Tra lo spirituale

e il corporale

Antologia di riflessioni

A cura di Maria Rattà

custodicreato

 

UNA SPIRITUALITÀ ECOLOGICA

* Vivere la vocazione di essere custodi dell’opera di Dio è parte essenziale di un’esistenza virtuosa, non costituisce qualcosa di opzionale e nemmeno un aspetto secondario dell’esperienza cristiana.
(Francesco, Laudato sì, n. 217)

L'impegno del credente per un ambiente sano nasce direttamente dalla sua fede in Dio creatore, dalla valutazione degli effetti del peccato originale e dei peccati personali e dalla certezza di essere stato redento da Cristo. Il rispetto per la vita e per la dignità della persona umana include anche il rispetto e la cura del creato, che è chiamato ad unirsi all'uomo per glorificare Dio.
(Giovanni Paolo II, Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace, 1990)

Una conversione ecologica e integrale

La grande ricchezza della spiritualità cristiana costituisce un magnifico contributo da offrire allo sforzo di rinnovare l’umanità. Non si tratta tanto di parlare di idee, quanto soprattutto delle motivazioni che derivano dalla spiritualità al fine di alimentare una passione per la cura del mondo. Infatti non sarà possibile impegnarsi in cose grandi soltanto con delle dottrine, senza una mistica che ci animi.
(Francesco, Laudato sì, n. 216)

Se «i deserti esteriori si moltiplicano nel mondo, perché i deserti interiori sono diventati così ampi», la crisi ecologica è un appello a una profonda conversione interiore. Tuttavia dobbiamo anche riconoscere che alcuni cristiani impegnati e dediti alla preghiera, con il pretesto del realismo e della pragmaticità, spesso si fanno beffe delle preoccupazioni per l’ambiente. Altri sono passivi, non si decidono a cambiare le proprie abitudini e diventano incoerenti. Manca loro dunque una conversione ecologica, che comporta il lasciar emergere tutte le conseguenze dell’incontro con Gesù nelle relazioni con il mondo che li circonda.
(Francesco, Laudato sì, n. 217)

discarica abUna discarica abusiva

Ricordiamo il modello di san Francesco d’Assisi, per proporre una sana relazione col creato come una dimensione della conversione integrale della persona. Questo esige anche di riconoscere i propri errori, peccati, vizi o negligenze, e pentirsi di cuore, cambiare dal di dentro. I Vescovi dell’Australia hanno saputo esprimere la conversione in termini di riconciliazione con il creato: «Per realizzare questa riconciliazione dobbiamo esaminare le nostre vite e riconoscere in che modo offendiamo la creazione di Dio con le nostre azioni e con la nostra incapacità di agire. Dobbiamo fare l’esperienza di una conversione, di una trasformazione del cuore».
(Francesco, Laudato sì, n. 218)

Diverse convinzioni della nostra fede, aiutano ad arricchire il senso di tale conversione, come la consapevolezza che ogni creatura riflette qualcosa di Dio e ha un messaggio da trasmetterci, o la certezza che Cristo ha assunto in sé questo mondo materiale e ora, risorto, dimora nell’intimo di ogni essere, circondandolo con il suo affetto e penetrandolo con la sua luce. Come pure il riconoscere che Dio ha creato il mondo inscrivendo in esso un ordine e un dinamismo che l’essere umano non ha il diritto di ignorare. Quando leggiamo nel Vangelo che Gesù parla degli uccelli e dice che «nemmeno uno di essi è dimenticato davanti a Dio» (Lc 12,6), saremo capaci di maltrattarli e far loro del male?
(Francesco, Laudato sì, n. 221)

Misericordiosi verso il creato

La misericordia alla quale siamo chiamati abbraccia tutto il creato, che Dio ci ha affidato perché ne siamo custodi, e non sfruttatori o, peggio ancora, distruttori. Dovremmo sempre proporci di lasciare il mondo migliore di come l’abbiamo trovato, a partire dall’ambiente in cui viviamo, dai piccoli gesti della nostra vita quotidiana.
(Francesco, Udienza Generale Interreligiosa, 28 ottobre 2015)

Cristiani e non, persone di fede e di buona volontà, dobbiamo essere uniti nel dimostrare misericordia verso la nostra casa comune – la terra – e valorizzare pienamente il mondo in cui viviamo come luogo di condivisione e di comunione.
(Francesco, Messaggio per la Giornata Mondiale di preghiera per la cura del Creato, 1 settembre 2016)

La misericordia come stile di vita porta a volgere uno sguardo misericordioso verso le persone e l’ambiente. La misericordia verso il creato si ripercuote in misericordia verso gli umani che trovano un ambiente più vivibile. Oggi sulla terra sono molti gli affamati, gli assetati, i forestieri ecc. a causa di catastrofi ambientali, di conflitti. Una misericordia a tutto campo chiede di agire localmente e pensare globalmente, personalmente e collettivamente poiché non c’è opera di misericordia senza conseguenze su tutte le altre, cioè sul sistema non misericordioso che crea le carenze di amore.
(tratto da Pensare cristiano, n. 75-marzo 2016, http://www.srita.it/it/pensare-cristiano/273-pensare-cristiano-n-75-marzo-2016.html)

amatriceAmatrice (RI) distrutta dal recente sisma che ha colpito il Lazio e le Marche

L’indifferenza verso le situazioni di emarginazione è causa e effetto della nostra incapacità di ascoltare il gemito dei sofferenti ma anche il grido della terra sofferente. Per reagire a tale condizione siano, dunque, chiamati alla globalità delle relazioni (verso gli altri e il creato) e a una misericordia umana “completa”, coniugando le opere di misericordia corporale e spirituale con le opere di misericordia ambientale.
(tratto da Pensare cristiano, n. 75-marzo 2016, http://www.srita.it/it/pensare-cristiano/273-pensare-cristiano-n-75-marzo-2016.html )

I peccati contro il creato

Il peccato spezza il legame di Adamo con Dio e allontana Adamo dal paradiso terrestre. Dopo il peccato l’uomo non è soltanto separato da Dio: il peccato compromette anche il suo rapporto con la creazione.
(Divo Barsotti, Ascesi di comunione, San Paolo, 2007, p. 89)

Oggi il peccato si manifesta con tutta la sua forza di distruzione nelle guerre, nelle diverse forme di violenza e maltrattamento, nell’abbandono dei più fragili, negli attacchi contro la natura.
(Francesco, Laudato si’, n. 66)

Il possesso della creazione non deve asservire la creazione al peccato dell’uomo, dell’egoismo dell’uomo, altrimenti diviene di nuovo schiava dell’uomo, perde il suo valore e, nella misura in cui l’uomo la fa sua, le toglie ogni valore. Del resto la creazione stessa si ribella a un possesso che la distrugge e reagisce al potere dell’uomo facendolo schiavo.
(Divo Barsotti, Ascesi di comunione, San Paolo, 2007, p. 98)

deforestazioneDeforestazione, una piaga che colpisce i polmoni verdi del Pianeta

Dio ci ha donato la terra per coltivarla e custodirla (cfr Gen 2,15) con rispetto ed equilibrio. Coltivarla “troppo” – cioè sfruttandola in maniera miope ed egoistica –, e custodirla poco è peccato.
(Francesco, Messaggio per la Giornata Mondiale di preghiera per la cura del Creato, 1 settembre 2016)

Che gli esseri umani distruggano la diversità biologica nella creazione di Dio; che gli esseri umani compromettano l’integrità della terra e contribuiscano al cambiamento climatico, spogliando la terra delle sue foreste naturali o distruggendo le sue zone umide; che gli esseri umani inquinino le acque, il suolo, l’aria: tutti questi sono peccati. Un crimine contro la natura è un crimine contro noi stessi e un peccato contro Dio.
(Patriarca Bartolomeo, Discorso, 8 novembre 1997)

Chiedere perdono

Impariamo a cercare la misericordia di Dio per i peccati contro il creato che finora non abbiamo saputo riconoscere e confessare; e impegniamoci a compiere passi concreti sulla strada della conversione ecologica, che richiede una chiara presa di coscienza della nostra responsabilità nei confronti di noi stessi, del prossimo, del creato e del Creatore. Il primo passo in tale cammino è sempre un esame di coscienza. Come singoli, e come partecipi di un sistema «che ha imposto la logica del profitto ad ogni costo, senza pensare all’esclusione sociale o alla distruzione della natura», pentiamoci del male che stiamo facendo alla nostra casa comune.
Dopo un serio esame di coscienza e abitati da tale pentimento, possiamo confessare i nostri peccati contro il Creatore, contro il creato, contro i nostri fratelli e le nostre sorelle. Sappiamo che «Dio è più grande del nostro peccato», di tutti i peccati, compresi quelli contro la creazione.
(Francesco, Messaggio per la Giornata Mondiale di preghiera per la cura del creato, 1 settembre 2016)

Il peccato incrina o infrange la comunione fraterna. Il sacramento della Penitenza la ripara o la restaura. «Bisogna aggiungere che tale riconciliazione con Dio ha come conseguenza, per così dire, altre riconciliazioni, che rimediano ad altrettante rotture, causate dal peccato: il penitente perdonato si riconcilia con se stesso nel fondo più intimo del proprio essere, in cui ricupera la propria verità interiore; si riconcilia con i fratelli, da lui in qualche modo offesi e lesi; si riconcilia con la Chiesa; si riconcilia con tutto il creato».
(Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 1469)

UN’EDUCAZIONE ECOLOGICA INTEGRALE

Alla politica e alle varie associazioni compete uno sforzo di formazione delle coscienze. Compete anche alla Chiesa. Tutte le comunità cristiane hanno un ruolo importante da compiere in questa educazione. Poiché grande è la posta in gioco, così come occorrono istituzioni dotate di potere per sanzionare gli attacchi all’ambiente, altrettanto abbiamo bisogno di controllarci e di educarci l’un l’altro.
(Francesco, Laudato sì, n. 214)

La trascendenza verso l’altro

Alla persona umana appartiene l'apertura alla trascendenza: è aperto anzitutto verso l'infinito, cioè Dio, perché con la sua intelligenza e la sua volontà si eleva al di sopra di tutto il creato e di se stesso, si rende indipendente dalle creature, è libero di fronte a tutte le cose create e si protende verso la verità ed il bene assoluti. È aperto anche verso l'altro, gli altri uomini e il mondo, perché solo in quanto si comprende in riferimento a un tu può dire io. Esce da sé, dalla conservazione egoistica della propria vita, per entrare in una relazione di dialogo e di comunione con l'altro.
(Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa, n. 130)

L’atteggiamento fondamentale di auto-trascendersi, infrangendo la coscienza isolata e l’autoreferenzialità, è la radice che rende possibile ogni cura per gli altri e per l’ambiente, e fa scaturire la reazione morale di considerare l’impatto provocato da ogni azione e da ogni decisione personale al di fuori di sé. Quando siamo capaci di superare l’individualismo, si può effettivamente produrre uno stile di vita alternativo e diventa possibile un cambiamento rilevante nella società.
(Francesco, Laudato sì, n. 208)

Ecologia integrale: umana e ambientale

Crisi ambientale: una crisi morale
Ci si chiede con ansia se si possa ancora porre rimedio ai danni provocati. E' evidente che un'idonea soluzione non può consistere semplicemente in una migliore gestione, o in un uso meno irrazionale delle risorse della terra. Pur riconoscendo l'utilità pratica di simili misure, sembra necessario risalire alle origini e affrontare nel suo insieme la profonda crisi morale, di cui il degrado ambientale è uno degli aspetti preoccupanti.
(Giovanni Paolo II, Messaggio per la XXIII Giornata Mondiale della Pace, 1 gennaio 1990)

Se non si rispetta il diritto alla vita e alla morte naturale, se si rende artificiale il concepimento, la gestazione e la nascita dell'uomo, se si sacrificano embrioni umani alla ricerca, la coscienza comune finisce per perdere il concetto di ecologia umana e, con esso, quello di ecologia ambientale. I doveri che abbiamo verso l'ambiente si collegano con i doveri che abbiamo verso la persona considerata in se stessa e in relazione con gli altri.
(Benedetto XVI, Caritas in veritate, n. 51)

Tutelare la vita umana per tutelare l’ambiente

Il segno più profondo e più grave delle implicazioni morali, insite nella questione ecologica, è costituito dalla mancanza di rispetto per la vita, quale si avverte in molti comportamenti inquinanti. Spesso le ragioni della produzione prevalgono sulla dignità del lavoratore e gli interessi economici vengono prima del bene delle singole persone, se non addirittura di quello di intere popolazioni.
(Giovanni Paolo II, Messaggio per la XXIII Giornata Mondiale della Pace, 1 gennaio 1990)

Non può essere autentico un sentimento di intima unione con gli altri esseri della natura, se nello stesso tempo nel cuore non c’è tenerezza, compassione e preoccupazione per gli esseri umani. È evidente l’incoerenza di chi lotta contro il traffico di animali a rischio di estinzione, ma rimane del tutto indifferente davanti alla tratta di persone, si disinteressa dei poveri, o è determinato a distruggere un altro essere umano che non gli è gradito. Ciò mette a rischio il senso della lotta per l’ambiente.
(Francesco, Laudato sì, n. 91)

Per therapyPet therapy: un modo di dare sollievo alla vita umana attraverso gli animali

Lo stretto legame che esiste tra lo sviluppo dei Paesi più poveri, mutamenti demografici e un uso sostenibile dell'ambiente, non va utilizzato come pretesto per scelte politiche ed economiche poco conformi alla dignità della persona umana.
(Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa, n. 483)

Gli scienziati devono «utilizzare veramente la loro ricerca e le loro capacità tecniche per il servizio all'umanità», sapendo subordinarle « ai principi e valori morali che rispettano e realizzano nella sua pienezza la dignità dell'uomo ».
(Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa, n. 458)

Sentire l’interpendenza

Occorre sentire nuovamente che abbiamo bisogno gli uni degli altri, che abbiamo una responsabilità verso gli altri e verso il mondo, che vale la pena di essere buoni e onesti.
(Francesco, Laudato sì, n. 229)

La cura per la natura è parte di uno stile di vita che implica capacità di vivere insieme e di comunione. Gesù ci ha ricordato che abbiamo Dio come nostro Padre comune e che questo ci rende fratelli. L’amore fraterno può solo essere gratuito. Questa stessa gratuità ci porta ad amare e accettare il vento, il sole o le nubi, benché non si sottomettano al nostro controllo. Per questo possiamo parlare di una fraternità universale.
(Francesco, Laudato sì, n. 228)

«Pace, giustizia e salvaguardia del creato sono tre questioni del tutto connesse». Tutto è in relazione, e tutti noi esseri umani siamo uniti come fratelli e sorelle in un meraviglioso pellegrinaggio, legati dall’amore che Dio ha per ciascuna delle sue creature e che ci unisce anche tra noi, con tenero affetto, al fratello sole, alla sorella luna, al fratello fiume e alla madre terra.
(Francesco, Laudato sì, n. 92)

Creato e famiglia

La famiglia si costituisce come soggetto dell’azione pastorale attraverso l’annuncio esplicito del Vangelo e l’eredità di molteplici forme di testimonianza: la solidarietà verso i poveri, l’apertura alla diversità delle persone, la custodia del creato, la solidarietà morale e materiale verso le altre famiglie soprattutto verso le più bisognose, l’impegno per la promozione del bene comune anche mediante la trasformazione delle strutture sociali ingiuste, a partire dal territorio nel quale essa vive, praticando le opere di misericordia corporale e spirituale.
(Relatio Synodi, n. 93)

Si trasferisce alle relazioni affettive quello che accade con gli oggetti e con l’ambiente: tutto è scartabile, ciascuno usa e getta, spreca e rompe, sfrutta e spreme finché serve. E poi addio.
(Francesco, Amoris Laetita, n. 39)

Amare se stessi per amare il creato

Il nostro corpo ci pone in una relazione diretta con l’ambiente e con gli altri esseri viventi. L’accettazione del proprio corpo come dono di Dio è necessaria per accogliere e accettare il mondo intero come dono del Padre e casa comune.
(Francesco, Laudato sì, n. 155)

La pace interiore delle persone è molto legata alla cura dell’ecologia e al bene comune, perché, autenticamente vissuta, si riflette in uno stile di vita equilibrato unito a una capacità di stupore che conduce alla profondità della vita. La natura è piena di parole d’amore, ma come potremo ascoltarle in mezzo al rumore costante, alla distrazione permanente e ansiosa, o al culto dell’apparire?
(Francesco, Laudato sì, n. 225)

Il pericolo della guerra

La pace dei popoli e tra i popoli permetterebbe anche una maggiore salvaguardia della natura. L'accaparramento delle risorse, specialmente dell'acqua, può provocare gravi conflitti tra le popolazioni coinvolte. Un pacifico accordo sull'uso delle risorse può salvaguardare la natura e, contemporaneamente, il benessere delle società interessate.
(Benedetto XVI, Caritas in veritate, n. 51)

Nonostante che accordi internazionali proibiscano la guerra chimica, batteriologica e biologica, sta di fatto che nei laboratori continua la ricerca per lo sviluppo di nuove armi offensive, capaci di alterare gli equilibri naturali.
Oggi qualsiasi forma di guerra su scala mondiale causerebbe incalcolabili danni ecologici. Ma anche le guerre locali o regionali non solo distruggono le vite umane e le strutture della società, ma danneggiano la terra, rovinando i raccolti e la vegetazione e avvelenando i terreni e le acque.
(Giovanni Paolo II, Messaggio per la XXIII Giornata Mondiale della Pace, 1990)

Progresso: a quale prezzo?

La natura non ha più diritti propri e non può più impartire direttive: essa ha tutt’al più un linguaggio matematico, forse ne ha anche uno estetico, ma non più un linguaggio morale. È zittito quel ritmo interiore che il racconto scritturistico della creazione ci indica, il ritmo dell’adorazione, della storia d’amore di Dio con l’uomo. Ciò nondimeno avvertiamo bene quanto siano orrendi gli esiti di quella concezione. Sentiamo la minaccia che non è un lontano futuro, ma incombe immediatamente su di noi.
(Joseph Ratzinger – Benedetto XVI, Progetto di Dio. La creazione, Marcianum Press, 2010, p. 80)

Nell’età moderna secolarizzata si assiste all’insorgere di una duplice tentazione: una concezione del sapere inteso non più come sapienza e contemplazione, ma come potere sulla natura, considerata come oggetto di conquista. L’altra tentazione è costituita dallo sfruttamento sfrenato delle risorse, sotto la spinta della ricerca del profitto senza limiti.
L’ambiente è così diventato spesso una preda a vantaggio di alcuni forti gruppi industriali e a scapito dell’umanità nel suo insieme, con conseguente danno per gli equilibri dell’ecosistema, della salute degli abitanti e delle generazioni future.
(Giovanni Paolo II, Discorso, 24 marzo 1997)

VesuvioAbusivismo edilizio alle pendici del Vesuvio

Molte recenti scoperte hanno arrecato innegabili benefici all'umanità; esse, anzi, manifestano quanto sia nobile la vocazione dell'uomo a partecipare responsabilmente all'azione creatrice di Dio nel mondo. Si è, però, constatato che la applicazione di talune scoperte nell'ambito industriale ed agricolo produce, a lungo termine, effetti negativi. Ciò ha messo crudamente in rilievo come ogni intervento in un'area dell'ecosistema non possa prescindere dal considerare le sue conseguenze in altre aree e, in generale, sul benessere delle future generazioni.
(Giovanni Paolo II, Messaggio per la XXIII Giornata Mondiale della Pace, 1 gennaio 1990)

Se l’essere umano si dichiara autonomo dalla realtà e si costituisce dominatore assoluto, la stessa base della sua esistenza si sgretola, perché «Invece di svolgere il suo ruolo di collaboratore di Dio nell’opera della creazione, l’uomo si sostituisce a Dio e così finisce col provocare la ribellione della natura».
(Francesco, Laudato sì, n. 117)

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