Vi precederanno

Commento Domenica XXVI A

Luigi Gioia

28settembre14

Ci siamo così abituati a sentirci dire che le prostitute ci passeranno avanti nel regno di Dio e forse non ci rendiamo più conto di quanto scioccante sia questa affermazione.
Cerchiamo allora di capire meglio cosa è che rende le prostitute esemplari.
Non certo la prostituzione stessa che è una delle forme più degradanti di disumanizzazione.
Con la prostituzione è corrotto e calpestato uno dei doni più preziosi che il Signore ci ha fatto, vale a dire l’inseparabilità fra amore e sessualità in virtù della quale l’unione dei corpi deve sempre essere l’espressione dell’unione dei cuori, ed è grave l’atteggiamento di chi, uomo o donna, vende il proprio corpo per ricavarne un guadagno.
Ma moralmente è ancora più inaccettabile l’atteggiamento di chi paga o approfitta del proprio potere per comprare l’uso del corpo di un’altra persona, trattandola così come un oggetto.
Non ci sarebbe prostituzione se non ci fossero coloro che sono disposti a pagare e a usare del proprio potere per soddisfare le proprie pulsioni.
E infine, il degrado fisico e sociale comportato dalla prostituzione è ancora più deleterio.
La bellezza usata come esca, si corrompe rapidamente e diventa volgare.
Socialmente poi la prostituzione relega ai margini della società, inquina tutte le relazioni.
Ed anche quando si sono ottenuti vantaggi economici, sociali o politici attraverso la prostituzione, il prezzo da pagare è altissimo, perché il disprezzo resta presente dietro ogni forma di adulazione.
Se è dunque triste vedere come il contesto attuale banalizzi la prostituzione e addirittura la incoraggi come mezzo per ottenere successo, visibilità e potere, resta vero anche che il cuore di chi ricorre alla prostituzione sia per vendere il proprio corpo che per comprare il corpo altrui diventa la preda del vuoto, della solitudine, del disprezzo di sé.
Soprattutto il cuore di chi ricorre a questa pratica si chiude, apparentemente in modo invincibile, nei confronti del Signore.
Si tratta quindi di qualcosa di estremamente grave, non solo perché è un peccato, ma soprattutto perché ha un impatto profondamente negativo sulle persone; è grave perché corrompe profondamente le relazioni, perché introduce miseria, povertà, tristezza, solitudine e degrado in molti di quelli che dovrebbero essere gli ambiti fondamentali nei quali cercare la felicità e viverla in profondità: la sessualità, l’amore, le relazioni interpersonali ecc.
Non vi è alcun dubbio dunque che la prostituzione sia qualcosa di estremamente grave.
Ma proprio a causa della gravità estrema della prostituzione e soprattutto del degrado che essa opera nel cuore dell’uomo, – e qui arriviamo alla frase di Gesù – sembra, paradossalmente, che la prostituzione possa trasformarsi nel trampolino più inaspettato di conversione.
Quando una goccia d’acqua cade su una terra fertile e irrigata, non produce nessun cambiamento, non viene neanche notata, ma quando una goccia d’acqua cade in un deserto o su un terreno arso dalla sete, porta con sé un sollievo, rappresenta una tale novità che un cambiamento radicale di vita diventa possibile.
Il Vangelo ce lo mostra in diversi passaggi.
La conversione di Maria di Magdala è tra le pagine più struggenti del Vangelo, soprattutto quando lava i piedi di Gesù con le proprie lacrime e li asciuga con i propri capelli.
E Gesù spiega che Maria esprime più ardentemente la propria gratitudine perché sa che le è stato perdonato di più, sa di essere amata di più, ma soprattutto fa l’esperienza, per la prima volta, negli occhi di Gesù, nell’atteggiamento di Gesù nei suoi riguardi, di qualcuno che la guarda per lei stessa e non per il suo corpo e quindi le restituisce dignità e valore anche ai suoi propri occhi.
Paradossalmente dunque, più gravi sono stati il disordine e il peccato, più il cuore si era chiuso, più aveva fatto l’esperienza del vuoto e della infinita tristezza di chi vendendo il proprio corpo o comprando il corpo di un altro era entrato in un circolo di disprezzo di sé e dell’altro e più diventa possibile quella che il Vangelo chiama la conversione o il pentimento.
Tutto il messaggio di Gesù ruota intorno al bisogno di conversione e di pentimento.
Con esso comincia la sua predicazione, quando dice: Convertitevi (oppure pentitevi, sono sinonimi) e credete al Vangelo.
La prima lettura afferma proprio questo: se il malvagio si converte dalla sua malvagità che ha commesso e compie ciò che è retto e giusto, egli fa vivere se stesso.
La conversione, la rinuncia al peccato, è prima di tutto qualcosa che ci fa vivere, che ci restituisce dignità, che ci strappa alla solitudine, al disprezzo di noi stessi, alla miseria.
Dice ancora la prima lettura: Colui che si converte ha riflettuto, si è allontanato da tutte le colpe commesse: egli certo vivrà e non morirà.
Anche nel Vangelo la differenza tra i due figli non è tanto nel fatto di aver detto di sì o di no al padre, ma in quello che effettivamente poi succede nel loro cuore e nell’autenticità della loro conversione.
Le prostitute sono quelle che hanno detto di no, ma che proprio per questo sono profondamente coscienti della loro separazione dal Signore e del bisogno di un pentimento profondo, di una conversione radicale per ritornare al Signore.
Tutti noi invece siamo il figlio che dice subito di sì ma poi agisce con incostanza, con tiepidezza e finisce con il non fare la volontà del Padre.
I nostri ripetuti “Sì” sono solo dei mezzi “Sì”.
I nostri pentimenti sono esitanti, sono formali: li pronunciamo con le labbra, ma non scaturiscono dal profondo del cuore.
E’ sotto questo punto di vista che le prostitute ci sorpassano: proprio perché il loro no e il loro peccato le allontanano maggiormente da Dio sanno profondamente che la sola possibilità di ritornare al Signore e alla pace e alla vita è quella di una conversione autentica e totale.
Ma dobbiamo fare un passo avanti.
Finora abbiamo parlato delle prostitute come se si trattasse di una categoria a parte e in un certo senso situando noi stessi in una situazione migliore.
In realtà non è corretto parlare delle prostitute come se noi stessi non facessimo parte di questa categoria.
Anche noi infatti siamo queste prostitute di cui parla Gesù nel Vangelo.
La prostituzione nella Bibbia è sempre l’espressione di un peccato ancora più grave del vendere il proprio corpo, ancora più profondamente radicato nel cuore dell’uomo, vale a dire l’idolatria.
E in questo senso prostitute – cioè idolatri – lo siamo tutti.
Non vendiamo forse il nostro corpo, ma quanto non sacrifichiamo agli idoli del potere, del denaro, del successo, della bellezza a tutti i costi, dell’edonismo, o semplicemente all’idolo del nostro ego che diventa il centro intorno al quale tutto il resto deve ruotare, al quale tutto il resto deve obbedire? L’invito alla conversione che ci lancia il Signore, passa attraverso questa presa di coscienza.
Tutti – come lo dice Paolo nella lettera ai Romani – abbiamo peccato.
Tutti siamo privi della gloria di Dio.
Tutti siamo idolatri.
Tutti siamo prostitute.
Anche quando confessiamo il Signore con le labbra, diciamo un “Sì” esteriore come il figlio del vangelo, ma lo rinneghiamo poi nel cuore.
Tutti abbiamo bisogno di scoprire che possiamo essere salvati solo grazie alla misericordia del Signore, solo attraverso un pentimento ed una conversione che non devono essere a metà, che non devono essere tiepidi, che non devono essere esitanti, ma devono essere autentici.
Il pentimento autentico è quello che sa rinnovarsi ogni giorno, è quello di chi ogni giorno chiede perdono, ogni giorno invoca la misericordia del Padre, perché sa di averne bisogno e ogni giorno perdona i fratelli per essere perdonato da Dio, perdona i fratelli perché è perdonato dal Padre.
Prestiamo allora l’orecchio a questo grido del Signore: Convertitevi! Ritornate a me! E preghiamo insieme con il salmista: Ricordati, Signore, della tua misericordia e del tuo amore che è da sempre.
I peccati della mia giovinezza e le mie ribellioni non li ricordare: ricordati di me nella tua misericordia, per la tua bontà, Signore.
Buono e retto è il Signore, indica ai peccatori la via giusta; guida i poveri secondo giustizia, insegna ai poveri la sua via.