La nudità della politica

Inserito in NPG annata 2007.


Mario Pollo

(NPG 2007-08-02)


La consapevolezza della profonda crisi che attraversa la politica italiana, che peraltro dura da parecchi anni, è emersa perché un comico, sulle orme di un famoso giullare di corte, ha detto: «Il re è nudo». Tutti lo vedevano ma nessuno osava dirlo. Sono infatti molti anni, decenni oramai, che si registra la lontananza delle persone, e dei giovani in particolare, dalla politica dei partiti.
Lontananza che ha cominciato a prodursi con la fine delle grandi narrazioni, delle ideologie, che ha fatto sì che la politica abbandonasse progressivamente, per dirla con Max Weber, la morale di convinzione, ovvero la fedeltà ad un progetto ideale e ad un sistema di valori, per ridursi esclusivamente alla morale di responsabilità, ovvero alle esigenze del potere e del pragmatismo che la contraddistingue.
Questo ha fatto sì che la politica perdesse – in gran parte delle persone che la praticano – ogni valore trascendente il piano dell’utilità particolare: la propria parte politica, il proprio gruppo, la propria persona. Si potrebbe quasi dire che la politica è divenuta un’azienda il cui unico interesse è il proprio profitto, e le utilità sociali – che può eventualmente produrre – sono secondarie rispetto ad esso. Infatti, nessuna azienda esiste primariamente per il bene pubblico, ma questi se c’è al massimo è funzionale al suo bilancio economico.
Questa trasformazione della politica accaduta in questi ultimi decenni ha comportato l’offuscamento della visione delle vere finalità della politica, a cui si sono sostituite quelle necessarie a garantire la sua stessa conservazione. La politica da mezzo è divenuta fine. È questo il destino che accade a ogni istituzione quando smarrisce i propri fini originari e il suo unico fine diviene la propria autoconservazione e quella delle persone che la gestiscono.
Per tali caratteristiche questa crisi della politica può essere affrontata solo rimettendo al centro del suo agire la capacità di rappresentazione e di interpretazione – a livello valoriale e progettuale – dei bisogni, delle aspirazioni delle persone, dei gruppi sociali e delle organizzazioni che formano ciò viene definita società. In altre parole, la politica non dovrebbe solo «leggere» le condizioni di vita della società e i bisogni e le aspirazioni che la attraversano così come sono, ma dovrebbe dare ad essi un significato interpretandoli da un punto di vista contemporaneamente ideale e pragmatico. Un’interpretazione che alcune volte deve aiutare i cittadini a divenire consapevoli che la risposta a certi bisogni, a certe aspirazioni violerebbe l’equità e la giustizia, oppure che vi sono bisogni più profondi e urgenti da affrontare. La politica poi non dovrebbe fare questa operazione di lettura e di interpretazione dall’alto, ma coinvolgendo in essa le persone che hanno espresso i bisogni e le aspirazioni, favorendo la loro partecipazione al processo decisionale.
Perché questo accada è necessario che i professionisti della politica si rendano conto che non è sufficiente un maquillage, ad esempio quello di ridurre il numero dei parlamentari e qualche privilegio, per ridare ad essa una rinnovata credibilità. È necessario, invece, che essa compia un vero e proprio cambio di paradigma. Ovvero, che essa torni a nutrirsi di idealità e di un rapporto autentico di condivisione con le persone che essa dovrebbe contribuire a governare. Come ricordava Kuhn, quando in una scienza si manifesta una anomalia, si produce necessariamente un cambio di paradigma. Nel dominio della politica l’anomalia è comparsa da tempo, ma il cambio di paradigma non è avvenuto. Questo rende ancora più urgente inserire nei progetti educativi e pastorali l’educazione alla politica, intesa come via all’alterità, come responsabilità verso la costruzione di se stessi che passa necessariamente attraverso la responsabilità verso la costruzione di quel Noi che precede ogni io. Nessuna persona può realizzare se stessa se non con l’altro, all’interno di quella trama di rapporti solidali che formano il Noi, la comunità che deve fondare ogni società umana.
La speranza è che alcuni processi oggi in atto di riorganizzazione del quadro politico possano contribuire ad innescare il necessario cambio di paradigma.
È necessario che la politica compia un cambio di paradigma: che torni a nutrirsi di idealità e di un rapporto autentico di condivisione con le persone