Le esperienze ottimali e il loro valore educativo

Inserito in NPG annata 2010.


Apprendere dall’esperienza /5

Michele Pellerey

(NPG 2010-05-54)


Una metodologia che può favorire una riflessione critica sulla propria esperienza al fine di dare senso alla propria vicenda esistenziale, scoprire e interiorizzare valori e motivi, fornire prospettive esistenziali a medio e lungo termine, si basa sul ricordo e la descrizione di quelle che sono state chiamate da Mihaly Csikszentmihalyi le «esperienze ottimali». Per illustrare tale metodologia occorre in primo luogo chiarirne il concetto per poi proporre un’attività formativa che si basa su di esso. Parallelamente, come un corollario, sarà anche utile prendere in considerazione quelle che si possono definire esperienze del tutto negative. La ricerca delle migliori esperienze induce una indagine attenta delle ragioni che ne stanno alla base. L’attività che in seguito viene proposta può essere realizzata all’interno di forme di narrazione autobiografica, di redazione di un diario, di riflessioni personali che vengono in qualche forma rese oggettive, di confronto con altri, ecc.

I contenuti fondamentali dell’esperienza

Mihaly Csikszentmihalyi (Flow: The psychology of optimal experience, Harper Row, New York, 1990) ha esaminato in maniera articolata i contenuti fondamentali dell’esperienza, intesi come stati interni della coscienza di sé: emozioni, intenzioni, operazioni mentali.
Le emozioni costituiscono l’aspetto più soggettivo della coscienza di sé, ma anche il contenuto più oggettivo presente nella mente. L’esperienza emozionale, infatti, ci appare più reale di quanto possiamo osservare nel mondo circostante o conoscere attraverso la scienza o la logica. Essa può assumere una duplice valenza, positiva e attrattiva o negativa e repulsiva, e una diversa intensità e durata.
Le emozioni negative, come tristezza, paura, ansietà, noia, producono quella che è stata chiamata «entropia psichica», cioè uno stato interno che induce difficoltà di concentrazione soprattutto se rivolta verso attività esterne, perché occorre restaurare un ordine interno soggettivo.
Le emozioni positive, invece, come felicità, senso di efficacia o di vigilanza producono una «neghentropia psichica», cioè non abbiamo bisogno di focalizzare la nostra attenzione sul ruminare interiore e il sentirci dispiaciuti rispetto a noi stessi, mentre, invece, l’energia psichica può fluire liberamente nei nostri pensieri e nelle nostre azioni.
Il prototipo delle emozioni positive è la felicità, un bene da sempre posto come obiettivo fondamentale della condizione umana. Tuttavia, occorre osservare che la qualità della vita non dipende solo dal provare tale emozione, ma anche da ciò che uno fa per essere felice. Infatti, la sensazione di essere attivi, capaci e pronti (stato emozionale positivo) aumenta quando ci sentiamo coinvolti in compiti impegnativi e sfidanti, piuttosto che in attività in cui falliamo o che non richiedono da parte nostra sforzo e concentrazione.
Le intenzioni, gli obiettivi, le motivazioni che ci spingono ad agire sono tutte manifestazioni di neghentropia psichica. Esse canalizzano l’energia psichica, indicano priorità e in questo modo creano ordine nella nostra coscienza. Senza di esse i nostri processi mentali sarebbero nel caos e deteriorerebbero rapidamente. Da questo punto di vista è meglio possedere non solo motivazioni intrinseche, bensì anche motivazioni estrinseche, che agire automaticamente, senza un vero obiettivo su cui concentrarsi. Imparare a gestire i propri desideri e i propri obiettivi costituisce quindi un importante passo nel raggiungere livelli di eccellenza nella vita quotidiana.
Il terzo contenuto della coscienza di sé è dato dalle operazioni mentali. Queste vengono attivate e dirette dalle intenzioni d’azione. Tali intenzioni derivano in genere dall’immaginare una situazione migliore di quella percepita. Csikszentmihalyi sottolinea come nel pensiero sono coinvolti le emozioni e i desideri che attivano le energie psichiche, mentre le intenzioni forniscono loro un ordine, una prospettiva, un quadro di riferimento di risultati desiderati.
Emozioni, intenzioni e operazioni mentali entrano in gioco in genere contemporaneamente, interagendo tra loro. La concentrazione, operazione mentale legata alla capacità di gestire la propria attenzione, è tanto più difficile da ottenere, quanto più difficile è il compito. Ma quando la persona ama ciò che fa ed è motivata a farlo, la focalizzazione della propria attenzione avviene senza sforzo anche quando le difficoltà oggettive sono elevate.

Le esperienze ottimali

Csikszentmihalyi ha esplorato l’intera gamma delle esperienze segnate da risvolti emozionali. Egli ha preso in esame non tanto e non solo le sensazioni di benessere e di felicità, ma soprattutto di coinvolgimento personale intenso e produttivo. E ha racchiuso il livello massimo di questi stati personali intensi nel concetto di «flow» o flusso d’azione e di coscienza, piena partecipazione ed esplicitazione completa delle proprie capacità e potenzialità.
L’attività che viene realizzata in queste condizioni è percepita come degna di essere svolta per se stessa e fonte, essa stessa, di soddisfazione e gratificazione: in una parola autotelica. È un’esperienza di sé come persona che riesce ad agire al massimo delle proprie capacità e questo stato di cose è già di per se stesso motivo di rinforzo.
È un sentimento di efficacia, che viene definito dall’Autore come l’esperienza di un fluire dell’azione, che presenta un quadro fenomenologico di questo tipo: a) intensa concentrazione nell’attività che si sta facendo; b) confluire di azione e consapevolezza; c) perdita di riflessione critica (non disperdere l’attenzione nel guardarsi «dal di fuori», ovvero essere totalmente immersi nell’attività); d) percezione di essere in grado di controllare le proprie azioni (percepire un «bilanciamento», un’adeguatezza tra le proprie capacità e le opportunità di azione o «sfide» poste dall’ambiente); e) distorsione della percezione del tempo (in genere il tempo sembra scorrere più velocemente); f) l’attività svolta è gratificante per se stessa.
Un’esperienza ottimale di questo tipo di solito implica un fine equilibrio tra l’abilità di agire e le opportunità di farlo.
Se la sfida è troppo elevata si diventa frustrati, poi impauriti e infine ansiosi. Se la sfida è troppo bassa in relazione alle proprie abilità ci si può rilassare, fino a diventare annoiati.
Se poi sfida e abilità coinvolte sono ambedue minime, allora si tende a diventare apatici. Il livello ottimale emerge quando sia la sfida posta dal compito, sia la percezione delle proprie abilità ad affrontarla sono elevate.
Naturalmente gli elementi che caratterizzano un’esperienza ottimale non sono sempre controllabili; di conseguenza esperienze altamente positive si intrecciano con altre nelle quali prevalgono l’ansia o la noia, l’apatia o la stanchezza.
Un’esperienza ottimale è, quindi, in primo luogo percepita come interessante, stimolante, sfidante, suggestiva, sulla base di guadagni e significati internamente vissuti e non solo osservati in altri.
In secondo luogo il soggetto si rende conto del senso o della ragione di questa sollecitazione, cioè ha un ritorno riflessivo che permette una più o meno pronunciata concettualizzazione dell’esperienza stessa: perché egli ne è stato stimolato, che cosa gli ha fatto intravedere o verso che cosa gli ha fatto aprire gli occhi, da che cosa si è sentito attirato, quale guadagno personale ha acquisito, che cosa ciò può prospettare per la sua esistenza. È questa la base che può condurre nel tempo non solo ad avvertire il valore implicato in quella attività, ma a interiorizzarlo come riferimento per iniziative proprie e non solo quando ne sia sollecitato da altri.

Individuare e categorizzare le esperienze ottimali

Il primo passo è quello di definire il campo di interesse o di particolare attenzione. Si tratta di ricordare e descrivere esperienze che possono essere classificate come «ottimali», in quanto si è passati attraverso la sensazione di un fluire dell’azione in maniera totalmente coinvolgente, vera e propria fonte di soddisfazione e percezione autotelica. Una volta chiarito adeguatamente sia il concetto di «flusso», sia la prospettiva in base alla quale si vogliono descrivere tali esperienze, si può incominciare a cercare nella propria memoria eventi che possono essere evidenziati.
È utile descrivere l’evento tenendo conto di questi elementi: a) le condizioni o circostanze specifiche che lo hanno caratterizzato; b) l’attività svolta; c) le persone eventualmente coinvolte; d) il luogo e il tempo nei quali esso è stato messo in atto; e) le emozioni provate.
La focalizzazione è da una parte sull’attività stessa e sulle sue caratteristiche, dall’altra sulla percezione soggettiva che l’ha caratterizzata dal punto di vista sia cognitivo, sia emozionale nel quadro del concetto di «esperienza ottimale». La descrizione fatta per iscritto deve scendere un po’ in dettaglio per mettere in luce anche le particolari circostanze che lo possono definire e le specifiche condizioni di realizzazione. È bene utilizzare sia un foglio separato oppure, se si sviluppa tale pratica, pagine distinte del diario. Una volta completata la descrizione, è utile cercare di darle un titolo che riassume in sintesi il cuore dell’esperienza.
Certamente in genere non basta la rievocazione di un solo evento. È bene cercare di ricordarne altri, sempre utilizzando fogli separati o pagine distinte di un diario. Una volta raccolti alcuni episodi significativi da tale punto di vista, questi vanno valutati rispetto alla definizione di «esperienze ottimali». Il materiale viene cioè ordinato e suddiviso in classi incominciando dalle descrizioni che più si attagliano a tale definizione.
Partendo dalle esperienze più chiaramente classificabili come ottimali, occorre esaminarle con attenzione ponendosi le seguenti domande o domande simili e scrivendo per disteso la propria risposta, secondo quanto la riflessione personale suggerisce.

Descrivi in maniera sintetica una esperienza che secondo te si presenta come ottimale secondo la definizione di M. Csikszentmihalyi. Poi poniti le seguenti domande:
1) Che cosa ha caratterizzato dal punto di vista positivo tale esperienza?
2) Come esprimeresti la sensazione o emozione provata?
3) Esattamente che cosa facevi?
4) Secondo te, perché la tua azione era particolarmente efficace?
5) Che cosa ha favorito tale esperienza positiva?
6) Quale valore personale è entrato in gioco o ha sollecitato l'evento descritto?
7) Quale prospettiva esistenziale pensi favorisca questa esperienza?
8) L'esperienza narrata ha avuto un ruolo nelle tue scelte seguenti?
9) Quale significato essa può assumere per la tua esistenza attuale e per le scelte future?

È utile ricostruire, utilizzando questa stessa traccia, più di una esperienza che più o meno completamente può essere classificata come ottimale. Una volta raccolto un certo numero di queste descrizioni, conviene rileggere quanto fatto e cercare di ordinare le esperienze descritte secondo una loro valutazione di qualità positiva. Partendo, poi, da quelle considerate più rappresentative della loro positività, si possono trarre alcune prime conclusioni dal punto di vista del ruolo del senso e della prospettiva esistenziale nel promuovere il senso di benessere personale o la loro mancanza o incertezza nel dare una sensazione di insoddisfazione, di disagio, di frustrazione. La presa di coscienza dello stato personale da questo punto di vista può innescare il processo di rielaborazione della propria prospettiva di senso secondo l’impostazione di J. Mezirow.

Promuovere esperienze ottimali

La riflessione sulla ricostruzione delle esperienze ottimali induce a ipotizzare quali attività risultino più coerenti con le proprie aspirazioni e le sensibilità personali, ma soprattutto permettano di essere coinvolti in esse in maniera a un tempo concentrata e soddisfacente. A questo punto è possibile passare a una nuova fase dell’attività formativa: cercare di incrementare i momenti che sono stati rilevati come più favorevoli e diminuire quelli che sono risultati più noiosi o fonte di apatia, tenendo conto che non è tanto importante quello che facciamo, quanto come lo facciamo (M. Csikszentmihalyi, Finding flow, New York, Basic Books, 1997, 47). Nel nostro caso è il lavoro al centro dell’interesse. Occorre cercare di renderlo il più possibile fonte di soddisfazione e gratificazione. Per questo è importante progettare attività che sulla base dell’esperienza passata sembrano in grado di coinvolgerci pienamente e creativamente, essendo fonte di soddisfazione. Occorre perciò anche dosare bene il livello della sfida da affrontare, essendo ben consapevoli e realistici circa la propria competenza in merito. Non è sempre facile. Molte delle attività che caratterizzano la giornata lavorativa possono apparire, e in gran parte essere, fonte di ripetizione e di noia, qualche volta di stress e di frustrazioni. Per modificare e rendere significative e ricche di senso molte di tali attività, bisogna investire in esse una maggiore energia psichica, cercando di ricostruire il perché e il valore di esse e le condizioni perché esse acquistino per noi una diversa prospettiva di significato.
Occorre ricordare quanto precedentemente indicato. L’intensità della motivazione dipende da due fondamentali fattori: a) la percezione di essere in grado di affrontare positivamente la sfida che ci sta davanti (o probabilità soggettiva di portare a termine un impegno in maniera soddisfacente); b) il valore soggettivo dato all’obiettivo da raggiungere tramite l’attività che costituisce la sfida. Arricchire la percezione di competenza dipende certamente dall’accettazione realistica di un livello di sfida che è superiore, ma non troppo, a quanto già si è fatto con successo, impegnandosi per superarla e riuscendo a farlo. Quanto al valore dato a una sfida e relativa attività implicata dipende dalla presa di coscienza del sistema di motivi o valori che caratterizzano sempre più chiaramente il proprio mondo interiore.

Le mie «esperienze ottimali»

Uno strumento spesso utilizzato nelle ricerche sulla presenza di stati di flusso nell’esperienza umana è il seguente. [1]
«La mia mente non è divagata, non penso ad altro. Sono totalmente coinvolto in quello che faccio. Mi sento bene. Mi sembra di non sentire nulla. Il mondo appare come tagliato fuori di me. Sono meno cosciente di me e dei miei problemi»
«La mia concentrazione è come il mio respiro. Non ci penso. Sono completamente estraneo all’ambiente che mi circonda non appena inizio. Può suonare il telefono o il campanello della porta, o può bruciare la casa o capitare qualcosa di simile. Quando comincio chiudo il contatto con l’intero mondo. Quando finisco posso riprenderlo»
«Sono così coinvolto in quello che faccio, che non mi vedo distinto da quello che faccio»

Hai avuto qualche esperienza del tipo di quelle descritte dalle tre citazioni?
Quanto spesso le hai avute?
Che cosa stavi facendo?
Che cosa le ha messe in moto?
Che cosa le ha fatte continuare?
Che cosa le ha fatte finire?

Per queste esperienze indica quanto sei d’accordo con le seguenti affermazioni. Ciascuna di esse è seguita da una scala che va da 1 a 4, con questo significato:
1. Per nulla d’accordo
2. Solo in parte d’accordo
3. Abbastanza d’accordo
4. Pienamente d’accordo

1. Mi lascio coinvolgere 1 2 3 4
2. Divento ansioso 1 2 3 4
3. So chiaramente quello che devo fare 1 2 3 4
4. Ho riscontri diretti su quanto bene sto svolgendo l’attività 1 2 3 4
5. Mi sento capace di gestire le esigenze della situazione 1 2 3 4
6. Mi sento consapevole di me stesso 1 2 3 4
7. Divento annoiato 1 2 3 4
8. Devo fare uno sforzo per fare attenzione a ciò che sta capitando 1 2 3 4
9. Lo farei anche se non fossi tenuto a farlo 1 2 3 4
10. Mi distraggo 1 2 3 4
11. Il tempo passo o più adagio o più in fretta 1 2 3 4
12. Provo piacere per l’esperienza e per l’suo delle mie abilità 1 2 3 4

Gli item 1, 3, 4, 5, 9, 11, 12 si riferiscono all’esperienza di flow. Quanto più elevato il punteggio, più è chiara la presenza di una esperienza ottimale. Gli item 2, 6, 7, 8, 10 sono invece indicatori negativi; più è elevato il loro punteggio, meno si tratta di un’esperienza di flusso.

Le mie «esperienze ottimali»

Uno strumento spesso utilizzato nelle ricerche sulla presenza di stati di flusso nell’esperienza umana è il seguente.
«La mia mente non è divagata, non penso ad altro. Sono totalmente coinvolto in quello che faccio. Mi sento bene. Mi sembra di non sentire nulla. Il mondo appare come tagliato fuori di me. Sono meno cosciente di me e dei miei problemi»
«La mia concentrazione è come il mio respiro. Non ci penso. Sono completamente estraneo all’ambiente che mi circonda non appena inizio. Può suonare il telefono o il campanello della porta, o può bruciare la casa o capitare qualcosa di simile. Quando comincio chiudo il contatto con l’intero mondo. Quando finisco posso riprenderlo»
«Sono così coinvolto in quello che faccio, che non mi vedo distinto da quello che faccio»

Hai avuto qualche esperienza del tipo di quelle descritte dalle tre citazioni?
Quanto spesso le hai avute?
Che cosa stavi facendo?
Che cosa le ha messe in moto?
Che cosa le ha fatte continuare?
Che cosa le ha fatte finire?

Per queste esperienze indica quanto sei d’accordo con le seguenti affermazioni. Ciascuna di esse è seguita da una scala che va da 1 a 4, con questo significato:
1. Per nulla d’accordo
2. Solo in parte d’accordo
3. Abbastanza d’accordo
4. Pienamente d’accordo

1. Mi lascio coinvolgere 1 2 3 4
2. Divento ansioso 1 2 3 4
3. So chiaramente quello che devo fare 1 2 3 4
4. Ho riscontri diretti su quanto bene sto svolgendo l’attività 1 2 3 4
5. Mi sento capace di gestire le esigenze della situazione 1 2 3 4
6. Mi sento consapevole di me stesso 1 2 3 4
7. Divento annoiato 1 2 3 4
8. Devo fare uno sforzo per fare attenzione a ciò che sta capitando 1 2 3 4
9. Lo farei anche se non fossi tenuto a farlo 1 2 3 4
10. Mi distraggo 1 2 3 4
11. Il tempo passo o più adagio o più in fretta 1 2 3 4
12. Provo piacere per l’esperienza e per l’suo delle mie abilità 1 2 3 4

Gli item 1, 3, 4, 5, 9, 11, 12 si riferiscono all’esperienza di flow. Quanto più elevato il punteggio, più è chiara la presenza di una esperienza ottimale. Gli item 2, 6, 7, 8, 10 sono invece indicatori negativi; più è elevato il loro punteggio, meno si tratta di un’esperienza di flusso.

NOTE

[1] Adattato da M.Csikszentmihalyi, I.Csikszentmihalyi (1988), Optimal Experience: Psychological Studies of Flow in Consciousness, Cambridge Un. Press, Cambridge, 195.