Marisa Lanzoni

Con la collaborazione di Lorenzo Ferraroli, Emilio Gambirasio, Mario Delpiano.

(NPG 1985-10-34)

 

Concludiamo, con l'ultimo numero dell'annata, la presentazione globale dei dati della ricerca COSPES sui preadolescenti. D'ora in poi rimanderemo al libro divulgativo, la cui pubblicazione è imminente, e vi ritorneremo periodicamente con approfondimenti parziali. Quest'ultimo rapporto che pubblichiamo si riferisce a quella agenzia di socializzazione (il mondo ed il gruppo dei pari), che viene via via sempre più assumendo peso ed importanza rilevanti rispetto alle altre agenzie, più strutturate e controllate dal mondo degli adulti. Nella loro fase di migrazione sociale, oltre che territoriale, i preadolescenti trovano nel gruppo e nelle relazioni coi coetanei uno spazio concreto ed una modalità di espressione del nuovo che anzitutto sperimentano in sé. Il sistema dei rapporti paritetici con amici e coetanei, il gusto di stare insieme e di fare insieme, sono l'espressione del bisogno di affiliazione e di aggregazione, uno dei dinamismi privilegiati di identificazione della preadolescenza ma anche uno degli aspetti più sorprendenti e significativi dei preadolescenti di oggi. Si tratta naturalmente dell'espandersi di una socialità che risente dell'atteggiamento, per così dire, narcisistico in cui i preadolescenti - vivono; una socialità carica di esigenze di conferma, di domande di riconoscimento, di bisogni soggettivi proprio di questo stadio evolutivo, emotivamente colorati e coinvolgenti anche il profondo delle persone. Un ambito dunque estremamente importante per il presente che il preadolescente vive, carico però anche di implicanze per il suo futuro: una adolescenza vissuta in compagnia e non nella solitudine, aperta alla solidarietà, alla intimità ed alla collaborazione, anziché racchiusa a bozzolo nel proprio labirinto degli specchi, ed impoverita da relazioni sociali costruite sul solo consumo e sulla convenienza.
Il rapporto che presentiamo ai lettori sviluppa la tematica attorno ai seguenti nuclei:
- la domanda di socializzazione dei preadolescenti e le modalità attraverso cui essi elaborano risposte soddisfacenti a questa domanda: il mondo dei coetanei in genere e gli spazi di incontro;
- l'esperienza di appartenenza ad un gruppo più o meno strutturato, all'interno delle molteplici offerte-consumo di tipo aggregativo. La tipologia delle esperienze aggregative ed associative;
- la scoperta di una relazione interpersonale più intima e caratterizzata da una comunicazione più profonda ed emotivamente connotata: l'amicizia preadolescenziale.
L'esperienza sociale, nella forma qui illustrata, si rivela davvero una delle esperienze più significative e ricche di possibilità formative, capace di spingere «oltre» (verso il futuro, l'inedito, ma anche oltre se stesso) il preadolescente, capace di farlo maturare.
Come educatori ci troviamo davanti ad una domanda che non può essere disattesa, né contraffatta e manipolata, bensì coltivata e fatta maturare. Tutto ciò nel momento in cui, da una parte, crescono l'iperprotezione da parte del mondo genitoriale ed i tentativi di controllo di questa socializzazione, dall'altra esplode un vero e proprio mercato di offerte aggregative ed associative per questi destinatari; offerte che ancora una volta corrono il pericolo, più che reale, di annullare gli spazi/ tempi liberi della socializzazione informale.

 

LA SOCIALIZZAZIONE DEL PREADOLESCENTE

La psicanalisi dà molta importanza alla linea evolutiva che fa del ragazzo una persona matura, quando dal principio del piacere passa gradualmente al principio della realtà.
In questo passaggio egli impara a scegliere ciò che soddisfa i propri bisogni proprio grazie all'inserimento in un determinato contesto di relazioni sociali, che ha inizialmente i confini familiari e gradualmente si estende al gruppo ed alla società.
È come dire, in un linguaggio più generale, che il bambino deve diventare un essere sociale, superando ad ogni età i compiti evolutivi propri di quella determinata fase che sta attraversando.
Essi sono caratterizzati nei primi anni di vita dall'acquisizione della fiducia di base, dell'autonomia e dello spirito di iniziativa. In seguito, entrando in contatto con il mondo della scuola il ragazzo si affronta nella industriosità per poter arrivare all'adolescenza preparato ad acquisire una identità sua, e strutturarla e arricchirla nelle tappe successive dello sviluppo. Il processo di socializzazione perciò dura tutta la vita e ha dei momenti significativi nella primissima infanzia, nell'età scolare, nell'adolescenza.
In queste fasi, a spingere verso un'ulteriore maturazione sono sia le stimolazioni provenienti dall'esterno, sia l'evoluzione stessa della personalità del ragazzo. Così, mentre nei primi anni di vita il raggio di azione del bambino è soprattutto circoscritto all'ambiente familiare, con particcolare riferimento alla figura materna, nell'età scolare il mondo esperienziale si dilata sul gruppo e sulla società, costringendo il fanciullo a riadattare le acquisizioni e le sicurezze interiorizzate nel periodo precedente.
I suoi interlocutori non sono più i genitori, dei quali ormai conosce il modo di interagire e verso i quali sa «come comportarsi», ma diventano gli adulti ed il gruppo dei coetanei coi quali deve «imparare» a rapportarsi in un modo adeguato.
Poi, diventato adolescente, il ragazzo matura interiormente sia sul piano psicosessuale che intellettivo ed emotivo, dilatando alcuni bisogni che lo spingono ad assumere comportamenti sociali più significativi. Da lui si esigono competenze maggiori ed il suo modo di rapportarsi si struttura tra il bisogno di ricerca di un «oggetto» eterosessuale adeguato e la necessità di interagire socialmente, seguendo le norme più elaborate ed esigenti.
In tutto questo processo il preadolescente non ha trovato nella psicologia una collocazione sua propria: a volte viene paragonato al fanciullo ed incluso nella fase di latenza, mentre altre volte viene collocato nella fase iniziale dell'adolescenza.
I dati della presente ricerca invece fanno emergere alcuni caratteri della socializzazione dei preadolescenti che sembrano far ipotizzare un «momento preadolescenza» proprio.
Già G. Petter, analizzando il concetto di socializzazione, lo esprime secondo tre diversi significati:
- socializzazione come modificazione dell'individuo che assume atteggiamenti e comportamenti, modi di valutare e di reagire ai fatti, condivisi nell'ambiente in cui cresce;
- socializzazione come capacità di uscire dal proprio punto di vista e di porsi al punto di vista in cui si trovano gli altri;
- socializzazione come capacità di stabilire rapporti di collaborazione con gli altri in vista di un obiettivo comune.
In questo contesto, per i soggetti dai sette ai dodici anni, ha luogo un notevolissimo progresso per quanto riguarda il processo di socializzazione, inteso sia nel secondo che nel terzo significato del termine. Il fanciullo cioè diviene sempre più capace di collocarsi da punti di vista diversi dal proprio, di vedere le cose come le vedono gli altri, e di vivere pertanto anche i loro problemi e le loro ansie.
Diventando preadolescente il fanciullo comincia a capire il modo di vedere degli altri, accettando quindi i giochi sociali con le loro regole, cresce nella capacità di collaborazione in attività costruttive comuni per le quali si richiede non solo una suddivisione del lavoro e una distribuzione di ruoli, ma anche una attività di progettazione collettiva, ma viene anche modificando il proprio mondo interiore, i propri atteggiamenti e schemi comportamentali, nel momento in cui si viene dilatando il proprio mondo delle relazioni sociali.
Nella preadolescenza perciò il processo di socializzazione rappresenta un'area fondamentale che interessa la crescita e che è stata perciò presa in attenta considerazione dalla ricerca Cospes.
Ecco dunque come sono stati collocati i dinamismi di socializzazione all'interno delle ipotesi della Ricerca.
In riferimento alla prima area esplorativa (dinamismi e interessi; cf NPG 6/85) e confrontata anche trasversalmente con le altre aree di indagine, la preadolescenza, nel suo caratteristico processo di «migrazione» dal mondo familiare verso un mondo personale ed autonomo ancora in buona parte da definire, appare fortemente caratterizzata dal cambio nella socializzazione: dalla socializzazione primaria alla socializzazione secondaria (1). Proprio tra i dinamismi che sollecitano l'«uscita», vanno identificati quelli che promuovono una modalità nuova di relazionarsi con gli altri, cioè «alla pari» con i coetanei; di qui il bisogno insorgente di costruire legami molteplici nella «compagnia», soprattutto nel gruppo, formale o informale che sia; di qui ancora la costruzione di legami a profonda risonanza emotivo-affettiva, come l'amicizia, insieme alla prima sperimentazione dei rapporti eterosessuali nella verifica del proprio ruolo psicosessuale.
Attraverso questa transizione il preadolescente si costruisce per così dire a più dimensioni, anche se l'aspetto più macroscopico è rappresentato sotto il profilo sociale dal fenomeno della socializzazione secondaria.
In realtà è una dinamica accrescitiva profonda e polivalente, che spinge il preadolescente ad attivare nuovi interessi, ad allargare il cerchio delle sue relazioni, a sperimentare ancoraggi di identità sociale diversi da quelli dell'infanzia, e a progettarsi secondo un'immagine di sé costruita attraverso la verifica di un divenire operativo-concreto e sovente conflittuale, anche se non in maniera manifesta.
Procederemo quindi per gradi, tenendo conto delle dinamiche analizzate, per chiederci:
- che cosa significa per il preadolescente stare con gli altri?
- cosa esprime e come si manifesta la ricerca del gruppo?
- qual è il posto riservato all'amicizia e quale funzione viene ad assolvere?

CON GLI ALTRI

Il desiderio di stare con gli altri emerge con tutta evidenza dalla ricerca.
Alla prima domanda del questionario: «ti piace stare con gli altri?» i preadolescenti rispondono come segue.
Ammesso il dato, è importante verificarne, insieme al significato, anche le modalità ed i contenuti.
È stata quindi sondata questa sub-area attraverso una serie di items: «quando sei in compagnia, con che ti trovi meglio? perché ti piace stare in compagnia? qual è la cosa che fate più spesso quando vi trovate insieme? dove incontri più spesso i tuoi amici?».

Insieme è bello

Da un primo sguardo sintetico appare con chiarezza che ai preadolescenti piace molto stare in compagnia perché, dicono, «è bello» (51,3%).
Il numero degli amici non ha molta importanza; se si è in molti, tanto meglio! D'altra parte l'esplosione psicomotoria e l'esigenza di dilatare la propria esperienza oltre il mondo «controllato» degli adulti, favoriscono la ricerca di compagni coi quali iniziare, condividere, consumare, le più svariate avventure e sperimentare i primi sconfinamenti.
Scoprire nuovi spazi in compagnia è rassicurante e quindi più bello ancora. Una differenziazione tra i sessi emerge dall'incrocio con la variabile età. In genere i preadolescenti dichiarano di star bene con gli altri, ma con l'età cresce il numero di coloro che asseriscono di star bene anche da soli.
Per i maschi il momento culminante per la ricerca di compagnia sembra collocarsi attorno al tredicesimo anno. Le femmine sembrano anticipare di un anno questo momento clou di domanda di socializzazione di un anno, cosicché a tredici anni per esse questa tendenza appare già stabilizzarsi a livelli inferiori.
Quanto alle motivazioni, mentre quella prevalente, espressa nella forma: «è bello», esprime l'immediatezza propria della pulsionalità, che trova in questa direzione una sua canalizzazione privilegiata, e permane per lo più costante in tutto l'arco dell'età, viene assumendo via via più consistenza quella che riconosce la positività della socializzazione orizzontale in funzione della crescita e della maturazione personale.
Con l'età cioè i preadolescenti, soprattutto le femmine a partire dal dodicesimo anno, diventano sempre più coscienti non solo dei loro bisogni, ma anche del peso propulsivo e maturante della loro socializzazione.
Mentre poi all'inizio dell'età acquista una certa qual rilevanza, seppur secondaria, il bisogno di vincere la paura della solitudine attraverso la ricerca rassicurante della compagnia (soprattuto nei maschi), successivamente sembrano aver acquisito la consapevolezza di una buona socializzazione e di aver ormai superato questa paura nella stragrande maggioranza.

1985-10 0001

Spazi di incontro ed influenza ambientale

Cosa fanno i preadolescenti quando stanno insieme?
La maggior parte (46,1%) dice di trovarsi coi coetanei «per giocare e divertirsi». Questo interesse è comunque quasi esclusivo per i più piccoli e rimane importante fino a dodici anni, per diminuire poi bruscamente dai tredici in avanti. In compenso, crescendo, i preadolescenti sono portati a riempire i loro momenti d'incontro «chiacchierando, andando in giro, scambiando confidenze». È soprattutto nell'evoluzione di queste scelte successive che appare la diversità di orientamento tra maschi e femmine.
Sono le femmine infatti che anticipano, rispetto ai maschi, la caduta della dimensione operativo-concreta dello stare insieme, accentuando maggiormente elementi motivazionali riferentesi alla relazionalità, al contatto, alla comunicazione, alla personalizzazione.
I ragazzi insomma si collocano di più sul versante «esplorativo territoriale», le femmine su quello «intimistico sociale». La compagnia dei coetanei agevola inoltre nei preadolescenti la delimitazione di una nuova territorialità, l'ampliamento cioè dell'ambiente quotidiano di vita, la sua esplorazione, per una autentica presa di possesso. È il modo concreto e tipico attraverso il quale si manifesta la controdipendenza spazio-motoria, quel distanziamento progressivo dall'ambiente familiare che, prima di manifestarsi come distanziamento emotivo-affettivo o cognitivo-critico, si manifesta appunto come distanziamento spaziale e di movimento.
In questa direzione infatti sembra anche orientarsi l'analisi dei dati che si riferisce ai luoghi di incontro con gli amici. Essi scelgono di preferenza gli spazi «neutri» e nemmeno troppo lontani come «la strada, il quartiere, il cortile»; minor rilevanza invece acquistano con l'età luoghi strutturati
e controllati come casa-scuola-parrocchia, mentre cominciano ad emergere, quali luoghi di socializzazione, al termine dell'età: bar, discoteche, spazi insomma di socializzazione autonoma, affrancati completamente dalle figure adulte.
Solo gli spazi oratoriani-parrocchiali, peraltro luogo d'incontro tra amici che interessa il 13,7% dei soggetti in media, sembrano in parte riscattarsi da tale tendenza, probabilmente perché più ricchi di proposte misurate alle domande dei soggetti e facenti spazio a maggior protagonismo.
Alcune differenziazioni secondo le altre variabili sembra meritino di essere segnalate:
- i preadolescenti del Sud e delle Isole sembrano accentuare l'interesse e la domanda di socializzazione;
- i preadolescenti di scuole non statali rivelano di trovare all'interno dello spazio strutturato della scuola, la risposta al proprio bisogno di socializzazione, mentre si manifestano anche più amanti dell'intimità e della solitudine;
- i soggetti dei ceti più bassi si rivelano più socievoli mentre ricercano preferibilmente spazi neutri e più autonomi, ma sono anche tra coloro che sentono maggiormente il peso della solitudine.

Vivere insieme ragazzi e ragazze: la coeducazione

Alla domanda: «Cosa pensi del fatto che ragazzi e ragazze della tua età vivano insieme?», i preadolescenti interrogati rispondono nella modalità illustrata dalla tabella seguente.
Come si può notare, nella quasi totalità (93,9% del campione, sommando le voci «è cosa naturale, è utile, è cosa buona» ) al quesito di opinione proposto, i preadolescenti affermano che lo stare insieme fra ragazzi e ragazze rappresenta un fatto positivo e rispondente alle esigenze della loro crescita. Solo una ridotta minoranza (5,3%) reputa ciò cosa sbagliata e dannosa.
La ricerca condotta documenta pertanto un significativo mutamento di costume intervenuto negli ultimi decenni. A fronte di una separazione fra i sessi, quale vigeva nel costume sociale e nell'educazione fino ad un recente passato, si assiste tra i preadolescenti di oggi all'emergere di un atteggiamento generalizzato favorevole ad una prassi comportamentale nuova e a modelli educativi ispirati alla coeducazione nelle varie istituzioni formative.
Passando ad un'analisi rispetto alle variabili prese in esame, si può notare che, quanto all'età ed alle zone geografiche, non sussistono differenze rispetto al pronunciamento.
Quanto alla variabile sesso invece constatiamo una differenza significativa tra le risposte offerte dai maschi e dalle femmine, rispetto alle motivazioni: i maschi accentuano maggiormente il fattore per così dire «biologico» ed immediato inerente a questo bisogno ( «è cosa naturale» ), le femmine sottolineano invece l'utilità della coeducazione per finalità collaborative e più dei maschi tengono a precisare l'esigenza di una certa regolazione («è cosa buona, ma entro certi limiti» ).
Ugualmente sono ancora le femmine che, nella piccolissima parte di coloro che si pronunciano in senso negativo, affermano, in misura lievemente superiore ai maschi, che questo fatto «è cosa sbagliata e dannosa».
In rapporto all'appartenenza a gruppi strutturati, si può rilevare che l'utilità della coeducazione viene affermata in misura maggiore dai preadolescenti che fanno esperienze di vita associativa, mentre le maggiori perplessità vengono avanzate da coloro che non vivono l'esperienza di gruppo.
Quanto al tipo di gruppo, i preadolescenti che appartengono ai gruppi sportivi accentuano la motivazione che abbiamo chiamato «biologica» («è cosa naturale»); quelli che appartengono a gruppi formativi e culturali sottolineano l'utilità della coeducazione a fini maturativi.
I preadolescenti che frequentano scuole statali, dove oggi è generalizzata l'esperienza di coeducazione, affermano più degli altri che essa è utile per imparare a collaborare; quelli invece che frequentano scuole non statali, pur manifestando al pari degli altri tale esigenza, sono tuttavia tra coloro che avanzano perplessità, probabilmente indotte dall'ambiente.

IL GRUPPO DEI PARI COME FORMA PRIVILEGIATA DI SOCIALIZZAZIONE

Si è constatato che il preadolescente nell'arco dell'età diviene via via più consapevole dei propri dinamismi di scoperta, impara ad accettare la propria pulsionalità e ad orientarla secondo le sollecitazioni dell'ambiente. Si è notato inoltre come l'esperienza rassicurante dello stare insieme ai coetanei costituisca una mediazione determinante per la strutturazione della propria personalità.
Sono molteplici le funzioni che sono state attribuite al gruppo dei pari nella socializzazione. Essi rappresentano una agenzia privilegiata di socializzazione informale che esercita una funzione di mediazione tra singoli e società. In base poi ai modelli interpretativi soggiacenti le stesse ricerche, c'è chi ha sottolineato l'importanza del gruppo nel fornire al soggetto una vera e propria identità sociale (per la prima volta l'individuo vive dei ruoli non marginali e non subordinati all'adulto). Quanto poi alla potenzialità socializzatrice del gruppo, sulla formazione, sul potenziamento o meno di aspirazioni e atteggiamenti innovativi, le ipotesi sono state molteplici: dalla ipotesi di coloro che sottolineano la funzione di mero consolidamento della formazione di base acquisita in precedenza, a coloro che accentuano la funzione sostitutiva in tempi di crisi delle agenzie tradizionali; da coloro che ne hanno accentuato la funzione innovativa proprio in quelle aree lasciate scoperte dalle agenzie formative (le aree dei valori sociali in rapido cambiamento e non in quelle dove i valori sono relativamente stabili e consolidati), a quelli che esaltano la funzione del gruppo quale agenzia privilegiata di trasmissione dei valori socio-culturali (luogo di mediazione tra valori tradizionali e valori emergenti).
Qual è o quali sono le funzioni specifiche che il gruppo viene a giocare nella strutturazione della personalità del preadolescente? Come si rivela la sua elevata potenzialità plasmatrice?
È proprio attraverso l'esperienza socializzatrice del gruppo dei pari che il preadolescente perviene alla percezione più chiara di sé, alla propria autoscoperta, attraverso l'eterovalutazione ed il rispecchiamento nel gruppo, fino alla scoperta consistente della propria individualità distinta ed autonoma. Il gruppo quindi, assolvendo ad una funzione di svelamento della soggettività e di spazio alla espressività, mentre affranca dalla dipendenza dai modelli di interazione e di valore acquisiti, sollecita un graduale processo di identificazione dell'io e sollecita la progettualità.

1985-10 0002

Elevata domanda di socializzazione ed importanza attribuita al gruppo

Che la domanda di aggregazione nel gruppo sia elevata e che i preadolescenti diano importanza al far parte di un gruppo, lo dimostrano i dati del rilevamento: il 69,1% dei soggetti asserisce di avere un proprio gruppo di appartenenza, più o meno strutturato, inserito o no in una associazione.
Davanti ad una tale vitalità aggregativa ci si interroga su quel 29,3% di preadolescenti che asserisce di non far parte di alcun gruppo. Si è visto in precedenza che la percentuale di soggetti che rifiutano di stare con gli altri, costituisce una eccezione marginale (1,5%) e solo il 19,7% accetta di starsene anche da solo, senza però esprimere rifiuto di vita aggregata.
Esistono perciò preadolescenti che, pur desiderando stare con gli altri, non fanno alcuna esperienza di vita aggregata. Si nota inoltre una interessante correlazione tra eterovalutazione positiva e apertura sociale: più si dichiarano soddisfatti del giudizio che percepiscono nei loro riguardi, più appaiono predisposti alla vita di gruppo.
Il preadolescente infatti si autopercepisce attraverso il filtro di quello che gli altri pensano di lui. Il sentirsi riconosciuto e valorizzato dagli altri, lo predispone all'esperienza socializzatrice del gruppo dei pari.
Lungo tutto l'arco dell'età preadolescenziale il numero delle femmine che fanno parte di un gruppo permane lievemente inferiore rispetto a quello dei maschi. Così, sembra più limitata l'esperienza dell'appartenenza al gruppo nei soggetti di ceto sociale basso, in quelli residenti al Centro e nelle zone montane.
Una domanda del questionario riguardava l'importanza attribuita dai preadolescenti al gruppo (item 13: «Che importanza ha per te il gruppo?» ).
Dalle loro risposte è possibile ottenere un profilo di motivazioni che definiscono il significato che per i preadolescenti ha l'appartenenza a qualche gruppo o associazione. Emergono tre aree motivazionali connesse in forma crescente rispettivamente all'espansione spazio-motoria, alla socializzazione orizzontale ed alla percezione della propria crescita:
- area dell'espansione spazio-motoria («mi aiuta a passare il tempo libero - mi offre l'occasione per uscire di casa» ); è la motivazione prevalente nei maschi, specialmente agli inizi della preadolescenza ed esprime anche una valenza desatellizzante;
- area della socializzazione orizzontale («mi mette a contatto con gli altri - mi offre l'occasione di dire le mie idee e di ascoltare quelle degli altri» ); è una motivazione sentita un po' da tutti i preadolescenti, senza distinzione di sesso, età e ceto sociale ed esprime in qualche modo la percezione del bisogno sociale (comunicativo, relazionale, con valenza non solo cognitivo-informativa ma anche e soprattutto emotivo-affettiva);
- area della percezione della propria crescita ( «mi aiuta a crescere - sviluppa in me nuovi interessi - mi fa sentire sicuro - mi fa sentire importante» ); questa motivazione viene avvertita con le seguenti accentuazioni rispetto al sesso: i maschi sottolineano il fatto che il gruppo permette di sentirsi più importanti e sicuri di sè, le femmine invece dichiarano in modo significativo che il gruppo diventa un sostegno per la crescita.
In ogni caso i preadolescenti percepiscono e vivono il gruppo innanzitutto come un supporto alla auto-espansione e come luogo della espressione di sé, del riconoscimento reciproco e della valorizzazione.
L'esperienza di gruppo si caratterizza pertanto in questa fase evolutiva come una esperienza propriocentrica, finalizzata cioè prevalentemente al rafforzamento dell'io, non ancora decentrata sul tu.
Inoltre la trama della interazione del gruppo dei pari continua ad esercitare un ruolo di mediazione indispensabile per il processo maturativo. Da una parte risponde alle nuove esigenze connesse alla pulsionalità emergente, che spingono il preadolescente ad ampliare il mondo vitale; dall'altra lo arricchisce di nuove esperienze che sollecitano a loro volta l'insorgere di nuovi bisogni sulla strada dell'identità.
Sul significato del gruppo in questa fase evolutiva A. Quadrio afferma: «Lo stare insieme diviene pertanto un mezzo per sentirsi più sicuri; l'accettare le norme, le abitudini, il gergo e le mode del gruppo, diviene un mezzo di riconoscersi in una nuova identità, per quanto fittizia e transitoria, un mezzo di autoregolare i propri impulsi anarchici, agendoli in comune e rivolgendoli all'esterno del gruppo. Il gruppo svolge pertanto anche una funzione di carattere normativo, costituendo una alternativa accettabile al codice normativo dell'infanzia, ed una mediazione regolatrice durante il periodo di transizione».

Le attività del gruppo preadolescenziale

Nella preadolescenza la prevalenza caratteristica della dimensione operativa si concretizza nell'esperienza del gruppo dei pari come un «fare insieme». Il preadolescente infatti nel gruppo ricerca più la gratificazione del «fare insieme» che la «coesione», la quale invece caratterizza il gruppo adolescenziale.
Come è stato gia indicato, circa il 70% dei preadolescenti aderiscono a gruppi più o meno strutturati, attorno a quelle attività che rispondono ai particolari interessi dell'età.
Queste attività si raccolgono attorno a quattro aree: l'attività sportiva, quella più di tipo formativo, l'attività espressiva e quella culturale.
Le risposte dei preadolescenti evidenziano in assoluto la predilezione per il gruppo sportivo in tutti i ceti sociali e in tutto l'arco dell'età. Se la percentuale di coloro che aderiscono a questo tipo di gruppi corrisponde al 52,7% del campione, un dato ulteriore appare più illuminante: di tutti i preadolescenti aggregati, quelli che fanno parte di un gruppo sportivo rappresentano addirittura il 77,2% e raggiungono nei maschi di tredici anni la percentuale del 93,5%.
La pratica della attività sportiva sembra davvero rispondere maggiormente ai bisogni psico-motori ed operativo-sociali trascritti attraverso la fisicità e l'espressività corporea, anche se deve essere tenuto in debito conto l'attuale condizionamento socio-culturale nella canalizzazione delle istanze corporee.
Emerge inoltre con chiarezza come, attualmente, tale possibilità sia di fatto privilegiata dai maschi rispetto alle femmine e sia più accentuata tra i soggetti del Sud e del Nord rispetto a quelli del Centro. È soprattutto verso il quattordicesimo anno che questa attività di gruppo comincia a decrescere.
Una seconda area raccoglie i gruppi che possono essere indicati con la voce di gruppi formativi; ad essi aderiscono il 28,8% dei preadolescenti inchiestati, e corrispondono ad oltre il 40% degli aggregati. Si tratta di gruppi del tipo Scout, ACR, Amici Domenico Savio, Ragazze Nuove, gruppi oratoriano-parrocchiali, quindi prevalentemente di taglio educativo nell'ambito ecclesiale. Sono i gruppi nei quali sono prevalenti le femmine rispetto ai maschi e che trovano maggiore adesione con il crescere dell'età. Nei soggetti di ceto sociale basso e dell'Italia centrale la partecipazione a questo tipo di gruppi è inferiore, mentre essa è significativamente superiore nelle Isole.
I gruppi di tipo espressivo raggruppano quelle attività come danza, recitazione, musica, canto, pittura, ginnastica artistica, e registrano la netta prevalenza delle femmine sui maschi (femmine 20,5%, maschi 7,6%); ad essi inoltre sembrano orientarsi prevalentemente i soggetti di classe sociale elevata.
Infine i gruppi per così dire «culturali», che esprimono attività nuove come l'informatica, o aggregono soggetti con interessi più particolari, a minor contenuto motorio e forse anche richiedenti maggior concentrazione e minor contatto sociale, raccolgono una ridotta percentuale di preadolescenti, in prevalenza maschi.
Ancora un dato interessante: la somma delle risposte indicanti il tipo di gruppo raggiunge le percentuale del 145% del numero degli aggregati; ciò sta ad indicare come una notevole parte dei soggetti fa già esperienza di una pluralità di appartenenze a gruppi di coetanei più o meno strutturati. Ad esempio: circa il 50% dei preadolescenti che fan parte di un gruppo sportivo, partecipa contemporaneamente ad altri gruppi.
Quanto al gruppo che impegna di più i preadolescenti, è quello sportivo per oltre la metà di essi.
La presenza di maschi e femmine nello stesso gruppo si colloca attorno al 37,7%, progredisce con l'età ed è nettamente accentuata nei gruppi espressivi e formativi.

L'AMICIZIA PREADOLESCENZIALE

Nella strutturazione dell'io in divenire, l'amico per la pelle, l'amica del cuore, rappresentano per il preadolescente un prolungamento della propria personalità, un essere nel quale in certo modo si rispecchia e si scopre con tutta la risonanza emotiva che l'accompagna. Nell'amico il preadolescente valuta l'esattezza dei propri giudizi, la qualità, il significato e la portata delle proprie azioni; nell'amico incontra insomma un modello concreto di confronto. L'amicizia preadolescenziale è la ricerca di un «tu» per costruire di se stessi un'immagine significativa, con qualità e caratteristiche personali socialmente apprezzabili; è un'esperienza transitoria nella quale viene investito un elevato potenziale di energie in direzione accrescitiva per la personalità.
Oltre che scaturire da profonde esigenze psicologiche, la domanda di amicizia è oggi ulteriormente amplificata nelle giovani generazioni per il contemporaneo ridursi dei rapporti familiari (famiglia nucleare, scomparsa della società fraterna, crisi della cerniera generazionale).

Consistenza del fenomeno

Per sondare questa importante area relazionale il questionario ha predisposto una serie di items.
Un primo gruppo di quesiti, si riferisce infatti alla esistenza nel presente dell'amico in quanto tale tra i preadolescenti, all'origine dell'amicizia ed alla sua durata. Un secondo grappolo di quesiti riguarda eventuali esperienze passate di amicizia attualmente concluse e le motivazioni addotte alla loro scomparsa. Una terza serie di quesiti infine si riferisce all'amicizia idealizzata (le qualità ideali dell'amico).
Considerando i dati si osserva che 1'87,3% dei preadolescenti del nostro campione, senza distinzione di sesso, ceto sociale e zona geografica, afferma di avere un amico preferito. Solo il 12,1% nega decisamente di avere al momento attuale un compagno considerato come il migliore amico.
A questo proposito alcune differenze si riscontrano quanto all'incrocio tra età e variabile sesso. Complessivamente si nota che l'esperienza affettiva dell'amicizia personalizzata, durante il corso dell'età decresce lievemente per entrambi i sessi, con una accentuazione per i maschi. A dieci anni appaiono sicuri nel dichiarare il loro amico preferito, che è naturalmente il compagno di giochi. La scuola media ed il gruppo dei pari sono il terreno privilegiato per lo sbocciare delle amicizie preadolescenziali, ma dai dodici ai quattordici anni si vanno sempre più accentuando esigenze nuove, che mettono in crisi le precedenti modalità e sollecitano dinamismi nuovi di scoperta e di identificazione, i quali si riflettono anche sulla stabilità delle amicizie.
Rispetto al tempo in cui questa amicizia è sorta, si rileva che per i 2/3 di questi soggetti (63%) l'origine della amicizia risale ai periodi precedenti della fanciullezza. Ciò è ampiamente confermato dalle intervite individuali e di gruppo che, a mo' di storie di vita, documentano il sorgere di questo sentimento prevalentemente a livello di scuola elementare.
Perciò, quanto alla durata, le amicizie si rivelano nella gran parte persistenti nel tempo, tanto che l'ingresso nella scuola media, pur offrendo nuove occasioni di incontri, per lo più non distrugge i rapporti precedentemente instaurati (sussistono ancora attualmente per il 55% dei soggetti).
Corrispondono invece al 30,7% coloro che affermano di aver interrotto questo rapporto di amicizia, e sono prevalentemente le femmine, con una lieve accentuazione al Sud, nelle zone di pianura, soggetti che fanno parte di gruppi espressivi, e i soggetti che si percepiscono meno stimati. La curva dell'età ci dice che tale evenienza si accentua tra gli undici e i tredici anni. Da ciò si potrebbe dedurre che l'amicizia, specialmente per la ragazza, entra in crisi a dodici-tredici anni, e scandisce una tappa importante della sua vita.
I motivi con cui i preadolescenti giustificano l'abbandono dell'amicizia sono: il cambio di scuola o di casa, l'insorgere di interessi diversi tra amici (segnalati specialmente dalle ragazze di tredici-quattordici anni), l'incontro di amici nuovi, i litigi (più frequenti nei più giovani, tra le femmine, nei ceti bassi e negli alunni di scuole non statali); nel Sud appare più consistente la voce: «mi ha tradito»; le proibizioni dei genitori sembrano interferire minimamente.

L'amico: un tu per costruire se stessi

Nell'amico il preadolescente ritrova un elemento mediatore per scoprire la propria immagine di sé, reale o ideale che sia. Si potrebbe dire che il preadolescente inizia col progettare l'amico e idealizzarne le qualità, prima ancora di progettare se stesso e di orientare il proprio io ideale. L'amico è tutto in funzione dell'io.
Per l'analisi più appropriata si possono raggruppare le qualità dell'amico ideale attorno ai seguenti quattro nuclei che rappresentano nel contempo una proiezione dei rispettivi livelli di maturità psicologica conseguiti durante questo periodo:
- nucleo pulsionale;
- nucleo del riconoscimento;
- nucleo delle doti morali;
- nucleo socio centrico.
Il nucleo «pulsionale», che rappresenta la percentuale più elevata (simpatia 49,4%), esprime la carica di vitalità e di immediatezza che si produce nella reciprocità del fenomeno amicizia, connessa più a spinte emotivo-affettive ed istintuali, che razionali e di utilità.
Il secondo nucleo di qualità, che definiamo di «riconoscimento», raccoglie le voci «un amico pronto ad aiutare - buono e comprensivo», ed esprime le attese, presumibilmente inconsapevoli, nel rapporto di amicizia, che sostanzialmente traducono il bisogno di trovare nell'amico, accogliente, e valorizzante, riconoscimento ed aiuto.
Il terzo nucleo di doti, quelle «morali», riproduce in sostanza le note qualità che nel contesto socio-culturale ambientale vengono abitualmente connesse con l'amicizia, della quale dovrebbero essere il supporto ( «onestà, sincerità, fedeltà, ed anche intelligenza e religiosità» ).
Il quarto nucleo, che definiamo «socio-centrico», scarsamente rappresentato all'inizio dell'età, ma in crescendo (pari ad una media del 15%), introduce qualità già più evolute ( «fiducia - affinità di idee e di interessi - recettività - ascolto» ) sul piano della reciprocità e dell'interscambio nella relazione.
Quanto all'età, si è constatato che le motivazioni per così dire autocentrate decrescono, mentre quelle sociocentriche, benché minoritarie, tendono a crescere con un balzo significativo verso il dodicesimo e tredicesimo anno.
Quanto alle differenziazioni in rapporto alla variabile sesso, ritroviamo delle lievi accentuazioni per le qualità raccolte attorno al nucleo affettivo (del riconoscimento) che caratterizzano le femmine rispetto ai maschi.
Come già emerso nelle interviste semi-strutturate individuali e di gruppo, si può dire che la valutazione delle doti del vero amico induce a caratterizzare questo bisogno come prevalentemente psicologico e comportamentale, di tipo individualistico narcisistico; e ciò perché le doti elencate con maggiore intensità illustrano il bisogno di riconoscimento e di gratificazione saturato dal rapporto amicale, con scarsa presenza di componenti motivazionali socio-centriche, ossia di apertura e accoglienza dei valori della socialità.

VERSO L'AMICIZIA ETEROSESSUALE

L'attrattiva eterosessuale appare presente alla coscienza dei preadolescenti di oggi in tutto l'arco dell'età.
Il 75,4% dei soggetti di dieci anni asserisce di avere la compagna o il compagno dell'altro sesso che «piace in modo speciale» e verso cui prova simpatia o anche «qualcosa di più» (anche se difficile da definire), o, ancora, col quale vive una intensa amicizia.Tale percentuale assume sempre maggior consistenza nel corso dell'età, fino ad interessare 1'88,7% del campione ai quattordici anni, con una marcata accentuazione attorno al tredicesimo anno, proprio quando si accentua la flessione delle amicizie con i coetanei dello stesso sesso.
Un item appropriato ci ha consentito di rilevare il mutamento qualitativo del vissuto emotivo-affettivo dei preadolescenti per quanto riguarda l'attrazione eterosessuale. Le risposte al quesito: «Cosa provi per lei/ lui?», sono tre e si distribuiscono su di una scala di crescente intensità: «provo solo simpatia»; provo qualcosa di più della semplice simpatia; «ho già un impegno con lei/lui».
L'attrattiva verso la compagna o il compagno dell'altro sesso sono vissuti come simpatia»; «provo qualcosa di più della semplice simpatia»; «ho già un impegno con lei/lui».
Queste risposte sono tipiche delle prime fasce d'età. Mentre tutto l'arco preadolescenziale registra una crescita accentuata della consapevolezza della profondità della risonanza emotiva di tale vissuto, espressa nella voce «provo qualcosa di più» (34.5% a dieci anni, 56.3% a 13 anni).
Il culmine della percentuale si colloca al tredicesimo anno ed è particolarmente evidente nelle femmine. È forse l'avvio della amicizia eterosessuale, proprio nel momento in cui l'amicizia verso il compagno dello stesso sesso appare in flessione.
Quanto alle risposte addotte alla voce: «ho già un impegno con lei/lui», la percentuale anche se collocata su punteggi molto bassi (media 9.6%), si raddoppia nell'arco d'età (da 6.5% a dieci anni a 13.7% a quattordici anni). L'amicizia eterosessuale viene vissuta come «un impegno» in prevalenza dai maschi (soprattutto nei primi anni della preadolescenza) e dai soggetti del Sud. Questi preadolescenti sembrano rivelare la permanenza talora di ambiguità e problematicità nel rapporto eterosessuale, vissuto magari con atteggiamenti, e fors'anche tradotto in comportamenti anticipatori, che ricalcano modelli di relazionalità eterosessuale adultistici. Dunque i preadolescenti di oggi non solo amano stare insieme senza separazione di sesso, ma vivono anche rapporti di apertura eterosessuale a livello amicale, come occasione di incontro, di confidenza, di comunicazione, di sviluppo affettivo e maturativo della propria personalità. Lo sviluppo psicosessuale, avviato dalla pubertà, viene perciò vissuto attraverso questa modalità dell'attrattiva eterosessuale, prevalentemente a livello relazionale-affettivo, senza valenze di rapporto fisico o emozionale più profondo.
La liberazione sessuale, quale nota caratterizzante la cultura attuale, pare comunque recepita a questa età secondo caratteristiche specifiche, all'insegna cioè di una traduzione prevalentemente relazionale ed affettiva della genitalità puberale.

CONCLUSIONE

È possibile ora realizzare un tentativo di comprensione sintetica del significato che viene ad assumere per i preadolescenti odierni il momento di esperienza socializzante con i coetanei di entrambi i sessi.
La brulicante vita socio-motoria traduce anche nell'ambito sociale quella dimensione operativa che si rivela caratteristica principale dei preadolescenti. Stare insieme coi pari è per questi preadolescenti essenzialmente «fare qualcosa insieme». Il gusto della «compagnia» di eguali è perciò mediato e gratificato insieme dal «fare», prima che dal chiacchierare, dal discutere, dal comunicare. È un vivere sociale prevalentemente motorio.
Se si può intravedete una qualche differenziazione dal passato, essa va colta nel cambiamento, socialmente e culturalmente indotto, della «qualità del fare», del suo contenuto. Alquanto ridottasi, se non in buona parte costretta alla scomparsa, la «banda», quale tipica esperienza preadolescenziale, ad essa è subentrato il gruppo strutturato attorno ad interessi specifici ed ancora in gran parte gestito ed influenzato dagli adulti; un'esperienza di gruppo nella quale è più facile il conformarsi a regole esistenti proposte dagli adulti, che non il partecipare, da parte dei membri stessi, al processo graduale di elaborazione del codice di gruppo, con le norme e i linguaggi. Un gruppo ancora forse eccessivamente protetto e scarsamente affrancato dal mondo adulto, che riflette in parte la generale condizione di iperprotezione a cui soggiaciono i preadolescenti italiani odierni. Questa ricerca incessante della compagnia, questo nascondersi, mimetizzarsi, nel fare collettivo, promuove ed agevola la saturazione del bisogno esplorativo, incentiva all'avventura nella scoperta dell'imbiente , ma soprattutto nella scoperta di se stessi.
Cogliendo la possibilità di una condivisione comune dell'insicurezza e del rischio nel nuovo, i preadolescenti, attraverso questa conquista in compagnia, affinano la loro presa di contatto con la realtà ambientale e sociale più vasta, e giungono così alla delimitazione di una propria territorialità.
Accanto però a questa esplorazione all'esterno, nel tentativo di stabilire coi coetanei una relazione simmetrica, speculare, i preadolescenti scoprono soprattutto se stessi, si addestrano alla conoscenza di sé; a rispecchiarsi, a cimentarsi e valutarsi in base ad abilità e qualità riconosciute ed apprezzate dagli altri (quelli che ora nella valutazione contano davvero di più). Proprio all'interno di una situazione sociale, quale il gruppo, più libera e meno restrittiva, essi scoprono i nuovi interessi, sperimentano senza rischi nuovi comportamenti, danno parole e libero sfogo a vissuti difficili da elaborare alla presenza degli adulti. Così nel gruppo, piccolo o grande, come nelle relazioni amicali, emozioni nuove e sorprendenti, affetti e rabbie, possono essere gestiti in comune ed esplorate, senza inibizione e conseguenze eccessive, quasi «per gioco».
Ed è per questo che l'esperienza di socializzazione orizzontale stimola e favorisce la crescita affettiva del ragazzo. I coetanei offrono risposte positive ai bisogni di sicurezza, di approvazione, di accettazione e di riconoscimento. L'amico per la pelle è un riferimento per la sicurezza e un sostegno nei pasticci, la spalla nelle imprese rischiose, ma anche il «metro» che lo misura e lo ridimensiona, senza avvilimenti ed esaltazioni.
L'amico e l'amica del cuore inoltre rispondono a quel bisogno di affettività nuova che ormai i genitori non saturano completamente; gli amici rappresentano così la possibilità di nuovi «oggetti» d'amore su cui investire, pur sempre nell'ambivalenza, e sperimentare la consistenza della pulsionalità erompente.
Amicizia ed esercizio di vita di gruppo producono insieme quei fermenti maturativi anche sul piano della socialità. Infranto il guscio dell'esperienza simbiotica nella cerchia familiare, i preadolescenti si sentono ora di dover respingere i più piccoli e di essere respinti allo stesso tempo dai più grandi; allora solidarizzano insieme e cercano di capirsi, ponendo così le premesse per una nuova qualità della relazione sociale. Maturano nella comunicazione verso forme sempre più ricche e profonde, anche se la via privilegiata rimane quella sul piano del fare.
Infine una dimensione evolutiva sulla quale il contatto coi coetanei gioca un ruolo decisivo è quella psicosessuale. L'anticipata opportunità rispetto al passato offerta anche dalla socializzazione istituzionale (la scuola), di costruire interazioni sociali con coetanei di sesso opposto, sollecita il preadolescente alla scoperta della relazione sessuata e lo spinge alla progressiva definizione di un proprio ruolo psicosessuale di maschio o di femmina, a vivere anche con una maggior flessibilità la propria esperienza di relazionalità sessuata, in forme adeguate e compatibili con il momento evolutivo specifico.

NOTA

(1) Cf ROSANNA E., La «prima adolescenza»: problemi e prospettive. Analisi sociologica, in Rivista di Scienze dell'Educazione, 22 (1984) 2, 207-232.
Quanto alla socializzazione, primaria e secondaria, la definiamo così: più che una fase particolare dello sviluppo è un processo che comporta a tutte le età delle modalità particolari di essere con gli altri. Tradizionalmente si parla di socializzazione primaria per riferirsi allo sviluppo della socializzazione nei primi dieci anni della vita, dove è prevalente l'influsso della sfera familiare, e di socializzazione secondaria a partire dalla preadolescenza, quando si avvia ormai la costruzione di una rete di relazioni nell'ambiente sociale esterno alla famiglia, che diviene via via prevalente.

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ROSANNA E., La «prima adolescenza problemi e prospettive, in Rivista di Scienza dell'educazione 22 (1984) 2, 207-232 (con ampia bibliografia sociologica sulla «prima adolescenza».