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Educare alla santità

 

Piera Ruffinatto

(NPG 2007-03-35)


Le prospettive con le quali il Convegno Ecclesiale di Verona segna la storia della Chiesa italiana sono varie e molteplici. Ciascuna di esse può aprire cammini di futuro e di speranza per l’inculturazione del Vangelo nel terzo millennio. Ad esempio, il tema della santità, che è l’altro nome della testimonianza cristiana, è stato riproposto con forza non soltanto attraverso gli interventi in aula e le meditazioni, ma anche con la presentazione di splendide figure di uomini, donne, giovani e ragazze che hanno saputo raccontare con la vita la bellezza della loro fede, lasciando nella Chiesa un’impronta di santità affascinante e attuale, perfettamente riproponibile anche ai giovani e alle giovani di oggi.
Nella Novo Millenium Ineunte il Papa Giovanni Paolo II afferma con forza: «La santità è un impegno che non riguarda solo alcuni cristiani. Tutti i fedeli di qualsiasi stato o grado sono chiamati alla perfezione della vita cristiana e alla perfezione della carità».[1] Se la santità è la meta, l’educazione ne è la naturale mediazione pedagogica, cioè lo «strumento umano privilegiato» per lo sviluppo delle potenzialità presenti in ogni giovane.[2]
Il fascino della santità è sempre attuale, ma richiede di essere mediato da comunità cristiane mature e da educatori esperti che lo sappiano far gustare non solo attraverso l’appello a diventare santi, ma anche con la proposta di figure giovanili che hanno raggiunto questa vetta, per poi passare gradualmente a porsi come vere guide nella vita spirituale dei giovani e, infine, creare le condizioni personali e ambientali, che come un microclima permettano alle grandi scelte della vita di germinare, maturare e fruttificare.[3]
Accanto a giovani santi vi sono sempre educatori che allo stesso modo si sono lasciati contagiare dallo splendore della bellezza di Dio e non hanno esitato a coinvolgere altri in questa avventura. La realizzazione della loro santità è la migliore conferma che l’adolescenza e la giovinezza non sono tempo di attesa, ma stagioni per sviluppare l’immenso potenziale di bene e di possibilità creative al servizio delle proprie scelte coraggiose, che rispondono cioè ai grandi interrogativi sul senso della vita.[4]
Tra i molti volti che testimoniano la santità giovanile nella Famiglia Salesiana, Domenico Savio è uno dei più conosciuti e amati. Il suo nome è intimamente legato a quello di san Giovanni Bosco che fu il suo educatore e biografo,[5] e la sua beatificazione e canonizzazione costituiscono il primo caso in cui la chiesa ha elevato alla gloria degli altari un adolescente confessore.[6]

Una figura di adolescente santo

Sin dal primo incontro con don Bosco, avvenuto il 2 ottobre 1854, Domenico dimostra di possedere «buona stoffa». Di fatto è un adolescente intelligente, vivace, di grande sensibilità e di cuore delicato che ha trovato in mamma Brigida e papà Carlo una famiglia povera di mezzi, ma ricca di fede e di amore.
Quando giunge a Valdocco, il 29 ottobre 1854, Domenico trova un ambiente ben organizzato e strutturato. Non erano più i tempi della ricerca di una sede stabile per l’oratorio, quando l’ideale che don Bosco andava maturando era ancora un sogno. Gli anni Cinquanta, infatti, corrispondono all’età d’oro dell’oratorio nel quale le attività formative delle scuole serali e domenicali, i laboratori e la legatoria sono ormai realtà.
Il giovane non trova difficoltà ad inserirsi e, osservando con esattezza le regole dell’ambiente, ne penetra il significato profondo riempiendole di amore. La prima ad accorgersi del valore di Domenico è la madre di don Bosco, Margherita, la quale dice un giorno al figlio: «Tu hai tanti giovani buoni, ma nessuno supera la bellezza del cuore e dell’animo di Domenico Savio».
Un giorno don Bosco rivolgendosi ai giovani parla della santità affermando con forza che è dovere di ciascun cristiano il farsi santo e che non è difficile riuscirvi. Quelle parole raggiungono Domenico come una folgorazione, e sono la scintilla di cui il suo cuore aveva bisogno per infiammarsi di amore per Dio e per i fratelli. Egli prende così sul serio il discorso che rivolgendosi al suo educatore lo sollecita con forza: «Mi dica adunque come debbo regolarmi per incominciare tale impresa».[7]
Ciò che fa scattare in Domenico il desiderio della santità, oltre evidentemente all’azione dello Spirito Santo, è la presa di coscienza che la santità è per tutti, in qualunque stato di vita essi si trovino, quindi anche per lui, e che la realizzazione di tale impresa è facile in quanto consiste nella corrispondenza docile e costante all’azione della Grazia di Dio.
In effetti, la santità che viene proposta a Domenico dal suo educatore è «nuova» rispetto ai tempi, in quanto non consiste in pratiche speciali o mortificazioni particolari, ma più concretamente in un progetto di vita cristiana che si concretizza nelle vicende ordinarie della vita e richiede una costante e moderata allegria, la perseveranza nell’adempimento dei propri doveri di preghiera e di studio e nella partecipazione attiva e serena alla ricreazione.[8]
Il biografo del giovane, che è lo stesso don Bosco, fa rilevare come, dopo aver compreso e la necessità e la facilità di farsi santi, è lo stesso Domenico ad insistere ripetutamente perché l’educatore gli mostri la via per raggiungere tale meta. Don Bosco rimane addirittura sorpreso nel notare tale insistenza. Un giorno, ad esempio, volendo dare ai giovani un segno di speciale affetto, dà loro la possibilità di chiedergli qualunque cosa sia in suo potere concedere loro e di segnare questo su un biglietto. Ebbene, fra le «ridicole e stravaganti» richieste pervenute a don Bosco vi è quella di Domenico che, come una spada, inchioda l’educatore alla sua responsabilità: «Dimando che mi salvi l’anima e mi faccia santo».[9]

Il compito dell’educatore

Di fronte a tale richiesta don Bosco non indietreggia, anzi, si rivela un vero «costruttore» di giovani santi, di cittadini del cielo, ma di un cielo conquistato faticosamente nella città terrena, impegnati in essa.[10] La santità, infatti, è il vertice della gerarchia dei fini proposta da don Bosco ai giovani ed è realizzabile da tutti nel proprio stato di vita, dunque facile, anche se la si conquista attraverso una dura lotta nell’adempimento dei propri doveri, e attraverso la fiducia nel confessore che orienta a discernere il progetto di Dio sulla propria vita. Tale progetto concretizza il fine del Sistema Preventivo e cioè, formare «buoni cristiani e onesti cittadini». È dunque una santità concreta, aderente alla propria realtà personale e che orienta all’impegno verso il prossimo, ma anche ricca di gioia e letizia come atteggiamento salesiano e cristiano di chi si è consegnato nelle mani del Signore, e rimane continuamente nella sua santa Grazia.
Il percorso che porta alla santità, pur sembrando semplice e praticabile, necessita quindi di guide esperte e sagge. L’intervento dell’educatore, allora, senza spegnere l’ardore e l’entusiasmo dei giovani, dischiude i percorsi più adatti per vivere la carità verso Dio e verso il prossimo. L’educatore di Valdocco non mortifica l’entusiasmo del suo piccolo alunno, che rivela un’autentica volontà di bene e di verità: al contrario lo comprende, lo aiuta, lo dirige, lo apre, infine, ad orizzonti sempre più elevati e alti.[11]
La storia di santità del giovane Savio, indissolubilmente intrecciata con le vicende dell’Oratorio di Valdocco e con il progetto educativo del Sistema Preventivo di don Bosco, raggiunge e interpella gli educatori cristiani di oggi. Essi, infatti, sono chiamati ad affinare lo sguardo e ad aprire il cuore per saper leggere nelle potenzialità dei giovani che sono loro affidati l’implicita domanda di santità che viene loro posta. Il bisogno di senso di cui sono assetate le giovani generazioni è il terreno ideale per ricevere proposte forti e farle germinare. D’altra parte, però, questa esigenza di radicalità invoca una proposta educativa chiara, precisa, efficace, cioè integrale. In un tempo nel quale la «Parola di Dio scarseggia» per mancanza di annunciatori coraggiosi e audaci e di profeti santi e felici, i giovani hanno il diritto di trovare proposte in grado di «infiammare il loro cuore per la santità» e di essere aiutati ad abbandonare le «cisterne screpolate» alle quali troppo spesso sono costretti a rivolgersi per spegnere la loro sete di vita e di speranza. Don Bosco, educatore santo, non ha lasciato cadere nel vuoto le straordinarie domande del giovane Domenico, anzi, ha saputo rispondervi con genialità pedagogica, adattando l’ideale a misura del ragazzo senza sminuire il primo e rispettando il secondo.
Questa è anche la missione di ogni educatore cristiano. La scommessa sul bene presente in ogni giovane, insieme all’incrollabile fiducia nell’azione potente dello Spirito Santo, infatti, è promessa di futuro e garanzia di vitalità per la Chiesa del terzo millennio.

 

NOTE

[1] Giovanni Paolo II, Novo Millenium Ineunte 30.

[2] Cf Chávez Villanueva Pascual, Riproponiamo a tutti i giovani con convinzione la gioia e l’impegno della santità come misura alta di vita cristiana ordinaria, Roma, Istituto FMA 2004, 5.

[3] Cf ivi 11.

[4] Cf ivi 12.

[5] Domenico Savio era nato a Riva di Chieri presso Castelnuovo d’Asti il 2 aprile 1842, morì il 9 marzo 1857. Don Bosco lo conobbe nel 1854 e lo accolse a Valdocco per studiare. Qui, a contatto con un ambiente oratoriano ricco di proposte e di valori umani e cristiani Domenico compì un rapido e sorprendente cammino. Rimase all’oratorio per due anni e quattro mesi, ammalatosi tornò a Mondonio in famiglia dove morì santamente. Fu canonizzato da Papa Pio XII il 12 giugno 1954 (Bosco Giovanni, Vita del giovanetto Savio Domenico, allievo dell’Oratorio di San Francesco di Sales, Torino, G.B. Paravia 18806. Le biografie di Domenico ebbero numerose riedizioni vivente don Bosco).

[6] Cf Bozzolo Andrea, Missione e santità di Domenico Savio. Lettura teologica della «Vita», in Giraudo Aldo (a cura di), Domenico Savio raccontato da don Bosco. Riflessioni sulla Vita. Atti del Simposio, Università Pontificia Salesiana, 8 maggio 2004, Roma, LAS 2005, 108).

[7] Bosco, Vita del giovanetto Savio Domenico 41.

[8] Cf l. cit.

[9] Bosco, Vita del giovanetto Domenico Savio 31.

[10] Cf Braido Pietro, Il sistema preventivo di don Bosco, Zürich, PAS Verlag 1964, 122.

[11] Cf Brocardo Pietro, Verso un nuovo tipo di santità eroica, in AA.VV., Domenico Savio. Studi e conferenze in occasione della sua Beatificazione, Torino, SEI 1950, 34.

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