L'ottava spirituale

Antologia di riflessioni

A cura di Maria Rattà

Creato23

Per la tradizione giudeo-cristiana, dire “creazione” è più che dire natura, perché ha a che vedere con un progetto dell’amore di Dio, dove ogni creatura ha un valore e un significato. La natura viene spesso intesa come un sistema che si analizza, si comprende e si gestisce, ma la creazione può essere compresa solo come un dono che scaturisce dalla mano aperta del Padre di tutti, come una realtà illuminata dall’amore che ci convoca ad una comunione universale.
(Francesco, Laudato si’, n. 76)

 IL CREATO: UN PROGETTO D’AMORE E DI BELLEZZA

* Ogni creatura è oggetto della tenerezza del Padre, che le assegna un posto nel mondo. Perfino l’effimera vita dell’essere più insignificante è oggetto del suo amore, e in quei pochi secondi di esistenza, Egli lo circonda con il suo affetto.
(Francesco, Laudato si’, n. 77)

* Dalle opere create si ascende alla grandezza di Dio, alla sua amorosa misericordia. È ciò che ci insegnano i Padri della Chiesa, nella cui voce risuona la costante Tradizione cristiana.
(Benedetto XVI, Udienza Generale, 9 novembre 2005)

La bellezza del creato

* L’uomo deve acquistare un’anima verginale, aperta alla bellezza, aperta al valore delle cose, perché tutte le cose gli parlino di Dio, lo riportino a Lui, siano sacramento del suo amore!
(Divo Barsotti, snt)

* I Vescovi del Canada hanno espresso bene che nessuna creatura resta fuori da questa manifestazione di Dio: «Dai più ampi panorami alla più esili forme di vita, la natura è una continua sorgente di meraviglia e di reverenza. Essa è, inoltre, una rivelazione continua del divino». I Vescovi del Giappone, da parte loro, hanno detto qualcosa di molto suggestivo: «Percepire ogni creatura che canta l’inno della sua esistenza è vivere con gioia nell’amore di Dio e nella speranza». Questa contemplazione del creato ci permette di scoprire attraverso ogni cosa qualche insegnamento che Dio ci vuole comunicare, perché «per il credente contemplare il creato è anche ascoltare un messaggio, udire una voce paradossale e silenziosa».
(Francesco, Laudato sì, n. 85)

Genova Nervi rid
Genova Nervi. Credits: Maria Rattà - 2007
 

* Non si può trascurare il valore estetico del creato. Il contatto con la natura è di per sé profondamente rigeneratore come la contemplazione del suo splendore dona pace e serenità. Forse più difficile, ma non meno intensa, può essere la contemplazione delle opere dell'ingegno umano. Anche le città possono avere una loro particolare bellezza, che deve spingere le persone a tutelare l'ambiente circostante.
(Giovanni Paolo II, Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace 1990)

* L'attività umana di arricchimento e di trasformazione dell'universo può e deve far emergere le perfezioni in esso nascoste, che nel Verbo increato hanno il loro principio e il loro modello.
(Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa, n. 262)

Il creato è un mistero gaudioso

* Che cosa vuol dire vivere un rapporto con la creazione?
Prima di tutto una capacità di stupefazione, di meraviglia. Se le cose non ti liberano da quella opacità, in cui l’anima tua si chiude, se non ti liberano da quell’angustia di cuore in cui l’uomo intristisce, da quella monotonia dell’esistenza che ogni giorno più pesa, vuol dire che non conosci le creature, perché le creature sono presenti nella tua strada precisamente perché ti debbono parlare di Dio che è eterna Novità ed è pura Bellezza, ed è infinito Amore.
(Divo Barsotti, Ascesi di comunione, San Paolo, 2007, p. 108)

* Oggi per l’uomo non è più così, ma la creazione deve ritornare ad essere paradiso di Dio. Un giorno lo sarà di nuovo, ma deve diventarlo già ora per noi.
Quando l’uomo calpesta un sassolino, quando vede appena appena tremare una foglia la vento… : il paradiso non è nulla di più! In quel sasso, in quella foglia già tutto il paradiso si rivela. Il Regno dei cieli è simile a un chicco di senapa, a un fiore, a una pietra. È presente in ogni punto, è presente nella creazione intera: basta che l’uomo sappia aprire gli occhi, sappia ascoltare attraverso ogni voce dell’acqua, del vento, la parola di Dio.
(Divo Barsotti, Ascesi di comunione, San Paolo, 2007, p. 109)

* Il mondo è qualcosa di più che un problema da risolvere, è un mistero gaudioso che contempliamo nella letizia e nella lode.
(Francesco, Laudato sì, n. 12)

Godere della bellezza

* Si può dire che un ricco possiede quello che ha, se di fatto non è cosciente di quanto possiede? E noi siamo divenuti incoscienti della bellezza dell’universo, incoscienti della purezza, della grazia della creazione nella quale Dio ci ha introdotti.
(Divo Barsotti, Ascesi di comunione, San Paolo, 2007, p. 100)

* Anche una goccia d’acqua dovrebbe essere per noi motivo di estasi! Anche una foglia, un insetto: è l’universo intero che è stato donato all’uomo perché ne goda.
(Divo Barsotti, Ascesi di comunione, San Paolo, 2007, p. 108)

Rosa rosaLa bellezza del creato nei colori della flora. Credits: Maria Rattà - 2011

* Credo che nessuno abbia goduto mai della bellezza dei campi, della freschezza delle acque, come ne godè san Francesco quando, all’arrivo di frate Masseo che gli aveva portato tanti tozzi di pane fresco, lo invitava a lodare Dio per tutto quello che gli aveva elargito: “O frate Masseo, noi non siamo degni di così grande tesoro”. “Padre carissimo – gli rispondeva frate Masseo -, come si può chiamare tesoro dov’è tanta povertà e mancamento di quelle cose che bisognano? Qui non è tovaglia né coltello né tagliere né scodelle né casa né mensa né fante né fancella”. Disse allora san Francesco: “E questo è quello che io reputo grande tesoro, ove non è cosa veruna apparecchiata per industria umana; ma ciò che ci è apparecchiato si è dalla Provvidenza divina, sì come si vede manifestatamente nel pane accattato, nella mensa di pietra così bella e nella fonte così chiara” (I Fioretti di san Francesco XIII). Frate Masseo non si era accorto ancora della sua ricchezza perché non era ancora povero.
(Divo Barsotti, Ascesi di comunione, San Paolo, 2007, p. 107)

Gesù e la bellezza del creato

* Il Signore poteva invitare gli altri ad essere attenti alla bellezza che c’è nel mondo, perché Egli stesso era in contatto continuo con la natura e le prestava un’attenzione piena di affetto e di stupore. Quando percorreva ogni angolo della sua terra, si fermava a contemplare la bellezza seminata dal Padre suo, e invitava i discepoli a cogliere nelle cose un messaggio divino: «Alzate i vostri occhi e guardate i campi, che già biondeggiano per la mietitura» (Gv 4,35). «Il regno dei cieli è simile a un granello di senape, che un uomo prese e seminò nel suo campo. Esso è il più piccolo di tutti i semi ma, una volta cresciuto, è più grande delle altre piante dell’orto e diventa un albero» (Mt 13,31-32).
(Francesco, Laudato sì, n. 97)

* Nel Suo ministero pubblico Gesù valorizza gli elementi naturali. Della natura Egli è non solo sapiente interprete nelle immagini che ama offrirne e nelle parabole, ma anche dominatore: il Signore la pone al servizio del Suo disegno redentore. Egli chiede ai Suoi discepoli di guardare alle cose, alle stagioni e agli uomini con la fiducia dei figli che sanno di non poter essere abbandonati da un Padre provvidente.
(Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa, n. 453)

LA LODE PER IL DONO DEL CREATO

Preghiera e creato

* Bisogna avere occhi limpidi per contemplare questo svelamento divino, ricordando il monito del Libro della Sapienza, che ci invita a «conoscere dalla grandezza e bellezza delle creature per analogia l’Autore» (Sap 13,5; cfr Rm 1,20). La lode orante sboccia allora dalla contemplazione delle «meraviglie» di Dio (cfr Sal 135,4), dispiegate nel creato e si trasforma in gioioso inno di lode e di ringraziamento al Signore.
(Benedetto XVI, Udienza Generale, 9 novembre 2005) 

San FrancescoS. Francesco, Chiesa di San Silvestro, Roma. Credits: Maria Rattà - 2012

* Quando ci si rende conto del riflesso di Dio in tutto ciò che esiste, il cuore sperimenta il desiderio di adorare il Signore per tutte le sue creature e insieme ad esse, come appare nel bellissimo cantico di san Francesco d’Assisi:

«Laudato sie, mi’ Signore,
cum tucte le tue creature,
spetialmente messor lo frate sole,
lo qual è iorno, et allumini noi per lui.
Et ellu è bellu e radiante cum grande splendore:
de te, Altissimo, porta significatione.
Laudato si’, mi’ Signore, per sora luna e le stelle:
in celu l’ài formate clarite et pretiose et belle.
Laudato si’, mi’ Signore, per frate vento
et per aere et nubilo et sereno et onne tempo,
per lo quale a le tue creature dài sustentamento.
Laudato si’, mi’ Signore, per sor’aqua,
la quale è multo utile et humile et pretiosa et casta.
Laudato si’, mi’ Signore, per frate focu,
per lo quale ennallumini la nocte:
ed ello è bello et iocundo et robustoso et forte».
(Francesco, Laudato sì, n. 87)

Sacramenti e creato

* I Sacramenti sono un modo privilegiato in cui la natura viene assunta da Dio e trasformata in mediazione della vita soprannaturale. Attraverso il culto siamo invitati ad abbracciare il mondo su un piano diverso. L’acqua, l’olio, il fuoco e i colori sono assunti con tutta la loro forza simbolica e si incorporano nella lode. La mano che benedice è strumento dell’amore di Dio e riflesso della vicinanza di Cristo che è venuto ad accompagnarci nel cammino della vita. L’acqua che si versa sul corpo del bambino che viene battezzato è segno di vita nuova. Non fuggiamo dal mondo né neghiamo la natura quando vogliamo incontrarci con Dio.
(Francesco, Laudato sì, n. 235)

* Sono quattro gli elementi della creazione con i quali è costruito il cosmo dei Sacramenti: l’acqua, il pane di frumento, il vino e l’olio di oliva. L’acqua come elemento basilare e condizione fondamentale di ogni vita è il segno essenziale dell’atto in cui, nel Battesimo, si diventa cristiani, della nascita alla vita nuova. Mentre l’acqua è l’elemento vitale in genere e quindi rappresenta l’accesso comune di tutti alla nuova nascita da cristiani, gli altri tre elementi appartengono alla cultura dell’ambiente mediterraneo. Questi tre elementi, da una parte, sono doni del creato e, dall’altra, sono tuttavia anche indicazioni dei luoghi della storia di Dio con noi. Sono una sintesi tra creazione e storia: doni di Dio che ci collegano sempre con quei luoghi del mondo, nei quali Dio ha voluto agire con noi nel tempo della storia, diventare uno di noi.
(Benedetto XVI, Omelia, 1 aprile 2010)

Duomo SquillaceParticolare del Tabernacolo del Duomo di Squillace. Credits: Maria Rattà - 2010

* L’Eucaristia unisce il cielo e la terra, abbraccia e penetra tutto il creato. Il mondo, che è uscito dalle mani di Dio, ritorna a Lui in gioiosa e piena adorazione: nel Pane eucaristico «la creazione è protesa verso la divinizzazione, verso le sante nozze, verso l’unificazione con il Creatore stesso». Perciò l’Eucaristia è anche fonte di luce e di motivazione per le nostre preoccupazioni per l’ambiente, e ci orienta ad essere custodi di tutto il creato.
(Francesco, Laudato sì, n. 236)

* Nel rapporto tra l'Eucaristia e il cosmo, infatti, scopriamo l'unità del disegno di Dio e siamo portati a cogliere la profonda relazione tra la creazione e la « nuova creazione », inaugurata nella risurrezione di Cristo, nuovo Adamo.
Ad essa noi partecipiamo già ora in forza del Battesimo (cfr Col 2,12s) e così alla nostra vita cristiana, nutrita dall'Eucaristia, si apre la prospettiva del mondo nuovo, del nuovo cielo e della nuova terra, dove la nuova Gerusalemme scende dal cielo, da Dio, « pronta come una sposa adorna per il suo sposo » (Ap 21,2).
(Benedetto XVI, Sacramentum Caritatis, n. 92)

L’OTTAVA SPIRITUALE
 
 
IL CREATO: UN PROGETTO D’AMORE E  DI BELLEZZA
 
Per la tradizione giudeo-cristiana, dire “creazione” è più che dire natura, perché ha a che vedere con un progetto dell’amore di Dio, dove ogni creatura ha un valore e un significato. La natura viene spesso intesa come un sistema che si analizza, si comprende e si gestisce, ma la creazione può essere compresa solo come un dono che scaturisce dalla mano aperta del Padre di tutti, come una realtà illuminata dall’amore che ci convoca ad una comunione universale.
(Francesco, Laudato si’, n. 76)
 
Ogni creatura è oggetto della tenerezza del Padre, che le assegna un posto nel mondo. Perfino l’effimera vita dell’essere più insignificante è oggetto del suo amore, e in quei pochi secondi di esistenza, Egli lo circonda con il suo affetto.
(Francesco, Laudato si’, n. 77)
 
Dalle opere create si ascende alla grandezza di Dio, alla sua amorosa misericordia. È ciò che ci insegnano i Padri della Chiesa, nella cui voce risuona la costante Tradizione cristiana.
(Benedetto XVI, Udienza Generale, 9 novembre 2005)
 
La bellezza del creato
 
L’uomo deve acquistare un’anima verginale, aperta alla bellezza, aperta al valore delle cose, perché tutte le cose gli parlino di Dio, lo riportino a Lui, siano sacramento del suo amore!
(DIVO BARSOTTI RINTRACCIARE LIBRO)
 
I Vescovi del Canada hanno espresso bene che nessuna creatura resta fuori da questa manifestazione di Dio: «Dai più ampi panorami alla più esili forme di vita, la natura è una continua sorgente di meraviglia e di reverenza. Essa è, inoltre, una rivelazione continua del divino». I Vescovi del Giappone, da parte loro, hanno detto qualcosa di molto suggestivo: «Percepire ogni creatura che canta l’inno della sua esistenza è vivere con gioia nell’amore di Dio e nella speranza». Questa contemplazione del creato ci permette di scoprire attraverso ogni cosa qualche insegnamento che Dio ci vuole comunicare, perché «per il credente contemplare il creato è anche ascoltare un messaggio, udire una voce paradossale e silenziosa». 
(Francesco, Laudato sì, n. 85)
 
Non si può trascurare il valore estetico del creato. Il contatto con la natura è di per sé profondamente rigeneratore come la contemplazione del suo splendore dona pace e serenità. Forse più difficile, ma non meno intensa, può essere la contemplazione delle opere dell'ingegno umano. Anche le città possono avere una loro particolare bellezza, che deve spingere le persone a tutelare l'ambiente circostante. 
(Giovanni Paolo II, Messaggio 1990)
 
L'attività umana di arricchimento e di trasformazione dell'universo può e deve far emergere le perfezioni in esso nascoste, che nel Verbo increato hanno il loro principio e il loro modello. 
(Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa, n. 262)
 
Il creato è un mistero gaudioso
 
Che cosa vuol dire vivere un rapporto con la creazione? 
Prima di tutto una capacità di stupefazione, di meraviglia. Se le cose non ti liberano da quella opacità, in cui l’anima tua si chiude, se non ti liberano da quell’angustia di cuore in cui l’uomo intristisce, da quella monotonia dell’esistenza che ogni giorno più pesa, vuol dire che non conosci le creature, perché le creature sono presenti nella tua strada precisamente perché ti debbono parlare di Dio che è eterna Novità ed è pura Bellezza, ed è infinito Amore. 
(Divo Barsotti, Ascesi di comunione, San Paolo, 2007, p. 108)
 
Oggi per l’uomo non è più così, ma la creazione deve ritornare ad essere paradiso di Dio. Un giorno lo sarà di nuovo, ma deve diventarlo già ora per noi.
Quando l’uomo calpesta un sassolino, quando vede appena appena tremare una foglia la vento… : il paradiso non è nulla di più! In quel sasso, in quella foglia già tutto il paradiso si rivela. Il Regno dei cieli è simile a un chicco di senapa, a un fiore, a una pietra. È presente in ogni punto, è presente nella creazione intera: basta che l’uomo sappia aprire gli occhi, sappia ascoltare attraverso ogni voce dell’acqua, del vento, la parola di Dio. 
(Divo Barsotti, Ascesi di comunione, San Paolo, 2007, p. 109)
 
Il mondo è qualcosa di più che un problema da risolvere, è un mistero gaudioso che contempliamo nella letizia e nella lode.
(Francesco, Laudato sì, n.  12)
 
Godere della bellezza 
 
Si può dire che un ricco possiede quello che ha, se di fatto non è cosciente di quanto possiede? E noi siamo divenuti incoscienti della bellezza dell’universo, incoscienti della purezza, della grazia della creazione nella quale Dio ci ha introdotti.
 (Divo Barsotti, Ascesi di comunione, San Paolo, 2007, p. 100)
 
Anche una goccia d’acqua dovrebbe essere per noi motivo di estasi! Anche una foglia, un insetto: è l’universo intero che è stato donato all’uomo perché ne goda. 
(Divo Barsotti, Ascesi di comunione, San Paolo, 2007, p. 108)
 
Credo che nessuno abbia goduto mai della bellezza dei campi, della freschezza delle acque, come ne godè san Francesco quando, all’arrivo di frate Masseo che gli aveva portato tanti tozzi di pane fresco, lo invitava a lodare Dio per tutto quello che gli aveva elargito: “O frate Masseo, noi non siamo degni di così grande tesoro”. “Padre carissimo – gli rispondeva frate Masseo -, come si può chiamare tesoro dov’è tanta povertà e mancamento di quelle cose che bisognano? Qui non è tovaglia né coltello né tagliere né scodelle né casa né mensa né fante né fancella”. Disse allora san Francesco: “E questo è quello che io reputo grande tesoro, ove non è cosa veruna apparecchiata per industria umana; ma ciò che ci è apparecchiato si è dalla Provvidenza divina, sì come si vede manifestatamente nel pane accattato, nella mensa di pietra così bella e nella fonte così chiara” (I Fioretti di san Francesco XIII).  Frate Masseo non si era accorto ancora della sua ricchezza perché non era ancora povero. 
(Divo Barsotti, Ascesi di comunione, San Paolo, 2007, p. 107)
 
Gesù e la bellezza del creato 
 
Il Signore poteva invitare gli altri ad essere attenti alla bellezza che c’è nel mondo, perché Egli stesso era in contatto continuo con la natura e le prestava un’attenzione piena di affetto e di stupore. Quando percorreva ogni angolo della sua terra, si fermava a contemplare la bellezza seminata dal Padre suo, e invitava i discepoli a cogliere nelle cose un messaggio divino: «Alzate i vostri occhi e guardate i campi, che già biondeggiano per la mietitura» (Gv 4,35). «Il regno dei cieli è simile a un granello di senape, che un uomo prese e seminò nel suo campo. Esso è il più piccolo di tutti i semi ma, una volta cresciuto, è più grande delle altre piante dell’orto e diventa un albero» (Mt 13,31-32).
(Francesco, Laudato sì, n. 97)
 
Nel Suo ministero pubblico Gesù valorizza gli elementi naturali. Della natura Egli è non solo sapiente interprete nelle immagini che ama offrirne e nelle parabole, ma anche dominatore: il Signore la pone al servizio del Suo disegno redentore. Egli chiede ai Suoi discepoli di guardare alle cose, alle stagioni e agli uomini con la fiducia dei figli che sanno di non poter essere abbandonati da un Padre provvidente. 
(Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa, n. 453)
La lode per il dono del creato
 
Preghiera e creato
 
Bisogna avere occhi limpidi per contemplare questo svelamento divino, ricordando il monito del Libro della Sapienza, che ci invita a «conoscere dalla grandezza e bellezza delle creature per analogia l’Autore» (Sap 13,5; cfr Rm 1,20). La lode orante sboccia allora dalla contemplazione delle «meraviglie» di Dio (cfr Sal 135,4), dispiegate nel creato e si trasforma in gioioso inno di lode e di ringraziamento al Signore.
(Benedetto XVI, Udienza Generale, 9 novembre 2005)
 
Quando ci si rende conto del riflesso di Dio in tutto ciò che esiste, il cuore sperimenta il desiderio di adorare il Signore per tutte le sue creature e insieme ad esse, come appare nel bellissimo cantico di san Francesco d’Assisi:
 
«Laudato sie, mi’ Signore, 
cum tucte le tue creature,
spetialmente messor lo frate sole,
lo qual è iorno, et allumini noi per lui.
Et ellu è bellu e radiante cum grande splendore:
de te, Altissimo, porta significatione.
Laudato si’, mi’ Signore, per sora luna e le stelle:
in celu l’ài formate clarite et pretiose et belle.
Laudato si’, mi’ Signore, per frate vento
et per aere et nubilo et sereno et onne tempo,
per lo quale a le tue creature dài sustentamento.
Laudato si’, mi’ Signore, per sor’aqua,
la quale è multo utile et humile et pretiosa et casta.
Laudato si’, mi’ Signore, per frate focu,
per lo quale ennallumini la nocte:
ed ello è bello et iocundo et robustoso et forte».
(Francesco, Laudato sì, n. 87)
 
SACRAMENTI E CREATO
 
I Sacramenti sono un modo privilegiato in cui la natura viene assunta da Dio e trasformata in mediazione della vita soprannaturale. Attraverso il culto siamo invitati ad abbracciare il mondo su un piano diverso. L’acqua, l’olio, il fuoco e i colori sono assunti con tutta la loro forza simbolica e si incorporano nella lode. La mano che benedice è strumento dell’amore di Dio e riflesso della vicinanza di Cristo che è venuto ad accompagnarci nel cammino della vita. L’acqua che si versa sul corpo del bambino che viene battezzato è segno di vita nuova. Non fuggiamo dal mondo né neghiamo la natura quando vogliamo incontrarci con Dio. 
(Francesco, Laudato sì, n.  235)
 
Sono quattro gli elementi della creazione con i quali è costruito il cosmo dei Sacramenti: l’acqua, il pane di frumento, il vino e l’olio di oliva. L’acqua come elemento basilare e condizione fondamentale di ogni vita è il segno essenziale dell’atto in cui, nel Battesimo, si diventa cristiani, della nascita alla vita nuova. Mentre l’acqua è l’elemento vitale in genere e quindi rappresenta l’accesso comune di tutti alla nuova nascita da cristiani, gli altri tre elementi appartengono alla cultura dell’ambiente mediterraneo. Questi tre elementi, da una parte, sono doni del creato e, dall’altra, sono tuttavia anche indicazioni dei luoghi della storia di Dio con noi. Sono una sintesi tra creazione e storia: doni di Dio che ci collegano sempre con quei luoghi del mondo, nei quali Dio ha voluto agire con noi nel tempo della storia, diventare uno di noi.
(Benedetto XVI, Omelia, 1 aprile 2010)
 
L’Eucaristia unisce il cielo e la terra, abbraccia e penetra tutto il creato. Il mondo, che è uscito dalle mani di Dio, ritorna a Lui in gioiosa e piena adorazione: nel Pane eucaristico «la creazione è protesa verso la divinizzazione, verso le sante nozze, verso l’unificazione con il Creatore stesso». Perciò l’Eucaristia è anche fonte di luce e di motivazione per le nostre preoccupazioni per l’ambiente, e ci orienta ad essere custodi di tutto il creato.
(Francesco, Laudato sì, n.  236)
 
Nel rapporto tra l'Eucaristia e il cosmo, infatti, scopriamo l'unità del disegno di Dio e siamo portati a cogliere la profonda relazione tra la creazione e la « nuova creazione », inaugurata nella risurrezione di Cristo, nuovo Adamo. 
Ad essa noi partecipiamo già ora in forza del Battesimo (cfr Col 2,12s) e così alla nostra vita cristiana, nutrita dall'Eucaristia, si apre la prospettiva del mondo nuovo, del nuovo cielo e della nuova terra, dove la nuova Gerusalemme scende dal cielo, da Dio, « pronta come una sposa adorna per il suo sposo » (Ap 21,2).
(Benedetto XVI, Sacramentum Caritatis, n. 92

 

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