Il gruppo punto unificatore per una esperienza di socialità

Inserito in NPG annata 1981.

 

PREADOLESCENTI

Dalmazio Maggi

(NPG 1981-05-68)

 

Continuiamo a presentare gli studi di Dalmazio Maggi sul preadolescente e la vita di gruppo. Il mese scorso, dopo la premessa introduttiva sono stati trattati due argomenti:
- Elementi di psicologia dinamica e tensione alla vita associata.
- Lo sviluppo del preadolescente e la tensione alla vita associata. Ora lo studio procede con altri due argomenti:
- Il gruppo punto unificatore per una esperienza di socialità.
- Il gruppo punto unificatore per una esperienza di comunione. Lo studio di oggi presenta solo la prima parte del primo argomento.
I punti toccati saranno i seguenti:
- Dalla banda al gruppo. Il ragazzo, scoprendo in sé nuove energie, sente il bisogno di manifestarle, confrontarle con altri, ricerca perciò tra i coetanei una «banda» o una «squadra».
Quando poi sorge in lui il desiderio di conoscere maggiormente se stesso attraverso gli altri e le loro reazioni, si sceglierà dei compagni-amici di gruppo.
- Il gruppo una mèta da raggiungere. Viene descritto il gruppo e se ne presentano gli aspetti specifici: coesione, atmosfera di gruppo, vita, dinamica.
- Caratteristiche dei gruppi
«preadolescenziali». Il gruppo del preadolescente ha caratteristiche diverse da quello del fanciullo, dell'adolescente e dell'adulto. È importante evidenziare con precisione il suo specifico, perché il gruppo possa essere efficiente ed educativo.
- Fenomeno della leadership. In ogni gruppo certi membri si impadroniscono della leadership, diventano capi. Presso i ragazzi questo fenomeno si verifica con maggior forza perché essi sono costantemente alla ricerca di modelli, di leaders, che talora saranno funzionali-operativi, tal altra naturali-affettivi; in diversi casi saranno anche nascosti.
Su tutti questi elementi ogni educatore deve riflettere sovente perché «l'unica maniera di educare è operare con i leaders naturali, piuttosto che contro di loro, e solo una pedagogia centrata sul gruppo e sul rispetto delle persone può far superare le rivalità, le tensioni generatrici di aggressività e di conflitti».


DALLA BANDA AL GRUPPO

Il ragazzo scopre nuove energie fisiche, si accorge di svilupparsi nell'altezza, nella forza muscolare e vuole dimostrare questa sua nuova situazione, confrontandola con altri.
Nessuno in casa gli può servire come vero termine di confronto per queste sue nuove esperienze, perché nessuno si trova in condizioni identiche alle sue. La ricerca di «termini» di confronto porta il ragazzo a incontrare i suoi coetanei in una «squadra», in una «banda».
L'interesse più vivo è per i giochi comuni e per gli sports collettivi, in cui ognuno può dimostrare la sua abilità. Le attività della «squadra» e della «banda» possono essere assai varie: giochi, competizioni sportive, esplorazioni, battaglie, dove il prestigio personale e l'onore della «banda» spesso sono in gioco.
Le doti più apprezzate sono normalmente le capacità estrinseche, di tipo fisico-atletico e le abilità tecniche che portano un immediato effetto.
Ogni ragazzo vuole un suo ruolo nella «squadra» e cerca di conquistarselo, dando tutto se stesso, per lo più dimostrando la sua forza fisica, e poi difende accanitamente il ruolo conquistato.
A questo proposito è significativo come è vivo nei ragazzi il desiderio di indossare, nel gioco, non una maglia qualsiasi, ma la «sua» maglia, quella con «il suo numero».
In queste «squadre», in queste «bande» è considerevole l'influsso del «capitano», del «capo», che spesso può giungere all'emarginazione o all'espulsione di un membro, con l'approvazione degli altri, normalmente per poter rendere di più, per riuscire meglio in una attività.
La durata di queste squadre e la loro coesione è molto varia: dalla occasionalità di un risultato alla stabilità per interi periodi di attività.
Durante la pre-adolescenza, per una accentuazione dello sviluppo somatico, dovuto alla pubertà, si acuisce la ricerca di prestigio personale nel settore sportivo e incomincia anche un interesse per il settore «atletico», che è preferito talvolta perché permette una affermazione più personale.
Ma il ragazzo attraverso la scuola, i contatti sociali sempre più ampi, lo sviluppo della sua intelligenza incomincia a scoprire e ad essere sensibile ai propri sentimenti e ai sentimenti degli altri.
Anche in questo campo non trova termini di confronto «vero» nell'ambito della sua famiglia. La sua sensibilità è acuita dalle frustrazioni nel rapporto con i genitori, specialmente nell'ambivalenza del sentimento di emancipazione. Il ragazzo vive in una profonda incertezza circa il suo valore personale e il valore delle proprie idee e dei propri sentimenti. Ha bisogno quindi di un termine di paragone che corregga o confermi l'immagine di sé.
Incomincia a distinguere tra compagni di «squadra», apprezzati sempre per le loro doti estrinseche di efficienza sportiva e atletica, e i compagni-amici di «gruppo», che sono stimati per le loro qualità intrinseche, per i loro tratti di carattere, per la loro personalità.
Con gli amici di gruppo «il ragazzo si sente libero di poter giudicare gli altri, mentre avverte nello stesso tempo di essere giudicato dagli altri; avviene insomma che il ragazzo studia gli altri e, attraverso gli altri e le loro reazioni, egli studia, se stesso, acquista maggiore coscienza di sé, sperimenta la sua capacità di attirare gli altri o si rende conto di esserne rifiutato» (1).
In questo gioco di interazione sociale vengono via via emergendo individui che polarizzano la simpatia e che possono assumere il ruolo di leader; il fascino che emana da queste «stelle di attrazione» può essere tale che molti ragazzi
o adolescenti vi si sottomettono, in modo più o meno cosciente, sino al desiderio di imitazione e di identificazione (2).
Nelle ricerche effettuate è significativo che i ragazzi, descrivendo il loro compagno scelto come modello non si sono soffermati sull'aspetto esteriore ma piuttosto sui tratti del carattere e della personalità.
Le caratteristiche più stimate sono la coscienziosità nel compimento del proprio dovere, la socievolezza, la vitalità (3). L'altruismo, la comprensione, la disponibiiltà del modello possono essere sintetizzate in una frase «che ricorre spesso: - per me è come un fratello» (4).

IL GRUPPO: UNA META DA RAGGIUNGERE

Non è sufficiente radunare un certo numero di ragazzi in qualche posto, con qualche cosa da fare, per costituire un gruppo.
Occorre chiarire il concetto di gruppo, che poi potrà essere tenuto presente come meta educativa.

Descrizione di «gruppo»

Il gruppo «è un insieme, relativamente ristretto di persone, che hanno uno o più obiettivi comuni fissati da loro e che si mettono d'accordo sui mezzi, da utilizzare per raggiungerli, e sulla distribuzione delle funzioni e dei ruoli tra loro» (5).
- «Insieme» = formano un tutto omogeneo e coerente.
- «Persone» = si tratta di esseri umani, con la propria personalità, la propria ricchezza, originalità, potenzialità» (6).
- «Obiettivi comuni» = l'obiettivo del gruppo è in certa maniera il denominatore comune delle aspirazioni individuali. Nella misura in cui i membri possiedono una visione esatta e chiara degli scopi da raggiungere si sentono coinvolti personalmente.
- «Fissati da loro» = occorre tener presente realisticamente i limiti propri dell'età preadolescenizale. Però questa condizione, da realizzare gradualmente ma decisamente, sembra essenziale perché determina nei ragazzi il sentimento che essi sono direttamente e intimamente coinvolti e che il gruppo è un «affare loro».
- «Accordo sui mezzi» = la maggior parte dei mezzi si pone sia a livello delle idee sia a livello operativo.
Occorrono numerosi scambi di idee e incontri per raggiungere quell'accordo che permetterà di scegliere anche le iniziative più rispondenti.
- «Distribuzione delle funzioni e dei ruoli» = ogni componente del gruppo possiede una sua caratteristica peculiare e occupa in determinati momenti una certa posizione privilegiata nel gruppo.
Ci sarà il momento del leader, dell'organizzatore, del comico, del ragionatore, ecc.
Ciascuno di questi ruoli è in funzione sociale.
Ciascun membro ha dunque qualche cosa da fare, prende in certi momenti delle iniizative, si sente responsabile dell'andamento dell'insieme. Ogni ragazzo si abituerà a rendersi conto che la sua attività ha delle ripercussioni benefiche o meno sulla vita del gruppo (7).
Tutti questi elementi analizzati contribuiscono alla formazione di una coscienza di gruppo, che fa sì che i membri siano attaccati al loro gruppo, si abituino a coprire ruoli diversi a servizio della comunità.

Tipi di gruppi

Ogni ragazzo che si incontra appartiene a innumerevoli gruppi umani. Questi gruppi sono di origine molto diversa e si reggono su criteri vari. Sembra molto interessante la presentazione (8), che basa i tipi di gruppo su due dimensioni:
1) se centrati di più sulle persone o sulle attività.
In alcuni gruppi è più importante ciò che si fa; per es. un gruppo di aeromodellisti, di filatelici, di sportivi, ecc.; in altri gruppi invece è più importante il rapporto interpersonale: per es. i gruppi di riflessione, di interesse sociale, di amicizia, ecc.
2) se istituzionalizzati-obbligatori o spontanei.
Esistono gruppi che sono «normalmente obbligatori» o imposti, dei quali bisogna essere membri per ricercare sicurezza e vantaggi sociali per garantire i propri interessi: per es. classi scolastiche, gruppi di ricerca, ecc. Altri gruppi sono spontanei e liberi, perché vi si aderisce seguendo le proprie ispirazioni e le proprie preferenze senza che sia esercitata alcuna pressione. In questa categoria si collocano la maggior parte dei gruppi o movimenti giovanili.
molto importante notare che queste dimensioni a volte sono integrate fra loro, anzi soprattutto per i preadolescenti devono essere integrabili, come avviene quando si fanno delle riflessioni sulla coesione-amicizia (rapporti-interpersonali) dei componenti di una squadra di calcio (rapporti di efficienza operativa) o quando si entra liberamente in un gruppo organizzato e istituzionalizzato.

Coesione di gruppo

Si può definire il gruppo anche in base alla coesione sociale che vi si riscontra. È importante conoscere quali fattori incidono sulla maggiore o minore coesione di un gruppo. Dal punto di vista educativo è essenziale conoscere questi dinamismi interni.
Ecco alcune considerazioni al riguardo (9):
1) Se gli interessi del gruppo sono centrati sulle attività ci sarà poca coesione; se sulle persone ci sarà molta coesione.
2) Se i contatti nel gruppo sono occasionali e sporadici avremo poca coesione; se sono frequenti avremo molta coesione.
3) Se il leader del gruppo è un adulto si riscontrerà minore coesione; se è uno del gruppo, espresso liberamente dagli stessi componenti, si riscontrerà maggiore coesione.
4) Se i gruppi sono piuttosto formali, con strutture rigide e gerarchizzate c'è da aspettarsi poca coesione, se sono spontanei e più fluidi ci sarà maggiore coesione.

L'atmosfera di gruppo

Si è visto che il ragazzo è sensibile soprattutto all'atmosfera che regna nel gruppo. Questo fattore è molto importante per la maturazione serena dei membri.
Gli elementi che compongono l'atmosfera possono essere:
1) L'ambiente: l'insieme delle condizioni materiali nelle quali vive il gruppo. Vanno curate perché siano accoglienti.
2) Il clima: fatto di buone relazioni umane, di calore affettivo, di accettazione dell'altro, di confidenza mutua, di comprensione, di gioia, di schiettezza, di entusiasmo e di amicizia profonda.
3) Lo spirito del gruppo: esso è fatto di adesione a valori morali, spirituali e religiosi che formano l'ideale cristiano, dal quale si desidera essere penetrati e per cui si vuole vivere e operare.
Possiamo dire che l'atmosfera risulta dalla somma di questi tre elementi costitutivi di un gruppo.
«Questa atmosfera è educatrice per se stessa; essa è determinata da tutti questi imponderabili non codificati (soprattutto il clima e lo spirito di gruppo); ciò prova che l'educazione è una «relazione» e non una semplice «tecnica» (10).

La vita di gruppo

Si può considerare il gruppo come uno «spazio» per la circolazione della riflessione e dei valori, che sorgono nei ragazzi stessi e che si propongono loro in altre sedi, e come una «esperienza» portatrice essa stessa di valori specifici ed unificatrice delle attività e delle proposte educative.
I protagonisti della vita di gruppo sono e devono essere i ragazzi stessi e «il contenuto che circola nel gruppo è la vita stessa dei ragazzi, le loro ricerche, le loro domande sul senso dei fatti e delle cose, le loro proposte di intervento nel momento in cui cercano un'inserzione nella comunità umana ed ecclesiale, e prendono un primo contatto coi problemi concreti, scoprendo in se stessi bisogni e ricchezze» (11).

La dinamica di gruppo

La dinamica della vita di gruppo deve essere vissuta con un atteggiamento aperto «verso la liberazione». Non si accetta la traiettoria:
gruppo-problema-gruppo
in cui il gruppo è la realtà prima ed ultima; in cui i problemi sono in funzione della sopravvivenza del gruppo, che cerca le cose da fare per «sopravvivere» e restare gruppo.
Si cerca di far propria la traiettoria:
problema-gruppo-liberazione
in cui il dato iniziale è la situazione storica, attuale o del singolo o del gruppo o dell'ambiente in cui si vive, e il dato finale è un processo e un impegno di liberazione, che rende «vivo» il gruppo stesso.
In questa traiettoria il gruppo, interpellato dalla situazione concreta e personale, si pone come protagonista, che interviene perché è vivo e vuole rimanere «autenticamente» vivo.
Possiamo esplicitare meglio questa dinamica, che consideriamo l'unica «vera» (12), con questi tre passaggi:
- a partire dalla realtà
Il nostro servizio educativo deve avere «il suo punto di partenza dalla realtà concreta delle persone a cui si rivolge».
Per i preadolescenti è «il loro mondo interiore che ha bisogno di strutturarsi, di mutarsi e di aprirsi verso le persone e l'ambiente che il circonda».
«La scoperta della relazione e dell'influsso, e quindi della responsabilità, del proprio agire su questa realtà è il primo passo da fare».
- ripensata e vissuta in gruppo
Il preadolescente ha bisogno di confrontarsi con i suoi coetanei e con gli adulti
« attenti e disponibili» insieme. Gli interrogativi più fondamentali della vita, enucleati in questa riflessione di gruppo a partire dalle attività e dalle esperienze, sono la piattaforma per una pedagogia che stimola anche chi non si pone interrogativi.
Le risposte e le soluzioni che si cercano insieme non appartengono più al ristretto orizzonte personale, ma sono frutto e patrimonio più ampio e duraturo.
- per l'impegno
Il preadolescente ha bisogno di fare e rendere concrete le riflessioni. È necessario che ad ogni discussione segua qualcosa da fare, come esperienza di collaborazoine. È compito educativo aiutare il ragazzo a vivere i suoi impegni sociali, dall'impegno scolastico di ogni giorno fino allo sforzo di risolvere qualche «piccola» e «locale» situazione di ingiustizia, di povertà e di emarginazione.

CARATTERISTICHE DEI GRUPPI «PREADOLESCENZIALI»

Il periodo preadolescenziale, di cui ci interessiamo in modo particolare, come tutte le età è facilmente delimitabile e caratterizzabile.
Si situa tra la fanciullezza e l'adolescenza, periodi che risultano più studiati (13), e quindi i preadolescenti «in gruppo» appaiono ora con caratteristiche della prima, ora con caratteristiche della seconda situazione.
Dal punto di vista educativo si può correre il pericolo di animare gruppi di preadolescenti in maniera troppo infantile, obbligandoli a una passività e a una dipendenza schiacciante, o ponendoli di fronte a responsabilità al di sopra delle loro capacità, che li fa cadere in uno stato di fallimento.
È importante riflettere sulle caratteristiche e differenze «più visibili» dei gruppi di fanciulli in relazione a quelli di adolescenti.
Ogni educatore dovrà farne una sintesi «preadolescenziale» personale, tenerla presente nell'intervento educativo per evitare confusioni e assimilazioni superficiali.
Sarà utile anche il raffronto tra i gruppi di adolescenti e adulti, affinché l'educatore, che è un adulto, non trasporti, più o meno coscientemente, i criteri derivati dalla vita in gruppo di adulti alla vita in gruppo dei ragazzi senza prima effettuarne l'interpretazione e l'adattamento.

Differenze di gruppi: fanciulli-adolescenti

1) La scelta dei propri compagni è fatta dai fanciulli (14) in base a caratteristiche esterne di efficienza e abilità. L'adolescente sceglie con maggiore discriminazione, facendo più attenzione alle qualità di personalità.
2) Il fanciullo è aiutato a inserirsi nel gruppo se trova una certa struttura e organizzazione. L'adolescente è portato a una struttura più libera e fluida e sopporta difficilmente una organizzazione rigida.
3) Il fanciullo si esprime per lo più in gruppo di compagni dello stesso sesso, e le attività predominanti sono quelle in cui si dimostra forza e abilità (iniziative di tipo avventuroso). L'adolescente tende a vivere in gruppi misti ed è portato a organizzare attività che convengono a ragazzi e ragazze (iniziative di tipo sociale).
4) Il fanciullo cambia con facilità i compagni del suo gruppo, senza risentirne affettivamente. L'adolescente ha più coscienza di appartenere al suo gruppo e vi è fedele anche quando le circostanze ambientali fossero contrarie (combiamenti di casa, quartieri diversi...).
5) Il ragazzo sceglie e cambia gruppo con più facilità, basandosi quasi esclusivamente sul desiderio di imporsi e riuscire meglio in qualche attività preferita, e non bada eccessivamente al parere degli altri. L'adolescente è più sensibile ai sentimenti di accettaizone e di rifiuto di cui è oggetto.
Differenze di gruppi: adolescenti-adulti
1) Il principale obiettivo degli adulti (15), quando si riuniscono in gruppo, sembra essere la ricerca effettiva di uno scopo preciso. Invece presso gli adolescenti il rendimento non ha un'importanza così marcata, anche nel campo degli studi.
Tra gli adulti ci si ritrova insieme per fare qualcosa, nei gruppi di adolescenti ci si ritrova per «essere-insieme», per parlare, per avere l'occasione di incontrare gli altri.
Questo può spiegare, in parte, le difficoltà che provano gli educatori a far lavorare convenientemente gli adolescenti e a presentare delle attività, che debbono raccogliere l'adesione degli stessi adolescenti.
2) I gruppi di adulti sono generalmente fortemente strutturati e molto organizzati. I gruppi di adolescenti tendono, al contrario, ad essere più fluidi. L'adolescente desidera vivere in perfetta uguaglianza con gli altri membri e rigetta normalmente ogni struttura fissa.
A questo riguardo però il gruppo adolescenziale può cadere nel difetto combattuto, quando si facesse prepotente l'ascendente del leader e quando si portasse la coesione a un conformismo alle norme di gruppo, che non lasci nessuna possibilità personale di giudicare e operare.
3) I gruppi di adulti sono indipendenti, perché possiedono una autonomia totale grazie ai mezzi finanziari e alle strutture ben organizzate (per es. quote fisse, locali, ecc...). Gli adolescenti dipendono enormemente dagli adulti, ma tendono a rendersi indipendenti con iniziative varie (per es. attività di servizio, lavori, ecc...), per dimostrare che sono perfettamente capaci di sbrigarsela da soli.
4) Gli adulti in gruppo non sono generalmente, né fragorosi né violenti ed essi praticano quasi sempre delle attività relativamente calme e tranquille. Il desiderio comune è di vivere in pace.
Invece gli adolescenti non esitano a manifestare la loro presenza con un certo baccano o con una disinvoltura non conformista, che il più delle volte ha il carattere «dimostrativo». t un modo di affermarsi, di non passare inosservati, di proclamare che anche essi esistono.
5) I gruppi di adulti completano, in genere, armoniosamente l'ambiente familiare e controbilanciano quello di lavoro. Ma molti adulti fanno a meno dei gruppi e preferiscono restare nella pace della famiglia.
Il gruppo per gli adolescenti è di una importanza vitale, indispensabile. È lì che trovano degli animatori comprensivi e accettanti, degli amici e delle amiche della loro età, che agitano le stesse idee, esprimono le loro stesse preoccupaizoni, combattono per i medesimi ideali.

IL FENOMENO DELLA LEADERSHIP

In ogni gruppo umano la leadership (16) è disponibile e certi membri se ne impadroniscono, qualche volta a turno, molte volte per una durata più o meno lunga, spesso in maniera totale e definitiva.
Presso i ragazzi questo fenomeno appare con una grande forza perché essi sono costantemente alla ricerca di modelli di capi che incarnino certi valori e che essi sono disposti a seguire subendo la loro influenza.
Questi capi emergeranno accanto all'educatore in momenti occasionali (per es. momenti di gioco, vacanze, ecc.) o in momenti organizzati (per es. la classe, i gruppi di ricerca, ecc.) per la loro abilità e per la loro spiccata personalità. Talvolta però si porranno fuori del gruppo organizzato, lontano dall'influsso dell'educatore, e i ragazzi si riuniranno attorno ad essi, amalgamandosi tra loro. In tutti questi casi si assiste alla nascita di una intensa rete di relazioni tra capi e membri del gruppo.
Questa simpatia, reciproca o no, provoca la formazione di sottogruppi intorno a elementi di maggior prestigio.
L'educatore che vuole entrare nel dinamismo di queste relazioni deve conoscere la struttura sociale interna del suo gruppo e può farlo in maniera, relativamente semplice, attraverso il sociogramma.
La forma più semplice di sociogramma è quella di interrogare ciascun membro del gruppo per domandargli di scegliere coloro con cui preferisce stare e coloro con cui preferisce non stare per una determinata attività (17).
Si tratta di una scelta e di un rifiuto. Analizzando le risposte e rappresentandole graficamente si ha uno schema delle strutture interne del gruppo e della rete di dipendenza in rapporto ai vari leaders.
Esiste un'altra struttura al di sotto di quella sociale.
Ci sono delle reti d'influenza determinate dalle relazioni affettive, che occorre tener presenti soprattutto per un'efficienza di lavoro quanto per stare insieme, per incontrarsi.
Non si tratta più di un sociogramma ma di uno psicogramma.
Il primo è basato su compiti e lavori da fare, sul rendimento, mentre il secondo è basato su legami affettivi.
Questi legami affettivi vanno tenuti presenti perché talvolta possono provocare gravi problemi e possono arrecare pericolo di disgregazione per tutto il gruppo. Si può conoscere questa rete di relazioni, domandando ai ragazzi di scegliere i compagni con i quali preferiscono stare durante una passeggiata, che preferiscono invitare per il proprio compleanno, e quelli con cui preferiscono non stare nelle medesime situazioni (18).
Con il sociogramma e lo psicogramma è possibile ottenere indicazioni sullo stato del gruppo e di conoscere meglio la reale configurazione del gruppo. Per l'animatore sarà più facile creare un clima migliore, più sereno, più disteso. Si possono conoscere i leaders, per puntare su di loro per qualsiasi iniziativa, gli isolati, per recuperarli al gruppo.

Differenti tipi di leaders

Leaders funzionali-operativi

Nella maggior parte dei gruppi di ragazzi, dipendenti da organizzazioni strutturate e basati su attività di studio, di ricerca, si mettono in luce i ragazzi «funzionali», per lo più designati dall'autorità, ma seguiti e talvolta invidiati dagli altri.
Finché c'è l'interesse per il risultato dell'attività, questi leaders sono seguiti, poi normalmente scadono di importanza e prestigio.
Leaders naturali-affettivi
Tra i ragazzi appare un altro tipo di leaders: il capo naturale, investito dalla confidenza e fiducia dei membri e detentore di una forte influenza. I suoi interventi hanno ripercussioni profonde sul comportamento e le reazioni del gruppo, in quanto gruppo, e anche sulle attitudini di ciascun membro in particolare (19).

Leaders nascosti

Non sono presenti fisicamente ma agiscono a distanza con ciò che dicono, cantano, scrivono e fanno (per es. tele-leaders, cine-leaders...). La distanza contribuisce ad abbellire e idealizzare l'immagine di tali modelli e a mantenere per più tempo la loro influenza. Questa influenza può essere determinante sia in senso positivo sia in senso negativo (20).
L'educatore attento non può dimenticare che certi gruppi possono muoversi e agire sotto l'influenza di uomini, lontani o addirittura «morti», ma «morti per un'idea».
Riferendoci ai leaders, presenti fisicamente: funzionali-operativi e naturali-affettivi, possiamo osservare che talvolta le loro funzioni sono accumulate, altre volte si può creare un certo atteggiamento di antagonismo tra gli stessi capi. L'ideale consiste senza dubbio nel creare una perfetta intesa e una collaborazione intima tra questi vari leaders. P la condizione indispensabile per un buon funzionamento del gruppo e dell'intesa all'interno di quello che si può chiamare «équipe di animazione».
L'unica maniera di educare è operare con i leaders naturali, piuttosto che contro di loro, e solo una pedagogia centrata sul gruppo e sul rispetto delle persone può far superare le rivalità, le tensioni, generatrici di aggressività e di conflitti.
Si impone la necessità di suscitare e curare gruppi di riferimento, che devono diventare momenti di formazione «particolare» per i leaders.
Si tratta in pratica di un sottogruppo che può essere suscitato a certe condizioni (21):
- deve essere accettato da tutto il gruppo e desiderato dai membri;
- il gruppo deve sentire gli effetti benefici di una tale formazione;
- ciascun membro deve potervi accedere se lo desidera e se si crede capace;
- la élite non deve essere vista come un gruppo di preferiti, selezionati dall' animatore;
- la formazione dell'élite sia fatta in altri momenti, distinti da quelli di vita del gruppo; e quindi richiede maggiore disponibilità e sacrificio;
- la élite deve essere come il lievito nella massa, e nel proprio sottogruppo.

NOTE

(1) AA.VV., Adolescenti d'Europa, SEI, Torino, p. 77.
(2) Idem, p. 78.
(3) Idem, p. 81.
(4) Idem, p. 87.
(5) Edouard Limbos, L'animation des groupes de jeunes dans les activités de loisirs, Editions Fleurus, Paris, p. 11.
(6) Idem, p. 12.
(7) E. Limbos, o.c., p. 13.
(8) A. Ronco, Psicologia dello sviluppo umano, dispense, PAS, 1971, p. 84.
(9) A. Ronco, o.c., p. 84.
(10) E. Limbos, o.c., p. 47.
(11) Elementi e linee per un Progetto Educativo e Pastorale Salesiano, ciclostilato 1979, p. 55.
(12) Capitolo Generale Speciale Salesiano, nn. 367.368.373.
(13) G. Lutte, L'età scolastica, pp. 288-312; l'adolescenza, pp. 313-385 in «Educare», vol. 2°, PAS-Verlag.
(14) G. Lutte, L'adolescente in «Educare», vol. 2°, PAS-Verlag, p. 360.
(15) E. Limbos, o.c., pp. 18-23.
(16) E. Limbos, o.c., pp. 107-114.
(17) G. Lutte, L'adolescente e il suo gruppo, PAS-Verlag, p. 29.
(18) G. Lutte, o.c., p. 30.
(19) AA.VV., Adolescenti d'Europa, SEI, Torino, pp. 83-90.
(20) Idem, cfr. santi, pp. 94105; eroi, pp. 106-119; divi, pp., 120-132; eroi dei fumetti, pp. 133-141.
(21) E. Limbos, o.c., p. 157.