Chi ama l’altro

ha adempiuto la Legge

Commento domenica XXIII A

ama prossimo1

Con parole che sembrano leggere, perché scritte come indicazioni, non come comandi, la liturgia offre la regola aurea di tutto il messaggio del Signore. Da una parte si insiste sulla libertà di coscienza e quindi di azione di ognuno, dall’altra si evidenziano le conseguenze delle proprie azioni. Il brano del profeta appare come la promessa alla sostanza degli insegnamenti che suggeriscono i brano della Lettera ai Romani e il Vangelo.
Sono due i grandi messaggi di oggi: il cuore dell’insegnamento evangelico è suggerito da San Paolo nel brano della lettera ai Romani. Alcuni comandamenti si ricapitolano in un’unica sintesi: “Amerai il tuo prossimo come te stesso”. Il Vangelo (secondo messaggio) offre un percorso di riconciliazione, per le occasioni di disaccordo e di lite tra cristiani. Una prassi molto nobile, oramai scomparsa anche negli ambienti più raffinati e più religiosi del cristianesimo.

1. Perché si converta
Nello stile classico della profezia, Ezechiele racconta una delle sue “visioni”. Visioni non necessariamente fisiche, ma più probabilmente ispirazioni, intuizioni, caratteristiche di persone mistiche e religiose, in contatto con Dio e attente alle indicazioni dell’anima.
Il racconto è contorto, ma riletto adeguatamente, suggerisce due indicazioni. La prima obbliga la persona religiosa a indicare il bene e il male. Sempre. Il testo drammatizza i due passaggi, collegando la conversione all’adempimento del dovere di denuncia.
Ricondotto ai nostri giorni, il comando di dire la verità è assolutamente attuale. Una tendenza che oggi sembra in decadenza. L’inclinazione “morale” oggi è verso una tolleranza che non accentua la separazione tra il bene e il male, ma giustifica i proprio agire – appellando a circostanze personali e oggettive – anche se non sempre corretti.
Si confonde, in parole più semplici, la misericordia verso il peccatore, con l’attenuazione del male. E’ un errore perché si confondono i piani e i termini dell’azione morale.
Il bene e il male sono indicati da Dio, nella classica trasmissione delle scritture, dell’insegnamento della Chiesa e della fede del popolo di Dio.
La misericordia va a compensare le singole persone che hanno sbagliato, a condizione che riconoscano il proprio errore e soprattutto esprimano volontà alla propria conversione. Se si spostano i paletti del bene e del male, le conseguenze sono disastrose. Ciascuno sarebbe autorizzato a farsi una propria morale e di conseguenza a disobbedire alla legge di Dio.
La seconda indicazione del brano di Ezechiele è il “giudizio” che Dio non può non dare, nel momento in cui, presa coscienza della propria condotta, la persona decide di continuare nell’agire immorale.
Anche a questo proposito la tendenza è quella di appellare ad un Dio misericordioso che perdona in tutte le circostanze. Con una specie di buonismo invocato sempre e comunque a propria giustificazione.

2. Chi ama l’altro ha adempiuto la Legge
San Paolo, in un passaggio molto lucido della Lettera ai Romani sintetizza: “Non commetterai adulterio, non ucciderai, non ruberai, non desidererai», e qualsiasi altro comandamento, si ricapitola in questa parola: “Amerai il tuo prossimo come te stesso. La carità non fa alcun male al prossimo: pienezza della Legge infatti è la carità”.
In questo elenco – non completo – San Paolo offre la chiave di lettura della seconda parte dei dieci comandamenti. Se infatti i primi tre sono rivolti ai doveri verso Dio, gli altri sette rappresentano il rispetto del prossimo e il buon agire nella convivenza.
Spessissimo i comandamenti sono letti come obblighi. San Paolo offre l’interpretazione positiva, sulla scia degli insegnamenti del Signore.
Un’interpretazione mai evidenziata negli insegnamenti di morale spicciola. Si preferisce insistere sui doveri nei confronti degli altri. Eppure, a ben pensare i comandamenti dal quarto al decimo, esprimono in termini molto chiari, l’amore del prossimo.Risulta così un collegamento razionale e logico di quel detto fondante la vita del cristiano “ama Dio tuo, ama il prossimo tuo”.
I comandi allora di onorare il padre e la madre, di non uccidere, di non rubare, di non dire falsa testimonianza …. esprimono semplicemente l’amore del prossimo. Sono articolati in termini negativi forse per essere chiari, ma nella lettura evangelica, assumono la dimensione positiva di un amore del prossimo che è insita nell’amore di Dio, mai dimentichi della sintesi di San Tommaso che afferma che amare Dio significa amare tutto ciò che egli ha amato.
Una visione propositiva che avvalora i dieci comandamenti, ma che offre anche la ragione di quelle proibizioni.
Forse l’amore del prossimo, nella vita sempre più individualista ed egoistica dell’individuo moderno, è sempre più disattesa: da qui il tentativo di svilire il valore dei comandamenti.

3. Se due di voi sulla terra si metteranno d’accordo
In questo piccolo brano del Vangelo di Matteo si racconta di una prassi che le primitive comunità cristiane seguivano di fronte alle rissosità che pure allora si verificavano.
Non sappiamo se il brano è riferito a comportamenti caratteristici dei primi cristiani: probabilmente sì. Di fatto tale prassi, con l’evolvere del tempo, è scomparsa.
Anche i cristiani, nelle diatribe, hanno preferito rivolgersi all’autorità civile, perché un giudice, secondo le leggi vigenti, ristabilisse la verità.
Un comportamento oggi ampiamente seguito se – i dati ufficiali lo confermano – un’infinità di cause incombono sui nostri tribunali.
Al di là del valore delle indicazioni del Vangelo di Matteo, è importante sottolineare il clima nel quale tale suggerimento viene indicato.
Trovare soluzioni benevole che risolvano eventuali contese sono un segnale nobile, veramente evangelico, del volersi bene con l’amore del prossimo.
Solo così possiamo con il Salmo:
“È lui il nostro Dio
e noi il popolo del suo pascolo,
il gregge che egli conduce.”
Non seguendo nella sostanza il Vangelo, il resto rimane un equilibrio umano più o meno evoluto, ma nulla di più, che ogni religione può offrire.
La radicalità del Vangelo si distingue per la profondità della proposta che incide in profondità relazioni e valori.


(1ª lettura: Ez 33, 7-9 – 2ª lettura: Rm 13, 8-10 – Vangelo: Mt 18, 15-20)

(Redattore Sociale)