosco, sono presentati al ragazzo con la freschezza di uno slancio amoroso verso persone che ci hanno amato e ci amano con infinita bontà: il Padre che è nei cieli, ma ci accompagna con la sua provvidenza, per cui nessun uomo è mai orfano e solo, ma sempre protetto ed aiutato; il Signore Gesù, conosciuto nella sua storia di bontà, di pazienza, di amore per le persone, di sofferenza e di morte, e soprattutto nell'Eucaristia, in cui Egli condivide la presenza negli ambienti di vita del ragazzo, quale amico da visitare ed a cui tenere compagnia per avere luce e forza; ed ancora la persona di Maria, presente come mamma solerte ed affettuosa, come concreto ideale di amore e di purezza e testimone di bontà verso tutti gli uomini, aiuto sicuro per tutti nei momenti difficili della vita e della bontà.
La famiglia educativa, la comunità degli educatori e degli allievi, uniti dai medesimi sentimenti di vicendevole stima e affetto e protesi verso gli stessi ideali di bontà, di maturazione e di dedizione.
Questo elemento, non descritto dall'intervista citata, è il segreto, il vero martirio che gli educatori, per proporre e testimoniare i valori sopra descritti, sopportano gioiosamente e faticosamente ogni giorno. L'adulto si fa ragazzo nei gusti, nel linguaggio, nei divertimenti, nella pazienza dell'insegnare, del ripetere, del richiamare, del consigliare, soprattutto nell'adeguarsi al modo di vivere dei propri allievi ed insieme pregano, studiano, mangiano, riposano e giocano.

Prevenire cioè impegnare

Tutti questi elementi costituiscono l'humus fondante, sul quale ha valore l'intuizione espressa da Don Bosco, che esprime in essa l'aspetto visibile e gioioso del fatto educativo. Sistema preventivo non è preservare da tutte le difficoltà, per cui il ragazzo cresca senza incontrarsi con la realtà del male e della vita. Esso è proposta di idealità umane e spirituali, di impegno per realizzarsi come uomo e cittadino e cristiano contemporaneamente; è offerta di aree libere per assecondare le proprie capacità ed energie, di amicizie sane con cui realizzare iniziative e apostolati. Non ci sarà più tempo e spazio per la pigrizia, la falsità, la deviazione morale, la indifferenza religiosa, l'egoismo individualista. Questo sistema diviene metodo di liberazione delle enormi potenzialità del giovane dai molti condizionamenti della debolezza umana e delle fragilità adolescenziali; liberazione per una crescita verso un ideale di uomo «buon cristiano e onesto cittadino «per la cui realizzazione il giovane, pur assistito e illuminato da un amore fatto visibile e sensibile, è però protagonista spontaneo e autonomo delle proprie scelte personali.