I temi negati dell’educazione /3

Mario Pollo

(NPG 2010-07-44) 


È da tempo in atto nella nostra cultura sociale una profonda trasformazione della temporalità. Essa sta producendo una omogeneizzazione del tempo che passa attraverso l’abolizione delle due differenze che ne hanno segnato la scansione sin da quando l’uomo è emerso alla luce della coscienza e attraverso la cultura ha cercato di organizzare la propria vita in modo che nel suo fluire vi fosse armonia tra gli orologi biologici e quello creato dai moti del sole e della luna. Le due differenze sono l’una direttamente legata alla sfera biologica, quella tra il giorno e la notte; l’altra, più dipendente dalla cultura sul versante della religione ma comunque rilevante anche per la dimensione biologica, quella tra festivo e feriale.

L’omogeneizzazione del tempo ha come fine quello di abolire i calendari locali per liberare la possibilità delle persone di svolgere la propria attività lavorativa e ludica non solo nell’ambito diurno ma anche in quello notturno senza l’impaccio delle scansioni tradizionali del tempo. Le città devono essere attive ventiquattro ore su ventiquattro, sette giorni su sette, e gli unici calendari che possono avere corso sono quelli individuali legati all’attività produttiva e ludica che le persone svolgono. C’è chi lavora o si diverte la notte, chi fa festa il martedì e chi il giovedì o in un qualsiasi giorno della settimana, e la domenica dovrebbe diventare perciò un giorno come tutti gli altri.
Il fine di questa trasformazione è quello di consentire un coordinamento dell’economia a livello planetario, e di conseguenza anche una maggiore integrazione dei sistemi sociali e culturali e uno sradicamento delle persone dalle identità storico-culturali locali.
Per fortuna questa trasformazione è solo nelle sue fase iniziali, anche se ha già compiuto passi importanti e, quindi, esiste ancora la possibilità che essa non si realizzi ma anzi si ricollochi nell’ambito di un rapporto armonico uomo-natura-cultura.
All’interno di questa fase della trasformazione del tempo sociale, per ora ancora in pieno sviluppo, la notte è diventata una nuova frontiera, abitata per ora da una minoranza di persone che però la stanno colonizzando al fine di renderla abitabile da tutti.

I coloni della notte

Tra questi coloni della notte un ruolo importante è giocato dai giovani, molti dei quali hanno eletto la notte a luogo privilegiato della loro ricerca e delle loro attese di felicità o perlomeno di piacere. A questo punto è però necessario ricordare ciò che chi opera per la colonizzazione della notte dimentica: ovvero che – come ogni nuova frontiera – la notte è anche un luogo del mistero, in cui aleggiano sogni e incubi, promesse e minacce, realtà e irrealtà, e in cui permangono tracce profonde delle sue antiche immagini culturali che, forse, sono radicate nelle profondità archetipe della persona umana.
La coppia giorno/notte attrae, infatti, su di sé una parte dei caratteri tipici delle coppie chiaro/scuro, luce/ombra e bene/male. Non è un caso che la coscienza sia associata al diurno e al solare, mentre l’inconscio al notturno e al lunare; il bene alla luce e al giorno, mentre il male al buio e alla notte. Apollo e Dioniso si fronteggiano come opposti dal versante diurno e da quello notturno.
La notte, come la nuova frontiera, in quanto intrisa di mistero, è un luogo di possibile avventura, di ricerca di ciò che il diurno – al pari dello spazio civilizzato – solitamente non offre. Spesso però il fatto che la notte sia stata già in parte colonizzata e, quindi, il modo di viverla sia stato istituzionalizzato e organizzato, lascia inevasi i sogni di avventura, se non all’interno dei sempre più angusti e distruttivi luoghi della trasgressione.
Per quanto si è detto all’inizio, inseguire i giovani nel territorio della notte significa di fatto esplorare uno dei luoghi in cui si gioca la cultura sociale del futuro, in cui si dipana l’intreccio tra la persistenza di una concezione che affida all’uomo la scoperta del senso della vita nel confronto tra gli opposti e nella discontinuità del tempo, con quella fondata sull’abolizione degli opposti e sulla continuità di un tempo monotonamente uguale a sé in ogni istante, che non produce più alcun senso se non ai suoi limiti estremi dove la civiltà si apre sugli abissi della distruttività.
Esplorare la notte significa perciò percorrere i sentieri ancora in gran parte ignoti di una mutazione antropologica profonda che sta attraversando la crisi attuale della modernità. È interessante osservare come i confini che separano la notte dal giorno si stiano trasformando da astronomici e culturali in soggettivi. Quelli astronomico-culturali solitamente sono disegnati dal tempo dell’orologio, cioè dal tempo sociale, mentre quelli soggettivi sono prodotti dal senso che acquisiscono per l’esistenza della persona che li sperimenta.
Al confine soggettivo della notte appartengono, ad esempio, le esperienze di quelle notti che non finiscono mai, perché il loro ricordo, la magia che hanno prodotto attraverso momenti emotivamente forti e significativi, continua a rimanere come qualcosa di indelebile nella memoria; mentre, al contrario, ci sono altre notti che non sono nemmeno cominciate e che, quindi, non sono nemmeno esistite. In questo caso si tratta addirittura di un confine che apre all’esistenza o alla non esistenza della notte. Tornando invece al confine soggettivo più usuale della notte, per alcuni giovani esso è all’interno della persona, perché la notte comincia solo quando si comincia a sentirsi diversi da come ci si sente durante il giorno, e questo può accadere alle undici come all’una di notte.
Per molti giovani, forse la maggioranza, i confini della notte, invece, sono disegnati dall’intensità del divertimento, dello sballo e della trasgressione, e ciò fa sì che in realtà esistano per loro due notti. La prima che dura sin verso l’una o le due, ed è quella meno significativa; la seconda che va dall’una o dalle due sino all’alba, ed è quella più trasgressiva e in cui ci si diverte di più. Questa notte ha il suo zenit intorno alle due, tre e vede l’irrompere nelle discoteche di persone diverse da quelle che erano presenti nelle ore precedenti, e che ricercano esplicitamente la trasgressione e lo sballo.
Il fatto che il confine tenda sempre di più ad abitare non le convenzioni astronomico-sociali ma principalmente i vissuti soggettivi delle persone, indica chiaramente la deriva della scansione del tempo sociale da collettiva a individuale che caratterizza la globalizzazione economica attuale.

IL VISSUTO DELLA NOTTE

Passato il confine, la maggioranza dei suoi giovani frequentatori sperimenta un vissuto della notte in cui essa appare come un luogo-tempo esistenzialmente diverso da quello diurno. I motivi che sono alla base della percezione della diversità sono sostanzialmente quattro.
* Il primo è costituito dalla possibilità che la notte offre di superare i comportamenti connessi ai propri ruoli sociali e al proprio status, e di essere quindi meno soggetti alle norme sociali che regolano la vita diurna. La maggioranza dei giovani, infatti, pensa che la notte offra alle persone che la vivono un palcoscenico in cui è possibile spogliarsi dal proprio ruolo sociale, vestirsi in un modo diverso, comportarsi in un modo differente da come ci si comporta sulla scena diurna. La liberazione dai propri ruoli diurni si compie all’interno della percezione che durante la notte si è più liberi, in quanto essa è un luogo separato, sottratto alla piena visibilità sociale e in cui, quindi, si possono fare cose che di giorno non si farebbero e che spesso sono al confine della trasgressione, quando non oltre.
* Il secondo motivo è dato dall’offerta della notte di energia, tranquillità e serenità alle persone che la vivono. Infatti, oltre all’esperienza vissuta da molti giovani di un aumento della propria vitalità, viene sperimentato uno stato di maggiore tranquillità, di serenità e di concentrazione. La notte è anche un luogo dove lo stato di calma e di serenità rende possibile la contemplazione del cielo e del paesaggio come via per affrontare i propri problemi interiori. Nella notte è sentita molte volte la presenza del mistero, e questo aumenta il potere ammaliante che essa ha per alcuni giovani. Mistero che si svela anche nell’espressione di alcuni paradossi, come quello secondo cui la notte è luce e come tale è diversa dal nero del buio. Infine, per i giovani amanti del rischio, la notte – grazie alla sua oscurità che avvolge la persona come una sorta di grembo materno, come un piccolo mondo che protegge e in cui è inibito l’accesso agli altri – diventa una realtà esistenziale in cui si può provare la sensazione del sentirsi a-mortali e in cui si possono fare cose con la macchina o la motocicletta che di giorno non si farebbero, nonostante si sia consapevoli che spesso queste azioni hanno per chi le fa un esito positivo.
* Il terzo motivo è l’ammaliamento della notte che rende le città, il cielo, l’aria e le cose in genere più belle e interessanti. Le città diventano più quiete, il caos del traffico scompare, alcune case e palazzi con la luce artificiale diventano più belli, e molti giovani hanno la sensazione di abitare una città più umana e vivibile. È quindi molto comune la sensazione che la notte offra la possibilità di uno sguardo diverso allo spazio urbano e naturale che ne svela quel volto che la convulsione delle attività diurne sembra nascondere.
* Il quarto motivo è costituito dalla percezione che nella notte vi è una maggiore possibilità di socializzazione. Questo perché il popolo della notte è formato da persone molto diverse da quelle che formano il popolo del giorno. Diverse perché le persone la notte cambiano identità, e nei luoghi in cui essa si svolge – essenzialmente pub e discoteche – i rapporti sociali sono più facili grazie a una maggiore disponibilità a dialogare. Spesso i giovani affermano che di notte riescono a intrattenere rapporti con delle persone che di giorno non riuscirebbero a sopportare.
Accanto a questi vissuti positivi della notte vi è quello dei giovani, e ci sono, che da essa ricavano una forte inquietudine e che di conseguenza alla sua oscurità preferiscono di gran lunga la luce del giorno. Anche se si tratta di una piccola minoranza, essa è comunque significativa e indica la frammentazione dell’universo culturale giovanile che caratterizza l’attuale temperie storica.

Venendo alle differenze di genere nel vissuto della notte, si deve sottolineare che l’unica che emerge dalle ricerche è quella per cui i vissuti delle ragazze sono più profondi e articolati di quelli dei ragazzi, e quindi la loro esperienza della notte appare, dal punto di vista esistenziale, più ricca. Tuttavia, al di là della diversa profondità, le esperienze della notte da parte dei maschi e delle femmine sono simili relativamente al modo di percepire i quattro elementi che la caratterizzano.
Comunque, al di là dei differenti modi – sia tra i maschi che tra le femmine – di vivere la notte vi è comunque molto spesso la ricerca di un significato esistenziale che la vita quotidiana, nel suo aspetto diurno legato alla coscienza, sembra non riuscire ad offrire. Si tratta di una ricerca che non trova mai la sua fine e che, anzi, più si avvale di sostegni esterni – quali un particolare tipo di musica, l’abuso di alcool e di droghe – più impoverisce i giovani che la vivono della capacità di cogliere il significato e la bellezza della vita.
I giovani che riescono a rendere consapevole e critico questo senso di vuoto, e che sembrano essere una minoranza, abbandonano solitamente la frequentazione della discoteca e scoprono altri modi per divertirsi e vivere la notte.
Altri, invece, spostano sempre di più i confini della trasgressione attraverso cui cercano di trovare quel qualcosa di indefinito che potrebbe miracolosamente riempire di significato la loro vita.

La notte e la trasgressione

La trasgressione come ricerca di senso è una delle offerte della notte che tuttavia appare differenziata a seconda che i protagonisti di queste esperienze siano maschi o femmine.
Le esperienze di trasgressione che i giovani maschi consumano nella notte si possono riassumere nell’abuso di alcool, nel fumo di qualche spinello, nella guida rischiosa di motociclette e automobili, nell’abbandonarsi alla hybris dell’euforia, nel modo di vestire, nel fare chiasso per strada e, in alcuni casi, nel consumo di acidi, di anfetamine e di droghe pesanti. Si deve osservare che i giovani che nella notte abusano, in modo saltuario o abituale, delle droghe, rifiutano l’etichetta di tossicodipendenti o di tossicomani.
La motivazione prevalente che viene data per l’uso delle droghe è che queste sostanze consentirebbero di superare i limiti personali psicologici e fisici e, quindi, consentono di comportarsi in discoteca in modo adeguato agli standard comportamentali che la sottocultura sociale della discoteca, e non solo, ritiene normali. Oltre a questo vi è la constatazione che se non si consumano queste sostanze, si ha l’impressione di essere tagliati fuori e di non divertirsi come gli altri. Sembra che per i giovani che la consumano la droga consenta un’esperienza fusionale con le altre persone che sono presenti nella discoteca.
Comunque nelle discoteche più delle droghe appare diffuso l’abuso di bevande alcoliche, che è ritenuto un modo normale di vivere la notte. Questo consumo in molti casi non è però limitato al momento della discoteca o del pub, ma comincia nel momento della preparazione del passaggio del confine della notte. Ci sono, infatti, giovani che prima di andare in discoteca consumano dosi non piccole di alcolici, e che giustificano questo loro comportamento con la necessità di raggiungere uno stato adeguato di euforia per vivere con pienezza il clima della discoteca. Anche in questo caso la motivazione all’abuso dell’alcool è costituita dalla necessità di adeguarsi agli standard comportamentali presenti in alcune discoteche. Questo consumo poi prosegue all’interno della discoteca a volte con il consumo di cocktail micidiali, anche se il costo di queste bevande spesso lo limita oppure induce alcuni a uscire nel parcheggio a bere, prendendole dall’automobile, le bevande alcoliche che ci si è portati dietro .
La quantità di alcool consumato varia da quella necessaria al sentirsi leggermente euforici alla ubriacatura vera e propria con le conseguenti forme di malessere.
Tra gli atteggiamenti trasgressivi, oltre al consumo di droghe e di alcool, vi sono quelli legati alla sperimentazione di comportamenti rischiosi.
Tra questi prevale indubbiamente quello della guida rischiosa che da alcuni è segnalato come il risultato dell’alterazione dello stato di coscienza prodotto dalla notte, oltre che dal consumo di alcool e di droghe. Nell’affrontare il rischio della guida in presenza di un’alterazione dello stato di coscienza gioca l’effetto di quella regressione che prima è stata indicata come il prodotto del potere avvolgente della notte.
È interessante e inquietante allo stesso tempo rilevare che i giovani che senza conseguenze si sono assunti dei rischi nel rientro a casa dalla discoteca, non manifestano alcuna paura o spavento retroattivo e una qualche forma di autocritica o pentimento nei confronti di queste esperienza.

Passando dai maschi alle femmine si osserva che tra queste ultime le trasgressioni della notte si manifestano in forme che appaiono maggiormente immateriali.
Infatti tra le giovani, accanto ai pochi casi di abuso di alcool e al fumo di spinelli, la trasgressione viene indicata nel lasciarsi andare a fare in discoteca delle cose che di giorno non farebbero mai, nella trasgressione delle regole che fa sì che esse si relazionino con persone con cui di giorno non avrebbero alcun rapporto, nell’essere protagoniste di colloqui trasgressivi con i loro compagni della notte oppure nel rientro a casa più tardi dell’orario loro richiesto dai genitori.
In pratica questo significa che per molte giovani la trasgressione si manifesta in un gioco alla cui base vi è una sorta di sfida con se stesse. Per alcune ragazze una componente centrale di questa sfida contiene è quella sessuale.
L’abuso delle sostanze alcoliche è vissuto in un modo che sembra avere un carattere di maggior saltuarietà rispetto a quello dei maschi. Anche in questo caso comunque l’abuso di alcool e/o droghe sembra essere indotto dall’ambiente della discoteca con i suoi riti e i suoi modelli culturali. Tuttavia, nonostante la saltuarietà, alcune volte questi abusi producono nelle loro protagoniste una vera e propria ubriacatura.
Dal confronto delle forme di trasgressione maschili e femminili si rileva che, mentre per i maschi essa è sovente legata al consumo di sostanze esterne euforizzanti o nell’euforia mortifera del comportamento rischioso, per le femmine essa è il prodotto di una determinazione interiore che le conduce alla sfida delle convenzioni sociali che segnano la loro vita diurna, anche se in alcune di esse non è assente l’abuso non abituale di sostanze alcoliche.

ANIMARE LA NOTTE: TRE TAPPE

Da quanto sinora detto appare chiaro che la notte è per molti giovani uno spazio esistenziale importante, di ricerca spesso fallita di una dimensione di sé più autentica, di una libertà, di un’autonomia e di un protagonismo che la realtà sociale diurna solitamente non offre loro.
Questa ricerca, che in un gran numero di casi si trasforma nella ricerca dello sballo e della trasgressione, deve essere considerata come il sintomo di un bisogno di significato esistenziale, di scoperta di sé, dei propri limiti e delle proprie potenzialità di fronte al quale gli adulti non possono far finta di niente, rifugiandosi nei propri pregiudizi e nei propri stereotipi intorno al mondo giovanile.
È chiaro che a fronte di molte forme di trasgressione e di sballo giovanile, la tentazione dell’etichettamento dei giovani come «teste vuote» può apparire molto forte. La responsabilità educativa degli adulti richiede però un atteggiamento diverso. Ovvero la ricerca di ciò che c’è dietro quei comportamenti e, quindi, della domanda muta che essi esprimono.
A saperle leggere, queste domande indicano un bisogno di protagonismo, di espressione e di realizzazione di sé, di comunicazione autentica con gli altri, di significato della vita e di speranza nel futuro. Occorre dire che spesso queste domande non sono leggibili per la banalità delle risposte che, con i loro comportamenti notturni, danno ad esse molti giovani protagonisti della notte.
In considerazione di questo, il primo compito dell’animazione appare quello di aiutare i giovani a scoprire la domanda vera che è presente, anche se nascosta, nel loro bisogno di vivere la notte, contemporaneamente al sostegno della loro presa di coscienza della strumentalizzazione che di questo loro bisogno viene fatta a livello sociale.
Dopo che i giovani hanno scoperto la domanda vera che c’è dietro la loro voglia di vivere la notte, il passo successivo consiste nell’avviarli alla scoperta che il senso della notte, lo si conquista nel giorno, soprattutto nel momento in cui la propria vita si apre all’esperienza dell’alterità. Questa affermazione è ben illustrata dalla storia di un giovane frequentatore delle discoteche e che nella notte del sabato abusava delle droghe in modo piuttosto pesante. Durante una di queste notti il suo più caro amico era morto di overdose e nemmeno questo evento drammatico era riuscito a fargli cambiare i suoi comportamenti e lo stile di vita in cui si inscrivevano. Un giorno però questo giovane, del tutto casualmente, è entrato in contatto con un’esperienza di volontariato a favore dei bambini vittime della contaminazione atomica di Chernobyl, e la curiosità lo ha indotto a sperimentare questa esperienza che progressivamente lo ha appassionato e coinvolto pienamente. Una conseguenza è stata quella dell’abbandono delle notti in discoteca e del connesso consumo di droghe sostituito dal trascorrere le notti del sabato facendo una spaghettata con gli amici o qualcos’altro di simile.
La scoperta del valore dell’altro per la propria realizzazione umana, pur essendo importante e decisiva, non è ancora la tappa finale del percorso di ricerca del senso della vita. Rimane, infatti, ancora una tappa, quella finale, costituita dall’apertura alla trascendenza, ovvero dalla scoperta del punto di fuga verso cui far convergere il significato della propria vita. Per il credente questo punto è il «totalmente Altro», mentre per il non credente può essere un ideale, un amore gratuito, un insieme di valori o di convinzioni ideali, sociali e/o politiche. Deve essere comunque un punto che va al di là dell’orizzonte dell’utilità e della necessità personale, dei bisogni e dei desideri, perché si colloca in un orizzonte talmente importante da far sentire la persona rispetto ad esso «nient’altro che cenere», o perlomeno che vale la pena di spendere la propria vita per raggiungerlo.
Solo a questo punto, con l’inscrizione della propria vita nell’orizzonte del significato, la notte reale ritorna ad essere nient’altro che un evento astronomico, perché la notte simbolica – identificata con il luogo in cui il significato risuona nel silenzio – abita il paese spirituale in cui dimora l’anima. Queste tre tappe possono essere proposte in modo più analitico e inscritte nel modello e nel metodo dell’animazione culturale.
Lo vedremo nel prossimo numero.