Ragazzi incontro a Cristo

Inserito in NPG annata 1981.

 

Paolo Risso

(NPG 1981-04-4)

 

UN FASCIO DI INTERROGATIVI E DI PROGETTI

Verso i 13-14 anni il ragazzo percepisce le personali contraddizioni del suo intimo e insieme i problemi del suo ambiente e del mondo che lo circonda. Ha di fronte il suo futuro e perciò si sente chiamato a scegliere e a progettarsi.
Nel medesimo tempo vive in un clima fatto di cose, opinioni, proposte (la TV, la pubblicità, i rotocalchi, gli spettacoli...) che tende a sopraffarlo e a impadronirsene fino a renderlo superficiale e spesso chiuso nella banalità della vita.
Da una parte il ragazzo è «problematico» per la sua stessa natura, dall'altra tende ad evadere e a sfuggire i problemi, a vivere in superficie come tipo «fenomenologico». Presto inizia a sentirsi terribilmente inquieto e insoddisfatto, tanto più se vi si aggiungono insuccessi scolastici, dissapori familiari, difficoltà ad inserirsi tra i compagni e nel nuovo ambiente di scuola o di lavoro.
Ne deriva un tipo che nasconde spesso, dietro le evasioni nel divertimento e nel rumore, l'inquietudine e il tormento. Tuttavia le sue aspirazioni restano normalmente sane ed autentiche: ricerca di una nuova umanità per sé e per gli altri, di un nuovo stile di vita più libero e più felice, di nuovi rapporti più umani e più gratificanti.
«La ricerca del vero e del buono erano per me una specie di intossicazione» (A. Schweitzer). «Nonostante tutte le difficoltà che incontra, un ragazzo come me deve sognare un mondo nuovo. Altrimenti che cosa sta a fare nel mondo?» (Luciano).
In una parola, è «problema a se stesso» (1). L'educatore ha il dovere di aiutare il ragazzo a guardare fino in fondo dentro di sé e dentro la realtà che lo circonda, liberandolo dalla dispersione e dalla superficialità. Deve chiarire in modo nuovo i termini del suo essere-problema, facendogli cogliere in sé le aspirazioni, le doti e i limiti del suo essere, la sua volontà di crescere e di riuscire, il suo slancio a diventare più uomo.
Verranno in luce così le contraddizioni di fondo del suo io: in un processo di chiarificazione interiore, il ragazzo è guidato ad interrogarsi sui grandi «perché» di fondo della vita: «Perché studiare? Perché lavorare? Perché soffrire? Perché vivere? Perché morire? Insomma qual è il senso ultimo dell'esistenza?». E ancora: «Come costruirò il mio futuro? Quale meta raggiungere e quale strada seguire? Ce la farò da solo?».
Per far sentire questa problematica possono comunque servire certi fatti di cronaca offerti dai giornali, testimonianze di lettere di giovani, pagine di scrittori, di poeti contemporanei, con le quali egli può prendere coscienza di sé.
Quando il ragazzo comincia ad interrogarsi così, ha compiuto il primo passo per realizzare la sua umanità e costruirsi come uomo. Non è forse vero che l'uomo si distingue dagli esseri inferiori per la problematicità con cui sente il suo esistere nel mondo?
«Ho cominciato a pensare, a pensare sul serio. Mi sono posto i problemi di fondo - di cui abbiamo parlato insieme - ed è nata in me una «crisi» esistenziale che mi sconvolge le giornate e mi fa sentire fragile e alla ricerca di qualcosa d'altro» (Franco B.).
La maturazione del progetto di vita -proprio di questa età - si inserisce allora in questo status di ricerca e viene sentito come la via che dovrebbe portare ad una soluzione delle contraddizioni e dei problemi dell'io. Studio, lavoro, professione, amore, denaro, riuscita personale appaiono come «le possibilità» attraverso le quali il ragazzo spera di realizzare la sua personalità, quindi di trovare risposta ai suoi interrogativi di fondo.

IL MONDO OFFRE RISPOSTE

Attraverso i modelli che gli offre, gli stili di vita che propone, la sua scala dei valori, il mondo tende a dare le sue risposte al ragazzo che s'interroga e si progetta.
Uomini affermati e brillanti come i divi dello sport e del cinema, tipi che hanno fatto «carriera» imponendosi nel mondo degli affari, gente per la quale il denaro, il successo, il potere, il prestigio sono i valori assoluti, esercitano sulla psiche giovanile un fascino notevole.
Oggi tuttavia c'è pure un altro progetto che attira tanti giovani generosi di dentro: quello dell'impegno per la liberazione economica e sociale delle classi più umili e, più concretamente, la lotta per la creazione di strutture più giuste nel mondo del lavoro, nella società, nei rapporti sociali e politici.
In queste due posizioni sono abbozzati gli umanesimi del mondo contemporaneo.
L'umanesimo borghese, di stampo liberale. Si preoccupa in primo luogo della libertà e del successo del singolo individuo, per il quale il valore assoluto diventa l'avere e quindi l'affermazione sugli altri in tutti i settori della vita, in un orizzonte terreno limitato al «qui e ora».
L'umanesimo socialista, di marca marxista. Cerca la solidarietà di classe per vincere lo sfruttamento economico e sociale dell'uomo alienato dal lavoro, dalle strutture del capitale e costruire, mediante l'egemonia della cultura e del potere, una società egualitaria, in un orizzonte esclusivamente terreno, chiuso ad ogni trascendenza (2).
Il ragazzo viene progressivamente coinvolto da questi due umanesimi e ha bisogno di essere guidato dall'educatore a diventare critico perché il suo progettarsi sia sempre più a misura di uomo.
L'educatore, dopo averlo guidato a cogliere, anche nella sua drammaticità, tutta la problematica di fondo dell'esistenza umana, deve aiutarlo a scoprire che gli umanesimi del mondo contemporaneo, con i progetti di vita che ne derivano, sono parziali e insufficienti e pertanto non costituiscono la risposta definitiva ed adeguata che cerca (3).
Faccia sentire le aspirazioni del cuore umano e insieme presenti a grandi linee, servendosi di testimoninaze vive, le risposte che offrono il progetto liberale-borghese e il progetto marxista: il ragazzo, se è autentico ed onesto, guidato in modo semplice e coerente, scoprirà che il suo cuore è più grande dei progetti umani e che possiede dimensioni che da essi non solo, non sono realizzate, ma pure negate e calpestate.
«Ho creduto di trovare tutto nel socialismo. Mi sono impegnato per gli altri, perché pensavo di affermarmi insieme a loro. Ma ora sono tremendamente insoddisfatto, del piacere, del lavoro, della vita. Vorrei avere la certezza che sono una crisalide che sta formando la farfalla... Voglio fare esperienza della verità... Mi chiudo in me stesso e a volte sono soddisfatto della mia... insoddisfazione» (Sergio).
L'educatore aiuterà il ragazzo a comprendere che questi due umanesimi si muovono nell'ambito della terrestrità, mentre il suo essere-uomo va oltre. Gli chiarirà che non hanno nulla da dire di fronte al dramma della sofferenza, della morte, davanti alla ricerca del senso della vita. Gli farà toccare con mano che non basta cambiare le strutture per migliorare la società, che bisogna cambiare l'uomo di dentro.
«Che cosa c'entra il marxismo con la mia insoddisfazione interiore, con la mia tristezza, con la scomparsa delle persone care?» (Franca).
«Che cosa dice il successo e il denaro o - se preferisci - l'impegno nella lotta di classe ad un giovane che soffre o peggio, sa di morire?» (Stefano).
Si servirà prima di tutto delle esperienze di uomini d'oggi che «falliscono la vita» costruendola su questi umanesimi e che cercano «altrove» (4).
In questo modo l'educatore diventa un seminatore di profonda nostalgia; colui che guida il giovane a trascendersi e a trascendere il mondo, per ritrovare un progetto di vita degno di lui.

IL RAGAZZO INTERROGA ANCORA

«L'uomo supera infinitamente l'uomo» (5). Dopo una lettura globale dell'esperienza umana, dalla quale emergano chiare le esigenze e i limiti, le contraddizioni e la perenne inquietudine, l'educatore fa percepire al giovane «la nostalgia del totalmente-Altro» (6).
Il ragazzo è pronto a rivivere in sé, per opera dell'educatore e per dono di Dio, l'esperienza di Agostino d'Ippona: «Ci hai fatti per te, o Signore, e il nostro cuore è inquieto finché non riposa in Te» (7). Deve scoprire che è proprio dell'uomo cercare l'Infinito, che la dimensione religiosa è dimensione autenticamente umana; che il negarla o il lasciarla inaridire è un torto gravissimo che fa a se stesso, un depauperamento, una mutilazione così enorme della sua personalità che lo sfigura a tal punto da non sapere neppure più chi sia.
Invece sviluppare la dimensione della trascendenza, della ricerca dell'Altro; significa per lui diventare uomo nella pienezza di tutti i valori e nella realizzazione totale di sé. «L'esperienza religiosa costituisce lo sviluppo vivo, pienamente umano, di ciò che l'uomo è intimamente; perciò se questo sviluppo viene stroncato o ostacolato, l'intimo uomo è destinato a vivacchiare, e questo influisce naturalmente in tutti i settori della sua esistenza. Non pretende affatto che distogliamo lo sguardo dalla bellezza dell'uomo e del mondo e ancora meno che la disprezziamo, anzi essa permea la bellezza dell'uomo e del mondo, penetrando dalla superficie fino alle ultime profondità, ciò che equivale ad un incontro con l'Assoluto immanente-trascendente. Chi non ha mai fatto alcuna esperienza religiosa non arriva quindi al termine di questo cammino: si ferma a un certo punto della strada e considera ultimo ciò che è solo penultimo o afferma arbitrariamente che l'ultimo è inaccessibile. Entra nel più profondo dell'uomo ed è veramente illuminato soltanto colui che raggiunge l'esperienza religiosa, mentre l'ateo non raggiunge il vero mistero e perciò rimane nell'oscurità» (8).
Il ragazzo dovrà convincersi che non è scientifico negare la dimensione della trascendenza nell'uomo, che anzi è importante riconoscerla ed affermarla, secondo quanto affermano i pensatori contemporanei della «fenomenologia del sacro» e gli studi di psicologia religiosa. Gli stessi negatori dello spirito e di Dio affermano in qualche modo la loro presenza. Di questo l'educatore ha l'obbligo di rendere
consapevole e certo l'adolescente che lo segue (9).
«Io ricerco un volto e un cuore che facciano brillare il mio volto e il mio cuore. Chi sarà?» (Primo).

GESÙ IL CRISTO, L'UOMO NUOVO

È il momento di annunciare Gesù Cristo al ragazzo che ormai ha sete e fame di Lui o almeno è disponibile a sentire con interesse la sua «lieta novella».
Scoprire che non ci sono solo i progetti umani fallimentari, ma un altro progetto, spesso inatteso, quello del Cristo, capace di rispondere a tutti gli interrogativi di fondo è la più bella avventura della giovinezza di un uomo.
Quando il Cristo è annunciato e percepito come il Liberatore dell'uomo «il più grande creatore di personalità che sia mai esistito al mondo» (10), il ragazzo «ci sta» e lo accoglie.
1. L'educatore comincerà allora a servirsi di testimonianze (v. Dimensioni nuove, v. Incontri con altri giovani che seguono Cristo, con esperienze forti di fede...) che lo spingono a guardare a Lui. Poi parli di Gesù ai suoi ragazzi e li inviti a conoscere la sua personalità fino a innamorarsi di Lui.
2. Faccia conoscere le fonti storiche che presentano la sua figura e il suo messaggio, in particolare i Vangeli, gli Atti, le Lettere, ma anche i testi degli autori pagani ed ebrei come Tacito, Plinio il Giovane, Giuseppe Flavio, notando come la presenza storica di Gesù sia la più documentata che esista.
3. Delinei in modo semplice e chiaro i tratti fondamentali ed affascinanti dell'uomo Gesù di Nazareth, i suoi gesti, le sue parole, i suoi atteggiamenti, il suo perenne andare controcorrente e il suo porsi sempre al di là, che lo rende personaggio misterioso ed affascinante da costringere l'interlocutore a porsi l'interrogativo sulla sua identità.
4. Evidenzi il suo amore appassionato per la dignità dell'uomo, specialmente per i piccoli, i poveri, gli emarginati, gli «ultimi» del suo popolo, e insieme la sua obbedienza totale al piano di Dio che lo chiama e lo impegna, vero «uomo del Padre» e per questo «uomo per gli altri».
5. Faccia risaltare come per questo suo amore a Dio e all'uomo al di sopra di tutto ingaggia una lotta terribile che lo porta ad essere condannato e a morire sulla croce; condanna e morte che sono da Lui liberamente accettate per la salvezza dell'umanità.
6. Gli annunci finalmente che Dio ha risuscitato Gesù e lo ha costituito «Signore e Cristo», oggi vivente nella Chiesa perché possa incontrare ogni uomo e far nascere un mondo nuovo, una storia nuova, di cui Lui è il Promotore e il Capo Vivificante, il Liberatore dal peccato e dalla morte, il Datore della vita e della comunione con Dio e con gli altri. L'educatore può servirsi della lettura fatta insieme di uno dei Vangeli: all'inizio quello di Marco per la sua semplicità; in un secondo momento quello di Giovanni, perché presenta nello sfondo, le aspirazioni-appelli dell'uomo, le risposte che il Cristo offre chiamandolo alla scelta per Lui o contro di Lui, e quindi alla costruzione di sé ( 1 1).
Hanno un posto importantissimo per ogni ragazzo le testimonianze di uomini del nostro tempo, che hanno incontrato Gesù Cristo, provenendo da «altre strade»: i «convertiti», perché sono capaci di far
sentire i problemi di fondo dell'uomo e di calamitare la ricerca della loro soluzione verso il Cristo.

LE RISPOSTE DI CRISTO SONO DEFINITIVE

A questo punto il ragazzo è maturo per la prima esperienza di preghiera. Ha fatto esperienza del suo essere-problema e cerca la risposta, la aspetta, magari inconsciamente. Se questa attesa diventa consapevole, consapevole dell'incapacità umana, allora essa diventa preghiera, preghiera all'Altro misterioso che lo potrà aiutare a risolvere, a quel Dio che fa sorgere la domanda e darà la risposta.
L'educatore può guidare il ragazzo a pregare in un modo diverso e più maturo. «Sento in me la sua Presenza che mi scuote e mi trascina più avanti. Sento che Lui ha ragione e che io non sono felice, fino a quando non lo seguirò, coerente a Lui fino in fondo. Io prego, non più con le formule insegnatemi da bambino, ma gli dico: " Fa' che io Ti conosca e Ti ami, dammi il coraggio e Io slancio di dirti sì"» (Pierluigi).
È lo Spirito che attira il ragazzo al Cristo e fa sgorgare in lui la preghiera, ma l'educatore deve aiutarlo a dare voce umana alla sua preghiera. Così i problemi di fondo dell'uomo vengono percepiti ora con estrema lucidità, ma alla luce del Cristo cominciano a farsi chiare le «risposte» (12).
Al ragazzo che si chiede: «Perché vivo?», Cristo risponde che Dio gli ha dato la vita, perché sviluppando tutte le dimensioni del suo essere, insieme agli altri, si lasci guidare fino a Lui per il quale è fatto.
Al suo desiderio di superare la debolezza e il peccato, di sconfiggere l'insoddisfazione e la solitudine, Cristo viene incontro liberandolo dal peccato e portando Dio come ospite nella vita del giovane, un Dio-connoi, che fa la sua stessa strada, in comunione.
Alla fame di essere amato in modo duraturo e trasformante, all'aspirazione ad amare gli altri in modo totalitario, Cristo offre se stesso come il più grande Amico, come Modello e Forza per una vita donata a Dio e agli altri per amore.
All'interrogativo terribile: «Perché si soffre, perché si muore?», al quale il ragazzo da solo non sa dare risposta, se non quella della disperazione, Cristo risponde che il dolore serve misteriosamente a qualcuno, che nella morte Lui non ci abbandona, perché ha vinto la morte e ci accoglie con Sé nella vita.
La vita con Lui si fa carica di senso e di gioia, perché in Lui trovano risposta tutti gli interrogativi umani: lo studio, lo stare con gli altri, il soffrire. Tutta l'esistenza diventa un dono, un dono gioioso da offrire ogni giorno a Dio e ai fratelli.
Trovando Lui, il ragazzo deve essere aiutato a capire che trova se stesso e costruisce la sua personalità; seguendo Lui, uomo perfetto, diventa pure più uomo. Rassomigliando a Lui, diventa libero, forte, protagonista primo della vita, capace di cambiare se stesso e la società, di far nascere un mondo nuovo.
Il suo progetto di uomo per l'avvenire non è più allora il progetto consumistico borghese o quello sociologico del marxismo, ma il progetto di Cristo, l'uomo nuovo che fa fiorire tutte le doti umane, aperto a Dio, e per suo amore, innamorato degli uomini e pronto a impegnarsi per la loro liberazione (13).
Allora finalmente il ragazzo trova consistenza, trova il senso della vita e comincia a sentirsi libero dal grigiore e dalla banalità del quotidiano per sperimentare la gioia più profonda. La vita merita di essere vissuta, perché «Cristo è la soluzione di tutti i problemi» (Tertulliano).
Ora tutto è speranza e il cammino dell'educatore e del ragazzo non è finito, anzi è appena iniziato, perché il progetto di Cristo, illuminato dalla sua Parola, nutrito dai Sacramenti, si consuma nella Chiesa, la comunità di coloro che affidano la riuscita della vita al dono di Dio, e nella Chiesa ognuno ha lo spazio per vivere e scrivere pagine inedite.

NOTE

(1) Agostino, Confessioni.
Per uno studio scientifico delle problematiche adolescenziali da un punto di vista psicologico, si veda: G. Cruchon, Psicologia pedagogica, Brescia, La Scuola, 1969.
(2) Per la conoscenza delle matrici ideologiche degli umanesimi del mondo d'oggi, è molto utile il volume: J. Moltmann, Uomo, Brescia, Queriniana, 1973.
(3) Per il discorso sui «progetti» di vita dell'adolescente si veda: G. Sovernigo, Progetto di vita e scelta cristiana, Leumann (To), Elle Di Ci. 1975.
(4) Sono molto utili le lettere riportate in Dimensioni Nuove: 1976, n. 12; 1977, n. I. n. 2. n. 3. n.4.
(5) B. Pascal, Pensieri.
(6) M. Horkheimer, La nostalgia dei totalmente altro, Brescia, 1972.
(7) Agostino, Confessioni, 1,1,1.
(8) J.B. Lotz, Il problema religioso, in Aa. Vv., Studio ed insegnamento della filosofia, vol. 1, Roma, Ave-Uciim, 1966, pag. 351.
(9) Per l'approfondimento di questo argomento, si veda: C. Cantone, Introduzione al problema di Dio, Brescia, La Scuola, 1973.
Si vedano anche gli studi di psicologia religiosa di: A. Gemelli, Psicologia dell'età evolutiva, Milano, Vita e pensiero, 1956; A. Vergote, Psicologia religiosa, Torino, Boria, 1967; G.W. Allport, L'individuo e la sua religione, Brescia, La Scuola, 1972; G. Milanesi, Religione e liberazione, Torino, SEI, 1971.
(10) F. Mauriac, L'amore senza misura, in: G. Barra, Presenza del pensiero cattolico, Alba, Ed. Paoline, 1963, pag. 23.
(11) Si vedano i testi: K. Adam, Gesù il Cristo, Brescia, Morcelliana, 19.
Ch. Duquoc, Gesù, uomo libero, Brescia, Queriniana, 1974; L. Boff, Gesù Cristo liberatore, Assisi, Cittadella, 1973.
V. Messori, Ipotesi su Gesù, Torino, SEI, 1976.
(12) Un sussidio molto utile è: Pregare giovane, Leumann (To) Elle Di Ci, 1972.
(13) Non si dimentichi per questo «Itinerario a Cristo» da vivere in un intenso rapporto giovani-educatore-comunità cristiana, la Costituzione pastorale «Gaudium et spes» del Concilio Vaticano II, parte I, e il testo-base: Il rinnovamento della catechesi, della CEI.