Ma nel mio cuore c’era

come un fuoco ardente

Commento Domenica XXII A

GESUKAIRSO

Il clima proposto dalle lettura di questa domenica è ben diverso dall’entusiasmo dei primi passaggi di Gesù in Galilea, dove le folle lo acclamavano quale Maestro e Messia. Gesù stesso si rende conto dell’eccezionalità della sua predicazione e vuole preparare i discepoli alla realtà del suo pellegrinare. Ha incontrato la folla, ma anche i “maestri” e le “autorità” che non sono affatto benevole nei suoi confronti.
Gesù sente la propria vocazione di non tradire il messaggio suggerito da Dio che vuole prima di tutto verità, anche se essa non è ascoltata, anzi ostacolata e rifiutata.
I discepoli non potranno mai abbandonare questa verità perché è di Dio.
Lo stesso profeta Geremia era stato messo alla prova dalle vicende della sua vita diventata “infelice”, nonostante annunciasse i voleri di Dio.
Sulla stessa linea prosegue il Signore. Con un suggerimento a Pietro che rimarrà per sempre a sottolineare il valore delle sue parole: “Tu mi sei di scandalo, perché non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini!”.
Lo stesso messaggio che San Paolo riprenderà, rivolgendosi ai Romani: “Non conformatevi a questo mondo, ma lasciatevi trasformare rinnovando il vostro modo di pensare, per poter discernere la volontà di Dio, ciò che è buono, a lui gradito e perfetto.”

1. Ma nel mio cuore c’era come un fuoco ardente

Nelle parole del profeta Geremia si sente tutta la dialettica (forse lotta interiore) tra la chiamata di Dio e le resistenze umane, caratteristiche e comprensive della vocazione di profeta.
La profezia è verità nuda e cruda, anticipatrice, ma soprattutto profonda nel leggere la realtà delle cose, dal versante di Dio.
La parola del profeta è sempre tagliente: va al cuore dei problemi e non fa sconti. Non ha paura dei destinatari e non usa giri di parole. Da qui la resistenza alla verità e quindi all’opposizione di chi la pronuncia.
Essendo anticipatrice viene spesso interpretata come eterodossa e per questo avversata. Sconvolge gli equilibri esistenti perché offre prospettive diverse da quelle consolidate ed esistenti. E’ come una rivoluzione, anche se crea prospettive nuove e portatrici di futuro.
La chiave di lettura della profezia è nelle parole di Geremia:
“Ma nel mio cuore c’era come un fuoco ardente,
trattenuto nelle mie ossa;
mi sforzavo di contenerlo,
ma non potevo.”
La forza non deriva da comprensione, da circostanze esterne, da considerazioni umane, ma dall’illuminazione di Dio. La lettura del testo dice che nel cuore c’era “come fuoco ardente”, non fuoco, ma “come fuoco”. Un tentativo di spiegazione che racconta la grande attrattiva nei confronti delle cose di Dio: “trattenuto nelle mie ossa” per sottolineare che era permanente, profondo, non soltanto un’improvvisa intuizione.
Al di là delle parole profetiche rimane il segno del coinvolgimento dello spirito nelle cose di Dio.
Una lezione mistica, dai contorni confusi, ma eccezionalmente esplicita.
La lettura del salmo 62 si fa intensa e le parole – più volte sentite e riferite – del poeta assumono contorni di grande emozione:
“O Dio, tu sei il mio Dio,
dall’aurora io ti cerco,
ha sete di te l’anima mia,
desidera te la mia carne
in terra arida, assetata, senz’acqua.

Quando penso a te che sei stato il mio aiuto,
esulto di gioia all’ombra delle tue ali.
A te si stringe l’anima mia:
la tua destra mi sostiene”.

2. Chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà

Il discorso di Gesù ai discepoli, riportato da Matteo, rappresenta un passaggio cruciale nella narrazione della missione del Signore.
E’ l’esplicitazione della coscienza di Gesù circa il suo futuro. Il Maestro si rende perfettamente conto del clima ostile che lo circonda, soprattutto da parte dei potenti del tempo. Vuole preparare i discepoli a un sogno diverso da come l’avevano immaginato: non splendore e gloria, ma un percorso pieno di insidie e di umiliazioni.
L’evangelista sintetizza nelle parole celebri: “Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà.”
E’ la dicotonia tra le intenzioni di Dio e di quelle degli uomini.
Ancora una volta Pietro impersona le contraddizioni: pur essendo stato definito la “pietra” su cui sarà fondata la Chiesa, ora ha un atteggiamento “diabolico”. Succederà ancora con il rifiuto della lavanda dei piedi e addirittura con lo spergiuro di non aver conosciuto Gesù durante la passione.
Ma rappresenta anche la difficoltà di un pensare ed agire spirituale: “perché non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini”, Gesù gli ricorda.
E’ una tentazione e un rischio: le cose di Dio, i suoi pensieri e i suoi modi sono immersi nella caducità degli atti umani.
La forza del Cristo è dimostrata dal non aver tradito la missione ricevuta: era stato inviato per la salvezza di tutti e donerà la vita per l’adempimento della vocazione assegnatagli. Alla coerenza sono chiamati tutti i discepoli. Il passaggio della solitudine, dell’oltraggio e della sofferenza è inudibile. Trionferà la vita con la risurrezione. Dio non abbandonerà le sue creature nell’oscurità e il male non trionferà.

31 Agosto 2014 – Anno A
XXII Domenica Tempo ordinario
(1ª lettura: Ger 20, 7-9 – 2ª lettura: Rm 12, 1-2 – Vangelo: Mt 16, 21-27)

(Fonte: REDATTORE SOCIALE)