(NPG 1982-08-3)


Questo dossier continua la riflessione su «giovani e morale» iniziata nel dossier del mese di gennaio, alla ricerca della possibilità di fondare una proposta morale oggi. In quel dossier indicavamo alcuni punti di riferimento per la ricerca. Li riprendiamo velocemente.
Anzitutto il contesto: la crisi culturale, la differenziazione sociale, la secolarizzazione, la fragilità dei processi formativi, la soggettività e la centralità del desiderio, la frammentazione del comportamento...
Dentro la crisi si era posta la domanda: come educare alla morale i giovani?
Nel rispondere a questa domanda si è scelto di riconoscere la situazione di secolarizzazione, con la conseguente autonomia della ricerca morale rispetto alla fede. Una autonomia relativa, ma che richiede di individuare il «luogo» antropologico-culturale in cui ricostruire l'edificio morale.
La proposta educativa del dossier muove da queste considerazioni e trova nell'affermarsi della soggettività e nella riemergenza del tema della felicità questo luogo da cui ripartire per un nuovo cammino educativo.
Attraverso un processo che, mentre da una parte accoglie la ricerca di identità soggettiva e di felicità nei giovani, dall'altra si assume la responsabilità di stare vicino ai giovani per purificare la loro istanza morale
dalle ambiguità e consolidare il movimento di liberazione.
Ancora una volta, come si vede, il processo educativo inizia con una scommessa sulla attuale condizione sociale e giovanile. Come ogni scommessa i rischi non mancano. Ma non mancano neppure inedite possibilità di iniziare un nuovo cammino educativo. A conclusione di questa introduzione ricordiamo ancora due cose.
La prima è che nei due dossier sulla morale non si è voluto parlare dei «valori» dei giovani, cioè del «dover essere» a cui essi fanno riferimento, ma dei meccanismi che mettono in atto nelle loro valutazioni morali e dunque dei meccanismi attraverso cui passano dal «progetto di valori» agli atteggiamenti e comportamenti concreti.
La seconda, conseguente alla prima, è che i due dossier parlano non di alcuni aspetti morali specifici (come la morale sessuale o quella sociale), ma piuttosto del modo attraverso cui è possibile rifondare, nella sua globalità, una proposta morale con le nuove generazioni.
Il dossier di dicembre concluderà la nostra riflessione su «giovani e morale» con la presentazione di un «itinerario educativo» preparato da Riccardo Tonelli.

FATTI

Nel dossier di gennaio C. Penati aveva presentato e commentato i dati emersi nella ricerca Milanesi sulla domanda religiosa dei giovani a proposito degli atteggiamenti e comportamenti etici.
Franco Garelli offre invece, in queste pagine, una riflessione che va oltre i dati della indagine di Milanesi, alla quale egli stesso ha lavorato, per arrivare a delineare un quadro non solo descrittivo ma anche interpretativo della «morale dei giovani». A partire da questa scelta Garelli non si sofferma sui singoli valori presenti nel mondo giovanile a secondo delle attività e degli ambienti di vita, ma individua i meccanismi che guidano i giovani nella realizzazione, nella traduzione dei valori in stile di vita, e soprattutto il modello sottostante di costruzione della identità personale.
Ciò che è in gioco, secondo Garelli, prima di ogni comportamento e atteggiamento morale, è il processo di ridefinizione della propria soggettività, in una società molto differenziata al suo interno, che offre al giovane una pluralità di sistemi di significato entro i quali è difficile districarsi ed orientarsi.
Quali le conseguenze?
Le conseguenze si notano a due livelli: al livello della identità, dove prevale il principio dell'autorealizzazione e il formarsi di una «identità a debole intensità»; e al livello degli atteggiamenti e comportamenti etici, dove prevalgono alcune connotazioni a prima vista negative (morale del non-assoluto, della non-tensione, della non-perfezione), ma in realtà cariche di una nuova prospettiva etica, che supera i modelli tradizionali, di matrice cristiana ma non solo, e i modelli dell'impegno delineati dalla cultura umanistica, soprattutto marxista, in questi anni.
In questo contesto, lo stesso autore fa proprie e ripropone alcune domande a cui nella seconda parte il dossier proverà a rispondere.

PROSPETTIVE

Come già si è accennato, i due dossier sulla morale hanno impegnato la redazione in un lungo e paziente lavoro di équipe.
Al di sotto dei singoli articoli ci sono alcune scelte di fondo, espresse in un documento redazionale che hanno orientato la stesura. Ci è sembrato utile riportare il documento, quasi una grande bozza di ricerca. Infatti affronta, anche se solo per cenni, vari
aspetti del tema in esame non trattati dagli articoli sia di questo dossier che di quello precedente, e soprattutto offre il quadro, di insieme in cui gli stessi articoli vengono a collocarsi.
La sua lettura è così la condizione per cogliere il nesso logico dei dossier. Muovendoci nella prospettiva educativa il primo e più rilevante problema con cui ci siamo incontrati è stato la «rifondazione» dell'etica. È possibile, ci siamo chiesti, riformulare l'etica in una situazione di soggettivismo e di frammentazione del comportamento, come ha ricordato l'analisi di Garelli? E, se è possibile, come? A questo interrogativo basilare per una proposta morale oggi risponde il secondo contributo, di Giannino Piana, che in un primo momento ricerca le cause della crisi e i nodi critici emergenti, ed in un secondo momento delinea una mediazione tra «primato della coscienza », come luogo ultimo di insorgenza e di valutazione dell'eticità, e «necessità della norma», come luogo in cui la stessa soggettività si apre alla intersoggettività e al suo situarsi storico concreto.
L'attenzione alla soggettività, come luogo di rifondazione di una teoria morale è anche assunta come punto di partenza per una riformulazione della prassi educativa. In questa direzione il dossier prosegue con un contributo di Gatti. Se la morale è anzitutto misurata sul soggetto, questo soggetto va considerato nella sua concretezza sociologica e psicologica. Ciò significa che la morale definisce se stessa « dentro » la soggettività storica dei giovani. In questo modo essa si apre all'educazione vista non più come adeguamento dei singoli, al di là delle loro caratteristiche psicologiche e generazionali, ad una norma astratta, come luogo in cui il soggetto matura una coscienza e comportamento morale « relativi» alla sua condizione.

PER L'AZIONE

Nelle pagine precedenti si è indicato come è possibile riformulare la proposta etica in un tempo di crisi culturale e di identità, partendo dalla valorizzazione del desiderio e della soggettività.
La condizione ultima per questo processo è che la soggettività - pena il frantumarsi in modo irreparabile - maturi aprendosi alla oggettività rappresentata dalla interpersonalità e dalla situazione storico culturale.
Come tradurre in termini educativi questo orientamento?
Presentiamo tre riflessioni.
Come intendere anzitutto la soggettività e la sua liberazione?
A questo interrogativo risponde M. Pollo che intravede nella ripresa del flusso comunicativo tra giovani e cultura non solo g luogo del superamento del soggettivismo esasperato che sembra colpire alcune frange giovanili, ma soprattutto il luogo in cui la soggettività può dirsi in pienezza. Se un giovane non è inserito nella cultura, e quindi non entra nel mondo dei simboli, dei miti e delle immagini in cui l'uomo dice il senso ultimo della vita, non può decidersi responsabilmente ed in modo appassionato per la vita.
In un secondo intervento lo stesso M. Pollo esamina un'altra condizione per una corretta valorizzazione della soggettività. Egli vede l'educazione morale come relazione fondata, prima che sui contenuti da trasmettere, sull'atteggiamento di fondo tra adulti e giovani, atteggiamento che viene a costituire la «metacomunicazione»
educativa. Un adulto testimonia i valori non tanto per quello che dice o afferma, ma con quello che fa, con l'atteggiamento globale verso la vita.
In un terzo intervento G. Gatti, sviluppando le riflessioni proposte nelle pagine precedenti, riprende il discorso della differenziazione della proposta morale, in quanto la sua crescita è correlata con tutto lo sviluppo generale della personalità. Questa crescita, che l'autore esamina nell'arco della preadolescenza, adolescenza e giovinezza, è frutto della maturazione psicofisica del singolo soggetto, ma anche della interazione con l'ambiente e con il momento culturale.
Proprio questa attenzione al momento culturale conduce l'autore a indicare alcuni atteggiamenti e opzioni strategiche nell'educazione morale: credere nei giovani, nonostante tutto; fare proposte in termini di «vita quotidiana»; fiducia nella ragione; considerare il gruppo come luogo privilegiato di educazione morale.