Griglia per preparare una celebrazione

Inserito in NPG annata 1980.


(NPG 1980-1/2-103)

 

Presentiamo due brevi strumenti di lavoro per le liturgie con i giovani, due griglie, una per la preparazione delle celebrazioni con quanti vi sono direttamente coinvolti come animatori, musici, cantori... e l'altra per una revisione/riflessione con i giovani sul tipo di «esperienza di Dio» che le liturgie propongono loro. Le due griglie vanno viste insieme: la prima si pone soprattutto a livello organizzativo, la seconda è più attenta alle dimensioni di fondo del «fare liturgia».
Possono andare bene con gruppi che si interessano di animazione liturgica o per giornate di riflessione in gruppo sul tipo di preghiera e liturgia che il gruppo vive. La seconda griglia può servire anche per una riflessione di base in un gruppo su cosa sia la liturgia e sul ruolo che ha nella vita dell'uomo e del cristiano. li Il sussidio è stato elaborato da Franco Floris.

 

PRIMO TEMPO: PRENDERE ATTO DELLE REALTÀ IN GIOCO

Ogni celebrazione è (1) un insieme di gesti simbolici (parole ed azioni) in cui (2) un popolo, (3) nella consapevolezza della sua fede in Cristo, (4) fa «memoria» della sua storia (passato-presente-futuro) come storia della salvezza (5) in un clima di speranza e di festa che trova la sua sorgente nella Pasqua.

Chi prende parte alla celebrazione?
- Numero dei partecipanti.
- Diversità tra i partecipanti: età, appartenenza sociale, consapevolezza di fede e impegno di vita cristiana, motivazione immediata e remota alla celebrazione.
- C'è un gruppo maggioritario o dominante nell'assemblea? C'è un gruppo di minoranza? Che fare perché nessuno monopolizzi l'assemblea?
- Quale esperienza umana e di fede possono mettere in comune i partecipanti? A quale livello? Quali sono i possibili punti di rottura o di fusione dell'assemblea?

Che cosa si intende celebrare?
Ogni celebrazione è «memoria» dell'oggi di Dio e dell'oggi dell'uomo, da considerare come due poli dialettici di un'unica «storia».
- «L'oggi di Dio»: quali grandi aspetti della iniziativa di Dio in Gesù Cristo si intende mettere in risalto e celebrare insieme? Quale momento della storia della salvezza, così come ce la descrive la Bibbia, viene scelto per capire il presente e per rendere grazie a Dio?
- «L'oggi dell'uomo»: ogni celebrazione è anche memoria della vita dell'uomo pel esplicitare che essa è gratuitamente «salvata» in Cristo. A quale oggi si intende far( riferimento: alle grandi tappe della vita (dalla nascita alla morte)? a quale momente particolarmente importante nella vita della comunità ecclesiale o nella vita della so cietà più in generale? alla vita nella sua disarmante quotidianità?
- Quale «legame» stabilire nel concreto della celebrazione tra l'oggi di Dio e l'ogg dell'uomo per coglierne, nella fede, l'integrazione? A partire da quale angolatura biblico-teologica rintracciarlo (la Pasqua, il Regno che viene, la festa messianica, l'azione dello Spirito nella storia...), come esprimerlo e per suscitare quale «decisione» modalità di preghiera nei partecipanti?
- Che legame porre tra il momento della celebrazione e la vita (prima e dopo) del gruppo e della comunità? E che legame tra il momento «catechistico» (in altre parole «riflessivo») che il gruppo sta vivendo e la celebrazione?

SECONDO TEMPO: LA PREPARAZIONE

Tutto ciò che è presente nell'ambito dell'assemblea (oggetti e persone) e tutto ciò che vi accade determinano, positivamente o negativamente, la qualità della comunicazione della celebrazione. Tutto è messaggio. Come è messaggio il comportamento di ogni soggetto che agisce-reagisce con gli altri.
Il livello di comunicazione interno all'assemblea a sua volta non è indifferente per la comunicazione con Dio, di cui la prima non è solo occasione ma reale mediazione.

Di quali elementi si dispone?

Il luogo
- Per imparare ad utilizzare il luogo della celebrazione dal punto di vista del linguaggio può essere stimolante disegnare un cartellone in cui far comparire muri, tavoli, sedie, il posto dei vari partecipanti... Forme rotonde o forme allungate nella disposizione degli oggetti e dei presenti non hanno la stessa portata simbolica. Dal disegno emergeranno gli assi e i punti di concentrazione dell'attenzione, come pure gli angoli dimenticati e le persone emarginate. Cosa in effetti, dal punto di vista della visuale (altare, crocifisso, immagine, insieme caotico di oggetti vari come spesso si nota su certi altari...), ha più peso? A quali movimenti costringe la disposizione dell'ambiente? Che dire di questi movimenti?
- Per la preparazione immediata prestare attenzione a: la disposizione dell'ambiente (altare, sedie, leggio...); la decorazione (abiti liturgici, fiori, disegni e quadri: con quale gusto e stile vengono scelti e disposti?); la illuminazione, quella abituale e quella straordinaria (per concentrare l'attenzione su elementi particolari dell'ambiente); la sonorizzazione.
- Ancora una osservazione: a celebrare si impara celebrando. Dunque anche avendo la possibilità di vivere delle esperienze liturgiche in ambienti diversi: cappella, chiesa, giardino, casa, montagna...; che possibilità vengono offerte in questa direzione?

Azioni ed attori
- Se si prova a descrivere chi sono nelle nostre liturgie gli attori e quali le azioni e i movimenti che ognuno deve compiere nell'arco della celebrazione, si avrà subito un'idea della «chiesa»: una chiesa elitaria o assembleare, una chiesa clericale o rispettosa dei laici? Il quadro della gerarchia delle azioni e prima ancora della gerarchia dei «ruoli» offerto da una celebrazione è ben più eloquente di tanti discorsi sulla «comunità»!
- Pensando allora alla celebrazione: quali gesti e quali possibilità di parola perché ognuno possa dignitosamente esprimere la sua fede, sentendosi anzitutto a suo agio e rispettato durante la celebrazione?
In vista di questo si deve fare attenzione a:
- i gesti abituali (cioè quelli previsti dal rituale): fra le scelte possibili che il rituale indica per i vari momenti della celebrazione quale preferire?
- i gesti da inventare in «questa circostanza»: per l'accoglienza, la riconciliazione, l'annuncio della parola di Dio e dell'avvenimento celebrato, per l'ascolto e la meditazione della parola, per la condivisione della parola e del pane, per lo scambio di pace, per concludere e per prolungare il clima festoso della celebrazione? - lo «stile» con cui vivere la celebrazione: nelle nostre assemblee cosa raccomandare: semplicità, calma, clima di famiglia, dignità? Cosa superare: un falso stile giovanile, la freddezza, l'impersonalità dei gesti, la mancanza di gusto?

Testi da leggere e proclamare
- Quali testi della parola di Dio leggere? In base a quali criteri scegliere: fedeltà al tempo liturgico? fedeltà al tipo particolare di partecipanti che magari richiede di cambiare i testi proposti dalla liturgia del giorno? fedeltà all'avvenimento che il gruppo sta vivendo?
- Come far sì che ciò che emerge dalla parola di Dio non sia tanto un «tema» o una «idea», ma piuttosto un avvenimento di salvezza, in cui si impone l'«attività» di Dio nella storia?
- Leggere solo testi biblici e anche testi di letteratura profana? Come giustificare questa seconda scelta ai partecipanti alla assemblea? E, prima ancora, con quale logica collegare testi biblici e testi profani?
- Dove trovare lo spazio più adeguato in cui proclamare (e non soltanto leggere!) la parola di Dio:
- verso l'inizio? (in questo caso tutta la preghiera ne rimarrà impregnata: nel silenzio, nel canto, nella intercessione);
- verso la metà? (vi si può progressivamente arrivare sia attraverso un dialogo-riflessione sul vissuto sia attraverso la preghiera di un salmo o la lettura di altri testi);
- verso la fine? (in questo caso darà il senso profondo di quanto si sarà andati riflettendo: per autenticare e giudicare).
- Come garantire, durante la celebrazione, un corretto equilibrio tra atteggiamento di ascolto, lettura-ricezione, meditazione-interiorizzazione?

Gli interventi orali
- A che punto della celebrazione prevedere degli interventi orali dei presenti, in particolare del presidente dell'assemblea o dell'animatore? All'inizio per creare clima di famiglia e favorire un atteggiamento di preghiera? Oppure è preferibile, perché magari l'assemblea si conosce già, concentrare gli interventi attorno alla parola di Dio (o per dare una chiave interpretativa di ciò che si verrà ascoltando o per attualizzare ciò che si è appena ascoltato)?
- Gli interventi di «spiegazione»: in genere se ne fanno troppi, specialmente con i ragazzi e i giovani, fino al punto che più che un incontro di preghiera si fa una lezione di catechesi. D'altra parte, pur partendo dal criterio di lasciar parlare le cose che si fanno, ci sono delle spiegazioni che è opportuno dare? a che punto per non rompere il ritmo della celebrazione?
- Per attualizzare la parola di Dio: interventi del solo celebrante o anche di altri partecipanti? Omelia dialogata a cui invitare tutti? Interventi spontanei ed immediati oppure interventi preparati in antecedenza?
- Altri interventi: in quale momento della celebrazione? alla domanda di perdono? alla preghiera dei fedeli? come ringraziamento dopo la comunione oppure dopo la riconciliazione comunitaria?

Musica e canto
- Quale tipo di musica è più conveniente con «questa» assemblea perché entri in un atteggiamento di preghiera?
- Come scegliere i canti in modo che rispondano al momento della celebrazione (inizio, meditazione, ringraziamento, congedo dell'assemblea...) e non siano un riempitivo di spazi che non si saprebbe altrimenti come occupare? È un brutto segno quando al canto si arriva solo perché «a questo punto le rubriche prevedono che...»!
- Come fare per permettere a tutti di esprimersi nel canto? Sono previsti dei facili e brevi ritornelli a cui tutti possono prendere parte, affidando ad un coro il canto delle strofe?
- Con quali strumenti accompagnare? Avrebbe senso fare ascoltare della musica registrata (ad esempio, musica di organo come ambientazione della celebrazione o come accompagnamento della meditazione in silensio)?
- Chi anima il canto dell'assemblea? Conviene presentare brevemente i canti per suggerire una chiave di interpretazione e attualizzazione?
- Il repertorio musicale è ormai superato, o troppo frettolosamente rinnovato, seguendo il cammino di una minoranza sensibile alla musica ma non rispettando il cammino della comunità? Si fa attenzione ad apprendere quei canti che permettono di prendere parte a celebrazioni a livello diocesano e a celebrazioni in altre chiese quando, per vari motivi, ci si sposta da regione a regione?

Svolgimento e ritmo
- Qual è il «legame» che tiene insieme e dà un volto originale alle varie parti della celebrazione? Può essere un brano biblico, un avvenimento, una certa modalità di preghiera (penitenziale, eucaristica...).
- Si cerca di garantire un equilibrio dinamico tra le varie parti della celebrazione? C'è forse uno sbilanciamento a favore della liturgia della parola rispetto a quella eucaristica o delle parole in generale rispetto ai gesti e ai momenti di silenzio? C'è forse uno squilibrio tra dialogo tra i presenti e preghiera rivolta direttamente a Dio? C'è proporzione tra canto e lettura, tra ciò che viene letto e ciò che è invece intervento spontaneo, tra il ruolo del presidente dell'assemblea ed il ruolo degli altri partecipanti?
- Qual è il ritmo più opportuno per la celebrazione, tenendo conto delle variabili età-numero-condizione sociale-livello di fede dei partecipanti e delle variabili relative al senso e allo spazio che la celebrazione occupa nella vita del gruppo o della comunità?
Quali elementi della celebrazione scandiscono il ritmo? I canti? Gli spazi di silenzio? I brevi interventi di un animatore? Viene sufficientemente rispettata la «parabola dell'incontro»: una fase di avvio, una sommità a cui si giunge progressivamente, una «discesa» ed una conclusione che rilancia nel quotidiano?
Il tempo: la celebrazione dà l'impressione che si sia padroni del tempo (uso attivo) o ci si renda prigionieri del tempo (sia in quanto ci si lascia prendere dalla fretta sia in quanto si procede con una lentezza esasperante)?
- Ancora quanto al tempo: dove è più utile spenderne un briciolo di più: all'inizio per costruire come assemblea gente che non si conosce (come usare di questo tempo: favorendo il dialogo tra i presenti? provando i canti? spiegando la celebrazione?) o per aiutare a prendere coscienza, lungo l'arco della celebrazione, di quello che si sta vivendo?

Materiali
Quali materiali sono da prevedere? Libri, macchina per diapositive, quadri e immagini, sedie, fogli ciclostilati per tutti, chitarre e altri strumenti.

CON QUALI ANIMATORI?

- Quali scelte concrete fare perché la liturgia non sia gestita da una minoranza come «spettacolo» per la maggioranza che assiste passiva? Fino a che punto i presenti alle nostre assemblee si sentono «gestori» della celebrazione?
- Di quali animatori c'è bisogno per preparare la celebrazione? Chi coinvolgere per la messa a punto del locale in cui si celebra (luci, fiori, disposizione delle sedie, geometria dell'ambiente)? Con chi scegliere i testi e preparare eventuali commenti? Chi può preparare i fogli per i partecipanti (fogli di invito, testi dei canti, testi delle preghiere...)? A chi affidare la preparazione dei canti?
- Più in generale, quale programmazione si sta attuando, nel gruppo o nella comunità, per qualificare degli animatori del canto e qualcuno in grado di suonare qualche strumento?
- Animatori durante la celebrazione: lettori, cantori, presentatori della celebrazione e delle sue varie parti, animatori del canto... Sono sempre le stesse persone che compiono questi servizi o si ha cura di trovarne di tanto in tanto degli altri, anche per impedire che la liturgia sia espressione di una minoranza?