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Misericordia

Dalla fede alle opere /3

In pace con Dio, il mondo, gli uomini

A cura di Maria Rattà

 MasterofAlkmaarTheSevenWorksofMercy

 

Dalla misericordia divina, che pacifica i cuori, scaturisce l’autentica pace nel mondo, la pace tra popoli, culture e religioni diverse.
(Benedetto XVI, Regina Coeli, 30 marzo 2008)

 

COSTRUTTORI DI PACE

Speranza nel Dio della pace

* Invito a porre in Dio la nostra speranza. Solo Lui è la speranza che resiste a tutte le delusioni; solo il suo amore non può essere distrutto dalla morte; solo la sua giustizia e la sua misericordia possono risanare le ingiustizie e ricompensare le sofferenze subite. La speranza che si rivolge a Dio non è mai speranza solo per me, è sempre anche speranza per gli altri: non ci isola, ma ci rende solidali nel bene, ci stimola ad educarci reciprocamente alla verità e all'amore.
(Benedetto XVI, Lettera alla Diocesi e alla città di roma sul compito urgente dell’educazione, 21 gennaio 2008)

* Rinnoviamo “l’impegno da noi assunto all’indulgenza e al perdono, che invochiamo nel Pater noster da Dio, per aver noi stessi posta la condizione e la misura della desiderata misericordia. Infatti, preghiamo così: «Rimetti a noi i nostri debiti, come noi li rimettiamo ai nostri debitori» (Mt 6,12)”. La violenza non si supera con la violenza. Il nostro grido di dolore sia sempre accompagnato dalla fede, dalla speranza e dalla testimonianza dell’amore di Dio.
(Benedetto XVI, Messaggio per la XLIV Giornata Mondiale della Pace, 1 gennaio 2011)

Pace, dono di Dio, impegno dell’uomo

* La Pace è il dono che Cristo ha lasciato ai suoi amici (cfr Gv 14,27) come benedizione destinata a tutti gli uomini e a tutti i popoli. Non la pace secondo la mentalità del «mondo», come equilibrio di forze, ma una realtà nuova, frutto dell’Amore di Dio, della sua Misericordia. È la pace che Gesù Cristo ha guadagnato a prezzo del suo Sangue e che comunica a quanti confidano in Lui.
(Benedetto XVI, Regina Coeli, 15 aprile 2007)

* La Pace, noi pensiamo, è nella sua espressione più alta e più completa, un dono di Dio. Se è dono, che deriva dalla bontà di Dio, dalla sua misericordia, dal suo amore, la Pace, nella sua fonte originaria e superiore, è grazia, è mistero, che lungi dall’alterare o attenuare l’essenza umana della Pace temporale, la genera, la facilita, la sublima. La Pace è sempre in fieri, cioè non è mai acquisita una volta per sempre; essa è un equilibrio in moto, secondo norme molto complesse e molto delicate, che l’uomo operatore della Pace, politico o privato che sia, deve intuire, conoscere, e soprattutto attuare. «Se vuoi la Pace, prepara la Pace».
(Paolo VI, Omelia, 1 gennaio 1977)

Coniugare pace e misericordia

* L’umanità andrebbe incontro ai più gravi disastri, se, pur concordata la pace, continuassero tra i popoli latenti ostilità ed avversioni. Quanto detto, vale anche per il perdono delle offese, non meno solennemente comandato dal Signore: «Ma io vi dico: Amate i vostri nemici; fate del bene a coloro che vi odiano; pregate per coloro che vi perseguitano e vi calunniano, affinché siate figli del Padre vostro che è nei cieli, il quale fa sorgere il suo sole sopra i buoni e sopra i cattivi". Cristo Signore ci ha insegnato a pregare Dio in modo che noi stessi chiediamo di essere perdonati a patto di perdonare agli altri: “Rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori".
(Benedetto XV, Pacem, Dei munus pulcherrimum)

* Oggi il più alto dovere della carità - e voi lo state compiendo e vi esortiamo a perseverare - è questo: adoperarsi per affratellare i diversi popoli che la guerra ha diviso, procurando che non si acuiscano gli odii, ma si attutiscano piuttosto a poco a poco con opere scambievoli di cristiana misericordia. In tal modo si preparerà quasi naturalmente la via a quella pace tanto desiderata da tutti gli onesti, la quale sarà tanto più duratura, quanto più profonde radici avrà messo nei cuori.
(Benedetto XV, Legentes vestram)

Riconciliarsi con Dio per riconciliarsi con i fratelli

* La vera pace scaturisca da un cuore riconciliato, che abbia sperimentato la gioia del perdono e sia perciò pronto a perdonare.
(Giovanni Paolo II, Regina Coeli, 27 aprile 2003)

* La riconciliazione di tutti gli uomini con Dio, nostro Padre, dipende dal ristabilimento della comunione di coloro che già hanno riconosciuto ed accolto nella fede Gesù Cristo come il Signore della misericordia che libera gli uomini e li unisce nello Spirito di amore e di verità.
(Paolo VI, Envangeli Nuntiandi, n. 77)

* [Vi do la mia pace!] ha detto Gesù. Egli ha vinto il male non mediante un altro male, ma prendendolo su di Sé ed annientandolo sulla croce mediante l'amore vissuto fino alla fine. Scoprire in verità il perdono e la misericordia di Dio, permette sempre di ripartire verso una vita nuova. Non è facile perdonare. Ma il perdono di Dio dà la forza della conversione, e la gioia di perdonare a propria volta. Il perdono e la riconciliazione sono vie di pace, ed aprono un futuro.
(Benedetto XVI, Discorso, 15 settembre 2012)

* Tutti in pari tempo, in misure e forme diverse secondo la posizione e lo stato di ciascuno, riconsiderando l’opera salvatrice di Dio nei nostri riguardi, siano impegnati a creare il clima adatto perché la riconciliazione diventi effettiva. Poiché noi siamo stati riconciliati con lui per esclusiva iniziativa del suo amore, sia il nostro comportamento improntato alla benevolenza e alla misericordia, perdonandoci a vicenda come Dio in Cristo ha perdonato noi (cf. Ef 4,31-32).
(Paolo VI, Paterna cum benevolentia, VI)

* Quando la Parola del Signore è trascurata, e quando la Legge di Dio è “ridicolizzata, disprezzata e schernita”, il risultato può essere solo distruzione ed ingiustizia: l’umiliazione della nostra comune umanità e il tradimento della nostra vocazione ad essere figli e figlie del Padre misericordioso, fratelli e sorelle del suo Figlio diletto. Dio ci chiama a riconoscere il potere della sua presenza in noi, a riappropriarci del dono del suo amore e del suo perdono e a diventare messaggeri di questo amore misericordioso entro le nostre famiglie e comunità, a scuola e al posto di lavoro, in ogni settore della vita sociale e politica.
(Benedetto XVI, Omelia, 22 marzo 2009)

* Se talvolta riesce troppo arduo e difficile ubbidire a questa legge, allo scopo di vincere ogni difficoltà lo stesso divino Redentore del genere umano non solo ci assiste con l’efficace aiuto della sua grazia, ma anche con il suo mirabile esempio, poiché mentre pendeva dalla croce scusò presso il Padre coloro che sì ingiustamente e iniquamente lo tormentavano, e disse quelle parole: “Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno". Noi pertanto che per primi dobbiamo imitare la misericordia e la benignità di Gesù Cristo, di cui, senza alcun merito, teniamo le veci, perdoniamo di gran cuore, sul suo esempio, a tutti e singoli i Nostri nemici che, consapevoli o inconsci, ricoprirono o coprono anche ora la persona e l’opera Nostra con ogni sorta di vituperi, e tutti abbracciamo con somma carità e benevolenza, non tralasciando alcuna occasione per beneficarli quanto più possiamo. Ciò stesso sono tenuti a praticare i cristiani, veramente degni di tale nome, verso coloro dai quali, durante la guerra, ricevettero offesa.
(Benedetto XV, Pacem, Dei munus pulcherrimum)

* La carità cristiana non si limita a non odiare i nemici o ad amarli come fratelli, ma vuole anche che facciamo loro del bene; seguendo in ciò le orme del nostro Redentore, il quale “passò facendo del bene e sanando tutti coloro che erano oppressi dal diavolo" e compì il corso della sua vita mortale, spesa tutta nel beneficare immensamente gli uomini, versando per essi il suo sangue. Perciò, adoperatevi il più possibile non solo per indurre i fedeli a voi affidati a deporre gli odii e a condonare le offese, ma anche per promuovere con maggiore intensità tutte quelle opere di cristiana beneficenza, che siano di aiuto ai bisognosi, di conforto agli afflitti, di presidio ai deboli, e che arrechino insomma un soccorso opportuno e molteplice a tutti coloro che hanno riportato dalla guerra i maggiori danni.
(Benedetto XV, Pacem, Dei munus pulcherrimum)

 

MISERICORDIA ED ECUMENISMO

* La misericordia possiede una valenza che va oltre i confini della Chiesa.
(Francesco, Misericordiae Vultus, n. 23)

* Ogni essere umano, in quanto creatura di Dio, è nostro fratello, indipendentemente dalla sua origine o dalla sua appartenenza religiosa. Ogni persona va guardata con benevolenza, come fa Dio, che porge la sua mano misericordiosa a tutti, indipendentemente dalla loro fede e dalla loro provenienza, e che si prende cura di quanti hanno più bisogno di Lui: i poveri, i malati, gli emarginati, gli indifesi.
(Francesco, Discorso, 17 gennaio 2016)

* Dio non è lontano dagli altri che cercano il Dio ignoto nelle ombre e sotto le immagini, poiché egli dà a tutti la vita e il respiro e ogni cosa (cfr At 1,7,25-26), e come Salvatore vuole che tutti gli uomini si salvino (cfr. 1 Tm 2,4).
(Lumen Gentium, n. 16)

Ebraismo e Islam

* La misericordia ci relaziona all’Ebraismo e all’Islam, che la considerano uno degli attributi più qualificanti di Dio. Israele per primo ha ricevuto questa rivelazione, che permane nella storia come inizio di una ricchezza incommensurabile da offrire all’intera umanità. Le pagine dell’Antico Testamento sono intrise di misericordia, perché narrano le opere che il Signore ha compiuto a favore del suo popolo nei momenti più difficili della sua storia. L’Islam, da parte sua, tra i nomi attribuiti al Creatore pone quello di Misericordioso e Clemente. Questa invocazione è spesso sulle labbra dei fedeli musulmani, che si sentono accompagnati e sostenuti dalla misericordia nella loro quotidiana debolezza. Anch’essi credono che nessuno può limitare la misericordia divina perché le sue porte sono sempre aperte. Questo Anno Giubilare vissuto nella misericordia possa favorire l’incontro con queste religioni e con le altre nobili tradizioni religiose; ci renda più aperti al dialogo per meglio conoscerci e comprenderci; elimini ogni forma di chiusura e di disprezzo ed espella ogni forma di violenza e di discriminazione.
(Francesco, Misericordiae Vultus, n. 23)

* La Chiesa di Cristo riconosce che gli inizi della sua fede e della sua elezione si trovano già, secondo il mistero divino della salvezza, nei patriarchi, in Mosè e nei profeti. Essa confessa che tutti i fedeli di Cristo, figli di Abramo secondo la fede, sono inclusi nella vocazione di questo patriarca e che la salvezza ecclesiale è misteriosamente prefigurata nell'esodo del popolo eletto dalla terra di schiavitù. Per questo non può dimenticare che ha ricevuto la rivelazione dell'Antico Testamento per mezzo di quel popolo con cui Dio, nella sua ineffabile misericordia, si è degnato di stringere l'Antica Alleanza, e che essa stessa si nutre dalla radice dell'ulivo buono su cui sono stati innestati i rami dell'ulivo selvatico che sono i gentili. La Chiesa crede, infatti, che Cristo, nostra pace, ha riconciliato gli Ebrei e i gentili per mezzo della sua croce e dei due ha fatto una sola cosa in se stesso.
(Nostra Aetate, n. 4)

* La Chiesa guarda con stima i musulmani che adorano l'unico Dio, vivente e sussistente, misericordioso e onnipotente, creatore del cielo e della terra, che ha parlato agli uomini. Essi cercano di sottomettersi con tutto il cuore ai decreti di Dio anche nascosti, come vi si è sottomesso anche Abramo, a cui la fede islamica volentieri si riferisce. Benché essi non riconoscano Gesù come Dio, lo venerano tuttavia come profeta; onorano la sua madre vergine, Maria, e talvolta pure la invocano con devozione. Inoltre attendono il giorno del giudizio, quando Dio retribuirà tutti gli uomini risuscitati. Così pure hanno in stima la vita morale e rendono culto a Dio, soprattutto con la preghiera, le elemosine e il digiuno.
(Nostra Aetate, n. 3)

* Il disegno di salvezza abbraccia anche coloro che riconoscono il Creatore, e tra questi in particolare i musulmani, i quali, professando di avere la fede di Abramo, adorano con noi un Dio unico, misericordioso che giudicherà gli uomini nel giorno finale.
(Lumen Gentium, n. 16)

 

IL CREATO, OPERA DELL’AMORE MISERICORDIOSO DI DIO

Risalire dal creato all’«amorosa misericordia» di Dio

* L’universo non è sorto come risultato di un’onnipotenza arbitraria, di una dimostrazione di forza o di un desiderio di autoaffermazione. La creazione appartiene all’ordine dell’amore. L’amore di Dio è la ragione fondamentale di tutto il creato: «Tu infatti ami tutte le cose che esistono e non provi disgusto per nessuna delle cose che hai creato; se avessi odiato qualcosa, non l’avresti neppure formata» (Sap 11,24). Così, ogni creatura è oggetto della tenerezza del Padre, che le assegna un posto nel mondo. Perfino l’effimera vita dell’essere più insignificante è oggetto del suo amore, e in quei pochi secondi di esistenza, Egli lo circonda con il suo affetto. Diceva san Basilio Magno che il Creatore è anche «la bontà senza calcolo», e Dante Alighieri parlava de «l’amor che move il sole e l’altre stelle». Perciò, dalle opere create si ascende «fino alla sua amorosa misericordia».
(Francesco, Laudato sì, n. 77)

* Lo stile poetico del racconto genesiaco della creazione rende bene lo stupore che l'uomo avverte di fronte all'immensità del creato e il sentimento di adorazione che ne deriva verso Colui che ha tratto dal nulla tutte le cose. È una pagina di intenso significato religioso, un inno al Creatore dell'universo, additato come l'unico Signore di fronte alle ricorrenti tentazioni di divinizzare il mondo stesso. È insieme un inno alla bontà del creato, tutto plasmato dalla mano potente e misericordiosa di Dio.
(Giovanni Paolo II, Dies Domini, n. 9)

Misericordiosi verso il creato

* La mentalità contemporanea, forse più di quella dell’uomo del passato, sembra opporsi al Dio di misericordia e tende altresì ad emarginare dalla vita e a distogliere dal cuore umano l’idea stessa della misericordia. La parola e il concetto di misericordia sembrano porre a disagio l’uomo, il quale, grazie all’enorme sviluppo della scienza e della tecnica, non mai prima conosciuto nella storia, è diventato padrone ed ha soggiogato e dominato la terra (cfr Gen 1,28). Tale dominio sulla terra, inteso talvolta unilateralmente e superficialmente, sembra che non lasci spazio alla misericordia … Ed è per questo che, nell’odierna situazione della Chiesa e del mondo, molti uomini e molti ambienti guidati da un vivo senso di fede si rivolgono, direi, quasi spontaneamente alla misericordia di Dio.
(Giovanni Paolo II, Dives in Misericordia, n.2)

* La misericordia alla quale siamo chiamati abbraccia tutto il creato, che Dio ci ha affidato perché ne siamo custodi, e non sfruttatori o, peggio ancora, distruttori. Dovremmo sempre proporci di lasciare il mondo migliore di come l’abbiamo trovato (cfr Enc. Laudato si’, 194), a partire dall’ambiente in cui viviamo, dai piccoli gesti della nostra vita quotidiana.
(Francesco, Udienza Generale Interreligiosa, 28 ottobre 2015)


MISERICORDIA E VITA ETERNA

Il tempo per agire con misericordia

* Vera sapienza è approfittare della vita mortale per compiere opere di misericordia, perché, dopo la morte, ciò non sarà più possibile. Quando saremo risvegliati per l’ultimo giudizio, questo avverrà sulla base dell’amore praticato nella vita terrena (cfr Mt 25,31-46). E questo amore è dono di Cristo, effuso in noi dallo Spirito Santo. Chi crede in Dio-Amore porta in sé una speranza invincibile, come una lampada con cui attraversare la notte oltre la morte, e giungere alla grande festa della vita.
(Benedetto XVI, Angelus, 6 novembre 2011)

* Dalle opere di misericordia: dar da mangiare agli affamati, dar da bere agli assetati, vestire gli ignudi, alloggiare i pellegrini, visitare gli infermi e i carcerati, non dipendono forse, secondo la solenne assicurazione di Cristo, nell’estremo giudizio la benedizione o la maledizione, il gaudio o il dolore per tutta l’eternità? Sì: alla gloria o alla infelicità eterna mena la trascuranza o l’atto della misericordia; e lo stesso crediamo di poter affermare per ciò che riguarda le opere compiute od omesse della giustizia sociale.
(Pio XII, Discorso, 23 febbraio 1944)

La speranza nel Regno della misericordia

* Mosè contemplò la Terra Promessa da lontano, al termine del suo pellegrinaggio terreno. Il suo esempio ci ricorda che anche noi facciamo parte del pellegrinaggio senza tempo del Popolo di Dio lungo la storia. Sulle orme dei Profeti, degli Apostoli e dei Santi, siamo chiamati a camminare con Dio, a portare avanti la sua missione, a rendere testimonianza al Vangelo dell’amore e della misericordia universali di Dio. Siamo chiamati ad accogliere la venuta del Regno di Cristo mediante la nostra carità, il nostro servizio ai poveri ed i nostri sforzi per essere lievito di riconciliazione, di perdono e di pace nel mondo che ci circonda. Sappiamo che, come Mosè, non vedremo il pieno compimento del piano di Dio nel corso della nostra vita. Eppure abbiamo fiducia che, facendo la nostra piccola parte, nella fedeltà alla vocazione che ciascuno ha ricevuto, contribuiremo a rendere diritte le vie del Signore e a salutare l’alba del suo Regno. Sappiamo che Dio, il quale ha rivelato il proprio nome a Mosè come promessa che sarebbe sempre stato al nostro fianco (cfr Es 3,14), ci darà la forza di perseverare in gioiosa speranza anche tra sofferenze, prove e tribolazioni.
(Benedetto XVI, Discorso, 9 maggio 2009)

* A tutti gli speranti si può applicare quello che ha detto S. Paolo di Abramo: «credette sperando contro ogni speranza». Direte ancora: come può avvenire questo? Avviene, perché ci si attacca a tre verità: Dio è onnipotente, Dio mi ama immensamente, Dio è fedele alle promesse. Ed è Lui, il Dio della misericordia, che accende in me la fiducia; per cui io non mi sento né solo, né inutile, né abbandonato, ma coinvolto in un destino di salvezza, che sboccherà un giorno nel Paradiso.
(Giovanni Paolo I, Udienza Generale, 20 settembre 1978)

* La fede cristiana insegna che la morte corporale, dalla quale l'uomo sarebbe stato esentato se non avesse peccato, sarà vinta un giorno, quando l'onnipotenza e la misericordia del Salvatore restituiranno all'uomo la salvezza perduta per sua colpa. Dio infatti ha chiamato e chiama l'uomo ad aderire a lui con tutto il suo essere, in una comunione perpetua con la incorruttibile vita divina.
(Gaudium et Spes, n. 18)

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