a cura di Sergio Pierbattisti

(NPG 1979-09-72)

 

Sono molteplici i sussidi che ogni animatore può usare per far riscoprire al preadolescente il mondo delle cose. In modo particolare la scuola, con stimoli continui e con l'offrire le più moderne tecniche didattiche, aiuta e orienta insegnanti ed educatori. Non occorre quindi presentare suggerimenti di queste svariate tecniche.
Quasi a titolo di esempio presentiamo perciò solo alcune animazioni sull'esplorazione dello spazio e sulle figurazioni degli oggetti.
Riportiamo in parte quanto G. Blasich ha scritto nel volume: Attività di animazione e socializzazione nella scuola dell'obbligo, Brescia, La Scuola, 1977.

 

ESPLORAZIONE DELLO SPAZIO

Esplorazione dello spazio con il movimento

Una semplice forma di esplorazione dello spazio può essere compiuta da un gruppo attraverso questi passaggi.
In una stanza, preferibilmente ampia, tutti i componenti il gruppo sono invitati a camminare, muovendosi in tutte le direzioni. L'animatore li invita quindi ad accelerare progressivamente l'andatura, facendo attenzione al fatto che il maggior numero di direzioni dello spazio siano effettivamente percorse, e si formi un movimento libero, che nel complesso forma un quadro di agitazione disordinata. L'animatore può quindi invitare tutti a cambiare l'andatura, compiendo dei passi lunghi. Un altro ordine suggerisce di camminare a gambe larghe, sulle punte dei piedi, sui talloni, ecc. Quando il movimento del gruppo ha assunto un suo ritmo preciso, le variazioni dell'andatura possono essere imposte anche a scatti, dopo pochi passi compiuti dai membri del gruppo. Una maggiore tensione nel movimento può essere ottenuta, quando il movimento diventa veloce e si suggerisce di tenere fisso lo sguardo e scartare rapidamente le persone che inevitabilmente si incrociano sulla propria direzione. Una variazione al movimento con lo sguardo fisso è ottenuta imponendo di mantenere il busto rigido, e di concentrare tutto lo sforzo del movimento sulle gambe. L'esercizio, di semplice realizzazione, ottiene lo scopo di stimolare una maggiore e rapida elasticità nelle gambe e nei piedi, e avere un diverso senso delle dimensioni spaziali in cui ci si trova. Può essere integrato da un movimento di rilassamento e di diversa concentrazione. Tutti si stendono a terra, lasciando che tutto il corpo pesi sul terreno, senza tensione. Dopo un certo periodo di tempo, l'animatore può dare questo stimolo: ciascuno concentri la sua attenzione fissando un punto dello spazio, verticalmente o diagonalmente alla sua posizione. Dopo un certo periodo di concentrazione, ciascuno è libero di muoversi, tenendo sempre lo sguardo fisso al punto prestabilito, e facendo sorgere dal proprio corpo un movimento sciolto di tensione verso quella stessa costante direzione.
Un esercizio simile aiuta ancora un certo tipo di concentrazione, dopo che tutta la tensione psichica e muscolare si è rilassata. L'orientamento verso un centro predeterminato funziona da continuo stimolo che organizza il movimento, mentre questo può snodarsi in tutte le forme possibili. È nello stesso tempo una diversa penetrazione per acquistare una coscienza dello spazio in cui si lavora.

Esplorazione dello spazio con tutto il corpo

Un'altra formula per ottenere lo stesso effetto di esplorazione più approfondita dello spazio, è di proporre ai singoli componenti il gruppo di perlustrare con tutto il corpo lo spazio in cui si trovano. Come prima abituale reazione del gruppo, si avrà che i singoli si muoveranno lungo le pareti, sfruttando la sensibilità delle mani, scrutando le dimensioni spaziali in altezza, forse accovacciandosi per terra, per aderire meglio agli spigoli o al pavimento. L'animatore deve quindi intervenire, per avvertire il gruppo che la nostra possibilità di rapporto è data non soltanto dal contatto fisico con le mani, ma da tutta l'estensione del nostro corpo, dalle singole membra.
Risulta evidente che è diversa la sensazione e la coscienza della durezza delle pareti, se la ricontrollo soltanto con il tatto e le mani, o se cerco di premere con la schiena sentendomi legato al muro, in opposizione a una forza alternativa alla mia; è diversa la percezione dell'altezza dello spazio, se cerco di controllare sulla punta dei piedi, fino a dove e come riesco a giungere a una certa altezza; è diversa la sensazione del pavimento, se semplicemente vi cammino sopra o se lo percorro saltellando, ginocchioni o rotolando, ecc. La sensibilità di tutte le membra deve essere in azione: il risultato è di avere una più completa coscienza dello spazio in tutte le sue dimensioni, e nello stesso tempo una coscienza diversa del mio corpo in azione. L'esercizio può essere favorito se nello spazio si trova una struttura artificiale, fatta semplicemente di banchi e sedie accatastati, che devono essere esplorati e colti nella loro sinuosità, in tutto il variare di vuoti e di pieni, ecc. L'esercizio di muoversi con tutta la scioltezza possibile, per acquisire una più precisa sensibilità del proprio corpo in movimento e dello spazio in cui si opera, può essere maggiormente stimolato se è accompagnato da un sottofondo di musica melodica, dal ritmo non eccessivamente marcato, che mentre permette a ciascuno di prendere le cadenze che preferisce, costruisce un'atmosfera al movimento e dona un legame di continuità.

Esplorazione dello spazio a coppie e in gruppo

Tutto si intensifica, se l'esercizio di movimento nell'esplorazione dello spazio non è compiuto singolarmente, ma a coppie. Una, persona «usa» della flessibilità, della adattabilità, della stessa resistenza di un'altra persona, per un ulteriore assaggio spaziale. Anche in questo caso la musica come sottofondo, garantisce un motivo di continuità e di flessibilità maggiore. Il vantaggio più evidente di questo ulteriore approfondimento è che mentre si svolge la nuova perlustrazione delle dimensioni spaziali, degli oggetti che vi si trovano, si ha la possibilità di scoprire un insieme di rapporti con «l'altro», e spesso di creare delle situazioni e delle immagini mimiche geniali dal punto di vista figurativo. La concentrazione e la libertà dei movimenti e dei ritmi creano veramente l'occasione per svolgere in maniera precisa il tema del «rapporto» nello spazio.
L'esercizio può allargarsi e coinvolgere non soltanto coppie di persona: dagli spunti di movimento presi da un alunno, diversi possono unirsi, formare una catena, un gruppo coordinato in azione mimica. Un risultato sarà garantito, e da questo punto di vista collettivo, quando i singoli sapranno adattarsi ad accettare gli stimoli che vengono dagli altri, a integrarli, a svolgerli, a svilupparli, a opporre un antistimolo, ecc., superando quegli impacci e quelle difficoltà al movimento «nuovo» che a prima vista poteva manifestarsi.
Quando un gruppo ha raggiunto un buon grado di scioltezza e di coordinamento ritmico, personale e collettivo, per verificare fino a quale punto tale tensione sia reale o condizionata dagli esercizi che si sono fatti, converrebbe proporre di realizzare una serie di azioni mimiche, una piccola storia improvvisata, su un soggetto qualunque, conservando o cercando di conservare intatta la vitalità prima espressa. E spesso si costaterà che, mentre freschezza e vivacità erano facili nelle formule dell'esercizio libero, di fronte a un episodio preciso riaffiorino condizionamenti e stereotipi espressivi.
Per superarli più agevolmente è utile tenere presente la possibilità di altri esercizi.

FIGURAZIONI CON OGGETTI

Ogni oggetto è trasformabile in tanti altri oggetti e quindi è possibile entrare in un rapporto con lui, in quel rapporto preciso richiesto dalla nuova funzione che l'oggetto ha acquistato. Un approfondimento della coscienza spaziale, e un acquisto di una migliore e più fresca scioltezza motoria, personale e di gruppo, dipende in buona parte dall'aver stimato la polivalente trasformabilità dell'oggetto più comune e banale. È controproducente lasciarsi trarre in inganno dalla «fissità» che ha contornato certi oggetti di uso familiare e quotidiano. La fantasia ne rimane bloccata e di conseguenza si crede di dover fare chissà quale ricerca per adattarsi un costume, per caratterizzare un personaggio o una situazione quando «materiale povero» (stracci, carta crespa, oltre agli oggetti di uso comune) è perfettamente funzionale a ciò che si vuole esprimere.
Un rapido elenco esemplificativo può facilmente esser prolungato da qualsiasi insegnante-animatore:
una sciarpa diventa una collana, un cerchio, il profilo di un animale, una corda per saltare, una frusta, ecc.;
un coperchio si trasforma in specchio, scudo, un cappello strano, ecc.;
un sacchetto della spazzatura è un sacco pesante, una borsetta elegante, un cappello, un impermeabile, un copriscarpe, un guantone, un pallone, un lenzuolo, una piccola culla, un catino, un ombrello;
un cerchio di ferro si trasforma a definire un telaio, un volante, un cappello, un ventaglio, un arrotino, una bicicletta, una affettatrice, ecc.;
un boa si tramuta in corona funebre, in una cintura, in un rosario, diventa una matassa da dipanare, un salvagente, ecc. Avendo cioè sottomano soltanto o quasi soltanto, ciò che si trova abitualmente in una classe (sedie, banchi, cattedra), un gruppo deve essere pronto a ridefinire la planimetria della classe, in rapporto al «racconto» che vuole esprimere con una drammatizzazione, o per qualsiasi altra esigenza, e pronto, anche a usare di sedie e banchi per riqualificare lo spazio, in altezza e in larghezza.

1° Esempio. Insegnante e disposizione dei banchi

Un esempio di quanto è stato appena detto, è l'esercizio compiuto con un gruppo di insegnanti: l'esercizio da realizzare consisteva nel variare la disposizione dei banchi e delle sedie, in modo da dare le diverse immagini che si possono avere dell'aula scolastica o della stessa scuola. Se la scuola richiama l'idea di un lavoro ordinato regolare, allora si mantiene lo schema tradizionale della cattedra di fronte alla quale sono allineate le file dei banchi. Inserendo un elemento diverso (scuola e lavoro di gruppo), i banchi si ridispongono in maniera disarticolata, dispersa e secondo un piano organico, a piccoli nuclei. Insistendo invece sulla scuola come «realtà che soffoca e costringe l'individuo», i banchi sono tutti serrati e avvicinati gli uni agli altri, dominati o sovrastati dalla cattedra. Una scuola con il predominio delle libere iniziative pedagogiche avrebbe, nel semplice spazio dell'aula, ancora una diversa raffigurazione, ecc.

2° Esempio. Ragazzi e arredamento scolastico

Un altro esercizio che si può situare come allenamento all'uso polivalente degli oggetti e che stimola un certo grado di responsabilità creativa nel gruppo, è di proporre ai bambini e ai ragazzi di realizzare, usando banchi e sedie, una serie di situazioni: il carcere, l'ospedale, il metrò nell'ora di punta, un insieme di casermoni di periferia, una catena di montaggio, un mercato, ecc.; oppure situazioni individuali o singolarmente definite come un carro armato, un camion, un pullman, una macchina da corsa, un aereo, ecc. E anche in questo caso, definita una situazione ambientale o un oggetto preciso, si possono «fissare» alcuni elementi caratterizzanti, che sono già stati espressi di solito con molta genialità dai ragazzi, per collegare le diverse fasi isolate e ordinarle in una storia che comprenda alcune di queste «costruzioni».
Il vantaggio ulteriore di tale tipo di allenamento è anche quello di spingere i singoli componenti il gruppo a rendersi conto delle necessità di una osservazione precisa della realtà, per cogliere, di una situazione o di un fenomeno, i veri elementi caratterizzanti e tipici, per riprodurli quindi nella libertà della loro improvvisazione, con gli oggetti e con il loro stesso intervento diretto, mimico-gestuale. Infatti scatta rapida una risposta alla sollecitazione di elaborare una ricostruzione ambientale, se si possiede un'immagine, dai contorni sia pur essenziali, di quanto si deve impostare. Negli esercizi ed esempi precedenti di intervento sugli oggetti, era evidente un'occasione per offrire al gruppo la possibilità di sciogliersi dalle configurazioni collettive abituali, per riadattarsi, secondo le esigenze dei compiti rappresentativi che aveva davanti (il carcere, il metrò affollato, ecc.; una vettura stracarica, un pullman, ecc.). Rendendosi conto di poter stabilire un diverso rapporto con gli oggetti, i singoli partecipanti al gruppo simultaneamente avvertivano di fissare fra loro stessi relazioni e rapporti nuovi.

3° Esempio. Ragazzi e gestualità

Quest'ultimo elemento può essere ancora intensificato, se gli stessi esercizi vengono svolti dal gruppo che impiega unicamente la propria capacità fisico-gestuale, lasciando da parte gli oggetti. Come ipotesi di lavoro ci si può orientare in due modi, senza che uno escluda l'altro.
Stabilito un ritmo musicale, un sottofondo con un registratore in funzione, o attraverso l'uso di un tamburello da parte dell'animatore, si invita un primo ragazzo ad assumere nello spazio libero la posizione che preferisce. Quindi progressivamente e in un ordine prestabilito, entreranno in azione gli altri, uno alla volta, cercando di fissare l'immagine preesistente e di aggiungere un particolare significativo con il proprio atteggiamento. Si esige, come condizione elementare e indispensabile, quella di variare liberamente e coerentemente l'immagine che si è già costituita ed è giunta a un certo livello figurativo. Lo scopo è ancora quello di coordinare la propria capacità plastico figurativa con quella di tutto il gruppo.
Il risultato è una semplice figurazione plastica collettiva, che può riformarsi in un'altra direzione, se l'animatore riprende a sollecitare il movimento e l'intervento dei singoli, mantenendo l'ordine che prima era stato stabilito. Si avranno risultati di maggiore o minore dilatazione nello spazio, raffigurazioni astratte che dicono la coesione dei singoli tra loro.
Un analogo procedimento può essere impiegato suggerendo invece un tema preciso a un gruppo non troppo esteso di partecipanti. Mantenendo cioè l'ordine di intervento progressivo e ordinato dei singoli, ci si dà come tema, ad esempio, il dinosauro, il soffione, la giraffa. Il primo che interviene può anche prendere una posizione qualsiasi; spetta agli altri che man mano interverranno di finire l'immagine nelle sue caratteristiche tipiche. Il risultato di coordinamento interpersonale è maggiormente sollecitato se il gruppo non decide in precedenza come e con quali caratteristiche deve esporsi.
Non si richiede infatti di ottenere un risultato figurativo eccezionale, ma di provocare un movimento coordinato, finalizzato alla costruzione di una immagine di gruppo. Una variante, e non soltanto una aggiunta coloristica e pittoresca, è ottenuta mediante l'uso di maschere, che se possono intervenire per illustrare meglio una situazione o per disinibire più opportunamente una serie di movimenti, possono essere il pretesto autonomo per un movimento originale. In questo caso ogni partecipante al gruppo si costruirà la sua maschera, prendendo lo spunto da ciò che maggiormente preferisce, e abbellendola e caratterizzandola come gli sembra giusto. Precisata la diversa caratterizzazione delle diverse maschere, eventualmente divise in due o più gruppi, l'ipotesi di elaborare assieme una figurazione collettiva, un movimento collettivo, un ritmo che sia veramente di gruppo, scatta facilmente.