Editoriale

Alberto Martelli

(NPG 2016-02-03)

 

È una delle definizioni che Papa Francesco ha dato dell’educazione e che viene citata nella sintesi dei lavori dedicati a questo tema e pubblicati al termine del Convegno di Firenze dello scorso mese di novembre.
Lasciamo ad altri l’analisi di questi lavori e la progettazione delle loro conseguenze nelle Chiese locali della nostra Italia, e ci limitiamo ad una domanda che ci sembra lecito porci proprio in questo numero che vede “Firenze” protagonista: cosa può fare una rivista per contribuire alla crescita della Chiesa in questo cammino all’interno del nuovo umanesimo di Cristo?
Si tratta certamente di un punto di vista parziale, ma riteniamo che i compiti che potrebbero emergere da questa riflessione siano tutt’altro che banali e addirittura a volta fin troppo impegnativi per un solo progetto editoriale.
Innanzitutto la diffusione. È il cammino della Chiesa italiana in gioco e per questo esso non può limitarsi a coinvolgere alcuni esperti per alcuni giorni, deve diventare patrimonio pubblico, messo a disposizione una volta per tutte e per tutti.
Alcuni potrebbero obiettare che la sola pubblicazione in rete dei risultati del Convegno potrebbe già ovviare a questo problema, ma come NPG riteniamo di poter offrire qualcosa di più: ossia la possibilità di una diffusione ragionata, sia nei termini di un approfondimento sistematico e controllato dei contenuti e dei numerosi materiali che la rete già contiene sull’argomento e che il Convegno ha prodotto, sia per il punto di vista in qualche modo inedito che potremmo assumere per questa diffusione: il punto di vista dei giovani e degli operatori che con i giovani lavorano ogni giorno.
Ci sembra che questa sia una voce ben poco conosciuta e ascoltata nelle varie riflessioni finora fatte; eppure, se si vuole costruire, anzi vivere e respirare un nuovo umanesimo, come non porre come protagonisti gli “umani” del presente con più futuro davanti a sé?
In secondo luogo l’offerta di un agone pubblico in cui sia possibile continuare il dibattito e seguire le maturazioni anche molto dopo il convegno stesso.
Il fatto che NPG si occupi di Firenze dopo tre mesi dalla sua chiusura, non è questione di ritardo, di mancata attenzione o del caso. In parte una scelta positiva: non è possibile che un Convegno di questo calibro possa esaurire la propria spinta pastorale e di riflessione e riforma ecclesiale dopo poco tempo dalla sua chiusura. Abbiamo il dovere di tornarci su e di riaprire il dibattito, di allargarlo a freddo con più interlocutori possibili e eventualmente di avere l’opportunità di criticare il lavoro svolto, di approfondirlo, di intravederne le potenzialità e scegliere gli spunti da seguire.
«Priorità ineludibile è la formazione degli adulti, o meglio degli educatori, perché prendano in mano la propria primaria responsabilità educativa nei confronti delle nuove generazioni, curando anche la propria formazione personale (autoformazione)». Suor Pina Del Core relazionando sul tema dell’educazione a fine convegno, mette in luce che linea di azione fondamentale per il futuro della Chiesa è la formazione degli adulti. In questo NPG si colloca all’avanguardia. È da sempre il nostro compito e il nostro obiettivo, spesso portato avanti con fatica, contro ogni estetismo della pastorale e ogni improvvisazione sentimentalista e giovanilistica.
Ed infine un’ultima linea di azione che CI sembra di avere sempre percorso come rivista e su cui oggi crediamo ancora di più: «Cultura e bellezza: attorno a questo inscindibile binomio la creatività ispirata dalla fede potrà trovare nuove espressioni di incontro fecondo fra le arti, il vangelo, l’educazione».
NPG nelle sue rubriche e nei suoi dossier ha da sempre cercato di portare alla luce nuove idee, sperimentazioni, azioni di rete, buone prassi che con un sottofondo culturale serio e studiato e con un approfondimento degno di studio, potessero rivelare la bellezza della pastorale e dell’evangelizzazione ai giovani e anche agli operatori pastorali stessi, spesso scoraggiati e abbruttiti, invece che resi “belli” dal loro lavoro.
«Applicando all’educazione quanto ci diceva il Papa sulla “beatitudine”, siamo convinti che per educare “occorre avere il cuore aperto”. L’educazione “è una scommessa laboriosa, fatta di rinunce, ascolto e apprendimento, i cui frutti si raccolgono nel tempo”, regalandoci una gioia incomparabile». Condividiamo questa conclusione che suor Del Core pone a chiusura del proprio intervento sulla educazione al convegno e vogliamo finire citando il finale del discorso di Papa Francesco:
«Si può dire che oggi non viviamo un’epoca di cambiamento quanto un cambiamento d’epoca. Le situazioni che viviamo oggi pongono dunque sfide nuove che per noi a volte sono persino difficili da comprendere. Questo nostro tempo richiede di vivere i problemi come sfide e non come ostacoli: il Signore è attivo e all’opera nel mondo. Voi, dunque, uscite per le strade e andate ai crocicchi: tutti quelli che troverete, chiamateli, nessuno escluso (cfr Mt 22,9). Soprattutto accompagnate chi è rimasto al bordo della strada, "zoppi, storpi, ciechi, sordi" (Mt 15,30). Dovunque voi siate, non costruite mai muri né frontiere, ma piazze e ospedali da campo».
Vogliamo dirgli con tutto il cuore e tutto il nostro impegno: NPG c’è e farà il possibile per fare la sua parte in questo tempo.