«Il tempo ritrovato»: iniziative per una vecchiaia migliore

Inserito in NPG annata 1981.

 

Associazione «Pro Senectute» di Omegna (Novara)

(NPG 1981-09-57)

 


Quante volte nella nostra vita mettiamo da parte un progetto che ci darebbe soddisfazione?
Perché non c'è tempo, perché il danaro scarseggia, perché i figli hanno la precedenza. Lo mettiamo da parte e lo rimandiamo «a quando saremo in pensione». Ma quante volte, arrivati alla pensione, riusciamo a realizzarlo, questo progetto? È una fortuna che tocca a pochi perché la voglia di lottare diminuisce, perché le condizioni a volte sono ostili: chi vive in condominio, e siamo tanti, non può coltivare l'orto, non può allevare i conigli, non può suonare la batteria.
Non c'è solo questo; c'è un po' di vergogna, c'è il riserbo, e poi i figli, che avevano la precedenza, hanno avuto dei figli, i nipotini. Per carità, come si fa a negar loro qualcosa!
Così il nostro progetto rimane là e diciamo che non abbiamo tempo. Ma non è vero che non abbiamo tempo. Il tempo lo abbiamo tutto, troppo ne abbiamo di tempo. Ci manca il coraggio e l'aiuto per impadronircene, del nostro tempo.
Noi di Pro Senectute, grazie a un'équipe di animatori di prim'ordine, artisti, medici, insegnanti, lavoratori, studenti: tutti volontari, cerchiamo di aiutare le persone anziane a ritrovare il tempo che sembrava perduto...
Il tempo per conoscere: incontri con la musica per suonare per cantare per ascoltare insieme; il tempo per imparare a fotografare; il tempo per assistere a una prova d'orchestra, la nostra orchestra di Pro Senectute; il tempo per parlare di fantasmi e fisiche, le vecchie storie, i vecchi personaggi, le leggende; il tempo per conoscere la nostra terra, per fare gite, per conoscere e conoscerci.
Il tempo per creare, alla ricerca del meglio, nel ricamo, nell'uncinetto, nel lavoro a maglia; il far da sé, costruire, riparare con le nostre mani, incidere, fare collages, dipingere, modellare. Perché non provare?
Il tempo dell'impegno: il disastro ecologico: possiamo fare qualcosa con un po' di vigilanza e di prevenzione?
Il tempo allegro per lo sport e per la salute nei sentieri dei boschi. Cerchiamo col medico lo sport ideale all'aperto e in palestra. E poi la pesca, una festa, una gara, un gioco.
Programmiamo insieme queste cose.

 

Con questo invito il gruppo Pro Senectute di Omegna, nella zona di Novara, ha lanciato in questi ultimi mesi il suo programma «il tempo ritrovato» per gli anziani o meglio con gli anziani, i quali in effetti sono invitati a essere non utenti ma protagonisti di una serie di attività culturali, sportive, di aggregazione, di divertimento.
Il denso programma di lavoro, a cui danno una mano dei volontari, è frutto di una lunga pratica con i pensionati e di una competenza ed efficienza organizzativa acquisita negli anni.

I PRIMI PASSI CON L'«ANONIMA RESTAURI»

Il gruppo Pro Senectute è oggi in grado di raccontare una interessante storia di servizio agli anziani fatto con gusto, fantasia e intelligenza, che data ormai dal 1974, quando un gruppo di giovani inventò l'Anonima restauri, che con il pretesto di eseguire lavori domiciliari di restauro, si prefiggeva di stabilire un rapporto di amicizia con le persone anziane che vivevano da sole.
Da quella prima iniziativa sono nate le altre, sempre caratterizzate dal volontariato e dalla convinzione che il servizio agli anziani fosse di arricchimento non solo per gli anziani ma anche per gli stessi volontari. Nasce così l'associazione «Pro Senectute» con l'obiettivo di inventare «iniziative per una vecchiaia migliore». L'associazione si manifesta subito molto vivace ed organizzata. Ne fanno parte quanti, al di là di ogni credo ed etichetta ideologica, credono negli anziani come valore e liberano parte del loro tempo e energie per stare con loro. Oggi i volontari, suddivisi nei vari settori di attività, sono circa un centinaio: medici, insegnanti, specialisti nei vari campi in cui l'associazione sviluppa la sua attività, animatori del tempo libero, giovani e adulti.
Le attività presto si moltiplicano. Nascono le prime iniziative di animazione con spettacoli e giochi nelle case di riposo. Si organizza fin dal 1975 un «Segretariato sociale» a disposizione degli anziani. Si costituisce anche un gruppo di parrucchiere ed estetiste con lo scopo di aiutare il morale degli anziani attraverso la cura della propria persona.
L'attività si estende subito anche al settore culturale, con la raccolta e la pubblicazione dei canti popolari della zona, la costituzione di una compagnia teatrale con lo scopo di allestire spettacoli tenendo conto dei gusti e delle esigenze delle persone anziane. Nasce l'«Orchestra Omegna cara», si realizza una commedia dialettale originale nei testi e nelle musiche. Fiore all'occhiello dell'associazione è tuttavia il «Centro d'incontro Massimo D'Agostina» costato oltre 100 milioni, raccolti in massima parte con iniziative autonome del gruppo.
Da un paio d'anni le iniziative sono seguite con interesse dalle varie forze cittadine e la impostazione del loro discorso con gli anziani («Noi non facciamo né assistenza né beneficenza, ma cerchiamo di restituire una identità agli anziani») è seguita con interesse da due équipe specializzate dell'Università di Milano.
Cosa ci sta dietro tutte queste iniziative? Quali gli obiettivi di fondo e quale lo stile che anima i volontari?
Ne abbiamo parlato con alcuni membri del gruppo che ci hanno offerto la loro testimonianza.

«APPENA VADO IN PENSIONE...»

È possibile raccogliere in poche battute l'impostazione di fondo del vostro servizio agli anziani?

La nostra proposta parte da un discorso chiaro e senza complessi con gli anziani. Molti oggi parlano e scrivono della depressione dell'anziano che, dopo aver sognato la pensione per anni, al momento di cessare il suo lavoro si accorge di non avere niente da fare. E allora, noia, nervosismo, abbattimento.
C'è molto di vero, a nostro parere, ma anche delle esagerazioni. Molta gente in pensione sta benissimo, se appena la pensione permette di essere indipendenti: si riposano, si divertono e non hanno bisogno di nessuno.
Però ci sono dei pensionati che hanno molte ore vuote, forse troppe ore vuote per essere contenti del tutto. Perché quando il tempo è troppo non è più un riposo. C'è allora il tempo per pensare, per mugugnare e rendersi conto che avere niente da fare non è poi una gran fortuna.
A questo punto ecco la nostra proposta. L'anziano non ha bisogno di lavoro (ha già faticato abbastanza nella vita), ma neppure di puro e semplice divertimento e riposo senza fare niente. Ha bisogno invece, oltre che di gestire la sua presenza sociale in modo dignitoso, di realizzare almeno parte di quei «sogni» e progetti che qualche anno prima aveva in mente e di cui diceva: «Appena vado in pensione...». C'è chi sognava uno stanzino con tutti gli attrezzi da falegname per poter fare dei lavoretti. C'è chi sognava di avere del tempo per fare delle squisite marmellate... C'è chi sognava di leggere, disegnare, recitare. C'è chi si proponeva di girare il mondo.
Realisticamente sappiamo che molti anziani questi sogni non li possono realizzare. Mancano i soldi, le occasioni, la competenza, gli spazi in cui organizzarsi. Ecco a questo punto spuntare il tema del volontariato di giovani e adulti che decidono di fare qualcosa, secondo la propria esperienza, con gli anziani.

Più volte nei vostri discorsi, volantini e iniziative ritorna lo slogan del rifiuto di una presenza assistenziale in mezzo agli anziani. Ma il vostro volontariato non è forse una forma di assistenza?

Il volontariato secondo noi deve avere obiettivi diversi dall'assistenza. Il volontariato deve avere dei connotati specifici. Quali? Oltre a non essere velleitario, ad essere organizzato, ad essere non casuale e continuativo, il volontariato per essere valido deve, a nostro giudizio, essere fatto a misura della vocazione, della disponibilità autentica, della fantasia del volontario.
Noi riteniamo che il volontariato, in una società migliore di quella in cui viviamo, non dovrebbe mai o quasi mai occuparsi di problemi assistenziali, perché in una società ideale non ci dovrebbe essere bisogno, e in una società che fosse appena appena giusta, l'assistenza dovrebbe essere erogata dallo Stato e dagli Enti ai quali lo Stato demanda i compiti specifici.
Ecco che noi in questo campo abbiamo deciso di fare molto poco, perché crediamo che il compito del volontario debba essere indirizzato prevalentemente verso la prevenzione di quegli acciacchi, di quei malanni che rendono necessaria l'assistenza. Nel campo dell'assistenza vera e propria abbiamo svolto un lavoro prevalentemente finalizzato alla provocazione e allo stimolo, come quando abbiamo cominciato a distribuire pasti caldi a una decina di anziani che fruivano di assistenza domiciliare da parte del comune. Va da sé che quel comune, dopo un mese, per non vedersi scavalcato da un'équipe di volontari, ha dato corso in proprio alla distribuzione dei pasti caldi. O come quando, in un comune che non prevedeva servizi sanitari nel quadro degli interventi domiciliari, abbiamo organizzato un servizio di parrucchiera, estetista, callista a favore di anziani in Casa di riposo ed esterni. Malumore immediato: non era concepibile che nella stessa città un anziano avesse a disposizione la manicure ma non un'infermiera quand'era malato e aveva bisogno di un'iniezione. Anche in quel caso il comune, nel giro di poche settimane, ha integrato i servizi con un'adeguata assistenza sanitaria e infermieristica domiciliare.
Questo modo di agire non sarà molto corretto, noi lo riconosciamo, ma, dal momento che non abbiamo molta dimestichezza con le strade della politica, ci siamo detti: è un modo di muoversi che giova agli anziani, non è contro il codice penale, quindi per noi va bene.
A parte gli interventi che ho detto, che possono senz'altro essere definiti provocatori, la sola iniziativa che abbiamo varato nel campo dell'assistenza è il Segretariato Sociale, che ha funzionato piuttosto bene per un certo numero di anni, ma che adesso è in una fase che si potrebbe definire di «parcheggio». Abbiamo convenzionato uffici, consulenti, professionisti, artigiani, nell'intento di agevolare l'iter delle pratiche o delle prestazioni richieste dalle persone anziane, senza però mai prevaricare, senza sostituirci all'anziano in quelle incombenze che l'interessato è in grado di espletare da solo, rispettosi sempre della formula «Aiuta l'anziano ad aiutarsi».

Qual è allora il vostro campo specifico di iniziativa?

Tutta la nostra attività si esplica nel campo della animazione, a cominciare dalla Anonima Restauri, un gruppo di ragazzi che soltanto in apparenza vanno a casa degli anziani a prestare aiuto (come riparazione, tinteggiature, traslochi...). In realtà l'obiettivo che essi si prefiggono è quello di instaurare con l'anziano un rapporto di amicizia. Sono molto bravi ma purtroppo sono pochi; più di una volta sono riusciti a convertire la riparazione di una sedia e la pulizia di una stufa o di un camino, in una bella bevuta di barbera con relativa cantata, e da noi in Piemonte, lo si sa bene, la gente è riservata, ma quando si è cantato e bevuto barbera insieme l'amicizia è fatta.

DALL'ATTENZIONE PER LA PERSONA ALL'ATTENZIONE PER LA CULTURA DELL'ANZIANO

Lo stesso desiderio di incontro con l'anziano ha animato fin dall'inizio i volontari che battevano i paesi intorno al Lago d'Orta alla ricerca di canzoni popolari, di filastrocche, motti e proverbi, di parole dialettali in disuso. L'incontro con gli anziani nei paesi, nelle osterie, nei casolari sperduti, sugli ultimi alpeggi, era finalizzato alla ricerca di un patrimonio culturale in via di estinzione. E i ragazzi si muovevano in tutto come dei veri ricercatori, con tanto di registratore e di microfono. Ma dopo le prime frasi congelate dalla naturale timidezza verso l'estraneo, il dialogo si faceva scorrevole, il riserbo si scioglieva e insieme alle vecchie cantate, o magari in luogo di queste, venivano fuori i ricordi, i rimpianti, le speranze, la voglia matta di parlare e di essere ascoltati. Riascoltare i nastri di quel lavoro vuol dire per noi ascoltare dialogo vero.

In qualche modo per voi è decisivo che l'incontro con gli anziani sia di arricchimento reciproco...

Sì, secondo noi non è sufficiente la nostra volontà di servizio per poter «dare» a un anziano attraverso la nostra compagnia. Ci vuole un interesse comune, un interesse vero in comune con il nostro interlocutore. Argomenti casuali, improvvisi, mostrano la corda della superficialità della conversazionee, al limite, il nostro ruolo di donatori di compagnia in un contesto caritativo. Se invece l'interesse, al di fuori di un rapporto equivoco tra chi dà e chi riceve, esiste veramente, allora si realizza quella felicità di dialogo che può essere per il giovane autentico arricchimento.
La famosa parabola del giovane che si accosta al vecchio per dare e finisce per ricevere, molte volte è soltanto enunciata ma non ha riscontri frequentissimi nella realtà di un volontario, spesso frettoloso, spesso casuale, quasi mai predisposto psicologicamente a un compito difficile. Ed è un peccato perché dietro a questa enunciazione c'è una realtà vera che se potesse avere la sua divulgazione, potrebbe non soltanto modificare l'atteggiamento del volontariato, ma addirittura mutare la posizione dell'anziano nella società.
Ritornando ancora sull'argomento dei canti popolari, c'è da aggiungere che la nostra ricerca, partita come pretesto per fare quattro chiacchiere e una bevuta, è stata pubblicata in musicassetta e volume con la presentazione del prof. Maderna dell'Istituto di Psicologia della Facoltà di Medicina dell'Università Statale di Milano. E c'è da dire, con una punta di orgoglio, che non si è trattato soltanto di un regalo ai nostri anziani che ora dispongono dello strumento per concedersi una rimpatriata negli anni della giovinezza, ma che l'opera - che consta prevalentemente di materiale originale inedito - è stata giudicata dagli esperti assai valida anche sotto il profilo della etnomusicologia.
L'iniziativa ha inoltre favorito la ricostituzione o la nascita ex novo di gruppi vocali e complessi che con frequenza ripropongono in diretta il nostro canto popolare, privilegiando naturalmente le comunità di anziani.

UNA COMPAGNIA TEATRALE ED UN'ORCHESTRA DI ANZIANI

Tuttavia la realizzazione della quale siamo più orgogliosi nel campo dell'animazione, è la costituzione di una compagnia teatrale.
Questa compagnia ha debuttato nel dicembre 1976 e da allora, invitata da più parti, ha tenuto numerosissime rappresentazioni, sempre nell'ambito della terza età: o perché destinate per taglio e per gusto ad una platea di anziani, o perché, indirizzate ad una platea più allargata, richiamavano l'attenzione del pubblico sui problemi degli anziani.
Le cose più gradite del repertorio si sono dimostrate le esecuzioni di brani da operetta e i momenti di teatro dialettale. Ci siamo accorti che, in una zona priva di tradizioni teatrali proprie, l'aver rivalutato il dialetto (ancor oggi da noi sinonimo di depressione culturale) fino agli onori della ribalta, è significato molto per l'orgoglio degli anziani. L'indicazione positiva più immediata e diretta di questa nostra esperienza nel campo dello spettacolo è stata indubbiamente la carica vitalizzante che ha influenzato i nostri artisti anziani. Basti pensare, e citiamo un caso per tutti, al decano dei nostri collaboratori, un ex operaio fonditore, che ha scoperto la musica e ha cominciato a strimpellare su una chitarra soltanto qualche anno fa, quando ormai aveva superato i settant'anni. Ora questo ragazzo del '99 ci fornisce canzoni sue, testo e musica, ma la cosa più straordinaria è che, da noi sbattuto sul palcoscenico sulla soglia degli ottanta, ha avuto un primo attimo di smarrimento, ma poi ha preso in mano la situazione e ha riscosso uno strepitoso successo anche come cantante. Adesso bisogna frenarlo perché, se stesse in lui, sarebbe sempre in scena.
Il ruolo della musica come elemento motivante ci è stato poi confermato in misura entusiasmante da un'altra realizzazione: l'«orchestra di Omegna cara». Questo complesso costituito soltanto da persone anziane che riprendevano a suonare su nostro invito dopo anni di inattività, ha saputo crescere rapidamente fino a raggiungere in pochi anni una cifra espressiva di primo ordine. A questo punto sono stati i giovani a chiedere di essere inseriti e oggi insieme, vecchi e giovani musicisti, spaziano dal valzer al rock, da Mozart a Bob Dylan con grande disinvoltura. Una grande soddisfazione per noi è stato il conferimento alla Orchestra del premio «Cusiani Benemeriti», che viene assegnato ogni anno a chi, per nascita, per adozione o per simpatia abbia fatto qualcosa di bello per la nostra zona.

La vostra associazione non sembra un'associazione tipicamente giovanile, anche se i giovani sono presenti. Qual è il coinvolgimento delle varie fasce di età nelle vostre iniziative?

In effetti la nostra è una associazione sui generis. C'è un gruppo ristretto di volontari, costituito da giovani e da adulti, che «inventa» delle iniziative e le propone ai cittadini sollecitando ognuno, secondo le proprie possibilità e competenze, a dare una mano. Molti degli impegni sono pertanto «a termine»; altri sono più continuativi. Così, per esempio, per le iniziative collegate a «il tempo ritrovato» si è offerta molta gente. Il loro servizio dura fino al termine delle iniziative. Se lo desiderano possono, in futuro, prendere parte a nuove proposte. In questo modo possiamo coinvolgere chi in realtà ha poco tempo per servizi prolungati, eppure desidera fare qualcosa.
Va anche detto che per principio non ci rivolgiamo a nessun gruppo specifico, né politico né ecclesiale né di altro tipo. Chiediamo a chi desidera di prendervi parte a titolo personale.
Quel che è interessante è che, così facendo, si creano nuovi spazi di incontro e dialogo entro la città, contribuendo a far cadere gli steccati e le diffidenze reciproche.
All'interno della associazione i giovani sono presenti, anche se a nostro parere in modo non sufficiente. Potrebbero fare molto di più. Oltretutto partecipando alle nostre iniziative si potrebbe affrontare in modo originale il problema del confronto fra generazioni, per non vivere ognuno nel piccolo ghetto della propria età e rimanere impoveriti.
Del resto ci interessa coinvolgere non solo gli adulti e i giovani, ma anche gli stessi ragazzi delle elementari, e, di conseguenza, le famiglie e le scuole. Di tanto in tanto lanciamo iniziative alla loro portata. Ne ricordiamo una che ha suscitato vivaci dibattiti dentro e fuori delle famiglie.
Quando abbiamo messo in cantiere la costruzione del Centro di Incontro per anziani, abbiamo fatto fare ai ragazzi delle scuole un tema intitolato: «idee per un Centro di Incontro». Sono usciti suggerimenti, proposte, disegni molto stimolanti. Abbiamo fatto di più, abbiamo chiesto aiuto materiale ai ragazzi delle scuole elementari, ma non come offerte in danaro, noi non abbiamo mai chiesto aiuti finanziari a nessuno, abbiamo chiesto ai bambini il sacrificio di un vecchio oggetto, non oggetti che avessero particolare valore di antiquariato, ma un oggetto che fosse una cosa cara, una cosa che i bambini e i loro genitori fossero abituati a vedere con particolare simpatia e con affetto presente nella casa. Sono arrivate delle cose splendide, sono arrivati degli oggetti che noi non avremmo mai creduto i ragazzi potessero riuscire a sottrarre dalle loro case e ci siamo figurati l'opera di persuasione, il martellamento psicologico che debbono, questi bambini, avere effettuato nei confronti dei loro genitori per persuaderli a privarsi di quell'oggetto. Molti ci hanno detto: «vorremmo portare diecimila lire, mille lire», qualcuno anche di più; noi abbiamo detto no, non vogliamo soldi, noi non raccogliamo soldi, vogliamo che capiate che ci sono delle cose nella nostra vita che non si possono avere pagando, ci sono dei rapporti da tenere con delle persone che dovrebbero esserci care, che noi non possiamo sostituire con un sacrificio economico, dobbiamo proprio esserci noi, con la nostra capacità di dare, di comprendere e di voler bene... dobbiamo essere presenti con questo, e non con le diecimila lire... E allora i ragazzi sono venuti, sono venuti con gli oggetti cari, e questo ci ha dato una grande soddisfazione perché ci ha fatto capire che i bambini ci avevano capiti. Ecco la disponibilità, l'entusiasmo, la prontezza a mettersi al nostro servizio dei ragazzi più piccoli ci ha indotto a pensare che se i bambini venissero sensibilizzati di più e meglio ai bisogni degli anziani, nell'età giusta però, la loro naturale generosità li porterebbe ad essere dei sinceri e convinti volontari.