Comunicato finale – Consiglio permanente CEI

(NPG 2008-05-2)


La constatazione che la Chiesa «nella sua dimensione più autentica, non è mai pienamente misurabile attraverso ricerche sociologiche o rilevazioni demoscopiche», ha costituito lo spunto per sviluppare una riflessione corale sul momento ecclesiale attuale. Il richiamo esplicito alla ‘Chiesa del profondo’, fatto dal Cardinale Presidente nella prolusione, costituisce in effetti un deciso invito a porre al centro il mistero di Cristo, cuore della fede e dell’esperienza ecclesiale. Come ha affermato il Santo Padre Benedetto XVI durante il Convegno Ecclesiale di Verona: «in un mondo che cambia, il Vangelo non muta. La Buona Notizia resta sempre la stessa: Cristo è morto ed è risorto per la nostra salvezza! Nel suo nome recate a tutti l’annuncio della conversione e del perdono, ma date voi per primi testimonianza di una vita convertita e perdonata» (Omelia allo stadio Bentegodi, 19 ottobre 2006). Su questo sfondo si colloca l’impegno educativo della Chiesa, che, se da un lato rappresenta una dimensione tradizionale del suo agire, dall’altro si è fatto quanto mai urgente oggi, a fronte di una società che non sembra più capace di assicurare riferimenti affidabili per lo sviluppo armonico della persona. Questa urgenza si coglie in particolare tra i giovani e in special modo fra gli adolescenti, che costituiscono la fascia più esposta al disorientamento. Lungi dal cedere alla tentazione della sfiducia, i Vescovi hanno condiviso la convinzione che anche oggi sia possibile educare. Per questo, hanno confermato la scelta dell’evangelizzazione e dell’educazione dei giovani alla fede come argomento principale dell’Assemblea Generale dei Vescovi italiani, che si terrà a Roma dal 26 al 30 maggio prossimi.
Molteplici contributi sono stati offerti, utili per delineare una rinnovata azione pastorale tra i giovani e con i giovani. Si tratta, in primo luogo, di risvegliare negli adulti la passione educativa, perché «la vita si accende con la vita, la luce si accende con la luce»: senza riferimenti credibili e modelli avvicinabili è impossibile strutturare personalità mature sul piano umano e spirituale. È questa «un’impresa comune alla quale ciascuno è chiamato a recare il proprio contributo», secondo le parole del Papa nel discorso per la consegna alla diocesi di Roma della Lettera sul compito urgente dell’educazione (23 febbraio 2008).
È stato poi evidenziato il profilo caratterizzante l’educazione cristiana, che nella storia ha saputo coniugare dottrina ed esperienza, senza scadere a ideologia astratta o ridursi a pragmatismo irriflesso. Come ha ricordato il Presidente nella prolusione, «non è con i sogni declamati che si costruisce una società nuova e migliore, né con le requisitorie saccenti o le suggestioni vaghe quanto utopiche, ma con i percorsi educativi, con la serietà e l’assiduità delle proposte, con la testimonianza dei maestri, con la severità e lo sforzo diuturno che è propria di ogni conquista». Solo agendo così sarà possibile superare la divaricazione ricorrente tra razionalità e senso della vita, che mina la condizione giovanile, rendendo ardua l’assunzione di responsabilità adulte e fragile la capacità di amare.
Occorre perciò accompagnare i giovani con lucidità di principi e prossimità di relazioni, aiutandoli gradualmente a diventare protagonisti nella Chiesa e nella società: quest’attenzione deve essere ancor più presente nei percorsi di iniziazione cristiana nelle parrocchie e nelle aggregazioni, ben sapendo che il crescere nella fede passa in via ordinaria attraverso una concreta esperienza di appartenenza. Si tratta, da una parte, di valorizzare il ruolo peculiare e irrinunciabile della famiglia nell’educazione dei figli, e dall’altra di prestare un’attenzione specifica alla scuola, che costituisce il luogo dove è possibile incontrare tutti i ragazzi e i giovani, non solo quelli che frequentano la comunità ecclesiale.

Roma, 10-13 marzo 2008