Giovane donna

Maria Teresa Bellenzier

(NPG 1984-08-35)


Le ricerche più recenti tra i giovani rilevano una nuova tendenza: le ragazze con un grado di istruzione più elevato dei maschi.
Cosa può significare per un futuro rapporto di coppia.

Nel modello tradizionale della coppia coniugata non faceva problema il fatto che l'uomo avesse spesso un livello di scolarizzazione superiore a quello della sua compagna: laureati con mogli diplomate, diplomati con mogli di istruzione media o elementare, fino ai modelli romantici, ampiamente ripresi dai romanzi e fotoromanzi rosa, della segretaria impalmata dal capoufficio, dall'alunna che convola con il professore, e via dicendo. Un grado minore di istruzione nella donna non guastava, anzi era da molti considerato un valido elemento di equilibrio nella coppia e nella vita familiare: evitava i rischi della presunzione femminile, e di una distrazione dai compiti casalinghi e materni, che erano di preminente importanza.
La diffusione della scuola dell'obbligo, la maggiore facilità di accesso per tutti all'istruzione secondaria e universitaria, il superamento di preclusioni secolari che il mondo della cultura e delle professioni avava opposto all'ingresso della donna, hanno via via modificato, la situazione del passato facendo notevoli passi verso un rapporto di sotanziale parità fra uomo e donna dal punto di vista del grado di istruzione raggiunto. Sempre più frequenti sono diventate le coppie in cui entrambi sono diplomati, o laureati, o fermi al diploma di scuola media.
Attualmente sembra esserci un'ulteriore evoluzione del rapporto: non sono rarità assoluta le coppie di cui la donna è laureata e l'uomo è diplomato, o la donna ha la maturità secondaria e l'uomo ha istruzione e praparazione professionale. Il fenomeno non è ancora di proporzioni tali da essere rilevato dalle statistiche, anche perché non ha diffusione generalizzata, ma si nota soprattutto in area urbana, nella media e piccola borghesia e in zone di maggiore mobilità sociale.
Prendiamo ad esempio i dati di un'indagine svolta recentemente dal Comune di Genova sugli orientamenti della nuova generazione giovanile. (Tra i giovani, Inchiesta sugli orientamenti di una nuova generazione, a cura di Chito Guala, Roma, ed. Riuniti, 1983).
La popolazione giovanile presa in considerazione è quella in età scolare 14-18 anni (scuole secondarie superiori) della provincia di Genova, nell'anno scolastico 1980-81. Tale popolazione risulta di 37.619 maschi e 35.681 femmine (1938 in meno). Di essa erano iscritti nelle varie scuole secondarie 24.122 maschi e 22.020 femmine: il che significa che fra i non scolarizzati le ragazze erano solo 164 in più dei ragazzi. (Ma si tenga conto che l'11,3% di tale popolazione risiede nell'entroterra, con conseguenti difficoltà di raggiungere le scuole relative; il che funziona da elemento dissuasore soprattutto nei confronti delle ragazze). La distribuzione fra i vari tipi di scuole evidenzia parità numerica nei licei, notevole maggioranza maschile negli istituti tecnici e mono rilevante in quelli professionali, schiacciante maggioranza femminile negli istituti magistrali.
Conseguita la maturità e il diploma professionale, sono però le femmine a continuare più spesso gli studi. Le famiglie le ritengono ancora troppo giovani per cominciare a lavorare, specie quando non vi siano problemi economici nel continuare ad averle a carico; e ci sono le ben note obiettive difficoltà di inserimento nel mondo del lavoro, particolarmente rilevanti in campi in cui le donne sono più numerose (vedi scuola elementare).
I ragazzi al contrario sono più spesso spinti a trovar lavoro subito, mentre anche il servizio militare funziona da ostacolo, momentaneo o definitivo, al proseguimento degli studi.
E al fondo di tutto, vi è certo anche una perdita di prestigio della cultura di per sè la laurea è eventualmente raggiunta soprattutto per i vantaggi economici e di carriera che può procurare, molto meno per il suo valore di allargamento e approfondimento della cultura personale. La quale d'altra parte può essere costruita anche al di fuori e al di là delle strutture scolastiche, data la disponibilità di occasioni e strumenti di cui ognuno può oggi disporre, sempre che ne senta l'esigenza.
Così si spiegano le coppie di cui si diceva sopra: operai specializzati con moglie ragioniera o maestra; marito perito industriale e geometra con moglie laureata in lettere, lingue, matematica, ecc. Un domani i figli di tali coppie, a una loro domanda di tipo culturale non si sentiranno più rispondere il classico: «chiedilo a papà», ma caso mai il contrario.
Tutto ciò potrebbe essere' la semplice registrazione di un mutamento in atto, se non ponesse interrogativi di fondo sulla qualità del rapporto uomo-donna nella coppia.
Se la passata inferiorità culturale della donna confortava l'immagine tradizionale di una donna sostanzialmente in subordine al maschio, dovremmo pensare che in questa nuova situazione si manifesteranno tendenze a una subordinazione maschile? O andiamo invece verso un rapporto in cui le disparità oggettive (istruzione, disponibilità economiche, censo, ecc.) non sono elementi di disturbo per una parità nella diversità?
Molti elementi sembrano confortare questa seconda ipotesi, anche se non vanno sottovalutati certi sintomi di crisi di identità maschile, che possono avere radici anche in questo mutamento di equilibri secolari. Mentalità, pregiudizi e stereotipi culturali no si cambiano agevolmente nè in tempi brevi.
La fatica richiesta ad entrambi i sessi è notevole, ma se le cose continueranno ad andare per il verso che ci sembra di aver individuato, anche le donne più tentate di «riflusso» (come pare siano molte giovanissime) dovranno fare i conti con questa nuova realtà e assumersi il peso di collaborare all'invenzione di una nuova qualità del rapporto di coppia.