Delle cose del Cristo

nessuna è piú meravigliosa

della croce

S. Giovanni Damasceno

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Quantunque, poi, ogni azione e manifestazione del Cristo sia splendida, divina, meravigliosa: niente, tuttavia, fra tutte è piú degna di ammirazione, che la croce, di per sé degna d`ogni venerazione.
Né, infatti, la morte fu distrutta da nessun`altra cosa, se non per la croce del Nostro Signore Gesú Cristo (Cirill. Ger., Catech. 1, 14), che distrusse il peccato del primo uomo, spogliò l`inferno, ridonò con la risurrezione la vita, la forza sia come presenza, come concessa a noi per disprezzare la stessa morte, il ritorno preparato per l`antica beatitudine, le porte del paradiso spalancate, la nostra natura collocata alla destra di Dio, finalmente noi, divenuti figli ed eredi di Dio, se non per la croce del Nostro Signore Gesú Cristo (Cirill. Ger., Catech. 1, 14).
Ecco la morte che col fatto del Cristo, cioè la croce che rivestì noi della sapienza del Dio sostanziale.
La virtù, invero, di Dio, viene detta verbo della croce, poiché la potenza e la forza di Dio, cioè la vittoria contro la morte, si è manifestata a noi per mezzo di essa; poiché come quattro parti
della croce tra di loro aderiscono e sono congiunte per il punto centrale, cosí la sublimità e la profondità in virtù della potenza di Dio, la lunghezza cioè in cui ogni creatura visibile ed invisibile è contenuta.
Il segno della croce distingue i fedeli e gli infedeli tra di loro.
Questo è lo scudo, questa è l`armatura, e il trofeo contro il demonio.
Questa è la difesa, affinché l`angelo sterminatore non ci tocchi, come dice la Scrittura (cf. Es 9,12).
Questo è l`innalzamento di quelli che giacciono, il fulcro di quelli che stanno in piedi, il bastone degli infermi, la verga delle pecore, il sostegno di quelli che si ravvedono, la perfezione di quelli che partono, la salvezza dell`anima e del corpo, l`allontanamento di tutti i mali, la causa di tutti i beni, la distruzione del peccato, la pianta della resurrezione, il legno della vita eterna.
L`adorazione della croce, e delle altre cose che il Cristo sacrificò col suo contatto.
Pertanto, questo legno invero, sano e venerabile, nel quale Cristo per noi si offrí come vittima, santificato dal contatto del santissimo corpo e sangue, deve essere adorato debitamente...
Che anzi noi adoriamo anche il simbolo della croce preziosa, che dà vita, di qualsiasi materia sia stata costruita: non perché noi veneriamo la materia (questo non voglia Dio), ma il simbolo col quale Cristo è indicato.
Infatti, Egli stesso, ammonendo i suoi discepoli: Allora, disse, apparirà nel cielo il segno del Figlio dell`uomo (Mt 24,30), significava certamente la croce.
Ed in seguito l`angelo della resurrezione del Cristo diceva alle donne: Voi cercate Gesú Nazareno crocifisso (Mc 16,6). E l`Apostolo: Noi predichiamo Cristo crocifisso (1Cor 1,23).
Molti, infatti, sono di Cristo e di Gesú, ma uno semplicemente crocifisso.
Non dice, trafitto dalla lancia, ma «crocifisso». Per la qual cosa il segno della croce, noi dobbiamo adorarlo: dove, infatti, ci sarà la croce, ivi ci sarà lui stesso.
Del resto la materia della quale consta la croce, una volta distrutta non si può piú adorare.
Tutte le cose, dunque, che sono dedicate e consacrate a Dio, cosí noi le adoriamo, perché riferiamo a lui il loro culto.
Il legno è figura della vita della croce.
Il legno della vita, che è stato posto da Dio in paradiso, portò la figura della croce, degna di venerazione.
Poiché, infatti, attraverso il legno si era aperta la via alla morte (cf. Gen. 2 e 3) conveniva che per il legno anche la vita e la resurrezione fossero donate.
Per primo Giacobbe, adorando la grandezza della verga di Giuseppe (cf. Gen 47,31) designò la croce; e benedicendo i figli (cf. Gen 48,14) chiudendo le palme delle mani, designò apertamente l`immagine della croce.
La stessa cosa indicarono (Quaest. ad Antioch., 63) sia la verga di Mosè, con la quale come da una croce fu percosso il mare, e portando la salvezza d`Israele, sommerse Faraone nelle acque (cf. Es 14,16) sia estendendo in forma di croce le mani, e volgendo gli Amaleciti in fuga (cf. Es. 17,11): l`acqua amara, in seguito, fu addolcita dal legno (cf. Es 15,25) e la roccia, per opera della verga, fendendosi diedero latte (cf. Es 17,6); la verga di Aronne, sacerdote, sancí, a causa del divino responso, la propria dignità (cf. Nm 17,8-9); innalzato, a guisa di trofeo di legno il serpente, come morto (cf. Nm 21,9), apportando il legno la salvezza a quelli che con fede guardavano il nemico morto; cosí il Cristo, nella sua carne ignara del peccato, fu confitto al legno della croce.
Il grande Mosè esclama: Vedrete la vostra vita pendente dal legno coi vostri occhi (Dt 28,66).
Similmente Isaia: Tutto il giorno ho esteso le mie mani, al popolo che non credeva e mi contraddiceva (Is 65,2).
Noi che adoriamo la croce, possiamo giungere all`ultima partecipazione del Cristo che è stato affisso alla croce. Amen.

(De fide ortod., 4, 11)