Carlo Grossini

(NPG 1981-04-39)

 

La diocesi di Novara ha vissuto nel 1980 un anno straordinario per la pastorale giovanile segnato tra l'altro da quattro iniziative di eccezionale importanza: gli incontri di vicariato per giovani presieduti dal Vescovo in primavera, la Route dei giovani all'inizio dell'estate, la Festa di tutti i giovani a settembre e il corso di Esercizi Spirituali per giovani, diretti dal Vescovo, nelle vacanze di Natale.
Ma l'intenso e, a detta di molti, riuscito programma di questo ultimo anno non è stato certamente improvvisato.
Per questo, per esprimere con maggior chiarezza l'itinerario che ha condotto alla Festa di tutti i giovani, su cui ci si soffermerà un po' più a lungo, si tenta di tracciare qui una breve sintesi dello sviluppo delle idee, delle iniziative, delle scelte strutturali che la pastorale giovanile diocesana di Novara ha espresso e promosso negli ultimi anni.
C'è il rischio evidente di ridurre una esperienza di per sé complessa e viva a freddo schema, per giunta non facilmente leggibile da chi non ha vissuto l'esperienza. Ne siamo consapevoli. Tuttavia nella speranza di sollecitare un confronto facciamo ugualmente un tentativo cercando, per quanto possibile, di evitare i rischi opposti della enfatizzazione e della riduzione.

LA PREPARAZIONE: UNA CHIESA GIOVANE, PER ANNUNCIARE CRISTO AI GIOVANI

Ripensando ad alcuni fatti, rivedendo alcune iniziative, rileggendo documenti vecchi soltanto di qualche anno, ci si accorge che c'è un filo logico sotteso che lega una scelta ad altre scelte. A posteriori si intuisce l'itinerario lunghissimo che prepara certe proposte.
Siamo convinti che il 1980 in diocesi si spiega meglio con uno sguardo retrospettivo alle scelte di contenuto, di metodo e di strutture degli ultimi anni.

GLI ANTEFATTI

1968-1972. Anni di apertura, ma spesso anche di rottura.
È il tempo vivace e turbolento della più accesa contestazione. Un fenomeno culturale-sociale che penetra e segna profondamente l'azione pastorale soprattutto del settore giovani.
Anche in diocesi di Novara è in atto una crisi fortissima di identità.
È in difficoltà la proposta di una fede totalizzante, cti dei problemi del mondo con la certezza di avere una sua risposta a partire dal Vangelo.
È in pieno svolgimento (ci riferiamo agli ultimi anni del pontificato di Giovanni XXIII) il tentativo, rimbalzato forse in Provincia con qualche anno di ritardo, di costruire una chiesa in dialogo che riconosce serietà alla ricerca del mondo e prende in considerazione più benevolmente gli apporti della cultura.
Questo impegno di apertura segna la Chiesa. La Chiesa non ha più una posizione uniforme: la pluralità di posizioni presente nella società penetra all'interno della Chiesa che si immerge nel mondo.
Persino le strutture, nate in un contesto di uniformità tradizionale, non reggono più.
L'Azione Cattolica che ha portato il peso di organizzare la pastorale giovanile nella chiesa locale non regge da sola a questo compito.
Inizia una fase di pluralismo a volte esasperato.
Ancora a livello diocesano si utilizzano gli strumenti dell'A.C., ma per finalità indistinte, che spesso tra l'altro non convergono in unità.
Si sente il bisogno di un maggiore coordinamento.
In città di Novara, dove i problemi sono più vivi, si fa il primo tentativo. Nasce un gruppo di coordinamento, che promuove una piccola inchiesta. Segue una riflessione comunitaria al presbiterio cittadino. Il Vescovo assume le indicazioni conclusive e invia una lettera a tutti gli operatori di pastorale giovanile.
È già l'avvio di una nuova fase.

1973-1976. È il tempo del dialogo e del discernimento. Un impegno tormentato. Il Vescovo si ingaggia in prima persona. Si tratta di ritessere una ragnatela di rapporti, di fare spazio a tutto il positivo che è presente nella fioritura dei gruppi spontanei e parrocchiali. Sul problema della militanza a volte non ci si intende. Alcuni gruppi assolutizzano il politico fino a farlo diventare metro di giudizio per tutto, anche della fede. Nella Lettera Pastorale L'uomo vivente è la gloria del Signore il Vescovo dichiara: a La Chiesa luogo di prescrizione per nessuno, luogo di conversione per tutti». Si moltiplicano gli incontri: ufficiali e informali. Ma non basta. Qualche gruppo perde il passo. I risultati positivi di un impegno corale alla ricerca di una nuova mentalità di comunione non sono subito evidenti.
Tuttavia nella successiva lettera pastorale La Chiesa Madre il Vescovo può sottolineare con chiarezza le tre condizioni necessarie perché un gruppo possa dirsi veramente ecclesiale e quindi generatore di fede.
«La prima è che sia veramente disponibile al puro seme della Parola Evangelica, trasmesso da tutta la Chiesa in piena comunione con i Pastori ed il loro magistero. Senza il carisma proprio dei Pastori, la Parola facilmente si inquina e diventa sterile.
La seconda è che questa Parola cresca attraverso la grazia di tutti i Sacramenti, in modo particolare dell'Eucaristia, dove ogni membro della chiesa cresce come parte viva dell'unico corpo di Cristo. Vi può essere pluralità di scelta nell'applicazione della Parola alle varie situazioni storiche, ma ogni pluralità è legittima solo se non rompe la comunione ecclesiale e pastorale, altrimenti, mentre la comunità costruisce, il gruppo distrugge.
La terza è questa: la carità che sgorga dall'Eucaristia non deve ridursi a semplice filantropia sociologica, ma deve crescere come espressione del più grande precetto dell'amore, che ha le sue radici nel mistero pasquale. Fa parte essenziale di questo grande comandamento il privilegiare i poveri, gli abbandonati, le vittime dell'ingiustizia».
Intanto coerentemente con il mutare della impostazione teorica si rendono di nuovo necessarie sensibili e coraggiose scelte di rinnovamento strutturale. Già da un anno ormai funziona, radicata nel contesto strutturale dell'AC, una commissione diocesana per la pastorale giovanile. È costituita con intenzione di rappresentatività, prepara un minimo di programma diocesano, propone alcune iniziative.
Il Vescovo Mons. Del Monte, alla fine del 1973, costituisce ufficialmente il Centro Diocesano Giovanile con la responsabilità di continuare l'impegno già in parte avviato con la prima commissione: coordinare tutte le espressioni di pastorale giovanile, le associazioni, i movimenti, i gruppi.
Molto richiamati alcuni contenuti purtroppo diversamente intesi: ad es. unità nella diversità; oppure l'altro: conosciamo i giovani, analizziamo la condizione giovanile.
In Italia corre da un campanile all'altro, da un convegno all'altro, la riflessione sul tema «Evangelizzazione e promozione umana». A Novara questo tema è ripreso a livello giovanile e ritradotto: non è possibile evangelizzare, né promuovere senza conoscere le esigenze di coloro a cui si vuole annunciare o che si vogliono promuovere.
Si tiene un convegno dal titolo «La gioventù non è assurda». L'analisi elaborata in quell'incontro viene ampiamente diffusa in diocesi. Ed è così che per una rinnovata capacità di lettura della situazione, o forse perché la situazione degli anni 74-75-76 è davvero in provincia la più drammatica del decennio, incomincia a circolare insistentemente il tema della necessità di un rinnovamento di mentalità, di una conversione di tutta la comunità alla problematica dei giovani.

LA PREPARAZIONE REMOTA

1976. Nell'estate si tiene l'annuale convegno diocesano a Luino. Le conclusioni risultano di una importanza straordinaria: si chiede «una chiesa partecipata, una chiesa di popolo e quindi una chiesa che si realizzi nella comunione di tutti coloro che si sentono chiamati alla missione di evangelizzare Cristo, salvezza dell'uomo».
Si insiste in particolare su un criterio operativo che diventa una bandiera: quello dell'organicità, dell'aderenza alla vita «che - è scritto nelle conclusioni di Luino - è impegno di unità nella molteplicità, e quindi anche accettazione del criterio delle priorità che la vita stessa suggerisce nel suo evolversi». In diocesi, da Luino in poi, diventa comune questo slogan-proposta «pastorale organica»: è una indicazione di metodo, ma insieme anche una indicazione di contenuto. «È uno sforzo di promuovere tutte le persone - citiamo ancora dalle conclusioni di Luino -a protagoniste di Chiesa, (...) di fare crescere tutte le comunità cristiane fino alla loro piena maturità (...), di piegare tutte le strutture al loro ruolo di strumenti».

1978. Si tratta di applicare il discorso della «pastorale organica» e la riflessione su «evangelizzazione e promozione umana» ad un problema concreto, reale, non inventato a tavolino, ma suggerito dalla vita.
Si è appena concluso il Sinodo dedicato alla Catechesi dei giovani a cui ha partecipato anche il Vescovo Del Monte che sollecita da Roma la diocesi con quattro lettere sulla problematica di pastorale giovanile.
Il mondo dei giovani è più che mai al primo posto nelle preoccupazioni di ogni operatore pastorale.
Non si è ancora spenta l'eco della nuova ondata contestativa di Bologna e di Roma: sta arrivando in provincia l'ondata di «autonomismo» che già adombra tentativi di riflusso.
I giovani stanno cambiando con un ritmo molto accelerato. Analisi, progetti pastorali sono sempre confusi.
I giovani saranno il test significativo e provocatorio per una seria verifica della capacità di fare «pastorale organica» e della maturazione di una pastorale che evangelizza promuovendo e che promuove evangelizzando.
Così parte il programma dell'ultimo triennio che coinvolge, successivamente, gli operatori di pastorale giovanile, la comunità ecclesiale stessa e infine più direttamente i giovani.

L'anno del confronto tra operatori

Il primo anno del triennio è dedicato al confronto tra gli operatori. Ha il suo centro in questo interrogativo: Come annunciare Cristo ai giovani?
Sono decine e decine gli incontri nelle parrocchie, nei vicariati: non mancano momenti di ascolto di esperti e giornate di approfondimento a livello diocesano. Il momento-sintesi del lavoro svolto in questo anno è il convegno estivo di Armeno che si titola con il tema dell'anno «L'annuncio di Cristo ai giovani di oggi». Tre relazioni fondamentali:
- ancora una lettura socio-culturale della condizione giovanile in Italia e nella chiesa;
- poi una rilettura pastorale della presenza giovanile nella chiesa particolare presentata sulla base del lavoro preparatorio svolto in Vicariato;
- infine una proposta pastorale per l'annuncio di Cristo ai giovani e per una loro piena educazione alla fede, tenendo conto di tutto il lavoro di riflessione e di ricerca.
I contenuti principali vengono ritradotti in sei tesi riguardanti:
- la condizione giovanile interpella la nostra chiesa;
- la catechesi nel mondo giovanile;
- fare una liturgia giovane;
- la comunità luogo di educazione dei giovani alla fede;
- gli strumenti per l'azione pastorale tra i giovani;
- chiesa e ministeri nel e del mondo giovanile.
L'affermazione di fondo che appare più urgente è che tutta la comunità è responsabile e deve farsi carico della pastorale giovanile.

L'anno della Comunità

Corre intanto il secondo anno del triennio.
È l'anno di responsabilizzazione di tutta la comunità. Il tema centrale è lo stesso di Armeno ripreso dal Vescovo nel titolo della sua Lettera pastorale: Una Chiesa giovane per annunciare Cristo ai giovani.
Due le esigenze concrete emerse da Armeno, su cui ci si impegna per tutto l'anno:
- responsabilizzare tutta la comunità;
- darsi un minimo di strumentazione a livello locale per passare dalla fase della riflessione a quella dell'operatività.
L'ambito privilegiato per questi impegni è quello del Vicariato e del Comprensorio.
È la fedeltà alla vita che spinge ad assumere queste strutture, le une consolidate dalla tradizione ecclesiale, le altre create in tempi recentissimi dall'organizzazione civile: le une e le altre valorizzate perché centri di interesse, di vita. Un nuovo grosso avvenimento aiuta questa riflessione corale di tutta la comunità: la pubblicazione del Catechismo dei giovani.
Ci si incontra a tutti i livelli sul Catechismo dei giovani.
Un anno estremamente vivace. Il Vescovo, gli Operatori diocesani si portano ripetutamente nei vicariati: agli incontri partecipano tutti: i nonni, i genitori, i figli. A volte gli interventi sembrano difficilmente coordinabili, le posizioni distanti. Tuttavia si esprimono grandi attese, affiorano notevoli disponibilità e proposte. A giugno si conclude con tre tornate di consigli pastorali comprensoriali. Difficile fare sintesi. Il discorso viene rilanciato su questi temi centrali:
- la comunità deve convertirsi e fare spazio ai giovani;
- i giovani devono diventare protagonisti nella comunità.

L'anno dei Giovani

Così ha inizio l'anno dei giovani aperto da un solenne consiglio pastorale nel Novembre 1979 e ufficialmente dalla Lettera Pastorale Con il Catechismo dei giovani nel cuore delle nostre comunità.

LA PREPARAZIONE PROSSIMA

Le indicazioni programmatiche del consiglio pastorale di Novembre riguardavano rispettivamente le prospettive pastorali globali emerse dal lavoro del biennio passato e alcune mete privilegiate per l'impegno straordinario per l'anno dei giovani.
Queste le mete e gli obiettivi specifici individuati:
1. Qualificare la proposta a livello locale, con momenti forti di catechesi, puntando sugli incontri di Vicariato. Intanto si cerca di impiantare una struttura stabile a livello locale: la commissione di Vicariato per la pastorale giovanile.
2. Far sperimentare la comunione promuovendo e sostenendo i gruppi, puntando sulla Route diocesana come esperienza forte di comunione.
3. Far vivere la missione cercando un rinnovato dialogo tra gruppi e giovani del vasto mondo giovanile puntando, su un incontro straordinario, il più possibile aperto, fin dall'inizio chiamato Festa di tutti i giovani.

La ristrutturazione della commissione

Il programma 1980 è preceduto dalla ristrutturazione della commissione diocesana per la pastorale giovanile. È il Vescovo stesso a chiederla con una lettera agli operatori nella quale propone anche le linee portanti dell'impegno straordinario per l'anno dei giovani. La commissione diocesana per la pastorale giovanile, continuando a far capo al Centro Giovanile Diocesano assume d'ora in poi una triplice articolazione in:
- Assemblea: incontro di tutti gli animatori di gruppo, responsabili e operatori di pastorale giovanile;
- Consiglio: delegati degli Uffici diocesani, di Vicariato, di associazioni, movimenti e gruppi;
- Giunta: coloro che intendono impegnarsi non solo nella elaborazione delle linee, ma anche nella concreta promozione dei servizi.
I membri di questi organismi sono espressione di tutte le principali realtà operanti a livello giovanile:
- Responsabili degli Uffici Diocesani particolarmente interessati alla pastorale giovanile;
- Delegati di Vicariato;
- Rappresentanti di associazioni, movimenti e gruppi.
L'anno dei giovani, in sintesi, sarà un anno straordinario per la Pastorale Giovanile a conclusione di un cammino prolungato con gli operatori e tutta la Comunità, incentrato su tre valori fondamentali: proposta qualificata - comunione -missione. E su tre iniziative segno: Incontri in Vicariato - Route diocesana - Festa di tutti i giovani.
Gli incontri di Vicariato e alcune altre occasioni di affollate assemblee a livello diocesano avevano intanto permesso al Vescovo e agli operatori diocesani di incontrare nei primi mesi dell'80 almeno tremila giovani: molti di questi anche più volte.
La Route ha visto la partecipazione di circa millecinquecento giovani: è riuscita un'esperienza ricca di contenuti, ma anche attenta all'aspetto comunitario, aperta al calore dell'incontro personale, che ha dato molti stimoli raccolti poi nella Festa di tutti i giovani.
È la primavera '80. Si lavora intensamente per la Festa. La partecipazione è assidua e attiva. Ci sono sostanzialmente tutti. C'è un momento di difficoltà, quasi di smarrimento. Non per mancanza di convergenza e di sintonia, ma per timore di fronte alla responsabilità e alla mole di lavoro che la proposta, così come si va de- lineando, comporta. Si insiste. Si continua a discutere: la Festa si farà. Ormai sono sul tappeto diversi progetti. Ad un certo punto sono quattro. Si cerca una sintesi senza che nulla vada perduto. Rimane ferma e pressante l'indicazione di partenza: la Festa di tutti i giovani sarà tempo di missione, di apertura e di dialogo. Ma via via si aggiungono a questo molti altri valori, tutti di estrema attualità e aderenza alla condizione giovanile:
- il far Festa così sentito è sottolineato in tutti gli incontri di Vicariato e alla Route;
- l'ascolto del vasto mondo giovanile: non c'è solo da proporre, ma anche da ascoltare perché parte dell'annuncio può venire da lontano;
- il richiamo alla responsabilità personale senza fughe in discorsi fumosi e globali, ma con riferimenti precisi a ciò che è alla nostra portata;
- l'appello alla speranza richiamata dal positivo che è in ogni esperienza e dalle esperienze positive;
- la sottolineatura del valore comunità inteso anche come capacità di stare insieme, di ricercare insieme, di mettere in comune;
- la dichiarata volontà di coinvolgere la città, di far festa nella città»;
- l'urgenza di annunciare la proposta a tutti i giovani;
- l'assunzione di uno stile nell'annuncio: in particolare il far proposta a partire dall'esperienza.

Il programma della Festa

Così è nato il programma della Festa: dall'impegno di una commissione che è stata insieme scuola di pastorale, gruppo di lavoro e momento di programmazione. Ogni momento della Festa deve esprimere un valore: uno di quei valori emersi dalle riflessioni, spesso disarticolate, e a volte quasi spontaneistiche, della commissione.
Anche ad una rapida scorsa al depliant appare che c'è un senso preciso di ogni parte e un senso globale di tutte e tre le giornate.

PROGRAMMA DELLA FESTA

Venerdì 5 settembre
Ore 17,30 nel cortile del Vescovado Arrivi e accoglienza
(ritiro buoni pasto e pernottamento)
Ore 21 nel cortile del Broletto La festa incomincia
con il «Hope theatre» (serata musicale di accoglienza e di apertura)

Sabato 6 settembre
Ore 9,30 nel cortile del Broletto Ricerchiamo insieme...
(Proposta di impostazione del lavoro comunitario della giornata con la presenza di Enzo Bianchi di Bose)
Ore 10 in varie sedi
Gli stands del dialogo
(Sui grandi problemi giovanili del momento incontri di gruppo con la guida di un esperto)
Ore 16,30 in varie sedi
I laboratori dell'impegno
(Su alcune prospettive di lavoro giovanile, esperienza da elaborare e sperimentare)
Ore 21 in Piazza della Repubblica Facciamo festa insieme
(Serata «autogestita» da tutti i gruppi presenti, come proposta di gioiosa convivenza giovanile nel cuore della città)

Domenica 7 settembre
Ore 9,30 Tre grandi assemblee
Comunità e contemplazione
con il contributo dell'esperienza di un gruppo Gen, di due giovani della comunità di Taizé e di Giannino Piana
Presenza sul territorio e volontariato con il contributo dell'esperienza degli «Equipaggi della speranza» di Firenze, dei coniugi Longhini ideatori dell'AVO di Milano e di Luciano Tavazza
Dignità dell'uomo e diritti della coscienza
con il contributo dell'esperienza di un gruppo di Pax Christi, di Robi Ronza giornalista, di Sandro Gozzo obiettore, dell'avv. Benenson
Ore 12 in san Gaudenzio 
Celebrazione eucaristica presieduta dal nostro vescovo Mons. Aldo Del Monte
Ore 15
La festa si conclude
nella certezza che
La speranza vive e cresce 
Testimonianze di: avv. Benenson, ideatore e fondatore di Amnesty International; Mons. Riboldi, Vescovo di Acerra, già parroco nel Belice; Abbé Pierre, fondatore delle comunità di Emmaus

LA CELEBRAZIONE: «INSIEME È POSSIBILE: DIPENDE ANCHE DA NOI!»

Il programma preparato è stato puntualmente seguito, lasciandoci tra mano una tale ricchezza di esperienze, di osservazioni, di materiale che, per evidenti ragioni, ci sentiamo di nuovo costretti a fare una scelta parziale e a procedere per cenni. Trascuriamo quasi del tutto il tema della sensibilizzazione e dell'impatto della proposta in Diocesi.
Abbandoniamo subito la pista dei contenuti espressi nei vari interventi (che tuttavia rimangono una preziosissima riflessione comunitaria: cfr Rivista Diocesana Novarese n. 3 Marzo 1981).
Lasciamo in ombra anche molti altri aspetti, per domandarci principalmente se e come, attraverso quali tecniche e scelte sono circolati alla Festa i valori ricorrenti nella riflessione della commissione; come sono stati vissuti i diversi momenti; che significato hanno avuto nella economia generale della Festa; e ancora diremo, per quanto possibile, quanto tali valori sono stati accolti, assunti, riproclamati dai giovani stessi. Globalmente ci sembra che l'impatto tra la voce della Commissione e il coro dei giovani sia stato felice: ne è risultato un messaggio ben individuabile e nell'insieme armonioso.
Ma seguiamolo nelle tonalità diverse dei diversi momenti della Festa.

La motivazione di partenza

Sul depliant preparato per la sensibilizzazione sotto il titolo «motivazione» si sottolineavano questi scopi:
«Vogliamo tentare un vasto incontro di giovani novaresi attorno ad alcuni valori che crediamo ampiamente condivisi:
- la gioia di far festa insieme;
- il tentativo di una ricerca comunitaria intorno ai grandi problemi che ci riguardano tutti;
- l'opportunità di verificarsi con l'esperienza di altri che hanno già tentato di incarnare valori e proposte di vita.
Ci muove la convinzione che è possibile ai giovani di oggi
- essere protagonisti in un'atmosfera di riflusso, di consumismo e di massificazione;
- far emergere il positivo che è in ogni esperienza in una società dominata da rapporti di contrapposizione e di concorrenza;
- crescere nella speranza in un tempo in cui alligna la disperazione e la scelta assurda di distruggere se stessi e gli altri».
Un invito pieno di speranza. Un invito che proclama: «insieme è possibile liberare la vita, inventare il futuro».
Per questo - aggiungeva la seconda pagina di copertina del depliant - sono invitati tutti indistintamente. «Tutte le associazioni, i movimenti, i gruppi giovanili ecclesiali, culturali, sociali, sportivi. Tutti i giovani di buona volontà dai quindici anni alle giovani coppie. La Festa è un momento di incontro tra credenti e non credenti, tra giovanissimi e giovani maturi, tra giovani impiegati e giovani in ricerca, tra giovani entusiasti e giovani in crisi».

La titolazione sintetica

È davvero «Festa di tutti i giovani». L'aggiunta di «tutti» risulta particolarmente significativa in rapporto all'intenzione di aprire al vasto mondo giovanile e in riferimento alla firma esplicitamente dichiarata sul depliant «organizzata dal Centro diocesano giovanile». Il titolo dice con chiarezza che è la chiesa che vuole ascoltare, dialogare, ricercare insieme a tutti i giovani, credenti e non credenti. Ma anche lo slogan della festa è carico di valori e molto propositivo. Riprende alcuni temi centrali e ormai ricorrenti.
Insieme: si collega con il discorso della lettera pastorale d'Avvento e della Route. Il Vescovo concludeva la Sua Lettera con un messaggio ai giovani: «Troviamoci intorno a Cristo per farci carico dei problemi del mondo». Il fascicolo preparato dal centro giovanile diocesano per la preparazione alla Route di inizio estate riecheggiava questo invito e lo personalizzava: «Tu ci stai a trovarti intorno a Cristo per farti carico dei problemi del mondo?». Lo slogan della «Festa» ribadisce che occorre trovarsi, che «insieme» è possibile.
Dipende anche da noi: ritorna il richiamo alla responsabilità personale. Forse la commissione risentiva incosciamente il condizionamento della nuova atmosfera culturale giovanile molto attenta al personale. Il recupero e la accentuazione del tema «festa» lo fa pensare, più ancora delle parole che lo richiamano. Ma il personale è richiamato nella dimensione della festa e della responsabilità non disgiunto dal comunitario (insieme) e dal politico (per farci carico dei problemi del mondo). La conclusione del messaggio sintetico è l'affermazione di una grande speranza: «Insieme è possibile». L'assemblea conclusiva, alle spalle dei grandi testimoni che hanno preso la parola, presentava infatti sul palco la scritta: «La speranza vive e cresce».

La scelta dei luoghi

Il valore di fondo determinante in questa scelta è stato l'attenzione al vasto mondo giovanile e al «far festa in città».
Per questo è stata subito scartata l'ipotesi, pure suggestiva, di una tendopoli in campagna e quella di appoggiarsi a una delle numerose case Religiose sparse sul territorio della diocesi, a volte situate in posizione adattissima e in ambiente molto accogliente. La scelta è caduta sulla Città e, all'interno della Città, sugli spazi più «cittadini», cioè più legati alla tradizione universale degli abitanti e più aperti alla vita reale dei giovani di oggi: il Broletto, la Pz. Duomo, la Pz. delle Erbe, la area del Parco cittadino, la vecchia Canonica. Soltanto il centro operativo e alcuni Stands sono stati sistemati nell'ex Seminario che sorge a lato della Canonica.

La presenza dei testimoni e degli esperti

Circa una settantina. Davvero tanti e molto qualificati. Uno o più per ogni Stands, diversi nelle Assemblee di ricerca e nella Assemblea conclusiva. E questo un paragrafo che meriterebbe un discorso a parte ben più prolungato. Ma per limitarci ad alcune note:
- Non è stata una presenza soverchiante: la festa ha conservato la sua caratteristica giovanile, ha persino offerto larghi spazi reali di autogestione.
- Non è stata soltanto una presenza intellettuale: non è stato un discorso staccato, calato dall'alto.
- L'intervento di esperti e testimoni è stato un contributo alla riflessione comune: su esperienze e problemi comuni.

La scelta dei tempi e dello stile

Sono stati molto curati i diversi momenti per ritmare l'incontro su contenuti e valori diversi.
Assemblee festose o proposte con contenuti espliciti, ma presentati in un codice più giovanile come la serata introduttiva animata dall'Hope Theatre di Milano, o autogestite da tutti i gruppi e con contenuti impliciti, ma ricchissimi, come la serata vissuta nel cuore dellz città, nella Pz. del Duomo, come proposta di gioiosa convivenza giovanile.
Stands numerosissimi, ben 26, per favorire il confronto, il dialogo, la conoscenza diretta all'interno del piccolo gruppo. Questo il momento in cui realmente giovani, credenti e non credenti, sono stati chiamati a ricercare insieme su temi comuni, che riguardano la società, la famiglia, la città, la scuola, l'informazione, la pace i diritti dell'uomo, il Terzo Mondo, e insieme la fede, la vocazione, la preghiera, Gesù Cristo, la Chiesa.
Laboratori: anche questi discretamente numerosi ed attrezzatissimi, per dare opportunità di espressione non solo con la parola, ma anche attraverso l'attività, la musica, il corpo, l'arte, il lavoro manuale. Il risultato è stato sorprendente. Questa indubbiamente una delle indicazioni più nuove e da non lasciar cadere. Anche se ancora tutta da ripensare. Forse è più che mai riduttivo fermarsi nell'impegno pastorale alle tradizionali metodologie dell'uso della-parola e della immagine. Ci sono altre forme espressive più attive, più esperienziali. Una pista potrebbe essere quella della riscoperta del lavoro manuale.
Assemblee di ricerca. Sono state diverse, ma non pesanti. È stato possibile viverle in una atmosfera diffusa di festa. Pensate come momento di approfondimento e di proposta, hanno privilegiato l'esperienza vissuta, piuttosto che l'elaborazione teorica. Sono state sempre dirette da esperti e testimoni con il compito di coordinare, di proporre, di chiarire, di supplire, di completare o quanto meno di riprendere e rilanciare il messaggio. Una presenza più marcata che negli Stands ma non soffocante.
Assemblea di testimonianza. Così è stata soprattutto l'ultima grande Assemblea, presieduta dal Vescovo Mons. Aldo Del Monte, insieme a Mons. Riboldi, l'Abbé Pierre, l'Avvocato Benenson e il dottor Santino Invernizzi missionario laico novarese al lebbrosario di Gambo. Il messaggio riassunto nella scritta del palco, già citata, «La speranza vive e cresce» è sembrato più che mai vero. La speranza vive e cammina per mezzo di testimoni.
Il pranzo comune e il tempo libero: vissuto nel vecchio chiostro della canonica quattrocentesca che sembrava rinata a nuova vita, nell'armonia, ancora più suggestiva della sua tradizionale austerità tardo romanica, dei colori e dei suoni modernissimi dell'ultima generazione giovanile.

Una presenza silenziosa: la preghiera

«C'era come un seme sepolto tra le zolle rivoltate di tanta festa esteriore: cartelli e slogan, murales e stands, laboratori d'artigianato e lunghe tavolate per il pranzo
comune, autoparlanti a tutto volume e chitarre chiassose. C'era un seme nascosto.
Attraverso il solenne quadriportico del Duomo, a piccoli gruppi, accompagnati da austeri tabelloni con preghiere di salmi, i giovani si recavano là, silenziosamente: nel Battistero suggestivamente illuminato (e la luce sembrava sorgere dall'antica vasca ottagonale del pavimento) una presenza eucaristica, attorniata dai grandi segni del Vangelo, del Crocifisso, dai fiori e dal silenzio.
C'era anche qualche prete, nella penombra, pronto ad alzare la mano su una fronte. Il seme gettato nei solchi» (dal giornale L'Azione).
Questa era anche l'intenzione della commissione: gettare un seme, un invito discreto presentato in totale libertà. Per questo l'orario della preghiera non compariva neppure sul depliant. Ma bella città dove si fa Festa e si vive la comunità non manca, non può mancare la preghiera.
E così al mattino, alle otto, e alla sera, alle diciannove, suonavano a festa le campane della Cattedrale: un concerto che a più di uno ha richiamato Taizé e che si confondeva con il rintocco domenicale dei mille campanili della Diocesi. I giovani accorrevano quasi tutti. Sentivano che quell'incontro con il Signore era espressione vera di comunità. Alcuni poi continuavano la preghiera con l'Adorazione personale. Così veniva dichiarato che la comunità la fa il Signore.

I COMMENTI A CALDO: LA SPERANZA VIVE E CRESCE

Ogni iniziativa dovrebbe essere passata al vaglio di una verifica serrata. E questo giudizio critico diventerebbe ancora più completo e vero, se confermato con il passare del tempo, alla prova della storia.
Non è possibile avventurarci per questa strada e del resto mancherebbe ugual- mente l'ascolto di un giudizio allargato e ponderato.
Registriamo invece i commenti a caldo della stampa e le osservazioni più ripetute e condivise da operatori e giovani.

Dai servizi dei giornali

«Clima di festoso "rendez-vous" giovanile, un grande "happening" che coinvollà la città, il suo centro, le sue istituzioni, i suoi abitanti» (L'Azione, sabato 6 settembre 1980).
«È festa. Quasi mille giovani e giovanissimi " occupano " il cuore di Novara, in un incontro che forse non ha precedenti nella storia recente della città» (Gazzetta del Popolo, domenica 7 settembre).
«I giovani invadono una città» (La Stampa, domenica 7 settembre).
«Novara al party della speranza: per due giorni un migliaio di giovani ha fatto festa a Novara nel segno della speranza (Gazzetta del Popolo, lunedì 8 settembre ). «La festa dei giovani trascina una intera città. Il cuore della città ha pulsato per tre giorni al ritmo di una festa giovanile che ha sconvolto molti schemi di questa abitudinaria cittadina di provincia che è Novara... la folla giovanile ha cantato, ha ballato, ha pranzato e cenato, ha applaudito, discusso, celebrato e proclamato la sua festa... sono state... giornate intense ed eccezionali...» (Avvenire, 9 settembre).
«... E poi che dire dell'iniziativa del centro diocesano della scorsa settimana? Al di là di ogni orientamento ideologico - religioso, il centro storico si è meravigliosamente riempito di giovani venuti in gran numero dalla provincia (Novara come vero contenitore culturale?) che si sono uniti ai novaresi animando con i loro "laboratori" e i loro incontri le piazze e gli angoli della città. Sabato sera, poi, la piazza del Duomo si è riempita di centinaia di ragazzi e di ragazze che hanno "inventato" danze di ogni tipo. Che sta succedendo, dunque, a Novara? É la prima volta che scopriamo quanti e quali contenitori esistono nel centro storico. In esso infatti, tutto sembra costruito a misura d'uomo esattamente com'è avvenuto centinaia di anni fa» (Corriere di Novara, giovedì 11 settembre).
«... Un fatto comunitario alla presenza di una città. Pz. delle Erbe, un po' salotto ed un po' beat. Una esperienza dinamica come quella dei " murales " ipotizzati (non si possono infatti realizzare, come la parola stessa vuole, sui muri) e rappresentanti su lunghi pannelli una storia di vita» (Il Sabato, 13 settembre).
Questi alcuni titoli e commenti dei giornali. Li abbiamo riportati per dare un'idea di come è risuonato l'annuncio della Festa in città. Molti valori sono stati colti e a volte, sottolineati con forza e simpatia.
Una premessa indispensabile all'impegno di evangelizzazione.

Dalle osservazioni più ripetute

Ma più importante ancora è raccogliere qualcuna delle osservazioni più ripetute da chi ha sperimentato dall'interno la Festa: i giovani e gli operatori. Quali le impressioni più diffuse?
- I giovani hanno vissuto un momento forte di grande entusiasmo. É sembrato un momento di vita, più che un convegno o un incontro di studio. Una esperienza di festa e comunità molto ricca di proposta.
- I contenuti infatti sono stati molto densi. La stessa atmosfera di festa gioiosa, ma non disordinata, ha favorito un ritmo di lavoro piuttosto intenso. Gli Stands e le assemblee sono state molto partecipate.
Le esperienze e soprattutto le testimonianze hanno presentato contenuti che mordevano nella vita dei giovani in maniera incisiva.
I valori evidenziati con più chiarezza: quelli della «festa», della ricerca comune e della apertura al vasto mondo giovanile, della necessità di evangelizzare.
- La partecipazione è stata attiva, discretamente numerosa oltre i mille i regolarmente iscritti con scheda, ma circa altrettanti presenti informalmente, nei diversi momenti.
Nettamente individuate due fasce: i giovani delle associazioni, dei movimenti e dei gruppi ecclesiali e una cerchia di giovani credenti presenti alla messa domenicale e con riferimento generico all'oratorio o alla parrocchia.
- Qualcuno ha intravisto, quasi in filigrana, un'altra immagine di Chiesa. La Festa si presentava con una firma esplicita: la organizzazione del Centro Diocesano Giovanile, senza sottintesi.
Era però, come già ripetutamente detto, aperta a tutti. Indistintamente. E perché questo impegno di apertura e di dialogo non rimanesse pia aspirazione il programma si spostava su un terreno comune: i problemi di tutti i giovani. L'intenzione dichiarata era di cogliere il positivo, tutto il positivo ovunque sia. Da molti è stata sottolineata questa immagine di Chiesa aperta, che condivide, che dialoga ascoltando e proponendo.
- La «Festa» ha aggiunto anche un capitolo alla pastorale giovanile diocesana permettendo non solo l'esplicitazione di valori da sempre presenti, ma anche una migliore articolazione della proposta globale della Chiesa Particolare.
Così in Diocesi, presso i gruppi e i giovani delle comunità ecclesiali, la Route è adesso vista come il momento della comunione e dell'approfondimento nella fede, la Festa come occasione di annuncio e di apertura al vasto mondo giovanile. Per l'evidenza della complementarietà tra iniziative e proposte diverse sono state facilmente superate certe critiche qua e là in un primo tempo affiorate, circa la presunta parzialità della proposta.
- Proprio a conclusione della Festa è stato richiamato da Mons. Del Monte una proposta molto presente nella tradizione passata, ma un po' caduta in questi ultimi anni: quella degli Esercizi Spirituali per i giovani. Un invito che era sembrato, al primo impatto, a qualcuno per lo meno, originale. Invece ebbe subito un'accoglienza entusiasta.
È diventata la quarta grande proposta dell'anno, un Corso di Esercizi, tenuto dal Vescovo stesso, nelle vacanze di Natale, intensamente partecipato da una settantina di giovani.
Una piccola realtà, un grande sogno. Una Chiesa che si apre deve anche calare le radici in profondità. Una Chiesa più missionaria deve diventare più contemplativa.
Il collegamento tra «Festa» ed «Esercizi» non era arbitrario.
È evidente che la Festa non è l'unica proposta pastorale fatta in Diocesi, non voleva essere tutto.
È stato un tentativo di colmare una lacuna, il distacco dal vasto mondo giovanile da tutti lamentato.

MA IL VASTO MONDO GIOVANILE?

Un interrogativo che rimane, conturbato e grave, come sempre, in questi ultimi anni.
Numericamente il vasto mondo giovanile è stato poco rappresentato alla «Festa
Anche la ristretta cerchia di «lontani» raggiunta, si è fatta presente con un misto di cautela e di diffidenza.
L'impressione comune è stata che i giovani non appartenenti al giro del mondo cattolico, seguissero da lontano, senza coinvolgersi molto direttamente. E tuttavia anche tutti i commenti raccolti tra loro sono stati molto positivi, a volte persino di stupore e di ammirazione.
Cito l'osservazione di un giovane artista di una «Compagnia teatrale» locale (ultima Messa partecipata forse alla Cresima): sembra esprimere bene uno stato d'animo diffuso.
Questo giovane contattato e invitato a presentare qualcosa di suo, prende in mano il depliant e dice: «Bello! Una proposta formidabile!». Poi gira la paginetta e indicando la firma aggiunge: «Vorrei, ma è organizzato dalla Chiesa...». Lo trovo pochi giorni dopo la conclusione della Festa.
Mi chiama da lontano e mi dice «Dove sei andato a prenderli quelli (si riferiva ai testimoni dell'ultima Assemblea): hanno detto cose molto furbe!». Sarebbe pericoloso generalizzare. Forse la prevenzione e la diffidenza hanno gradazioni e motivazioni diverse. Bisognerà cercare per strade diverse spiegazioni di uno scollamento, non superato neppure dalla attuale mutata situazione e da un indubbio avvicinamento tra Chiesa e giovani.
È certo che la Chiesa deve riguadagnare ancora più credibilità presso i giovani. Il vasto mondo giovanile, come la stampa, ha trovato nella «Festa di tutti i giovani» quella nuova immagine di Chiesa di cui dicevamo.
Una Chiesa che prende l'iniziativa, che non rimane passiva: una Chiesa che sa far festa, che si rende disponibile per una ricerca aperta a tutti i temi, all'ascolto di tutte le voci positive, che annuncia con i fatti più che con le parole. Forse il vasto mondo giovanile, che si voleva raggiungere e non si è raggiunto, è rimasto ben impressionato proprio da questo.
Forse ha bisogno di vedere tante «Feste di tutti i giovani» per convincersi che non si barava, che la Chiesa è proprio questo: una comunità che condivide i problemi degli uomini e che proclama la speranza che insieme è possibile. Ma dovranno vedere molte altre feste o dovranno vedere lo spirito della Festa trasportato nella vita di ogni giorno?