(NPG 1979-06-21)

 

Quanti sono i giovani che militano nei tradizionali partiti italiani, almeno i più importanti? Quali i rapporti tra i movimenti giovanili dei partiti e i partiti stessi? Quali i collegamenti dei movimenti partitici tra di loro e il raccordo con le associazioni giovanili cattoliche?
Queste sono le domande che Dimensioni nuove ha rivolto ai suoi lettori per preparare questo dossier. Le risposte non si sono fatte attendere: Ne pubblichiamo alcuni stralci per sentire direttamente dai giovani i loro interrogativi e le loro valutazioni sulla disaffezione dalla politica e dai partiti.

LE CAUSE DELLA DISAFFEZIONE DEI GIOVANI DAI PARTITI

La consistenza numerica attuale dei movimenti giovanili dei vari partiti italiani è tra le più basse d'Europa e non arriva al 5% del totale dei giovani. Perché questa disaffezione e non-partecipazione?

Dire partito è lo stesso che dire giochi di potere
Non so se la percentuale, molto bassa invero, possa corrispondere alle reali dimensioni del «giovanile» nei partiti, in quanto molti fanno militanza attiva anche se non risultano tesserati.
Certo è, comunque, che si preferisce restare molto ai margini del partito, cioè essere critici e riottosi ad un organico inserimento. Vari i motivi:
– Rifiuto del partito come struttura burocratica chiusa, che «frustra» il giovane proprio nella sua vena creativa e spontanea, evidente segno di una concezione diversa del partito e della politica.
– Rifiuto del partito come centro raccolta-voti e di smistamento-potere.
– Rifiuto del partito perché causa e simbolo della corruzione dello stato e dello indebolimento delle istituzioni.
– Rifiuto del partito quale strumento di gestione della vita non solo politica e pubblica, ma anche privata e sociale.
(Fernando Perrone, Bologna)

Mi pare che il fine principale di ogni partito sia quello di occupare posti di potere e, in secondo luogo, di perseguire obiettivi di giustizia sociale che, al contrario, rappresentano il fine principale dei giovani.
Mi rendo conto che è impossibile identificare in un partito determinati obiettivi di giustizia sociale, in quanto i giochi di potere li obbligano a radicali voltafaccia. Proprio per questo preferisco mantenere le distanze ed essere libero di avere i miei dubbi e le mie critiche senza venir accusato di uscire dalla linea del partito.
(Braga Flavio, Verona)

La delusione del post-sessantotto
La crisi della partecipazione giovanile dipende dalla delusione delle istanze portate avanti nel '68. Il semplice fatto che queste rivendicazioni siano state rifiutate o almeno non siano state poste in atto, ha sfiduciato i giovani non solo di fronte alla società, , ma di riflesso anche riguardo al mezzo con cui le rivendicazioni sono state portate avanti, cioè la politica. È caduto cioè il mito che aveva creato lo slogan «tutto è politica», tanto in voga in quel periodo.
(Francesco Nesci, Vibo Marina)

O per delusione, e avviene nei giovani che hanno già militato e tentato di agire attraverso qualche movimento, o per pessimismo e non-speranza. È molto diffuso il pensiero che noi non possiamo far niente per cambiare le cose, perché tanto comandano tutto dall'alto. Penso però che la percentuale dei giovani che si disinteressa del tutto non sia molto alta.
(Gloria Castagno, Pianezza-TO)

Non si può credere nelle istituzioni
Penso che la non partecipazione dei giovani ai partiti sia dovuta alla loro sfiducia nelle istituzioni in generale. Sfiducia provocata da incoerenza, negli uomini di partito, tra ideali professati e scelte politiche concrete, spesso fatte per il proprio tornaconto e non per il bene della comunità. Inoltre per l'asservimento al leviathan economico. Niente, neppure le riforme promesse ma non attuate, deve intaccare il sistema capitalistico, produttivo, consumistico e chi più ne ha ne metta.
(Chiara Novak, Palazzolo-BS)

Non si condivide l'idea che siano solo il 5% dei giovani, in Italia, a impegnarsi politicamente.
Non si condivide neppure l'idea che si impegnino politicamente solo quei giovani che militano nei partiti storici.
Oggi non si crede più ai partiti storici e si preferisce impegnarsi in altre cose e con strumenti diversi.
La massa non si iscrive ai partiti perché si sente limitata: il partito segna il confine e lo spazio di azione.
Il partito poi fa troppa demogogia ed è bloccato da grandi e sotterranei giochi di potere.
Non ci si iscrive per paura di esporsi a compromessi e rischi. Non si crede alle istituzioni anche a causa dell'affossamento di tanti scandali.
C'è sfiducia nel Parlamento a causa della lunghezza per arrivare a riforme concrete. C'è tanta confusione nata dalla politica dei due grandi partiti, DC e PCI: confusione dei loro ruoli. Nuova burocrazia e nuove gerarchie.
Qualcosa di nuovo potrebbe venire dal partito radicale, ma esso non propone mai niente di positivo e di costruttivo.
(V Liceo Scientifico, Tolentino)

Nessuna delle ideologie proposte è in grado di realizzare una esistenza
La non partecipazione o la scarsa partecipazione alla vita dei vari partiti è spia, a mio avviso, di una crisi più generale, la crisi delle ideologie. I giovani vanno sempre più prendendo coscienza che nessuna delle ideologie proposte è in grado di realizzare una esistenza, cioè di motivarla: si trovano in un vicolo buio, non intravvedono alcuna via di uscita e, in preda alla angoscia e alla disperazione, pongono fine al male della vita. Ne abbiamo tanti esempi purtroppo, ultimo quello di Marco Riva.
(Mariagrazia Cailotto, Bornio di Villanova-R O)

AI GIOVANI NEI PARTITI SOLO IL «DIRITTO AL MUGUGNO»?

Qual è il ruolo dei giovani nei partiti, che spazio c'è per la loro istanza critica? Quale autonomia hanno nei confronti del partito-madre? Si accetta veramente il loro apporto costruttivo o si lascia loro soltanto, in realtà, il «diritto al mugugno», passando sulle loro teste?

Il ruolo dei giovani nei partiti? Quello di minorati mentali...
Ci si chiede quale sia il ruolo dei giovani nei vari partiti. Ma è quella che vige nelle singole famiglie, il rapporto cioè tra i padri e i figli. Le critiche dei giovani sono dai grandi ritenute delle simpatiche esaltazioni, in certo qual senso utili, necessarie anche, ma sempre considerate delle scappatelle. «I nostri giovani – dicono – sono continuamente provocati e, si sa bene, i giovani sono esuberanti ed è assai facile che vadano oltre misura; appunto per questo sono giovani». Ma, dopo che sono stati coperti e ripresi con sorrisi ammiccanti («E statevi buoni, che ci rompete le uova nel paniere») vengono emarginati perché non hanno ancora la maturità del discernere e giudicare. Più tardi, quando saranno intrallazzati in ogni gioco di potere, allora verranno ascoltati e potranno valere qualcosa. Si devono fare: è la diuturna milizia del potere che matura; per ora possono giocare a fare politica, purché restino nel gioco e non vadano mai oltre. Potranno, semmai, essere chiamati a delle chiassate, ma su commissione. E poi basta. Ecco quale ruolo: quello di minorati mentali...
(Lino Tamburini, Milano)

Indubbiamente i giovani nel partito non sono proprio considerati né sul piano della loro preparazione culturale né su quello della capacità intuitiva e conoscitiva politica. Sono ritenuti i quattro classici ribelli che spinti da spirito giovanilista stravagante ed utopico, «non sanno che significa far politica» e fanno solo i guastafeste.
Se qualcuno ha la disgrazia di essere preso in considerazione è perché gli si riconoscono delle ottime qualità di ...galoppino, da sfruttare quanto prima. C'è sostanzialmente una diffidenza di fondo per il giovanile (colpevole forse di operare inopportune e spiacevoli fughe in avanti?); addirittura qualche movimento giovanile è stato tempestivamente ed autoritativamente messo al bando appena ricordava la sua autonomia nel partito.
(Fernando Perrone, Bologna)

Più che di autonomia parlerei di ghettizzazione
Riguardo all'autonomia dei giovani nei partiti, più che di autonomia parlerei di ghettizzazione. Non credo di poter definire altrimenti l'esistenza di gruppi giovanili all'interno dei partiti stessi, come la FGCI, la FGSI, ecc...
Ma questa emarginazione non avviene a livello di tutti i partiti, indiscriminatamente, ma solo a livello di quelli più forti dal punto di vista del consenso popolare. Per esempio, non mi pare esista una federazione giovanile all'interno del partito radicale. Sembra quasi che (questa è una mia idea e forse potrebbe essere azzardata) i partiti che hanno più interesse al mantenimento dello status quo politico vogliano segregare i giovani per timore della loro spinta rinnovatrice.
(Francesco Nesci, Vibo Valentia-CZ)

Il potere resta nelle mani di poche persone
Il ruolo dei giovani nei partiti è troppo spesso solo quello di comparsa, quindi senza una presenza che si possa tradurre in proposte concrete. Questo stato di cose ha lo scopo di mantenere costante la situazione; il potere resta nelle mani di poche persone.
I giovani che sono portatori di quella «novità» necessaria per la rivalutazione delle ideologie, vengono emarginati, perché la loro azione, a mio avviso, quasi sempre sostenuta dal vivo desiderio di cambiare più che dai deplorevoli egoismi, danneggerebbe «qualche» persona. – Non intendo dire che un miglioramento all'interno dei partiti si verificherà solo quando si daranno le redini in mano alla nuova generazione, ma voglio dire che è impor- , tante che si dia ad essa lo spazio che le appartiene. Solo così i partiti, le loro proposte, la loro azione diventeranno realtà adeguata alla società e non realtà anacronistica.
(Mariagrazia Cailotto, Bornio di Villanova-RO)

Le cose viste dal di dentro
Distinguo: a livello cittadino, dove siamo componente realistica ed alquanto critica, il nostro contributo è totale e le nostre istanze sono favorevolmente accolte; a livello provinciale, succede tutto l'opposto: veniamo calpestati ma il nostro contributo non è tenuto in nessun conto; siamo autonomi in questioni di nostra specifica incombenza, ma dall'alto nessun contributo; così a livello nazionale.
(Paolo, movimento giovanile DC di Merate-CO)

Io parlo per quella che è stata la mia esperienza nel movimento giovanile, L'autonomia va bene solo quando non diventa azione di disturbo al partito madre. I giovani hanno scarsa incidenza nel partito in generale. Il movimento talvolta rischia di essere la seconda voce del partito nei suoi aspetti più deteriori: potere, accentramento, clientelismo correntizio, diatribe inconcludenti, poca discussione.
(Alfredo Gambirasi, Scipuano-TV)

IL CONFRONTO TRA I MOVIMENTI GIOVANILI DEI PARTITI

Quali sono i rapporti dei movimenti giovanili partitici tra loro (FGSI, FGCI, Movimento giovanile DC, ecc.)? Ci sono ricerche di collaborazione, sia pur nella diversa identità, oppure i rapporti sono praticamente inesistenti o conflittuali? In particolare come giudicate l'offerta di collaborazione dei giovani comunisti della FGCI ai giovani socialisti della FGSI, e della FGCI ai giovani della DC, o più in genere, dell'area cattolica?

Un rapporto assente o conflittuale
Nel mio ambiente non esistono o sono praticamente nulli. Poche le eccezioni. Il più delle volte il rapporto è conflittuale.
Ritengo positiva la richiesta di collaborazione sin dove è possibile, con altri movimenti giovanili, conservando la propria identità. Considero negativa la conflittualità stupida e disgregatrice per il gusto di provocarla ma anche la ammucchiata generale. (Alfredo Gambirasi, Scipuano-TV)

Dialogo si, compromesso storico no
Che i giovani comunisti vogliano collaborare coi giovani socialisti è ammissibile. Che cerchino di infiltrarsi anche nell'area cattolica un po' meno. Dialogo e confronto li accetto, il compromesso storico ed i suoi derivati assolutamente no. (Giuseppe Milito, Pergola-PS)

Ci si incontra sui problemi concreti
In genere i rapporti tra giovani di diversa fede politica e partitica sono interessanti e stimolanti anche se non altrettanto profondi e impegnativi. E anche facile, ad esempio, trovare una comune base di impegno politico e di lotte sociali per i difficili e mortificanti problemi di tutti i giovani: disoccupazione, scuola più formativa e meno oppressiva, riforme sociali, terrorismo e lotta armata contro lo Stato e le sue istituzioni..Vedi la reazione alla strage di via Fani.
Ritengo che i rapporti non sono quindi né inesistenti né conflittuali. Anzi, addirittura, nel '75, allorché si votò per la prima volta nella scuola, ci furono vari tentativi di trovare un accordo per la presentazione di liste comuni, al di là dello schieramento di parte. C'è da dire che il tentativo andò fallito perché facilmente strumentalizzabile da parte della FGCI, che allora controllava quella che era definita «la massa degli studenti». Attualmente credo che ciò non sia possibile, nemmeno a livello di proposta fatta con un ragionamento irrazionale prepolitico, anche se tra i vari movimenti giovanili c'è dialogo aperto e confronto sereno.
In realtà si registra una sostanziale e notevole caduta del peso politico (ma anche numerico) della FGCI, soprattutto nelle scuole, mentre proprio in campo cattolico e democristiano si apprezza un fenomeno riaggregativo che, ponendo fine ad ogni diaspora e fuga in avanti e trovando nella politica del confronto un efficace strumento politico di analisi e di proposta, rinforza l'azione dei cattolici DC nel politico e nel sociale.
Nel mezzo, autonomi e libertari, massimalisti e riformisti, ma con molte contraddizioni, stanno i socialisti della FGSI che, forse proprio per una «fattura storica», stentano a salire sulla carretta della diligenza, preferendo piuttosto essere trasportati. (Fernando Perrone, Bologna)

Per ricercare al di là delle ideologie, la famosa terza via
Giudico gli avvicinamenti dei giovani PCI con i giovani PSI e DC un sintomo positivo.
Infatti, secondo me, le ideologie diverse non possono marciare separate, ma devono avvicinarsi sempre più, fino alla sperabile fusione, elaborando così la famosa terza via che tanto attendiamo.
(Ernesto Borromeo, Corigliano Calabro)

UN GIUDIZIO SUL PRESENTE GIOVANILE

Come giudicate il momento presente? È vero che i giovani sono in una pausa di riflessione in cui «fanno più analisi politiche che cortei»? O siamo invece in un momento di stanchezza per il politico e di riflusso verso il privato, di caduta dell'utopia e di ricerca puramente pragmatica, quando non di piccolo cabotaggio quotidiano senza mete e senza speranza?

È vero sia il riflusso che la riflessione
Secondo me è vero sia il riflusso verso il privato, intendendo con ciò che non tutto è politica ed impegno (perché, ad esempio, fare sei riunioni su sette sere è frustrante), sia la pausa di riflessione e di analisi politica. Molte volte abbiamo fatto dei cortei per obiettivi che ritenevamo giusti ma che invece rappresentavano il mezzo per raggiungere il potere.
E poi molti cortei li ho fatti perché sentivo gli slogan di una sola parte. Se avessi previsto il futuro (vedi il caso Moro) non li avrei fatti o avrei avuto molte riserve. (Braga Flavio, Verona)

Il presente è un periodo di transizione fra il '68 ed un'era futura
Ritengo il momento presente come un inutile perditempo. Tutti i giovani che perdono tempo in riunioni, cortei, contestazioni, ecc., potrebbero invece calmarsi e riflettere criticamente sulle diverse ideologie, per poi passare al concreto.
(Ernesto Borromeo, Corigliano Calabro)

Che i giovani, o almeno molti giovani, siano in un momento di riflessione penso sia vero. La stanchezza per il politico è una spinta a ricercare le cause più profonde. Anche il privato è visto, in molti casi, in modo nuovo, come punto di partenza per arrivare a vedere in una luce diversa le strutture sociali e politiche. Forse si è capito che impostando prima la nostra vita privata secondo le nostre idee e perseverando in esse, si ha più sicurezza anche nella vita sociale, senza false speranze ed utopie.
(Gloria Castagno, Pianezza-TO)

L'attuale riflusso verso l'individualismo dimostra il fallimento delle proposte di estrema sinistra, la quale offriva impegno politico eccessivamente facile, senza costringere alla militanza e all'impegno continuo. Illusione nata nel '68: si pensava che con poco si poteva cambiare tutto: slancio spontaneistico sganciato dalla realtà concreta.
L'attuale ritorno al personale ha un significato ambivalente: positivo: perché era uno spazio prima dimenticato; negativo: c'è il rischio che diventi la tomba dell'impegno sociale.
Aggrava le cose la crisi economica. La disoccupazione fa andare di più al concreto, al quotidiano.
Mancano oggi fini precisi e ideali validi.
(V Liceo Scientifico, Tolentino)

Non mitizziamo il '68
Per quel che ne so la percentuale dei giovani realmente impegnata nel '68 fu molto bassa. Per molti fu un fuoco di paglia, per molti fu semplicemente un momento di approfondimento dei rapporti di amicizia. Non c'è dubbio comunque che molti giovani sono apatici e fanno scelte conformiste o anticonformiste, in ogni caso di evasione dal politico. Di gente che vuol cambiare tuttavia ce n'è ancora, anche se si dà da fare forse troppo a livello teorico.
(Chiara Novak, Palazzolo-BS)

Si vive in modo pericolosamente irrazionale e nichilista
Effettivamente si registra, soprattutto nei giovani, una preoccupante disaffezione verso il politico ed i partiti. L'utopia è caduta, così come sono caduti tutti i miti su cui si reggeva: rivoluzione proletaria, maoismo, castrismo, lotta di classe o di liberazione, marxismo, leninismo, ecc. Ci si rifugia nel privato inteso spesso in senso individualistico ed egoistico. Ritorna di moda il mondo dell'occulto, dei maghi, degli stregoni, dei medium, del diavolo. Proliferano le sette religiose. L'uomo si sente instabile, insicuro, indifeso; nessuno! Vive alla giornata senza mete né idee; in modo pericolosamente irrazionale, capace persino di accettare acriticamente l'idea di un genocidio di massa, cioè di un nichilismo come pratica di vita.
A questo punto rivolgo io una domanda: che cosa dovrebbe fare la chiesa per questa difficile situazione di smarrimento???
(Fernando Perrone, Bologna)

Prevale la microrealizzazione e la piccola iniziativa
Secondo me siamo in un momento di riflusso verso il privato e di ricerca dell'interiorità; esiste certamente una buona percentuale di giovani che con la caduta della utopia ha trovato rifugio nel piccolo cabotaggio quotidiano senza meta; ma è anche vero che un numero notevole di giovani si è stufata di scendere in piazza a gridare i propri diritti e le proprie rivendicazioni senza che queste vengano minimamente prese in considerazione. Si ricerca allora il piccolo impegno quotidiano nella società, la microrealizzazione, la piccola iniziativa, indubbiamente più fruttuosa delle adunate di massa per rivendicazioni fin troppo ardite per i tempi.
(Francesco Nesci, Vibo Marina-CZ)

MOVIMENTI GIOVANILI DEI PARTITI E ASSOCIAZIONISMO GIOVANILE CATTOLICO

Che rapporto c'è fra i movimenti giovanili dei diversi partiti e le organizzazioni cattoliche giovanili?

Prima di tutto scrollarsi di dosso i vari pregiudizi
Faccio parte di un gruppo di cristiani che non si riconosce in nessuna organizzazione cattolica particolare. Stiamo iniziando un confronto con alcuni giovani della FGCI.
Ho capito che per prima cosa bisogna essere persone e scrollarsi di dosso tutti i pregiudizi vari dovuti ad indottrinamento da parte della chiesa o da parte del partito.
Abbiamo già incontrato difficoltà ma per ora continuiamo il dialogo. Se non si riesce a livello giovanile, chissà a livello di classe politica!
(Chiara Novak, Palazzolo-BS)

Più indifferenza che ostilità
Appartengo ad un gruppo giovanile parrocchiale «indipendente». Non vi sono particolari rapporti con altri gruppi partitici (più che altro la FGCI). C'è più indifferenza che ostilità.
Noi stessi all'interno del gruppo abbiamo diverse idee politiche e non sappiamo come aprire un discorso con gli altri, in che modo prendere l'iniziativa. Senza contare che ad alcuni non interessano discorsi del genere poiché puntano molto di più sulla affermazione e formazione del gruppo a cui appartengono.
(Gloria Castagno, Pianezza-TO)

Chi fa parte di un'organizzazione cattolica non cerca il confronto
Per le organizzazioni giovanili degli altri partiti politici non saprei dare una risposta; per ciò che mi riguarda, i rapporti con i giovani DC non esistono praticamente, per la riottosità della gente aderente alle associazioni cattoliche, alle quali si sente legato da un rapporto privilegiato. Si è ottenuto un incontro, finito nel '77, per portare avanti qualcosa assieme: abbiamo dato l'appoggio alle elezioni scolastiche, poi più niente. Ribadisco: nessun rapporto tra organizzazioni cattoliche e movimenti giovanili dei partiti.
(Paolo, Merate)

Le colpe delle federazioni giovanili dei partiti
Secondo me c'è un rapporto di indifferenza dovuto anzitutto al fatto che chi fa parte di un gruppo cristiano spesso non ha ancora capito che «il credo» (in senso religioso) di un uomo va ad inserirsi in tutte le manifestazioni della vita, non solo religiosa ma anche civile e sociale. Oggi c'è una netta divisione fra i vari aspetti della vita che, invece, dovrebbero formare il «tutto unico» della vita.
Gran parte delle responsabilità sono tuttavia dei movimenti giovanili dei partiti, piuttosto che delle organizzazioni cattoliche. A incominciare da chi in teoria sostiene anche un credo religioso (anzi proclamando di porlo alla base della sua azione) e poi concretamente di cristiano non ha niente. In questo caso è puramente utopistico un rapporto di collaborazione. È molto più realistica l'ipotesi di uno scontro, che non si è ancora verificato mai in modo netto ma che è prevedibilissimo.
Il rapporto con gli altri partiti, i più laici, è pure di netta indifferenza e si riduce a sporadici tentativi di avvicinamento. Non si è ancora capito che solo una società che offre una pluralità di modelli può dirsi veramente democratica. Ma questo richiede l'impegno costante di tutti e, a giudicare dalla realtà effettuale del nostro paese, per ora è qualcosa di difficilissima attuazione. Ma speriamo! Il cristiano, d'altra parte, non è l'uomo della speranza?
(Mariagrazia Cailotto, Bornio di Villanova-RO).