Strumenti di animazione di gruppo

Inserito in NPG annata 1981.

 


(NPG 1981-07-78)

Introduzione

Un animatore può aver chiaro il suo ruolo, definito l'ambito, le competenze e le mete, ma spesso al primo impatto con il gruppo si scoraggia. I gruppi di adolescenti di oggi spesso sono disarmanti con quel misto di disponibilità e indisponibilità che esprimono quando si trovano in gruppo. Si inizia sempre con una discussione, ma nessuno parla; si fanno proposte, ma nessuno sembra partecipare; dicono tutti di sì, poi a uno a uno se la squagliano...
Erano tutte cose previste teoricamente, ma forse non in termini pratici.
In questo capitolo vogliamo offrire all'animatore alcuni strumenti per sentirsi una certa «sicurezza» quando vuol fare un dibattito o vuol interessare tutte le persone del gruppo, quando vuol far «passare» dei contenuti o approfondire il senso, quando vuole avventurarsi in qualche attività concreta.
Il problema grosso è quello di creare comunicazione coinvolgente.
Per questa non sono sufficienti le tecniche, ma spesso sono necessarie. Bisogna avere degli ideali, dei valori, una passione evangelizzatrice, ma anche delle «gambe» per renderli accessibili, per esprimerli, per farli diventare punti di riferimento, luoghi di confronto.
Quando l'animatore si è fatto un po' di esperienza e conosce bene il suo gruppo, inventa strumenti nuovi, abbandona quelli che raggiungono scarsamente i risultati.
Questo capitolo non va affrontato in se stesso, ma esperimentato durante tutto il corso, cioè utilizzato per accostare gli altri capitoli. In questa maniera è strumento per imparare e nello stesso tempo acquisizione per tradurre.
Alcune cose bisogna tener presenti quando si parla di tecniche o strumenti:
- i tempi di «apprendimento», soprattutto se si tratta di atteggiamenti, sono lenti e non frutto solo di tecniche
- le tecniche sono «insulse» se non c'è un progetto e un modello educativo.

 

Linguaggio verbale e linguaggio non-verbale

Ritorna il discorso della comunicazione ma in vista dei problemi concreti che ci pone. Non si può iniziare un gruppo, sentirsi a proprio agio senza instaurare un buon livello di comunicazione.

La parola è potere

Il mezzo espressivo e comunicativo che chiamiamo normalmente parola, e che serve tendenzialmente ad esprimere l'elaborazione di un pensiero logico, sia esso parlato o scritto, è di fatto ancora ai nostri giorni mezzo privilegiato per qualunque comunicazione: sembra quindi in sostanza che il problema si possa così enunciare: o si è capaci di usare la parola o si è esclusi dai circuiti di comunicazione; o si... «ragiona» o si è destinati ad ascoltare, e subire soltanto la parola pronunciata dagli altri.
Solo chi possiede la parola ha potere: gli altri sono oppressi e sfruttati dal potere della parola.

Il linguaggio non-verbale

Anche se la parola ha questo posto privilegiato nella comunicazione umana, l'uomo non comunica solo con il linguaggio orale. Bisogna dare il giusto spazio ai linguaggi non verbali.
Si tratta quindi di far entrare negli abituali circuiti di comunicazione le «comunicazioni» appunto, i messaggi espressi ad esempio con il gesto, con gli atteggiamenti, con il silenzio, con lo sguardo, con i riti collettivi, con il segno grafico, con la musica o il canto, con qualunque forma di espressione «artistica», con il proprio modo di essere e di sembrare, con i propri desideri e non solo con i propri pensieri, con la persona globalmente presa insomma.
Sembra logico e conseguente affermare che più larghi e articolati, differenziati, saranno i mezzi e i codici della comunicazione, più numerosi, articolati e differenziati saranno i processi comunicativi tra le persone.

Due premesse

Non si può fare una presentazione degli strumenti della vita di gruppo senza prima porre due premesse fondamentali.
Gli strumenti, i metodi, le tecniche non sono sganciati dagli obiettivi, che il gruppo si è dato e tende a conseguire. Anzi la scelta di uno strumento o di una tecnica di lavoro viene effettuata in base all'obiettivo che in quell'incontro o in quel momento della vita del gruppo si vuole raggiungere.
Parlando di strumenti e di tecniche si pone in primo piano la figura dell'animatore, o comunque di chi, pur non qualificandosi come animatore, di fatto si assume la responsabilità dell'andamento del gruppo, si fa carico dei problemi che emergono e fa proposte.
Il gruppo in sé, nella maggioranza dei casi per i giovani e nella totalità dei casi per gli adolescenti, non è in grado di programmare e di gestire il proprio cammino.
L'uso di alcuni strumenti presuppone quindi la presenza di un animatore-educatore che, avendoli sperimentati personalmente in situazioni di gruppo, sa coordinare il lavoro, aiutando così il gruppo a raggiungere l'obiettivo.
È indispensabile che l'animatore si prepari anche dal punto di vista psicologico e tecnico, per essere in grado di condurre il gruppo e di rivedere e riqualificare il suo ruolo e la sua capacità propositiva.
Segue un elenco piuttosto tecnico di strumenti, perché non avendo davanti gli obiettivi concreti, le tappe e la metodologia di base, non può essere altro che così.


Per arricchire la comunicazione

Fotolinguaggio

È uno strumento che aiuta i componenti il gruppo ad esprimersi e a comunicare, prima attraverso le immagini e poi verbalmente. La comunicazione con immagini è più ricca del linguaggio verbale perché lascia spazio al sentimento, alla emotività, alla simbologia e alla fantasia.
Inoltre, dal punto di vista puramente tecnico, il fatto di scegliere una foto o più foto mette tutti i componenti sullo stesso piano, evita l'impaccio dei silenzi prolungati e non permette ai più loquaci di imporsi subito come figure prevalenti nel gruppo.
Può servire per innescare ed attivare una discussione, oppure come metodo di presentazione di sé e del proprio stato d'animo, oppure per affrontare un tema specifico, ampliandolo e sviluppandolo con le immagini che lasciano spazio alle interpretazioni più diverse. Oppure può sbloccare una conversazione troppo cervellotica ed intellettualistica rendendo i concetti più fluidi e più elastici.
Le fotografie possono essere a colori o in bianco e nero; la grandezza media è di cm 15x18 oppure anche più piccole, ma non troppo. Devono essere di più tipi: rappresentative della realtà, simboliche e astratte.
Non devono essere precedentemente selezionate in base al tema, altrimenti si direziona la scelta e si limita la comunicazione. È bene averne più serie, in modo da non far lavorare il gruppo sempre con quelle foto.
Alcune si possono comperare (tutta la serie LDC), ma la maggior parte sono da ritagliare dalle riviste.
Come si usano. Sono moltissimi i modi in cui si usano le foto. Indichiamo modi semplici e comuni.
1. Si procede in silenzio alla scelta di una o più immagini in riferimento al tema proposto dall'animatore. Dopo alcuni minuti, quando tutti hanno scelto (è bene a volte porre un limite di tempo perché alcuni non si decidono mai), si dà inizio al lavoro di interpretazione-discussione. Per allargare al massimo la comunicazione e il ventaglio delle interpretazioni o ipotesi, è meglio che su ogni foto si esprimano prima gli altri membri del gruppo e per ultimo colui che l'ha scelta. Questo gli permette di arricchirsi dei contributi altrui e di servirsene per conoscersi.
Oppure può anche essere che l'interessato interpreti la sua fotografia con l'aiuto o le domande degli altri (questo secondo modo è più sbrigativo ma facilita poco la discussione).
2. Sempre in silenzio, dopo che l'animatore ha dato il tema del fotolinguaggio, si fa un «discorso» attraverso le fotografie. Il primo pone sul tavolo la foto che ha scelto, il secondo ne accosta un'altra in risposta alla prima o in relazione, e così via finché ce n'è a sufficienza per iniziare l'analisi-interpretazione, sempre facendo intervenire più persone sulla stessa foto. L'animatore avrà cura di:
- mettere in luce le problematiche che emergono, rilanciandole al gruppo perché ne discuta
- buttare sul tappeto aspetti importanti che non sono emersi
- intervenire per ampliare ed allargare il discorso a più ipotesi, non fare mai interventi-giudizio sulle persone (es.: l'hai scelta perché sei così così così...).

Associazioni libere

Ogni componente del gruppo esprime a voce o per iscritto le prime parole che gli vengono in mente su una parola-stimolo o sul tema proposto (sostantivi-verbi-aggettivi-interiezioni-esclamazioni-piccole frasi...). Di solito quando si scrivono su un foglietto implicano di più la persona, mentre quando si esprimono di getto a voce implicano di più il gruppo, dal momento che ognuno sente quelle degli altri e ne è senz'altro condizionato.
Questo strumento serve per evitare le facili razionalizzazioni del linguaggio verbale, per dare l'avvio all'approfondimento di un problema, o per sbloccare la comunicazione quando ristagna o è troppo cervellotica o si è limitata ad un dialogo a due.
Può servire anche prima di fare una relazione al gruppo per saggiare le impressioni e le conoscenze sull'argomento. Data la parola-stimolo sul tema, ognuno interviene a ruota libera, oppure prima fa la sua associazione e poi indica un altro del gruppo, il quale a sua volta chiama un altro e così via.
Segue anche qui una interpretazione-discussione se si desidera approfondire; in caso contrario le associazioni saranno servite solo da sblocco, da sfogo o per dare il «la» ad un certo lavoro.
Se si propone di scriverle, devono poi essere lette, interpretate e discusse.

Disegno di gruppo

Anche in questo caso ci si avvale prima del linguaggio simbolico dell'immagine attraverso il disegno. E un modo di comunicazione tra le persone che ancora una volta mette alla pari i componenti di fronte al lavoro da fare, favorendo i meno pronti nel linguaggio verbale.
Può essere d'avvio ad una discussione su un tema, può aiutare a verificare la situazione in cui si trova il gruppo o come è percepita e vissuta da ognuno (es. disegno di gruppo su «Il gruppo» oppure «Il campo-scuola», ecc.).
Occorrono un cartellone bianco grande o una lavagna bianca e pennarelli di vari colori.
In silenzio, seguendo la disposizione in cui si è seduti, ognuno si alza quando è il suo turno e disegna quello che gli viene in mente sul tema scelto.
Di solito si fanno due giri (cioè ogni persona disegna due volte), poi si lascia ancora la possibilità di disegnare a chi voglia completare, aggiungere, cancellare, ecc. (escludere dal disegno parole e frasi).
Segue quindi la interpretazione del disegno a ruota libera, cercando inizialmente di analizzare il disegno nella sua globalità: cosa suscita, come è stato vissuto, immagini, impressioni, sensazioni, idee. Anche in questo caso è bene che chi ha eseguito un certo disegno intervenga per ultimo, dopo aver dato agli altri libero spazio di interpretazione. Gli altri sono lo specchio della nostra comunicazione.
Molte volte ci si accorge di aver comunicato qualcosa che nessuno ha colto. Spesso le interpretazioni degli altri ci aiutano a scoprire motivazioni e bisogni che non sono del tutto al livello della consapevolezza e che gli altri mettono in luce. L'animatore naturalmente deve guidare l'analisi del disegno e la discussione di gruppo, seguendo i criteri già sottolineati per il fotolinguaggio e per la discussione.

Tecniche di presentazione

Sono giochi molto semplici che sostituiscono il tradizionale modo di presentarsi: nome, provenienza, attività...
Possono servire soprattutto nei primi incontri di un gruppo, ma anche in occasione dell'arrivo di persone nuove al gruppo.
- Presentarsi con una fotografia (l'animatore ne avrà predisposte molte sul tavolo) e poi procedere al solito con l'interpretazione delle immagini.
- Esprimere con una fotografia il proprio stato d'animo del momento e procedere alla interpretazione.
- Ognuno si presenta come se fosse un corso d'acqua, o un treno, o il sole, o un animale, e parlando in prima persona, dice al gruppo dove si trova, come è, cosa fa, dove sta andando e perché, chi incontra, ecc... (es.: io sono un ruscello, scendo dall'alto, le mie acque sono pulite o inquinate, mi piace far rumore, ecc.).
- Presentarsi con una sola parola, quella che si vuole, per far conoscere al gruppo qualcosa di sé.
- Presentarsi con un gesto che si fa spesso d'abitudine o con un gesto che si ritiene significativo.
- Dopo il solito giro di nomi (ognuno ha detto il suo nome) si fa un giro per imparare i nomi degli altri. Inizia il primo dicendo il suo nome; il secondo dice il nome di quello prima di lui e il suo; il terzo dice il nome del primo, del secondo e il suo e così avanti fino a conclusione del giro. IL interessante rilevare che questi modi di presentazione, oltre ad essere maggiormente comunicativi, sono utili ad un animatore attento, che può cogliere già alcuni aspetti delle varie personalità, alcuni modi di fare, o di farsi accettare. Non deve però fidarsi troppo della prima impressione.

Mimo e drammatizzazione

Questo tipo di linguaggio comunicativo coinvolge tutta la persona, corporeità, fantasia, creatività, pensiero, emotività. Può servire a mettere in evidenza alcune situazioni particolari di vita e d'ambiente, che risulterebbero meno coinvolgenti se comunicate solo verbalmente.
Si può drammatizzare una scena di vita familiare, scolastica, di lavoro, una parabola, una vicenda accaduta, ecc. Si può mimare una canzone, un brano, un passo della Parola di Dio, per renderli anche visivamente concreti e attualizzati.
Ci sono naturalmente alcune resistenze ad usare queste tecniche di comunicazione, perché non siamo abituati a valorizzare il linguaggio del corpo.
Assumere dei ruoli, esprimersi anche in modo non-verbale, organizzarsi e dividersi le parti, sono attività che favoriscono l'apertura e lo sviluppo delle singole personalità e nello stesso tempo incrementano lo spirito di gruppo, la collaborazione, l'ascolto reciproco.
Quando le drammatizzazioni non hanno solo lo scopo di divertire, è bene siano seguite da discussioni. In alcuni casi invece le «scenette» possono costituire la concretizzazione di problemi affrontati insieme in gruppo, visualizzare alcuni aspetti o essere volutamente delle caricature.
L'animatore deve essere attento alle persone e al loro modo di esprimersi: capita spesso che in queste occasioni si scoprano ragazzi o ragazze che si destreggiano meglio in questo tipo di linguaggio che non in quello verbale.
L'animatore deve saper valorizzare le ca-
pacità che emergono, evitando però che si costituiscano ruoli fissi (es. chi è capace di far ridere diventa il giullare del gruppo ed è accettato solo per questo o da lui non ci si aspetta altro che questo).
La tematica della riscoperta del corpo e del suo linguaggio è letteralmente esplosa in questi ultimi anni. C'è chi dice che è già «inflazionata». Può darsi. Resta il fatto che è senz'altro liberante ed arricchente per chiunque dilatare la propria capacità comunicativa riscoprendo le potenzialità espressive del linguaggio corporeo.

 

Per approfondire dei contenuti

Gruppo di discussione su un questionario

È il classico strumento che si usa per iniziare e facilitare la discussione su un problema scelto.
È importante stilare le domande in modo da far riferimenti, prima che alle idee teoriche sull'argomento, alle impressioni, alle sensazioni, alla esperienza che ognuno ha del fatto discusso.
Inoltre è utile formulare le domande in modo che non si debba rispondere con un sì o con un no, ma che la risposta debba essere necessariamente più ampia e costringa l'interessato ad esprimere motivazioni e convincimenti.

Relazione o comunicazione di contenuti

Ci sono momenti in cui si richiede l'intervento di qualcuno perché faccia una proposta di contenuti, o un'analisi approfondita o presenti alcuni aspetti di un problema. È indispensabile che questa comunicazione non piova sui partecipanti a senso unico, ma che preliminarmente si senta la loro voce attraverso l'uso di altri strumenti (fotolinguaggio-associazioni libere -questionario problematico di approccio al tema - disegno di gruppo).
Questo vuol dire che ci vorrà sempre, prima di una relazione, un momento di gruppo in cui ciascuno personalmente possa accostarsi all'argomento e far emergere la sua esperienza in proposito, la sua sensibilità, i suoi problemi e le sue difficoltà. Questo modo di procedere facilita poi l'ascolto della relazione, sintonizza, si può dire, con quanto verrà proposto; inoltre la conoscenza di quanto è emerso dal gruppo o dai gruppi è di estrema utilità al relatore, che può agganciarsi alla realtà concreta delle persone, evitando una lezione cattedratica astratta.

Discussione di gruppo

Può sorgere spontaneamente, può scaturire da un confronto con qualche testo o qualche audiovisivo, può essere la seconda fase di un lavoro iniziato con altre tecniche (foto-associazioni libere - disegno di gruppo - questionario).
L'animatore in qualunque caso deve guidare la discussione:
- richiamando il tema o lo scopo della discussione qualora si accorga che sfugge
- valorizzando ogni intervento, soprattutto di coloro che partecipano con difficoltà
- rilanciando al gruppo gli aspetti emersi perché li veda anche in altre prospettive e li approfondisca ulteriormente
- intervenendo sempre in senso estensivo del discorso e mai restrittivo, avanzando ipotesi che magari non sono emerse
- passando all'uso di altri strumenti non-verbali se vede che le persone non partecipano o non riescono a sostenere il tono della discussione.

Interviste-inchiesta

È uno strumento che il gruppo può usare per allargare la discussione interna al gruppo, per la analisi di situazioni o della sensibilità della gente su un argomento. È comunque uno strumento efficace per mantenere il contatto tra gruppo e comunità più ampia, tra la problematica del gruppo e la problematica in genere della condizione giovanile. Proietta il gruppo verso l'esterno e aiuta a leggere la realtà, poiché le risposte o i dati devono essere sintetizzati, letti e discussi.
Per un gruppo di adolescenti è più facile una inchiesta attraverso interviste registrate che non attraverso questionari scritti, perché è minore la mole dei dati, meno difficoltoso elaborarli e sintetizzarli. Anche se il campione degli intervistati non sarà statisticamente significativo, bisogna fare i conti con le reali capacità degli adolescenti, che non sempre sono costanti e capaci di portare a termine un lavoro lungo e elaborato.
Naturalmente anche per effettuare delle interviste occorre che il gruppo prepari una scaletta di domande o di provocazioni, in base all'obiettivo della piccola inchiesta. Bisogna avere chiaro prima che cosa si vuole far emergere: dati statistico-quantitativi, oppure sensibilità-mentalità, oppure valori-credenze, oppure atteggiamenti-reazioni-pregiudizi, oppure i problemi più drammatici di una realtà, ecc.

Studio di gruppo

Anche se può essere a volte pesante, bisogna aiutare gli adolescenti a leggere e a studiare.
Si può suddividere il lavoro tra alcuni gruppetti che poi si impegnano a portare il loro studio a conoscenza di tutti, attraverso strumenti vari (cartelloni, foto, registrazioni, relazioni di sintesi).
É chiaro che questo obiettivo dovrebbe essere tipico della istituzione scolastica. Ma visto che la scuola oggi non forma questa capacità e questo interesse, l'animatore deve stimolare il gruppo anche a questo tipo di impegno formativo.
L'obiettivo è anche quello di cogliere che, per crearsi uno spirito critico, occorre prima di tutto essere informati e confrontare continuamente opinioni e idee nel gruppo.

Philips 6x6

Il Philips 6x6 (dal nome dell'inventore) è un metodo di lavoro molto efficace, quando il gruppo di discussione è numeroso e si desidera giungere presto a «raccogliere» il parere di tutti i partecipanti.
Il gruppo si divide in piccoli sottogruppi (5 o 6 membri). Essi lavorano su un problema concreto per 5 o 6 minuti. Velocemente si mettono in comune le conclusioni.
Dall'assemblea si torna nuovamente in sottogruppo, per fare il punto, partendo da quello che si è ascoltato.
E così di seguito, fin tanto che non si giunge a problemi concreti e condivisi, a suggerimenti comuni (di maggioranza e di minoranza).
Un ruolo importante spetta all'animatore,
il quale deve aiutare soprattuto a rilanciare nei sottogruppi il materiale che essi hanno presentato all'assemblea nelle successive relazioni.
É importante poter rappresentare visivamente i punti comuni, per evitare di ripetere il cammino già percorso (lavagna, tabelloni...).

La buzz-session

Un uditorio, pur restando fermo, si divide in numerosi piccoli gruppi, per discutere su un argomento o per fare qualche cosa. Una buzz-session non dura che pochi minuti. É adatta per un lavoro semplice, come, per esempio, fare una domanda o due al conferenziere. Una volta conclusa la buzz-session, dopo aver raccolto il risultato del lavoro dei piccoli gruppi, la conferenza continua.
La buzz-session permette di ottenere in brevissimo tempo molte opinioni, domande o proposte; ogni membro dell'uditorio vi trova la possibilità di esprimersi; l'uditorio può esprimere i suoi bisogni e interessi.
Importante: una buzz-session è adatta soltanto per compiti semplici.
Il principio della buzz-session è lo stesso della tecnica chiamata Philips 6x6 (gruppo di 6 membri che parlano per 6 minuti). Ma la buzz-session è una tecnica più elastica del Philips 6x6.

Il brainstorming

Il brainstorming è un'espressione spontanea di idee pertinenti in rapporto alla questione che motiva l'adunanza. Per un periodo di tempo da 5 a 15 minuti tutte le idee sono liberamente espresse, senza legame necessario delle une con le altre. Le si accettano così come sono, senza cercare di valutare la loro qualità né di portare alcun giudizio (in questa fase).
Il brainstorming è molto utile per redigere una specie di inventario di tutte le idee rappresentate nel gruppo in relazione ad un problema o alla sua soluzione.
Ognuno può partecipare.
Esiste una tecnica simile chiamata luogo di parola collettiva. Il principio è quello del brainstorming. Non si tratta di lanciare una discussione, ma di dire, quando si vuole e come si vuole, ciò che si pensa sull'argomento. I partecipanti si mettono in cerchio per vedersi bene: questo è molto importante. Il ruolo dell'animatore è di dare la parola quando è richiesta e, presentandosi l'occasione o alla fine, di fare una sintesi delle opinioni enunciate.
Queste sedute, che possono durare fino a due ore, sembrano essere sempre luoghi abbastanza straordinari di espressione di opinioni e di compartecipazione. Le persone, in effetti, non si esprimono davanti al gruppo ma nel gruppo, con le loro parole, spesso lontane dai termini scientifici, ma molto più vicine alla realtà vissuta ogni giorno. Questa tecnica sembra particolarmente adatta per formare, a poco a poco, senza discussioni interminabili, per il semplice fatto che ognuno esprime le proprie opinioni, l'opinione di un gruppo riguardo ad un preciso argomento.
La stessa tecnica può essere utilizzata con successo per prendere una decisione di gruppo di fronte ad una situazione precisa. Questo fatto sembra dovuto al clima molto marcato di ascolto, che permette a ciascuno di ricevere veramente le parole degli altri e che tutti insieme camminino a poco a poco man mano che procedono gli interventi. Interventi tanto più veri, in quanto ognuno si sa immediatamente accettato senza alcun giudizio da parte degli altri.

Lettura e analisi dei quotidiani

Può essere un altro efficace strumento di contatto e ascolto della realtà.
Nello stesso tempo può aiutare ad aprire gli occhi sulla problematica dei mass-media e iniziare ad una lettura critica.
È possibile scegliere un fatto del giorno e confrontare in che modo è data l'informazione sui vari quotidiani, sia di partito sia d'opinione.
É importante stabilire dei criteri d'analisi: - spazio occupato dall'articolo (quale pagine, quante colonne, quale evidenza ha)
- rapporto tra titolo e contenuto dell'articolo (coerenza, titolo eclatante, incoerenza o quasi estraneità tra il titolo e ciò che dice l'articolo)
- modo di informazione (fornisce solo i dati dell'accaduto, li situa in un contesto più ampio e documentato, mescola informazione e commento-giudizio, mette prima la sola informazione e poi il commento e l'interpretazione)
- quale può essere l'informazione più corretta? (dato per certo che non esiste l'oggettività neutrale in assoluto)
- quale tipo di informazione lascia più spazio al lettore?
- scoprire l'utilità di leggere più quotidiani per avere una informazione più completa e meno parziale (scoperta del legame politico-economico che condiziona l'informazione).

Lettura e analisi di riviste e rotocalchi

In questo caso è più difficile confrontare le notizie. È più agevole attraverso una lettura comune, aiutati magari da un questionario, esaminare modelli, valori, concezioni (di uomo, di donna, del lavoro, del tempo libero, della famiglia, della religione, ecc.) che vengono proposti.

 

Per l'attività pratica e culturale

Campi di raccolta - di lavoro - campeggi -campi-scuola

Sono strumenti nel senso che spesso costituiscono il momento di lancio del gruppo. È sperimentando concretamente la vita accanto agli altri e condividendo alcune situazioni che ci si accorge poi anche della validità di una proposta di gruppo.
Mentre a volte queste esperienze «forti» possono far nascere un gruppo, costituiscono quasi delle tappe necessarie per la vita del gruppo.
Aiutano il gruppo a prendere coscienza di sé come entità gruppale, possono servire da ricarica, da verifica oppure essere un momento di servizio e di uscita all'esterno del gruppo.
Inoltre ci sembra finito il tempo in cui i gruppi spontanei si ritrovavano a discutere per ore e ore. Oggi i gruppi di adolescenti riescono a fare un cammino se l'animatore si cura di fare proposte che implicano attività fisica, manuale, organizzativa oltre che di riflessione e di approfondimento.
Occorre recuperare il senso del fare insieme manualmente un lavoro, un servizio, una esperienza, se l'animatore vuole rispondere ai bisogni reali degli adolescenti.

Recital

È una rappresentazione che ha lo scopo di comunicare all'esterno del gruppo qualcosa che è sentito e vissuto dal gruppo stesso.
Richiede molta preparazione e una vita di gruppo intensa, per l'approfondimento del messaggio da proporre, per l'organizzazione dei mezzi visivi e audiovisivi, musicali e verbali di cui si avvale di solito un recital.
Alcuni gruppi si sono costituiti dopo aver preparato insieme un recital, proprio perché hanno sperimentato lo stare insieme concretamente. Altri invece sono morti, terminato il recital, perché non hanno saputo darsi un nuovo scopo di gruppo o non c'è stato un animatore che ha fatto proposte chiare.
Il recital può essere un tentativo del gruppo di aprirsi al resto della comunità locale o parrocchiale, Per il gruppo in sé, è un momento forte di aggregazione, rivelatore delle singole personalità, della capacità effettiva di ascolto, di collaborazione e cooperazione costruttiva.
L'animatore che segue attentamente la preparazione avrà modo di scoprire i leaders, i caratteri dominanti, i gregari, le doti particolari di ciascuno e le persone che talvolta fungono da capro espiatorio o addirittura i rifiutati.
Osservando il gruppo al lavoro avrà informazioni utili per orientare le sue proposte, informazioni che difficilmente scaturiscono dalla sola discussione del gruppo.

Cineforum

Usare questo strumento non vuol dire partecipare ai cineforum.
Fare un cineforum all'interno del gruppo vuol dire proiettare appositamente un film o andare a vederlo insieme, per trarre spunti di riflessione, di discussione e le problematiche attuali.
È indispensabile che l'animatore conduca la discussione dopo la visione, perché non succeda ciò che abitualmente succede, cioè che qualche «intellettuale» si metta a disquisire su un aspetto o sul regista stessa, togliendo ogni effettivo spazio di espressione agli altri.
È meglio procedere chiedendo a tutti le prime impressioni, le scene che hanno colpito di più o anche dei particolari e poi i motivi di queste sensazioni.
Attraverso un approccio così, si arriva poi anche alla discussione sui contenuti, sulla problematica, sul messaggio proposto, favorendo una riflessione più profonda e soprattutto consentendo a tutti di partecipare e di non sentirsi handicappati.

Discoforum

La canzone e la musica fanno parte della vita del ragazzo, a volte ci sono vere e proprie identificazioni e infatuazioni con l'uno o l'altro cantautore.
Anche l'atmosfera creata dalla musica e l'ascolto critico del testo possono essere uno spunto di riflessione e discussione. L'obiettivo è quello di riuscire ad essere più critici verso messaggi che spesso si assimilano senza battere ciglio, ed anche cogliere la problematica esistenziale di certe canzoni, vissuta anche dagli adolescenti.

 

Indicazioni per l'uso del capitolo

Questo capitolo va utilizzato a mano a mano che si affrontano gli altri argomenti. Non è bene affrontarlo per la prima volta da un punto di vista teorico o tecnico. Bisogna essere coinvolti in un tema o in un problema per valutare l'efficacia di uno strumento che si usa per affrontarlo.
Quindi si possono usare questi strumenti lungo tutto il lavoro del corso, e dopo averli usati, non prima, dare alcune indicazioni, riflettere sulla dinamica sottostante, sull'opportunità, sugli scopi per i quali utilizzarlo, sulle attenzioni da avere.
Anche qui su alcuni argomenti quali la corporeità, la drammatizzazione, occorre specializzarsi o fare esperienze apposite, che non si possono condensare in quattro righe.

Note bibliografiche

Elenco di alcuni libri consultati e indispensabili per un minimo aggiornamento sulla figura e sulla attività dell'animatore.
M. Pollo, L'animazione culturale: teoria e metodo, LDC.
R. Tonelli, Pastorale giovanile oggi, LAS.
L. Cian, Verso la maturità e l'armonia, LDC.
G. Sovernigo, Progetto di vita e scelta cristiana, LDC.
E. Limbos, L'animatore, Ed. Armando.
C. Bucciarelli - F. Paier - F. Veronese, Realtà giovanile e catechesi. 2. L'animatore e il metodo, LDC.
G. Piana, Cristiani per il terzo millennio, LDC.
C.H. Dodd, Il fondatore del cristianesimo, LDC.
G. Ruggieri, La compagnia della fede, Marietti.
R. Mion, Fine di un'eclissi?, LDC.
A. Beauchamp - R. Graveline, Come animare un gruppo, LDC.
Maccio, L'animazione dei gruppi, Ed. La Scuola.
M. Small, Il gioco drammatico, Ed. Armando.
R. Mucchielli, La dinamica di gruppo, LDC.
Novaga Borsatti, Il lavoro di gruppo, Ed. Patron.
H. Bossu - C. Chalaguer, L'espressione corporale, LDC.
R. Luccio, La comunicazione educativa, Le Monnier.
B. Ferrari - C. Rossi - L. Melesi, Il corpo racconta, LDC.
U. De Vanna, Un gruppo targato futuro, LDC.
P. Imberdis, Ditelo col gesso, LDC.

Segue la segnalazione di alcuni dossier di NPG sull'argomento: L'educazione cristiana degli adolescenti (1977/7); Educare oggi all'impegno politico (1977/8); Centri giovanili e territorio (1978/6); Giovani, partiti politici e gruppi ecclesiali (1979/6); Un progetto di spiritualità giovanile (1979/7); Gruppi ecclesiali a fine-corsa? (1979/9); I nuovi nel gruppo (1979/10); Fare l'animatore oggi (1980/1-2); Verso una pastorale giovanile diocesana (1980/6); Giovani e valori: una proposta (1980/7); Un itinerario per educare alla fede i giovani d'oggi (1981/2); Un progetto di pastorale giovanile per gli anni '80 (1981/5).

Aggiungiamo la spiegazione di alcune sigle che sono state utilizzate nel testo: GS (Gaudium et spes, documento del Concilio Vaticano II), RdC (Rinnovamento dell Catechesi, conosciuto come il Documento di base), EN (Evangelii nuntiandi, enciclica di Paolo VI); CdG (Catechismo dei giovani).

Il decalogo del buon animatore

Un buon animatore di gruppo:
1 - Lavora molto per far lavorare gli altri, suddividendo bene i compiti, per dare a ciascuno un proprio ruolo nel gruppo.
2 - Cura la vita interna del gruppo, eliminando nelle cause tensioni, frustrazioni, conflitti di potere; controllando la «idee fisse» di gruppo e facendo spazio al dissenziente e al nuovo nella ricerca della verità, per realizzare un'atmosfera che permetta un lavoro serio e produttivo, in un contesto di intensa maturità personale.
3 - Sa che il gruppo è una realtà diversa dalla somma dei suoi membri e quindi manipolabile sia da forze interne che da forze esterne (pressioni, fretta, luogo e ambiente disadatto); si preoccupa perciò di controllare tutte le possibili sorgenti di manipolazione.
4 - Consapevole che il gruppo ha una vita «esterna» complementare ai momenti «interni•, non smonta mai di servizio, anche terminata la riunione o l'attività.
5 - Crede che la coesione si fa più sui valori che sui sorrisi, più sul lavoro che sulle parole, più sulla maturazione delle persone che sulla pace interna del gruppo.
6 - Convinto che ciascuno ha un contributo insostituibile da offrire nella ricerca comune, non permette che l'incontro si trasformi in una «scuola», in cui chi crede di sapere vende a scatola chiusa a chi crede di non sapere.
7 - Guida a verificare periodicamente il lavoro svolto, per confrontarlo con il progetto iniziale; pur disposto a collaborare per modificare il progetto, quando fosse valutato non più oggettivamente rispondente nel cammino in avanti del gruppo.
8 - Con un sano realismo, si fida sempre poco dello spontaneismo e quindi cerca una sufficiente organizzazione (schemi di lavoro e materiale previo, verbali, sintesi conclusive...).
9 - Si sente uno del gruppo, con tutti in stato di ricerca, pur sapendo conservare le distanze, quel tanto che basta per guidare il gruppo verso la maturità, senza lasciarsi catturare dai suoi momenti di crisi.
10 - Sa di essere un educatore, sempre e dappertutto, quindi non si accontenta di guidare tecnicamente il gruppo, ma fa delle proposte esplicite, più con la sua vita che con le parole.
11 - Crede fermamente che l'ecclesialità del gruppo non dipende dalle etichette o dalle formule esterne, ma prima di tutto dalle scelte concrete con cui il gruppo vi\ e la dinamica interna della sua vita quotidiana.
12 - Ha una grande paura di trasformare il suo ruolo in un centro di potere. sconfessando con i fatti ogni desiderio di servizio.