La crisi e le crisi

Inserito in NPG annata 1985.

 

Giovane animatore, vita da cani /3

Riflessioni semiserie per «scoraggiare» l'animatore sprovveduto 

Domenico Sigalini

(NPG 1985-08-42)


IL PROBLEMA

È crisi profonda. Lo si capisce dalle pagine dell'agenda. All'inizio un mese fittissimo senza una riga pulita. In fondo a una pagina, scritto a caratteri cubitali: perché il giorno ha solo 24 ore?! Ogni tanto un cuoricino, qualche fiorellino, qualche smack! Sono le tracce dell'incursione degli adolescenti nella sua agenda in quel solito giorno in cui si accavallano due o tre impegni. Per il resto si leggono i punti di una relazione, le cose da fare e da telefonare, le feste da organizzare, i corsi da seguire, i nota bene per evitare le lavate di capo del prete o della sua perpetua.
Poi trovi stranamente due pagine vuote. Avrà sbagliato nel voltar pagina! Più avanti una relazione a metà, il titolo di un libro, un orario scarno e un sacco di frecce, di disegni, di macchie di biro una mezza pagina di punti di domanda, un'altra mezza di cuoricini, qualche parolaccia dapprima camuffata, poi sempre meno barocca.
Non ha il pudore di scrivere: non ce la faccio più! oppure, chi se ne frega! vadano tutti al diavolo! e io che ci sto a fare?! Tutti fanno i cavoli loro! Non mi diverto proprio più! Non è la solita luna che si abbina alla bassa pressione. Questa volta non c'è stata neanche la contestazione di qualcuno. I ragazzi vanno avanti bene anche senza di lui. In questo tempo tirano. I due leaders, che in genere ti rompono, sono stavolta capaci di responsabilità.
Ma c'è qualcosa dentro che non funziona.
Una mezza giornata senza trovare motivazioni a quel che si fa, ma soprattutto a quello che si è, c'è sempre stata! Questa volta dura di più. Era capitato ancora di averne combinato qualcuna, come quando, nel pieno della preparazione di una festa, si era dato latitante per due giorni; nessuno sapeva dove s'era cacciato e non si sarebbe saputo più nulla, se nella foga dell'«imbranatura» non avesse avuto la debolezza (e la gioia) di scrivere al gruppo una cartolina eccessivamente significativa. L'intervento arrabbiato del prete, condito da sottili valutazioni ironico-ascetiche aveva colpito nel segno e in breve non ne era rimasta la minima traccia. Alle volte capita anche nelle migliori famiglie! Occorrerà una bella giornata di ritiro: la preghiera è sempre stata un'ancora. Macché! L'agenda della sera del ritiro, a suggello di tanti scarabocchi e frecce porta un disegno: Giobbe sul letamaio. L'immagine biblica è un pò ardita, ma porta un messaggio inequivocabile. Ma non è neanche così chiaro il destinatario del messaggio: se Dio o se stesso, i ragazzi o i colleghi animatori o quella «scalogna» impersonale e onnipresente che lo perseguita come il «fato».

LE CRISI

È crisi di identità

Dopo aver tanto aiutato gli altri a decidere, non sa decidersi. Sono passati alcuni anni dalla decisione radicale di spendersi per i più giovani e ora si tratta di trasformare quella decisione di servizio in scelta di vita.
C'è una bella differenza tra il dedicare il tempo libero al gruppo adolescenti e scegliere come stile personale di vita, in ogni campo e situazione, l'atteggiamento di disponibilità che lì dentro ti chiedono.
Era capitato spesso che si meravigliasse di quanto sapeva dare, fare e essere nel gruppo, mentre invece a scuola, sul lavoro, coi suoi coetanei, in famiglia risultava una frana. Non ci aveva mai fatto caso, ma adesso lentamente si è ritagliato una doppia vita. Niente di troppo negativo, ma sempre la traccia superficiale, ricoperta, del crepaccio di un ghiacciaio. Gli verrebbe la voglia di assolutizzare il suo gruppetto di adolescenti: almeno lì si sente se stesso, si sente motivato. Ma la vita non è appena lì. Le decisioni più grosse sono altrove, proprio là dove non sa riconoscersi forze e decisioni impegnative.
L'identità personale deve convivere con la frammentarietà; si tratta spesso di ripescare nel profondo le motivazioni che lo han portato a fare l'animatore, riaggiornarle alla vita presente, alle nuove situazioni, riportarle alla scommessa educativa e alla speranza radicale di cui ha voluto sempre rendere ragione. Identità è vocazione, è spiritualità, è orientarsi a un determinante della vita, è superare sia gli intervalli che le buone intenzioni, sia gli assolutismi che i relativismi. È un'opera d'arte mai compiuta. Direbbe Don Bosco: è cosa del cuore e solo Dio ne tiene la chiave. Cresce lentamente ed è raggiunta da chi sa rischiare. Sicuramente sta nel trasformare la catena di gesti di un servizio educativo in una globale definizione di sé globale.

È crisi di affettività

«Basto a me stesso» e «Mi bastano gli impegni» non gli hanno permesso di fare i conti col cuore.
Lui non ha mai avuto tempo da «perdere» o meglio non ha mai voluto imbarcarsi in un serrato scambio a due, dove occorre capacità di dono, ma forse soprattutto capacità di accogliere.
Lei è sempre stata giovane e bella, ricercata e scontrosa e alla fine, senza accorgersi, sola, perché incapace di amare e di lasciarsi amare.
In momenti di forte entusiassmo, la «boria» dell'impegno gli/le ha fatto snobbare l'attenzione dell'altra/o. Non si tratta delle solite e salutari crisi di equilibrio tra vita di coppia, ruolo, impegni, ma di non aver mai pensato seriamente a un progetto di crescita. Talvolta si è giocato alla vocazione «religiosa», col risultato di non essere rimasti né di qua né di là, col rischio di fare delle scelte di risulta.
La presenza significativa (quindi non perché si trascina ineluttabile da prima) di giovani coppie di sposi, può aiutare molto il superamento di questi stati d'animo; il potersi confrontare con scelte definitive, serene, concrete, aperte e impegnate, con le gratificazioni e le difficoltà di ogni giorno, fa amare la vita come Dio ce l'ha donata. Talora però è utile per alcuni animatori, fare qualche esperienza nuova al di fuori della propria cerchia per riscoprirsi capaci di essere se stessi, per ricontare le proprie aspirazioni e mettere allo scoperto la debolezza della propria solitudine. Non serve certo tensione o complesso di frustrazione. La scelta della vita non è determinata dall'indice di gradimento degli altri o dal sentirsi come la maggioranza, ma dal volerla porgere come un dono.

È crisi di socialità

Il lavoro costante e talora assolutizzato nel gruppo o nelle attività interne al gruppo giovanile lo hanno espropriato delle cose che contano. Lo assale quasi di colpo la sensazione che il mondo, la società è altrove e lui ha perso tempo a raccontare storielle.
Interessarsi dei giovani, che oggi «non contano niente», è perdere tempo, è stare dalla parte delle cose che non contano, è sentirsi al massimo compatiti ma non valorizzati. Ritornano gli interrogativi di prima, solo che ora sono fatti in piazza, hanno degli interlocutori che sono gli amici passati dai corsi animatori a qualche assessorato in comune.
Nel diventare giovane-adulto, magari nelle continue peregrinazioni per cercare la casa in vista del matrimonio, buttato dalla mattina alla sera sulla strada dal posto di lavoro, scopre quasi di colpo quanto è necessaria una sua collocazione «politica», non soltanto sua, veramente, ma di tutto il lavoro che finora ha fatto. Non è che s'accorga tutto in un momento, ma c'è un giorno in cui si scatena la congiura, in cui si danno tutti appuntamento e gli piombano addosso.
Che lo stare chiusi nel proprio guscio dimenticando la realtà sociale, prima o poi avrebbe fatto scoppiare un senso di frustrazione, era previsto. L'impostazione dell'animazione culturale ha sempre fatto molta attenzione a questo. Si tratta ora di seguirne i nuovi sviluppi sia per il gruppo che per le doti e la disponibilità dell'animatore. Sta aprendosi qualche agibilità maggiore nelle strutture pubbliche e di conseguenza anche qualche tipo di gruppo o animatore che vi si dichiara disponibile. Comunque il territorio, la realtà sociale non può essere mai l'ultimo capitolo di un intervento educativo, ma l'interlocutore onnipresente di ogni tappa di crescita.

È crisi di comunicazione

La comunicazione è per la sua cultura come la parola per la lingua. Ha un suo mondo di valori, un cumulo di esperienze maturate in costanti attenzioni educative, ha spesso un gergo, un modo di stare con i ragazzi, una serie di principi che fanno ormai parte della sua vita. Ma quando si trova a confrontarsi con chi è fuori dal suo mondo, gli pare di venire dalla luna. Quel che lui trova naturale, per gli altri è pazzia o stranezza. La fatica di trovare una intersezione tra la sua vita e quella degli altri è sempre più grande, anche perché il clima che lo attornia è deprimente.
Ma questa è solo una punta, sufficientemente comprensibile del resto, della sua crisi di comunicazione, cioè di quel non riconoscere un progetto comune ad altri che parte da una precedente chiarezza interiore. Spesso è segno del suo non voler comunicare, del non sentirsi più un laboratorio vivace, attrezzato, geniale in cui continuare a esperimentare, ma un semplice contenitore per un travaso.
Nella vita di gruppo si dà tanta importanza alla comunicazione, ma l'animatore non deve viverla come una tecnica da insegnare, ma come una dimensione da vivere. Il gruppo dei pari, le responsabilità personali nell'ambiente pubblico, la fiducia in se stessi e la chiarezza della propria scommessa educativa sono gli elementi essenzaili per ravvivare e mantenere canali di comunicazione. A questo riguardo non è secondario l'avere una guida spirituale, un amico che ti sappia mettere di fronte alla Parola, all'Evangelo, a te stesso, in continua elaborazione di te e di quel che sei. I difetti di comunicazione hanno sempre radici più profonde sicuramente della timidezza o dell'essere impacciati: si può comunicare solo se ci si sente vivi.

CONCLUSIONE

La vita non è poi sempre così dura. Val la pena però qualche volta fotografare assieme anche quei periodi neri che spesso diventano determinanti per la vita di un animatore. Da come se ne sortisce, dipende il futuro di una scelta e qualche volta il piano educativo di una comunità cristiana. La crisi è momento di crescita, è consapevolezza di sé, della vita. È il futuro che tenta di prendere forma in un passato eccessivamente refrattario e in un oggi esasperato.

PER UN APPROFONDIMENTO

Indichiamo alcune pagine de I quaderni dell'animatore, utili per una riflessione ulteriore sulla crisi dell'animatore:
- per la crisi di identità e di scelta che l'animatore deve con serenità affrontare: cf Q12 La maturità umana dell'animatore, pp. 8-15; Q4 La spiritualità dell'animatore, pp. 5-8; 20-25;
- per la crisi di affettività è utile ancora il Q2 La maturità umana dell'animatore, soprattutto alle pp. 19-25; cf Q12 Il trapasso culturale e la difficile identità dei giovani, pp. 18-25; cf Q13 I giovani della vita quotidiana pp. 46-51;
- per la crisi di socialità è importante riprendere il discorso del territorio e della condizione giovanile: cf Q18 Il centro giovanile nella chiesa e nel territorio, pp. 4-8; Q5 L'animazione culturale, pp. 24-27; Q6 L'animazione culturale, pp. 47-52;
- per la crisi di comunicazione si riveda tutta l'impostazione del gruppo come luogo di massima comunicazione accostato alla condizione giovanile: cf Q16 Il gruppo come luogo di comunicazione pp. 7-8; 2224; cf Q17 La comunicazione tra animatore e gruppo, pp. 11-12; Q7 La scelta dell'animazione nell'educazione alla fede, pp. 712.