Introduzione a: Un progetto di spiritualità giovanile

Inserito in NPG annata 1979.

 

(NPG 1979-07-15)

 

Nel giro di un anno per la terza volta dedichiamo un dossier alla spiritualità giovanile. Dopo un numero (7/77) che voleva riproporre l'urgenza di una spiritualità per giovani e indicava alcune linee per impostare la ricerca, ed un numero (4/79) dedicato ad esplicitare la dimensione mariana della nuova spiritualità, questo terzo numero intende proporre una prima sintesi, attraverso soprattutto l'articolo di Riccardo Tonelli, e approfondire il discorso metodologico. Il primo numero era nato da una consapevolezza maturata in alcuni incontri fra i Centri catechistici e pastorali salesiani in Italia: dopo anni in cui nel campo della spiritualità giovanile (ma anche di quella cristiana più in generale) si era prodotto un certo sbandamento, dovuto alla crisi dei vecchi modelli e all'urgenza di risolvere problemi pastorali a prima vista più immediati, si incominciava a vedere la
possibilità concreta di tentare una nuova sintesi.
Da quel primo numero si è avviata una lenta ed accurata verifica della ipotesi, stimolati anche dal fatto che quasi contemporaneamente da più parti (basti pensare al Nuovo Dizionario di Spiritualità delle Paoline) si sottolineava l'urgenza di questa nuova sintesi e si individuavano i criteri con cui muoversi nella fedeltà al Vangelo e all'uomo contemporaneo. Nuovi stimoli e nuove intuizioni ci sono state offerte dagli operatori con cui quest'anno ci siamo confrontati più volte. Ricordiamo in particolare il convegno organizzato su questo tema dai Centri catechistici e pastorali d'Italia tenuto a Roma nel gennaio scorso, e a cui hanno preso parte oltre cinquecento educatori e giovani.
Man mano che si procede alcune linee si consolidano, mentre si sente il bisogno di ripensare altri tratti, prendendo ad esempio la sintesi di spiritualità mariana presentata nell'aprile di quest'anno. Nuovi temi si affacciano: la contemplazione nel quotidiano ed il ruolo della celebrazione, gli esercizi ed i ritiri spirituali, il collegamento tra scelta di fede e valori... Sono temi su cui ritorneremo nei prossimi numeri con una costante attenzione a riformulare i vari tratti da un punto di vista teologico ed antropologico e a delineare i criteri, gli itinerari, le tappe e le mete del consolidamento del nuovo cammino.

FATTI

Abbiamo chiesto ad un gruppo giovanile di interrogarsi sulla sua identità, sulla sua spiritualità. In altre parole: qual è lo sfondo teologico e antropologico in entro cui si muovono? quale modello di identità cristiana hanno elaborato in questi anni? quali intuizioni lo caratterizzano? e attraverso quali processi formativi educano i «nuovi»?
In queste pagine il gruppo ci racconta la sua storia. È facile che siano stati dilatati alcuni aspetti positivi e appena accennati altri più problematici. Questo non è male. La spiritualità di un gruppo va certo verificata in concreto, sulle cose che il gruppo riesce a vivere, ma va anche verificata sulla dimensione progettuale di cui le diverse iniziative verrebbero essere espressione.
Non si tratta d'altra parte di proporre dei modelli agli altri gruppi. Ogni gruppo ha una sua storia, caratteristica, tipica, diversa da quella dí altri gruppi che sono nati e vivono in altre situazioni. Se questo gruppo può essere modello non lo è, per quel che ci riguarda, per le cose che fa, ma per lo sforzo di crearsi una identità che tenga conto dell'«ambiente» in cui vive, per lo sforzo dunque di darsi una identità incarnata.
Una fotografia di gruppo giovanile come quella che ora viene abbozzata poteva del resto essere inserita anche nella parte del dossier dedicata all'azione. Non tanto, come si è detto, per ricavarne dei modelli, quanto per verificare in controluce le linee di contenuto e di metodo emersi in tutto il dossier e per dare una mano per analizzare la vita dei gruppi in termini di identità e di spiritualità. In altre parole per dare una mano al lettore perché possa elaborare una specie di griglia con cui rileggere la vita del proprio gruppo, facendo attenzione all'originale tracciato spirituale vissuto in questi anni e ai nuovi obiettivi educativi che questa lettura suscita.

PROSPETTIVE

Uno degli assunti che sostengono il ripensamento della spiritualità giovanile a cui stiamo portando il nostro contributo è che i cambiamenti rapidi e profondi della società e della coscienza dell'uomo contemporaneo hanno prodotto uno sfasamento tra il modello tradizionale di spiritualità cristiana e le nuove esigenze e istanze che sono emerse dal grosso travaglio culturale.
Questo significa in primo luogo ammettere che non esiste una spiritualità data una volta per tutte: il cristianesimo si incarna nella storia e mira alla trasformazione dell'uomo concreto nella sua situazione culturale. La spiritualità nasce dall'incontro tra fede e cultura, in quanto la fede è provocata a rispondere in modo significativo ai bisogni di un'epoca e ad esprimersi nel suo linguaggio.
Oggi, proprio per il momento culturale che attraversiamo, siamo ancora lontani da una sintesi adeguata tra l'evento di Cristo e l'oggi dell'uomo. Siamo lontani, in altre parole, dall'avere tra mano una soluzione globale al problema della spiritualità contemporanea. Tuttavia qualcosa è già in gestazione, proprio nel momento in cui i vecchi modelli mostrano la corda definitivamente. Il cristianesimo contemporaneo ha acquisito valori, temi, orientamenti nuovi, suscettibili prima o poi di una sintesi organica.
«A ciascuna generazione spetta scrivere il suo vangelo» (M. Pomilio). In quale direzione lo sta faticosamente scrivendo questa generazione, sollecitata dallo Spirito e dai segni dei tempi? In altre parole, quali sono i tratti caratteristici della spiritualità cristiana, del nuovo stile di vita che i credenti stanno elaborando? Ed ancora, in questo accavallarsi tipico della nostra epoca, di vecchio e di nuovo, cosa oggi nella spiritualità è vecchio, destinato perciò a scomparire, e cosa è nuovo, destinato quindi ad informare il futuro della spiritualità?
Siamo oggi di fronte ad una morte e una sopravvivenza della spiritualità, che P. Ricoeur descrive in questi termini: «Possono sopravvivere soltanto delle spiritualità che rendono conto della responsabilità dell'uomo, che danno un valore all'esistenza materiale, al mondo tecnico e, in modo generale, alla storia. Dovranno morire le spiritualità di evasione, le spiritualità dualiste... In senso generale io penso che le forme di spiritualità che non possono rendere conto della dimensione storica dell'uomo dovranno soccombere sotto la pressione della civiltà tecnica». La spiritualità contemporanea è dunque in movimento da alcuni poli attorno a cui si era nei secoli cristallizzata verso altri poli, meglio rispondenti alla consapevolezza che ha di sé e dell'evento cristiano l'uomo d'oggi.

1. Linee emergenti della spiritualità contemporanea
— La spiritualità sta anzitutto abbandonando ogni atteggiamento passivo, inoperante, sconnesso dal cammino storico dell'uomo, a favore di una impostazione che si fa carico della sua esperienza storica. «Una spiritualità disancorata dalla storia appare un'ideologia che serve da copertura a qualsiasi sistema vigente e al proprio egoistico disimpegno. Non esiste la neutralità né l'innocenza politica, perché chi abbandona il mondo al suo destino rischia di collaborare al mantenimento dello statu quo e di fare il gioco di quanti si oppongono alla forza dinamica e trasformante dello Spirito» (S. De Fiores).
— La spiritualità contemporanea sta, in secondo luogo, liberandosi dall'individualismo che vede la vita spirituale come un insieme di pie pratiche e di atti cultuali, staccati dal movimento storico e diretti al perfezionamento del singolo. «L'itinerario spirituale del cristiano non può ridursi ad un cammino di interiorità, perché deve misurarsi con i compiti concreti e intrecciarsi con il cammino della società e della chiesa in costante sforzo di lettura dei segni dei tempi. In altre parole: occorre saldare culto e vita, interiorità ed impegno sociale, unione con Dio e comunione ecclesiale» (S. De Fiores).
— È pure in atto, in terzo luogo, un superamento di antropologie di tipo dualista che tendono a privilegiare l'anima a danno del corpo. Oggi si fa sempre più impellente l'urgenza di scoprire la funzione del corpo e di tutte le sue attività nella vita spirituale per inserirlo in modo corretto in un cammino di liberazione culminante nella risurrezione.
— La spiritualità è, in quarto luogo, sollecitata a distaccarsi da concezioni ultraterreniste che proiettino nell'al di là la salvezza ed il regno di Dio. Presente e futuro devono essere insieme e in modo indissociabile: la salvezza ed il regno di Dio vanno sempre compresi tra il «già» ed il «non ancora». Le ultime realtà non devono svilire l'impegno storico, ma stimolarlo, in quanto alla luce della risurrezione definitiva è possibile affermare il tono «pasquale» che progressivamente assumono le realtà umane.
— Altra esigenza infine è quella del superamento di concezioni soprannaturaliste in cui l'umano è del tutto opposto al divino, con il pretesto di affermare il trionfo della grazia. Si deve cessare di pensare Dio e uomo in termini di totale rivalità e di perenne opposizione, poiché «la gloria di Dio è l'uomo vivente».

2. Le caratteristiche che deve possedere un progetto di spiritualità
La nuova spiritualità emergente viene così ad assumere dei tratti caratteristici che possono essere ricondotti ai seguenti.
— La spiritualità tende a porsi al centro stesso della esistenza della persona. Non riguarda questo o quell'aspetto della sua vita, ma la sua stessa identità, l'orizzonte di significato entro cui si muove. La spiritualità cristiana è così fondamentalmente umanizzante, tesa cioè ad aiutare l'uomo a situare se stesso davanti al mondo, alla storia, alla società, a Dio.
— In secondo luogo la spiritualità assume in pieno, anche se criticamente, le esigenze della globalità della vita umana, sollecitata anche dalla secolarizzazione. Dio non viene più ricercato «negli intervalli» tra una azione e l'altra oppure santificando l'azione mediante una intenzione «religiosa». La religiosità dell'azione è data dalla qualità umana della stessa azione. E si fa esperienza di Dio in una lettura «sacramentale» delle vicende della storia. — Altra caratteristica della spiritualità contemporanea è la sua dimensione esperienziale. Il ruolo dell'esperienza è evidente anzitutto nel ruolo che viene assegnato alla testimonianza dei credenti. Ma è dato soprattutto dal fatto che la spiritualità non è più vista nella direzione di un credere delle verità o di un appartenere a una chiesa o di un seguire delle norme, ma è vista soprattutto nella direzione della esperienza che si ha di Dio e dello Spirito. Con la celebre frase di A. Frossard si potrebbe riassumere dicendo: ((Dio esiste, io l'ho incontrato».
— La conversione alla storia, già presente nella risposta dei cristiani alla secolarizzazione, sta acquistando oggi delle tonalità di taglio profetico in cui si incontrano la accettazione della pasqua di Cristo come evento di liberazione di un ((popolo schiavo» e la passione umana per lo stato di oppressione in cui versano determinate classi sociali e popoli e continenti interi. L'attenzione alla ingiustizia istituzionalizzata come «situazione di peccato» si è fatta in questi anni più sofferta nei paesi dell'America Latina, ma è ormai condivisa da un gran numero di cristiani. La salvezza di Dio è vista anche nella direzione della conversione al povero, all'oppresso, attraverso la denuncia profetica della situazione intollerabile e attraverso la reale solidarietà con i poveri e lo schierarsi politicamente dalla loro parte.
— Un'ultima costante della spiritualità contemporanea è l'esigenza che la fede sia vissuta comunitariamente. Sempre più si prende coscienza che «l'uomo per sua intima natura è un essere sociale, e senza i rapporti con gli altri non può vivere né esplicare le sue doti» (GS 12). L'esigenza di solidarietà è vissuta a livello sociale e a livello ecclesiale. Faticosamente la dimensione comunitaria sta maturando come dimensione portante delle istituzioni ecclesiali e, insieme, della identità delle persone.
Ci siamo soffermati nella descrizione di questi tratti nei loro aspetti regressivi ed in quelli emergenti per far cogliere come sia in atto, al di là delle diversità, un faticoso cammino verso una nuova e adeguata sintesi di spiritualità.
Questo tuttavia, all'interno del nostro progetto di spiritualità giovanile, non è che un primo passo. Per poter parlare di spiritualità giovanile ne occorre uno successivo in cui la prima acculturazione tra fede ed esperienza umana, oggi venga filtrata dalla condizione giovanile che se per tanti versi è radicata nella cultura contemporanea, per altri ne è un momento originale. È in questa direzione di una doppia sintesi, tra fede e cultura contemporanea e tra questa prima acculturazione e l'esperienza originale dei giovani di oggi, che è da recepire il contributo di Riccardo Tonelli.

PER L'AZIONE

Come educatori è fin troppo facile raccontare di giovani che, almeno una volta nella loro vita, sono stati affascinati dalla proposta cristiana e sono riusciti a darsi, per qualche tempo, uno stile di vita cristiano originale e fresco. Ma questo non è bastato, perché la vita nel giro di pochi mesi o di qualche anno li ha superati: la sintesi originale elaborata si è rivelata povera, inadeguata, sorpassata. I soggetti si sono trovati allo scoperto, incapaci di fare i conti col «nuovo» che il quotidiano sospingeva.
È anche facile, osservando i giovani dei gruppi ecclesiali, dover denunciare che non pochi, una volta maturata una scelta di fede, non hanno più camminato. Sono diventati asfittici, bambini nella fede. Non sanno darsi una coerente architettura della loro vita, in senso non tanto intellettuale quanto esistenziale.
Questa duplice incapacità di fare i conti con il nuovo è la risultante di molti fattori. Al di sotto tuttavia sembra emergere una carenza di metodo e prima ancora di teologia della «crescita». Non poche volte è la stessa proposta cristiana che fin dal suo nascere vive nel chiuso di uno spiritualismo che poco ha a che fare con la vita di ogni giorno. Altre volte, pur superate le secche dello spiritualismo, è il modo di educare alla integrazione fede/vita che non permette di «crescere», non permette cioè di mettere in crisi le vecchie sintesi per abbozzarne creativamente delle altre attraverso un nuovo processo di incarnazione.
In realtà la spiritualità cristiana in quanto spiritualità di incarnazione implica una progressiva abilitazione a delle nuove sintesi vitali. Oltre che una spiritualità storica, in quanto deve continuamente fare i conti con le esperienze storiche, è una spiritualità dinamica, in quanto implica non una soluzione una volta per sempre ed in astratto del rapporto fede/vita ma delle soluzioni in concreto a partire dagli interrogativi che la vita pone. La spiritualità cristiana è la capacità di crescere, di assimilare il nuovo, di operare delle sintesi in cui la fedeltà al proprio passato, anche se breve, si sposa con la fedeltà al proprio presente e al proprio futuro.
Perché questo sia possibile occorre che il metodo con cui si educa alla spiritualità si preoccupi più che dei comportamenti immediati e della perfezione delle prime sintesi, della capacità di coniugare sempre creativamente fede e vita. Si preoccupi cioè che, man mano che si passa dalla adolescenza alla giovinezza e da questa all'età adulta, si sia capaci di «ridefinire» la propria identità.