Per una lettura in gruppo del catechismo dei giovani

Inserito in NPG annata 1979.

 

Franco Floris

(NPG 1979-03-61)


Una lettura in gruppo del Catechismo non è facilmente programmabile a tavolino. Le difficoltà nascono dalla complessità del volume che non permette degli approcci superficiali, ma soprattutto dalla varietà di situazioni giovanili sia a livello umano che di fede.
Ancor più problematico è dare delle indicazioni di lettura sulla scorta di un accostamento per forza di cose veloce al testo. Le cose che diremo sapranno di improvvisazione. Ma pensiamo che possano essere utili lo stesso per una prima iniziazione alla lettura.

ALCUNE OSSERVAZIONI PRELIMINARI

La complessità del testo suggerisce anzitutto una certa prudenza nel dare in mano ai giovani il Catechismo. Si corre il rischio di ingenerare delle rapide delusioni a causa della superficialità della domanda religiosa di chi legge e a causa del modo di procedere del Catechismo che non si presta al gioco delle domande-risposta ma persegue invece la strada di una maturazione lenta e critica.
A questo è da aggiungere lo scarso interesse di larghi strati del mondo giovanile per il «contenuto» del cristianesimo. Il compito più gravoso per l'animatore del gruppo sarà suscitare un «bisogno di catechismo» e preparare il «terreno» per la sua lettura e studio.
Il Catechismo non sembra né un testo di lettura solo personale (per la gran parte dei giovani sarebbe faticoso iniziare e soprattutto proseguire), né uno strumento da utilizzare unicamente in gruppo. Sembra invece richiedere una lettura parallela: personale per una interiorizzazione attraverso lo studio, la meditazione e la preghiera; di gruppo per un confronto ed approfondimento dei temi. Un'altra difficoltà è data dal fatto che il Catechismo intende arrivare, come più volte dichiara, al nocciolo dei problemi, senza grosse preoccupazioni per il contesto in cui questi nascono e si sviluppano. Al contesto tuttavia si accenna. Ma in termini spesso distanti dal modo con cui i giovani si pongono i problemi. Così, per fare un esempio, il discorso sulla secolarizzazione e sulla fine dell'epoca religiosa è presentato più come fatto e fenomeno culturale a sé stante che come fatto che il giovane vive, magari in modo inconsapevole, in prima persona. Allo stesso modo, per fare un altro esempio, il «problema del Gesù storico» è troppo visto da un punto di storia della teologia e poco come espressione degli interrogativi che l'adolescente si pone davanti al personaggio Gesù. Toccherà agli animatori mettere in luce una lettura «dal basso», senza per questo abbandonare il rigore scientifico che caratterizza il Catechismo.
Non si tratta poi di aprire il libro alla prima pagina e leggere ordinatamente. Prima del «cosa si legge» c'è il «chi legge». E ci deve essere perciò una angolazione, un punto di inserzione tipico.
Chi legge infatti ha delle domande, degli interrogativi, delle attese magari implicite. Il procedere nella lettura richiede una progressiva esplicitazione del bagaglio culturale ed esistenziale del lettore.
Chi si accosta al catechismo ha del resto già di fatto un suo particolare atteggiamento verso la fede: può essere alla ricerca di una visione «critica» della fede e può invece trovarsi nel momento in cui sistema definitivamente e organicamente le tessere del suo mosaico della fede. Può essere polarizzato verso una lettura molto ideologica del cristianesimo e può essere invece coinvolto in una crisi di rigetto verso le istituzioni ecclesiali.
Se tutto questo non viene esplicitato c'è sempre il rischio che ognuno trovi nel testo una conferma alle sue posizioni o degli ostacoli che gli impediscono di accostarsi seriamente al Catechismo. Come c'è il rischio che dopo le prime pagine o capitoli si rimanga delusi. Non perché il catechismo• non offra del materiale più che interessante. Ma perché le domande del soggetto sono poste in modo tale che non possono trovare risposta nel Catechismo e necessitino invece di una preventiva «educazione».

TRE TIPI DI LETTURA

Poiché il Catechismo non vuole ridursi ad un buon testo di lettura fra altri testi, ma intende porsi come perno della maturazione definitiva di una identità cristiana, c'è da chiedersi quale tipo di lettura permetta di raggiungere, nell'arco degli anni dell'adolescenza e giovinezza, l'obiettivo.
Per rispondere occorre anzitutto tener conto della variabile età. Ben diverso è avere tra mano il catechismo a 16-17 anni e a 21-22. Affinché il Catechismo sia leggibile sia dai primi che dai secondi è da studiare una lettura diversa per gli adolescenti, per i giovani e per quanti sono ormai alle soglie della maturità umana e di fede.
Ipotizziamo tre approcci complementari e successivi nell'arco di tempo che va dall'ingresso nella adolescenza alla maturità: un approccio «pedagogico» (attento più alle coordinate di fondo che caratterizzano il Catechismo e che devono guidare un corretto sviluppo di una identità cristiana giovanile), un approccio «tematico» (che usa il Catechismo come punto di riferimento per una «ricerca» su temi della fede meglio rispondenti al particolare itinerario che il gruppo sta percorrendo), un approccio «d'insieme» (conclusivo dell'itinerario di crescita ed esaustivo sul piano più strettamente intellettuale).

Utilizzazione «pedagogica» del Catechismo

Una lettura preoccupata dei soggetti (i giovani) o dei temi (i contenuti)? Una opposizione non ha senso. Ma lo può avere una diversa accentuazione del modo di leggere il Catechismo.
Una lettura può fare, ad esempio, attenzione ai giovani concreti con i quali si intende avvicinare il Catechismo e al loro cammino umano e di fede. Le preoccupazione, in questo caso è che questi entrino nella dinamica complessiva dell'esperienza cristiana, che implica un vivere di fede-speranza-carità, una accettazione del Regno di Dio che viene e delle responsabilità che questo comporta nel quotidiano (la morale), un bisogno di esprimere e «celebrare» in modo sempre più consapevole ed esplicito nella preghiera e nella liturgica la salvezza che si sta vivendo, il sentirsi sempre più parte attiva di una comunità ecclesiale...
In molti gruppi di adolescenti (14-15, 16-17 anni) può essere controproducente un accostamento diretto al Catechismo. Il Catechismo stesso invece offre dei punti di riferimento per elaborare degli interventi educativi che maturino il bisogno di una «revisione critica» della fede ed insieme la capacità di un serio lavoro intellettuale. In questo senso parliamo di una sua «utilizzazione pedagogica».
Il Catechismo esprime, ad esempio, l'esigenza di equilibrio tra l'interrogarsi («alla ricerca») ed il proporre l'annuncio di fede, tra il vivere secondo un certo rigore morale e l'essere consapevoli del valore teologico del proprio agire, tra l'agire nel quotidiano e il sentirsi parte di una chiesa... È proprio questo equilibrio che è a volte precario nella vita dei gruppi giovanili nei quali facilmente si polarizza o la ricerca per la ricerca senza mai approdare a delle decisioni, o il fare contrapposto al rendersi conto del senso del proprio agire, o l'incontro con il Cristo ma non con la Chiesa, o ad un discorso di morale in cui la comunità ecclesiale non ha voce.
Il Catechismo del resto può costituire un momento culturale scientifico valido solo se è parte di un approccio alla fede che nel suo insieme è organico, equilibrato, esigente. In molti gruppi quindi alla preoccupazione per lo studio del Catechismo dovrà accompagnarsi lo sforzo per tradurre l'itinerario culturale alla base del catechismo in itinerario pedagogico più generale, in cui entrano la vita di gruppo, i ritiri, i campi-scuola, la partecipazione alla vita della comunità cristiana, la preghiera e la liturgia...
In questo spazio pedagogico può trovare luogo anche una lettura occasionale di alcune pagine del Catechismo meglio rispondenti al momento di crescita che il gruppo sta vivendo e alla riflessione sulla fede che sta elaborando. Il Catechismo può diventare in questo caso un «documento autorevole» ed uno strumento di lavoro a cui si ricorre tuttavia non per trovare delle «risposte» ma del materiale per la riflessione in gruppo, scegliendo delle pagine che tocchino da vicino i temi principali che il Catechismo sviluppa: la ricerca religiosa ed il bisogno di approccio critico alla fede, lo studio e la meditazione sul mistero di Gesù, la descrizione della identità del cristiano (gli atteggiamenti di base, la «libertà» nel comportamento morale...), il senso della liturgia e della propria appartenenza alla Chiesa...
La preoccupazione che deve guidare questa prima utilizzazione non deve essere quella della sintesi dei contenuti, ma la aderenza ai problemi del gruppo. La sistematicità dovrà invece essere recuperata e ben presente nell'itinerario complessivo, il quale dovrà liberare costruttivamente tutti i momenti della vita cristiana. Seguendo un andamento ciclico nel tempo: ciclico perché rispettoso della sequenza educativa azione-riflessione-celebrazione; nel tempo perché il ciclo va riproposto continuamente.

Una lettura tematica

Da una utilizzazione pedagogica, consigliabile soprattutto per i gruppi di adolescenti normalmente impreparati per un lavoro su un testo come quello del Catechismo, è possibile passare ad una lettura «tematica».
In un certo arco di tempo, variabile secondo le circostanze, è importante che al gruppo venga proposta, nell'ambito di tutto il discorso di educazione alla fede, una «riflessione conclusiva» sulla stessa fede. Sembra questo lo spazio in cui è possibile utilizzare meglio il Catechismo.
A questa età, che va dai 16-17 ai 18-20 anni, più che uno studio del testo dalla prima pagina all'ultima sembra opportuna una lettura per «temi», coordinata in un progetto che permetta di spaziare, nell'arco di uno o più anni, su gran parte del testo. A partire dalla intuizione di base attorno a cui si definisce la identità del gruppo si deve prima rintracciare un punto di inserimento nel Catechismo che risponda alle caratteristiche del gruppo e poi individuare una pista di lettura che permetta di approfondire criticamente le intuizioni di base e si allargare la riflessione a tutti i momenti della vita.
In questo modo si eviterà una lettura piatta e neutra e si valorizzerà invece gli apporti originali del gruppo. D'altra parte il confronto prolungato con il Catechismo permetterà al gruppo di elaborare lentamente una sintesi della fede più organica e più vicina alla lettura che fa la Chiesa del mistero di Cristo e dell'uomo.
Il vero problema, rimane per ogni gruppo, individuare, più che le pagine da leggere, gli obiettivi, gli strumenti, i tempi, i cicli educativi attraverso cui far maturare i nuovi dentro il gruppo. Quale proposta complessiva si intende fare al giovane dai 16-17 anni ai 18-20 quando sarà in grado di maturare una scelta definitiva anche per quel che riguarda la fede? Quali contenuti della fede sviluppare lungo questo cammino? Da quali partire? Quali sottolineare con maggior insistenza?
Solo in un secondo tempo, o meglio solo dentro questo discorso di insieme, ha senso parlare del Catechismo, che sarà in effetti solo un momento, certo decisivo ma non l'unico, della maturazione di una identità cristiana. Sarà proprio questo progetto a indicare anche i «temi» del Catechismo da privilegiare di volta in volta nella riflessione di gruppo.
Un gruppo può, ad esempio, sviluppare un progetto di lettura a partire dal fatto che si vuole «stare insieme», affrontando i problemi che la vita stessa farà emergere e assumendosi progressivamente degli impegni di servizio ecclesiale e sociale. Leggere il Catechismo in un cammino come questo può portare successivamente alla lettura di pagine che toccano più da vicino e con un certo filo logico il bisogno di stare insieme e le speranze e perplessità che questo concretamente comporta, una lettura cristologica (la redenzione è ciò che rende possibile ogni «comunione» tra persone), ecclesiologica (lo stare assieme nel nome di Cristo come «segno» del regno di Dio), politica (il gruppo realizza nel tempo un progetto di incontro tra le persone che ritrova in Cristo la sua ispirazione e significato ed insieme la forza e la speranza per accettarne gli aspetti positivi e i limiti storici), liturgica (nella preghiera e nella liturgia si «celebra» la comunione in quanto dono di Dio e annuncio del «già» del Regno di Dio). Una lettura diversa può essere invece fatta da un gruppo che trova la sua ragion d'essere soprattutto nella lettura della parola di Dio e nella preghiera. A questo grup-; po il Catechismo può offrire una serie di riflessioni sulla nascita dei vangeli e sull'api proccio alla figura del Gesù storico, sulla chiesa come luogo in cui si accoglie e si celebra la parola, sul quotidiano come luogo in cui questa continua ad incarnarsi, sulla storia dell'umanità di cui la parola rivela lo spessore di salvezza in Cristo ed il suo essere già segno (e, in quanto segno, limite) del Regno di Dio.

Una lettura complessiva

Il Catechismo si propone come strumento culturale per una sintesi che introduca in modo critico nella fede facendo appello all'ascolto della parola di Dio e all'applicazione attenta della personale capacità razionale e permetta quindi al giovane di sostenere l'urto dei vari messaggi e stimoli ambientali e di costruirsi una visione sistematica della fede. Proprio per questo è importante che ad una lettura tematica succeda, appena il gruppo è in grado, una lettura di insieme che si preoccupi dell'approfondimento delle singole parti e dei collegamenti tra i vari temi, verso una sintesi complessiva della fede.
Anche a questo livello, in cui fra l'altro diventa ancor più decisivo lo studio personale, non basta proporre una lettura generica. Occorre sforzarsi di situare la lettura, precisando la chiave di lettura più rispondente alla situazione personale e di gruppo. Si tratta di un gruppo giovanile che vive un momento critico verso la fede e la Chiesa o di un gruppo alle soglie della maturità cristiana che lavora per delineare il quadro della identità del cristiano oggi? Il gruppo tende a polarizzarsi su temi sociopolitici da cui la fede viene emarginata o su un ascolto della parola di Dio che a fatica riesce a tradursi in lettura del quotidiano ed in elaborazione di progetti di intervento nell'ambiente in cui si vive?
È un gruppo che ha già chiarito il rapporto tra fede e decisioni morali o tende a scindere questi due momenti nelle valutazioni morali, in campo sociale e sessuale, nell'atteggiamento verso la realtà (borghesismo, radicalismo, consumismo)? Si tratta di un gruppo che è in grado di sostenere un lungo lavoro di tipo intellettuale o è un gruppo che è insofferente a riguardo e preferisce l'attività concreta?
Lettura personale e possibilità di confrontarsi in gruppo vanno programmate con una certa cura. Bisognerà pensare anche ad altri tipi di lavoro come potrebbero essere la ricerca su testi paralleli (la Bibbia anzitutto, ma anche dei dizionari biblici e teologici, i documenti del Concilio, gli ultimi documenti ecclesiali come la Enciclica Redemptor hominis di Giovanni Paolo II) ed il confronto con degli esperti dei vari temi. L'intrecciarsi dei vari metodi renderà non solo più vario e meno faticoso il lavoro ma anche più facile la interiorizzazione e la sintesi.

ALCUNE SCHEDE DI LETTURA A TEMI

Nel fare un «discorso» completo sulla fede il Catechismo opera una scelta che va tenuta presente come indicazione di massima per ogni scuola di fede.
Il Catechismo procede sviluppando di volta in volta un tema (la ricerca religiosa, la morte e resurrezione di Gesù, il rapporto uomo-donna, il senso della storia...), ma allo stesso tempo si sforza di mettere in luce l'unità profonda fra i vari temi, riprendendo, dove è possibile, ogni argomento alla luce degli altri.
Questo fa sì che per sapere, ad esempio, ciò che si dice sulla Chiesa, non è sufficiente leggere i capitoli che ne trattano direttamente. La Chiesa più che un tema che viene dopo altri temi è vista come dimensione interna di tutta la fede e come un filo sotteso in tutte le parti del Catechismo.
Una lettura del Catechismo richiede quindi che si proceda, sia in gruppo che da soli, attraverso il metodo della ricerca. Facendo sì, per continuare l'esempio, che il gruppo lavori cercando di mettere in luce tutto quello che nelle varie sezioni si afferma della Chiesa.
Con il metodo della ricerca si viene ad allargare, di volta in volta, dei cerchi concentrici, permettendo a chi lavora di ripercorrere da punti di vista sempre nuovi le linee di fondo del testo. I giovani sono impegnati allora non a leggere pagine dopo pagina (il che risulterebbe per molti una fatica insopportabile), ma ad un lavoro creativo e stimolante, capace di attivare il confronto interno al gruppo e la sintesi personale. Il rischio opposto è quello di una lettura a quiz, sul tipo domanda-risposta. Se, ad esempio, il problema che suscita interesse è quello politico, sarebbe limitante leggere solo il capitolo su Chiesa e politica, senza impegnarsi a situare il tema in un contesto più vasto che porterebbe ad allargare l'orizzonte a temi come l'annuncio del regno di Dio, l'atteggiamento del cristiano di fronte alle realtà terrene, il rapporto tra liberazioni umane e salvezza di Dio e così via. Ancora una volta si vede come anche il tema politico debba essere inteso più che un capitolo del Catechismo una dimensione che lo pervade per intero, così come lo pervade l'aspetto cristologico, ecclesiologico, morale, liturgico.
Presentiamo ora alcune possibili schede di lettura, seguendo un ordine che riprende solo genericamente l'itinerario del Catechismo e senza che si voglia dare una pista di lettura concatenata. Un lavoro che, invece, come detto più volte, va pensato su misura dei soggetti e dei gruppi.

La domanda religiosa

Il Catechismo si apre con una parte dedicata «alla ricerca» (religiosa) dove si intende approfondire l'urgenza ed il senso di una ricerca religiosa oggi.
Il discorso può sembrare a prima vista solo apologetico ma in effetti vuole delinear( un accostamento «critico» alla fede, necessario non solo per la maturità della fede ma anche per preparare dei cristiani che sappiano vivere in un mondo per tanti versa «irreligioso».
Le pagine dedicate a questo tema non sembrano facili. È forse la parte più intellet• tuale di tutto il catechismo. Descrive e risolve i problemi ad un livello che non sempre interessa i giovani, i quali più che sul piano della «cultura» e di ciò che altri hanno detto o dicono sulla religione, si muovono di preferenza sul piano delle loro domande esistenziali, senza sentire il bisogno di mettere in luce le ascendenze immedia te e lontane dei loro ragionamenti.
Una ricerca sulla domanda religiosa dovrebbe quindi essere studiata in modo di coinvolgere maggiormente l'esperienza spesso confusa e contraddittoria dei giovan in fatto di religione.
Il Catechismo apre tre piste di lavoro. La prima sa di sfida: sfida al qualunquismo relativismo culturale e soggettivismo in cui di fatto i giovani vivono e il cui peso I condiziona nella scelta dei valori e degli orientamenti di fondo della vita (cap. 1; cfr anche 3.3 e 3.4).
La seconda pista fonda una critica della religione analizzando i fenomeni culturali al la base della irreligiosità moderna (cap. 2): i cosiddetti maestri del sospetto e i nuovi dogmatismi di matrice ideologica, la mentalità scientista, la secolarizzazione... È soprattutto a questo punto che il discorso del Catechismo si risolve troppo sul piano culturale. Si tiene poco conto del fatto che se è vero che i giovani agiscono e parlano come se avessero letto Nietzsche o Marx, è ancor più vero che spesso sono impreparati e diffidenti appena la conversazione si innalza a livello filosofico.
La terza pista intende chiarire positivamente le basi antropologiche per una ricerca religiosa, il terreno cioè in cui può maturare una scelta di fede. La chiave di lettura che prevale è quella della speranza e dello scacco, che insieme caratterizzano la vite dell'uomo. In questa direzione si aprono ai gruppi molte possibilità per la ricerca. Tenendo conto, fra l'altro, che il Catechismo solo indirettamente riprende le tematiche esistenziali sulla nuova «domanda religiosa» dei giovani.
La complessità del discorso ed un certo atteggiamento di sfida (e di rivincita) su mondo moderno possono rendere difficile l'accostamento a queste pagine del Cate chismo, per altro molto ricche. C'è da chiedersi se in certi gruppi non sia preferibili ripensare in termini nuovi questa parte o rimandare ad un momento successivo la sua lettura, partendo quindi direttamente dallo studio sulla figura di Gesù Cristo

Incontro con Gesù Cristo

La parte dedicata alla figura di Gesù Cristo merita una riflessione accurata che non possibile in questo contesto. Ci limitiamo ad alcune indicazioni per la lettura. La completezza e lunghezza della trattazione è un ostacolo alla lettura ma insiemi un tentativo stimolante di rileggere in chiave cristologica i temi principali della fede Nella rilettura cristologica del discorso morale, del senso della chiesa nella storia della liturgia, del valore delle realtà umane viene indicato un metodo di lavoro chi dovrebbe essere sempre rispettato e messo in risalto.
Una ricerca in gruppo non può certo abbracciare di colpo tutto il vasto materiale o! ferto. Ancora una volta è importante che il gruppo scelga una angolazione tipica, ti] punto di vista originale con cui percorrere le molte pagine dedicate al Cristo. Facciamo degli esempi. «Davanti a Gesù»: ricerca sui vari atteggiamenti dei contemporanei di Gesù e degli uomini d'oggi (cristiani e non) davanti al suo mistero di uomo-Dio; «dalla risurrezione al Gesù prepasquale»: ricerca sulla rilettura che la comunità primitiva ha operato della vita del Cristo sull'onda della esperienza sconvolgente della sua risurrezione (ricomprensione in questa ottica dei miracoli, della sua vicinanza ai peccatori e agli emarginati, dell'autorità della sua parola, del susseguirsi dei titoli cristologici fino alla comprensione di Gesù come il Messia); «approccio critico-storico alla figura di Gesù»: ricerca sulla questione del Gesù storico nelle vicende della teologia, i risultati a cui si è oggi approdati; «il significato della croce nella esperienza di Gesù Cristo» (il suo atteggiamento verso la sofferenza e verso la morte; la logica della croce come logica pasquale)...
Una serie di ricerche ristrette come quelle accennate permetterà al gruppo di impossessarsi progressivamente di una chiave di lettura complessiva del mistero di Cristo. A partire da questa sarà più che mai utile una rilettura d'insieme, soprattutto personale.

Vivere nella Chiesa

Al tema della Chiesa viene evidentemente dato ampio spazio. Vi sono dedicati due interi capitoli.
Il cap. 18 Esistenza nella Chiesa vuole aiutare a scoprire il «mistero» invisibile della Chiesa incarnato in ciò che ognuno di noi può toccare con mano della Chiesa (strutture, istituzioni, ministeri, riti liturgici, tradizioni...) per passare dai pregiudizi (cfr 11.1.; 18.1) causati magari dalle deficienze della stessa Chiesa, al «nocciolo» della sua identità (18.1).
La chiesa è descritta in termini di «mediazione» a Cristo ed in termini «figura, anticipazione, segno e strumento» del nuovo popolo di Dio in gestazione attraverso tutta la storia (18.1), ad opera dello Spirito (18.4).
La chiesa è pertanto luogo di «celebrazione» della parola che è Cristo (18.3) e realizza il suo servizio alla storia costituendosi come «comunione» (18.5) e sorgente di impegno per un mondo più giusto. In vista di questi obiettivi stanno i ministeri, le strutture, le norme e i riti (18.6).
Una comprensione adeguata del tema chiesa è possibile tuttavia solo se si allarga l'orizzonte di ricerca e lo si collega con gli altri temi.
Un primo collegamento è necessario per chiarire il rapporto di continuità/discontinuità tra Chiesa e regno di Dio. Ci si può riferire al cap. 6 dedicato all'annuncio che Cristo fa del regno di Dio, soprattutto ai paragrafi 6.4 (La difficile immagine del regno) e 6.5 (La speranza giudaica del regno: la progressiva purificazione della attesa della salvezza). Si può concludere con «le parabole del regno» (10.6).
La Chiesa è presentata come continuatrice dell'azione liberatrice di Gesù. Al rapporto di continuità tra Cristo e Chiesa è dedicato tutto il cap. 11: Gesù ha fondato la chiesa? Il capitolo ripercorre la storia della salvezza per intravedere due costanti: da una parte il destino universale della salvezza di Dio (11.3) che raggiunge ogni uomo; dall'altra la missione singolare di una minoranza chiamata ad essere segno ed annuncio di quella salvezza. La chiesa è da comprendere in questa direzione: non è il tutto della salvezza, ma è il «sacramento della salvezza» (11.6).
A questo punto è possibile passare a temi più specifici: importanza e ruolo della liturgia nella comunità ecclesiale (18.6: la penitenza come riconciliazione ecclesiale), la chiesa e la politica (cap. 21: fede e politica, pluralismo politico dei cristiani, dottrina sociale della chiesa...), la chiesa locale come luogo prioritario di vita ecclesiale con tutti i problemi di partecipazione e corresponsabilità (18.7).

Quale identità/spiritualità per il giovane cristiano, oggi?

Tutto il Catechismo si propone di delineare la figura del giovane cristiano oggi. In questo senso esso è il tentativo della chiesa italiana di offrire ai giovani una architettura convincente della loro identità.
Rintracciare la struttura portante e gli atteggiamenti costitutivi di questa identità e spiritualità può essere una pista di lavoro molto stimolante.
Diamo velocemente alcune indicazioni.
Il capitolo più importante è il capitolo 17 dedicato alla Esistenza nella fede: credere è seguire Cristo nel vivere l'umano in modo nuovo (17.1). Credere implica una disciplina morale, ma non è riducibile a questa (17.2). È, invece, prima di tutto, una esperienza complessiva in cui entra la consapevolezza del «dono» di Dio e la scelta sempre più libera e cosciente dell'uomo (17.3).
Aver fede non significa solo credere in Dio; ma è anche dare nome alla speranza dell'uomo (17.4): la fede alimenta la speranza.
L'attesa di cieli nuovi e nuova terra chiarisce l'atteggiamento del cristiano verso le realtà terrene, i «beni penultimi» (17.4): la speranza educa ad essere ugualmente distanti dalla illusione e dalla disperazione (il «distacco cristiano»).
Sul tema «illusione-speranza» il Catechismo ritorna più volte. Tutto il cap. 4 è dedicato alla fame che l'uomo ha di speranza e al grosso rischio di illudersi di raggiungerla nella storia. Illusione e speranza nella politica (4.5; 21.4) e nell'amore uomo-donna (4.4).
La speranza determina, anche l'atteggiamento verso la storia ed il progresso (cap. 22).
L'agire del cristiano nella storia è modellato dalla «sequela Christi», che non è tuttavia da intendersi come un puro ripetere ciò che ha fatto Gesù Cristo ma richiede creatività nella sintesi tra i valori che egli ha incarnato e i problemi che l'oggi solleva (17.2).
La valutazione morale è frutto di alcune consapevolezze: coscienza anzitutto di peccato, perché nessuno è senza peccato (7.4.5.6.7 e 19.5: il peccato esclude la possibilità di «sentirsi giusti» e di autogiustificarsi) e coscienza, in secondo luogo, di essere «liberi in Cristo» (7.8: la novità di vita è dono di Dio). Il cuore nuovo e la nuova legge contro il moralismo della antica legge (19.7: libertà e legge secondo Paolo): il cri; stiano non si esprime in termini di «doveri imposti», ma di libertà, di dignità, di rei- sponsabilità. Alla base dell'agire sta la conversione che, da una parte, è frutto della risurrezione del Cristo ma dall'altra è anche condizione per credere la resurrezione (15.6).
Fede-speranza-carità: «di tutte più grande è la carità» (17.5): specifico del cristiano è la consapevolezza che l'amore ai fratelli non è solo un comandamento, ma è anche una «virtù teologale» (17.5). Il gesto umano di amore al prossimo è gesto di amore a Dio. Il tema del valore teologale dell'agire umano è ripreso più volte: nel contesto del regno di Dio che si estende a tutto l'umano (cap. 6) e nel contesto dell'impegno politico del cristiano (21.12).
Altro tema centrale per comprendere l'identità del cristiano è la croce. Il Catechismo propone un attento ripensamento della mistica della croce nei cap. 12 (La via della Croce) e nel cap. 14 (Il crocifisso). La ribellione moderna alla mistica della croce (14.1) deve portare ad un atteggiamento critico degli stessi cristiani (14.4). La croce va vista nella prospettiva della lotta per la liberazione e per il servizio (12.3: Prendere la propria croce; 12.5: Non per essere servito ma per servire).
Ma quale impegno nella storia? Una risposta va cercata in quanto già detto a proposito della speranza e illusione di fronte alle realtà umane, dall'amore alla politica, e nell'atteggiamento verso il progresso umano (cap. 22). Utili anche le riflessioni su «impegno» (lettura incarnazionista: fare) e «distacco» (lettura escatologista: aspettare) nel paragrafo 12.6. Altri atteggiamenti: il senso della preghiera, del silenzio e dell'ascolto continuo della parola di Dio (17.8), l'umiltà, la ricerca della verità e della autenticità (cap. 1: Il coraggio della verità).

L'agire morale del cristiano

Alcune brevi indicazioni sui temi che una ricerca sull'agire morale del cristiano dovrebbe toccare: la morale cristiana come «sequela Christi» (17.1.2); la «vita nuova» come sorgente di impegno per un nuovo stile di vita» (17.9); il messaggio morale alla luce dell'annuncio del Regno di Dio (6.3); la radicalità delle esigenze morali di Gesù nel momento in cui si fa vicino ai peccatori (7.3); il ruolo determinante della consapevolezza di peccato (7.4; 19.5); la «libertà» del cristiano come superamento di una morale dell'interesse e del dovere (19.3) e del legalismo morale (19.4); il riferimento alla comunità nella elaborazione delle scelte morali contro una morale individualista (18.6); l'esperienza morale della tradizione cristiana nel campo dei rapporti uomo-donna (cap. 20) e nel campo della giustizia sociale, economica, politica (cap. 21).

Liturgia e preghiera nella comunità cristiana

Per una ricerca in gruppo su preghiera e liturgia nella vita del cristiano vanno prese in esame le seguenti parti del Catechismo: l'intero capitolo dedicato alla eucaristia (cap. 21) presentata nel contesto della Pasqua di Gesù Cristo e della memoria che i cristiani ne fanno nel tempo; i paragrafi sulla riconciliazione come momento ecclesiale sia in quanto gesto che si attua nella comunità e da parte di una comunità, sia come gesto che ricostituisce la comunità (18.7); la missione originale della Chiesa nel tempo chiamata a «celebrare» la parola vivente che è Cristo (18.2); gli accenni, in questo contesto, al Battesimo come momento di risposta all'appello di Dio (18.2), alla liturgia in genere, all'anno liturgico, alla preghiera delle ore (18.3); le pagine dedicate alla importanza dell'ascolto fedele della Bibbia, del silenzio, della preghiera personale (17.6.7.8.); il "matrimonio come sacramento (cap. 26).
Anche il tema preghiera va a sua volta situato nel contesto più vasto del Regno di Dio che viene (cap. 6) e della festa di conversione che Cristo rende possibile con la sua vicinanza ai poveri e ai peccatori (cap. 7).
Altra pista di ricerca fondamentale è quella sul concetto stesso di sacramento. Da definire rileggendo le pagine su Cristo, la Chiesa, la parola, il valore teologale dell'agire umano, il paragrafo dedicato al matrimonio come sacramento (26.10).

Verso una sintesi delle «verità» essenziali della fede

La fede cristiana è un modo di vivere che si basa sulla «credenza» in alcune realtà-verità. Per una definizione di «fede» come conoscenza si veda il paragrafo 17.3. In un tempo in cui è frequente la riduzione della fede alle proprie convinzioni, in cui Gesù Cristo viene spesso ridotto ad un personaggio puramente umano ed in cui la stessa risurrezione è spesso misconosciuta, è importante che una scuola della fede conduca anche ad una «sintesi» delle verità della fede e a «formulare» in modo fedele alla tradizione e allo stesso tempo creativo i suoi contenuti.
Una traccia di lavoro viene offerta dal capitolo ultimo del Catechismo (Una formula breve per la fede). Vengono affrontati temi come l'unica fede e le diverse formulazioni culturali nei secoli (23.2), il senso dei dogmi (23.3; si veda anche, per una definizione di dogma, il cap. 17.3), la concentrazione e la gerarchia delle verità (23.4). Il capitolo si chiude con la presentazione delle varie formule della fede nella tradizione biblica, patristica e teologica.
In questa prospettiva è anche possibile studiare il capitolo 16 (una sintesi di teologia trinitaria al termine della lunga presentazione di Cristo come uomo e Dio ed anche il capitolo 15 sulla resurrezione.