Misericordia

verso la casa comune

Antologia di riflessioni

A cura di Maria Rattà

Mondomani

 

«La vita cristiana include la pratica delle tradizionali opere di misericordia corporali e spirituali. “Di solito pensiamo alle opere di misericordia ad una ad una, e in quanto legate ad un’opera: ospedali per i malati, mense per quelli che hanno fame, ostelli per quelli che sono per la strada, scuole per quelli che hanno bisogno di istruzione, il confessionale e la direzione spirituale per chi necessita di consiglio e di perdono… Ma se le guardiamo insieme, il messaggio è che l’oggetto della misericordia è la vita umana stessa nella sua totalità”.

Ovviamente la vita umana stessa nella sua totalità comprende la cura della casa comune. Quindi, mi permetto di proporre un complemento ai due tradizionali elenchi di sette opere di misericordia, aggiungendo a ciascuno la cura della casa comune.

Come opera di misericordia spirituale, la cura della casa comune richiede “la contemplazione riconoscente del mondo” (Enc. Laudato si’, 214) che “ci permette di scoprire attraverso ogni cosa qualche insegnamento che Dio ci vuole comunicare” (ibid., 85). Come opera di misericordia corporale, la cura della casa comune richiede i “semplici gesti quotidiani nei quali spezziamo la logica della violenza, dello sfruttamento, dell’egoismo […] e si manifesta in tutte le azioni che cercano di costruire un mondo migliore” (ibid., 230-231).

(Francesco, Messaggio per la celebrazione della Giornata Mondiale per la cura del Creato,

1 settembre 2016)

 

Premessa

LA CUSTODIA DEL CREATO
UN IMPEGNO DI MISERICORDIA CORPORALE E SPIRITUALE 

Rispondiamo all’invito di papa Francesco, provando a tracciare un piccolo vademecum sul tema curare la casa comune intesa come nuova opera di misericordia, da aggiungere all’elenco di quelle già note. Lo facciamo partendo dal presupposto che «la misericordia alla quale siamo chiamati abbraccia tutto il creato, che Dio ci ha affidato perché ne siamo custodi, e non sfruttatori o, peggio ancora, distruttori» [1] per cui «dovremmo sempre proporci di lasciare il mondo migliore di come l’abbiamo trovato (cfr Enc. Laudato si’, 194), a partire dall’ambiente in cui viviamo, dai piccoli gesti della nostra vita quotidiana» [2] , proprio come il pontefice affermò un anno fa.
C’è oggi una maggiore sensibilità al problema ambientale e alla causa animalista, probabilmente anche per via delle accresciute possibilità di informarsi su ciò che realmente succede nelle varie realtà del mondo, e anche grazie alle scoperte scientifiche, che sempre meglio aiutano l’uomo a comprendere la grandezza, la bontà, l’intelligenza (espressione dell’intelligenza di Dio) che anima tutta la creazione. C’è una maggiore consapevolezza delle leggi naturali che regolano lo sviluppo dell’universo intero e del nostro pianeta, eppure, nonostante questo, l’uomo non sembra in grado di vivere la propria relazione con il creato in termini di misericordia, anzi, «la parola e il concetto di misericordia sembrano porre a disagio l’uomo, il quale, grazie all’enorme sviluppo della scienza e della tecnica, non mai prima conosciuto nella storia, è diventato padrone ed ha soggiogato e dominato la terra (cfr Gen 1,28). Tale dominio sulla terra, inteso talvolta unilateralmente e superficialmente, sembra che non lasci spazio alla misericordia … » [3]. Spadroneggiare sul mondo innesca infatti nell’animo umano un complesso di superiorità: superiorità sulla natura, sugli altri uomini, superiorità addirittura nei confronti di Dio. L’uomo finisce così col ritenersi invincibile. Ma eventi naturali come terremoti o maremoti; cataclismi legati alle eruzioni vulcaniche e altri eventi simili, ricordano all’essere umano che questa presunta superiorità, in realtà, non esiste, ma si scontra con la dura realtà di una natura che si riprende – come si suol dire – quello che si cerca di strapparle, sovvertendone, non rispettandone le leggi o cercando di conviversi senza tenerne conto.
È allora necessario, oggi come ieri, che si risvegli o si ricrei nell’essere umano una coscienza che inviti alla custodia misericordiosa del creato, sapendo bene che questo corrisponde al disegno iniziale della creazione stessa, uscita dalle mani del Creatore; un disegno la cui armonia può permanere soltanto se l’uomo agisce - per così dire - in sinergia con la creazione, e non contrapponendosi a essa.
È questa una forma di responsabilità verso le generazioni passate e i loro sforzi, ma anche verso quelle future, che erediteranno quanto noi lasceremo. Emerge chiaramente che la misericordia verso il creato finisce col far convergere gli sforzi umani in un progetto più vasto di educazione integrale, che affianchi ecologia ambientale ed ecologia umana, in uno sforzo personale e collettivo per tutelare il diritto alla vita, la dignità e le relazioni umane, poiché, come anche il Magistero ricorda, il modo in cui l’uomo tratta il suo simile si riflette nella sua relazione il creato, e viceversa.
La misericordia verso il creato, inoltre, non solo può affiancarsi alle altre opere di misericordia aggiungendosi – nelle sue declinazioni proprie – come ottava opera spirituale e corporale, ma – in un certo senso – a ben pensarci le coinvolge tutte, diventandone anche presupposto perché, se da un lato una casa comune in salute, produttiva, pur se rispettata (e non sfruttata selvaggiamente) è spesso condizione necessaria affinché per l’esercizio della misericordia corporale (per es., per sfamare e dissetare gli uomini); d’altro canto, il tema della casa comune in chiave misericordiosa finisce con il chiamare in causa anche una forma di misericordia spirituale, indubbiamente fatta principalmente di contemplazione, come anche papa Francesco ha sottolineato nella Laudato sì, in cui si legge che «dalle opere create si ascende “fino alla sua amorosa misericordia”» [4], ma anche di preghiera, affinché l’uomo impari a rispettare la casa comune anche superando la tentazione dell’arricchimento facile, del tutto e subito, della mania di onnipotenza.

NOTE

[1] Francesco, Udienza Generale Interreligiosa, 28 ottobre 2015.
[2] Ibidem.
[3] Giovanni Paolo II, Dives in Misericordia, n.2.
[4] Francesco, Laudato si’, n. 77.

 

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