Oratorio e catechesi oggi

Inserito in NPG annata 1981.

 

Gianni Carrù

(NPG 1981-04-24)

 

«Mostraci la via» chiesero un giorno i discepoli al maestro.
Anche noi oggi, come ieri, ci troviamo in questa stessa situazione: conoscere la via giusta affinché la nostra catechesi sia tale e non solo istruzione religiosa.
Siamo tutti consapevoli, per esperienza, che è difficile per non dire impossibile, trasmettere l'annuncio senza premettere la prioritaria preparazione della componente sociale, cioè la maturazione del gruppo fino a livello di vera amicizia: quale condizione indispensabile per una efficace assimilazione del messaggio.
Dal punto di vista sia pedagogico che pastorale la dimensione ecclesiale, nella catechesi - comprendente questo primo grado di Chiesa - è condizione preliminare, senza la quale si procede con gravi e determinanti lacune nella pastorale liturgica e catechistica.
Per impostare correttamente il rapporto: oratorio e catechesi, penso sia indispensabile chiarirsi le idee e, prima ancora, comprenderne la terminologia. Le domande previe da porci sono:
- quale è il fine della catechesi?
- quale è la natura della catechesi? Sarà in base alle risposte date che si capirà il ruolo e la funzione dell'oratorio (comunità educativa) in rapporto alla catechesi.

Qual è il fine e la natura della catechesi?

Fine della catechesi

Al n. 30 del RdC (= Rinnovamento della catechesi) si dice: La catechesi «abilita l'uomo alla vita teologale, vale a dire all'esercizio della fede, della speranza, della carità nelle quotidiane situazioni concrete». Quando noi vediamo che un soggetto compie atti di fede-speranza-carità con una certa costanza e li realizza ogni qual volta gli si presenta l'occasione, possiamo dire di avere abilitato una persona. Concretamente cosa vuol dire abilitare l'uomo alla vita teologale?
- Vuol dire credere alla presenza di Dio.
- Vuol dire fare in modo che il soggetto senta vicino e operante Dio nelle situazioni concrete della vita.
Sulla necessità di abilitare il soggetto alla vita teologale direi che, dopo il Concilio, abbiamo fatto molto. L'imponente movimento catechistico italiano ha fatto veramente miracoli; si sono rinnovati testi, sussidi, tecniche; si sono riformulati e riespressi certi contenuti della fede, addirittura si è ritradotto il Vangelo con un italiano più vicino alla sensibilità moderna, ecc...
Se il rinnovamento della catechesi consistesse solo in questo, dovremmo concludere che si è rinnovata l'istruzione religiosa, ma non si è presa in considerazione la definizione di catechesi nella sua globalità. Perché diciamo che c'è stato solo un rinnovamento della istruzione religiosa? Perché manca l'ultima parte: nelle quotidiane situazioni concrete.
Perché ci si è resi conto che il ragazzo non è soltanto una intelligenza da istruire ma una persona da educare. È importante dunque conoscerlo: cosa pensa, dove vive, come reagisce, quali sono i suoi interessi, ecc... È una istruzione religiosa che si propone di partire dunque dal ragazzo, proprio per rispondere ai suoi interrogativi, per dar un senso alle cose, valorizzare i suoi interessi autentici e profondi e parlargli poi di conseguenza di Dio.
Questo viene fatto mettendo il ragazzo in azione:
- lo si fa parlare,
- si dialoga con lui,
- si attualizzano le verità insegnate con gesti espressivi specialmente attraverso celebrazioni liturgiche,
- vengono valorizzati i luoghi in cui il ragazzo vive al punto da diventare argomenti di catechesi.
È sufficiente tutto questo per realizzare la catechesi?
Nonostante questo notevole sforzo di aggiornamento permane il rischio che la proposta cristiana rimanga ancora emarginata dalla totalità dell'esistenza e delle realtà quotidiane.
La proposta cristiana, se non vuole essere astratta, deve tenere presente il ragazzo in situazione, per potere andare nella profondità dell'esistenza. Per potere essere abilitati alle virtù teologali bisogna esercitarsi nelle virtù cardinali: prudenza, giustizia, fortezza, temperanza, e queste virtù non si imparano sui libri: si esperimentano concretamente in situazioni di vita.
La vita di gruppo penso sia indispensabile, se si vuole fare catechesi e non solo istruzione religiosa, perché in questo modo l'incontro catechistico diventa un momento di verifica di tutto un progetto di educazione cristiana.

Natura della catechesi

Questo ci viene suggerito dalla natura stessa della catechesi: «Nell'ambito dell'attività pastorale, la catechesi è quell'azione ecclesiale che conduce le comunità e i singoli cristiani alla maturità di fede. Per mezzo della catechesi, le comunità cristiane approfondiscono la conoscenza viva di Dio e del suo progetto di salvezza centrato in Cristo, Parola di Dio divenuta uomo. Esse inoltre si costruiscono nello sforzo di rendere matura e illuminata la loro fede e di farvi partecipare gli uomini che tendono ad essa» (Direttorio Catechistico Generale n. 21).
Quindi anche la catechesi ai ragazzi ha bisogno di ambienti adatti a lui dove si esperimenti l'azione ecclesiale, dove si possa scoprire, vivere e capire che:
- si diventa cristiani insieme, aiutandosi a vicenda, mettendo in comune i propri interrogativi, convertendosi insieme, celebrando l'Eucaristia su misura della propria esperienza quotidiana;
- si costruisce insieme la comunità, dove ognuno occupa un suo posto di responsabilità, è attivo, ha bisogno degli altri e offre il proprio contributo;
- si partecipa insieme alle sorti della comunità: la crescita, la vivacità, la testimonianza, dipendono dalla buona volontà e generosità di ognuno.
Il supporto vero per la scoperta del volto della Chiesa e della presenza di Gesù Cristo è questa esperienza profonda di vita di gruppo.

Catechesi nell'oratorio

Lo sviluppo dei temi dottrinali, il Catechismo CEI, lo ripartisce nella progressione seguente:
- Gesù Cristo nella storia e nella vita degli uomini. Si tratta di rivelare la presenza del Signore nel cuore medesimo dell'esistenza umana.
- La chiamata di Gesù Cristo a vivere l'ideale evangelico.
- La vocazione cristiana dell'uomo nell'universo. La catechesi, insegnerà ai giovani il senso che il Signore dà al loro destino, da vivere in mezzo ai problemi del lavoro, del tempo libero, dell'amore, della vita sociale.
Temi interessanti, importanti, fondamentali per una esatta presentazione del cristianesimo, ma il ragazzo non è forse più portato a discutere sui suoi problemi e interessi? E se noi accettiamo queste sue proposte non rischiamo di chiuderlo sempre più nel suo mondo?
Il rimedio penso vada ricercato in una pedagogia che faccia posto al gruppo, alla comunità, all'oratorio. Se ne sente il bisogno dappertutto per far fronte a masse di giovani soli ai quali non si può consigliare altro che di sbrigarsela come meglio possono.
- Siamo tutti consapevoli dei vantaggi enormi che si possono avere da un lavoro portato avanti in un gruppo di ragazzi. La loro, come tutti sappiamo, è l'età privilegiata delle discussioni in seno alle piccole comunità, dove trova, al tempo stesso, sicurezza, possibilità d'esprimersi, di farsi dunque più coraggiosa, ricevendo anche tutti quegli elementi che le permettono di equilibrare ciò che le sue proprie iniziative potrebbero avere di ancora troppo introverso.
- Un altro elemento da non dimenticare è che la catechesi fatta in un contesto di vita comunitario previene il pericolo di ridurre il cristianesimo ad una ideologia come le altre. Il ragazzo in comunità deve rendersi conto che Gesù è il maestro di virtù e maestro di verità. Ma non basta dirlo. t importante che essi facciano concretamente, attraverso attività e impegni, una esperienza di fede vissuta, non solamente concettualizzata. t tutto il problema dei legami che debbono intercorrere tra catechesi e oratorio, gruppo, vita comunitaria.
Non c'è dubbio, vi si deve poter far ricorso a livello dei metodi e dei mezzi di formazione. Il ragazzo, che tende a sognare la sua vita più che non cominciare a viverla in circostanze concrete, ha bisogno di sperimentare la resistenza della realtà, a volte dura ed esigente. Di qui gli verrà quel realismo che gli è indispensabile.
Queste opportune conseguenze pedagogiche non debbono essere assenti dalla preoccupazione della catechesi, che la esige anche per altri motivi, inerenti alla finalità perseguita: lo sviluppo della fede. La fede non crescerà se non si schiuderà in un impegno, nel quale, inoltre, troverà l'occasione di venir provata e, per ciò stesso, di fortificarsi.

La fede dei ragazzi ha bisogno della comunità

Queste considerazioni dovrebbero chiarirci il motivo per cui alla maggioranza stati-
stica dei ragazzi non interessa la catechesi parrocchiale. Il fatto si spiega non solo per la permanenza qua e là di impostazioni metodologiche superate, ma per la mancanza di luoghi dove il ragazzo possa comunitariamente esprimere la sua fede e di conseguenza essere catechizzato.
Per questo, la necessità che si curino tutte quelle iniziative miranti ad accogliere ragazzi e giovani al di fuori della liturgia e della scuola è molto importante. Non potrebbe esserci un luogo adatto per il catecumenato dei preadolescenti?
Si tratta di una offerta di notevole consistenza, che potrebbe favorire incontri di ragazzi in funzione ecclesiale. In teoria le possibilità produttive sarebbero notevoli, poiché proprio in queste strutture, il processo di iniziazione alla fede potrebbe partire dal pilastro giusto, dalla testimonianza cioè di vita cristiana, per svilupparsi in annuncio e catechesi, e per approdare alla vita cristiana comunitariamente intesa.
E là, dove si procede in questo senso, i frutti non mancano.
Occorre però dire che se non si sta attenti queste strutture vengono meno al loro compito e si trasformano in circoli ricreativi che una larva di catechesi non basta a salvare dal fallimento. Sotto il peso delle iniziative sportive, folkloristiche, filodrammatiche, pur buone e talvolta eccellenti in se stesse, crolla la funzione specifica delle strutture in questione. I ragazzi, poi, stanchi di certi schemi, attratti potentemente da altre allettanti offerte, finiscono per disertare l'oratorio, recando con sé non di rado buoni ricordi, insufficienti tuttavia a promuovere la crescita nella fede.
Una illuminata attenzione farà si che l'educatore trovi continuo materiale per parlare ai ragazzi. Sarà proprio vedendo i ragazzi giocare, ridere e bisticciare; sarà vedendo i loro stati d'animo di gioia e di tristezza che un educatore avrà in mano degli elementi per intervenire facendo entrare nella catechesi a pieno diritto, la vita, ma non la vita dei ragazzi letta sui libri e dunque astratta, ma la loro vita che necessita continuamente di approfondimento e di illuminazione.

Oratorio e Catechesi

Dalle cose dette dovrebbe risultare evidente come Oratorio e Catechesi devono camminare.
- L'Oratorio è una istituzione educativa che abilita il soggetto a saper fare una sana Revisione di Vita, alla luce della fede, onde formulare un giudizio cristiano sui comportamenti e trovare delle conseguenze pratiche.
- La catechesi deve aiutare il soggetto a conoscere la parola di Dio e a sapere quali sono le esigenze sue. È possibile fare la Revisione di Vita se non c'è stato il previo approfondimento della Parola di Dio che trova il suo luogo naturale nella catechesi? Dunque, tra Ortatorio e Catechesi esiste una precisa complementarietà e quindi, la collaborazione appare addirittura doverosa.
La Catechesi trova nell'Oratorio il mezzo per conoscere meglio i problemi concreti ai quali deve rispondere il Mistero di Dio, l'umanità concreta che deve evangelizzare, il linguaggio usato dai ragazzi, dai giovani e dagli adulti. Essa viene così a contatto con uditori che, stimolati dall'azione, si trovano per principio meglio preparati ad ascoltare la Parola di Dio. In tal modo l'Oratorio aiuta la catechesi a rimanere immanente, cioè parola umana.
L'Oratorio ha bisogno di catechesi, perché ha bisogno di conoscere sempre meglio il messaggio del Cristo, onde saper giudicare i fatti alla sua luce.
L'Oratorio e i vari centri giovanili hanno una grande possibilità: educare i ragazzi agli atteggiamenti cristiani (maturità umana e maturità cristiana).

Ambientazione catechistica nell'associazione

Parecchi autori di catechetica invocano un ritorno al catecumenato come forma della catechesi.
Ciò risponde ad una doppia esigenza: il cristianesimo stesso è essenzialmente comunitario e la fede cristiana è acquisita e vissuta all'interno della Chiesa, il che significa non una presenza giuridica nella Chiesa collegata ad un permanente individualismo, ma l'essere all'interno della Chiesa con legami di amicizia, di dialogo, di carità attiva con dei fratelli. Secondariamente vi è una specie di esigenza psicologica, dato il carattere insperimentabile del contenuto di fede, di collegarsi e mettere insieme in una comunità di esperienze la propria crescita interiore.

Funzione dell'oratorio in ordine alla catechesi

Perché dare la possibilità al ragazzo di incontrarsi? È poi proprio necessario? Non è sufficiente lanciare il messaggio con tecniche appropriate e lasciare poi a lui la scelta?
Dobbiamo tenere presente che man mano che il ragazzo avanza con gli anni prende consistenza in lui il bisogno di confrontarsi con altri, vivere con gli altri e con gli altri prendere posizione in rapporto all'ambiente. Ciò spiega il sorgere di gruppi giovanili, del nascere un po' dovunque e per i fini più svariati, di gruppi di coetanei.
La Chiesa deve essere molto attenta a questo processo di socializzazione, che, pur avendo momenti anche nelle altre tappe della vita, riveste una particolare importanza nell'età giovanile.
Il gruppo diventa così un riferimento continuo, perché in esso trovano la risposta alla loro esigenza di conoscersi, di consolidare le loro certezze, di dare solidità alle loro insicurezze, di instaurare rapporti più umani, di identificare ed assumere valori; e nello stesso tempo il gruppo diviene per essi il sostegno per la persona che sta evolvendosi e maturando.
La catechesi, preoccupata di non restare soltanto dottrina, assume le proprietà caratteristiche dei gruppi giovanili. È nell'esperienza di gruppo giovanile con finalità cristiane che tutto prende consistenza, perché:
- l'ascolto della Parola,
- il confronto della vita reale con essa,
- la preghiera comunitaria,
- il servizio della carità,
sono tutte dimensioni ecclesiali che vengono a configurarsi come impegno comu-
nitario e continuativo per costruire concretamente la Chiesa nel mondo, a dare cioè alla fede quella dimensione storica di cui i giovani avvertono fortemente l'esigenza: una fede informata della carità nel vivo tessuto delle situazioni reali, Il gruppo, sotto questo punto di vista, si pone perciò come luogo e mezzo di educazione alla fede e della fede e diviene, nel senso più preciso ed ampio del termine, soggetto della catechesi.

Conclusione

Vorrei concludere ricordando un grande diffusore degli Oratori: Don Bosco. Questi ha inteso gli oratori non come luoghi di semplice «culto», ma luogo dove si lavora per una promozione integrale dell'uomo, dove ci si impegna a far maturare il ragazzo: condizione indispensabile per una autentica maturità cristiana.
Prendo lo spunto dal libro di don Giancarlo Isoardi: («L'azione catechetica di S. Giovanni Bosco nella pastorale giovanile») dove si dice che lo studio dell'azione catechetica non si riduce semplicemente al «sapere» come Don Bosco faceva catechismo; ma, il fatto stesso che si dica «azione catechetica», e non istruzione catechetica vuol dire che Don Bosco ha messo in moto tutti i valori per realizzare una catechesi completa che, mentre attende allo spirito non dimentica il corpo; e che, accogliendo l'eterno valore della verità evangelica, sa adattarla e tradurla nella complessa irripetibile concretezza di ogni singola esistenza.
Don Bosco è in azione catechetica sia quando fa una predica, come quando scrive una lettera, sia quando viaggia come quando confessa. È in azione catechetica quando porta da solo i giovani del Ferrante Aporti a passeggio fino a Stupinigi, come quando paternamente rivolge la sua parola ai ragazzi dopo le preghiere della sera. È nella vita, è vivendo con loro che crea e inventa ogni giorno la sua azione catechistica. È quanto dobbiamo fare anche noi, a patto che viviamo con loro e soprattutto vogliamo a loro bene.