La compagnia della fede

Commento al Vangelo Domenica XX A

Giancarlo Bruni

cananea

1. La vita pubblica di Gesù si snoda tra controversie (Mt 15,1-9), insegnamenti alla folla (Mt 15,10-20) e guarigioni (Mt 15,29-31). Gesù vive il suo giorno lasciandosi incontrare ora da alcuni (Mt 15,1), ora dalla folla (Mt 15,10.32) e ora da persone singole, nel caso una cananea, una donna di lingua greca e di origine siro - fenicia (Mc 7,26). Gesù, uomo di compagnia, è altresì uomo che sa ritirarsi o per pregare o, ed è il caso del vangelo di oggi, per ragioni strategiche: «Partito di là, Gesù si ritirò verso la zona di Tiro e di Sidone» (Mt 15,21). Verso regioni distanti dalla disputa continua e dai pericoli che essa comporta generando inimicizia e persecuzione. Non si dice che egli abbia attraversato il confine di Israele, certamente quella donna ha attraversato il suo avendo intuito in Gesù la presenza della compassione potente di Dio, tale da varcare ogni confine. Il pane del suo prendersi cura non è mai esaurito, e la donna lo sa: «Pietà di me, Signore, figlio di Davide» (mt 15,22). Non a caso l'episodio è tra le due moltiplicazioni dei pani, e del pane che dà vita ne avanzano sempre ceste piene.

2. Questa affermazione a prima vista sembra contraddetta dall'atteggiamento sorprendente di Gesù. Al grido invocativo della donna egli risponde con il silenzio: «non le rivolse neppure una parola». All'implorazione dei discepoli: «esaudiscila», da sembrare essi di cuore più generoso del suo, egli risponde: «non sono stato mandato se non alle pecore perdute della casa di Israele», cioè all'insieme di Israele (Mt 10,5-6) e ai peccatori di Israele (Mt 18,12-14).
Precisazione importante che merita di essere sottolineata. L'evangelista e la Chiesa giudeo - cristiana fanno risalire a Gesù un limite che corrisponde a un piano di Dio tutt'altro che capriccioso: il Gesù terreno nel breve giorno storico del suo esistere lo sia per quel fazzoletto di terra a cui è stato mandato a Israele figlio primogenito (Es 4,22). E agli stessi Dodici viene ordinato di fare lo stesso (Mt 10,6).
Solo a partire dalla resurrezione egli diverrà il dono di Dio per tutte le genti (Mt 28,19). Una prospettiva propria a Paolo per il quale Gesù è il Vangelo di Dio prima al giudeo e poi al greco (Rm 1,16), e propria a Giovanni che ai greci che desiderano di vedere Gesù viene dato l'appuntamento sulla croce ove sarà visto da ebrei, greci e latini (Gv 12,21.31; 19,20). L'atteggiamento apparentemente sconcertante di Gesù vuole sottolineare la sua conformità a questa lettura del tempo: c'è un tempo per il particolare e c'è un tempo per l'universale, e ancora c'è un tempo in cui l'universale irrompe profeticamente nel particolare. Eventualità a cui Gesù obbedisce arreso dinanzi alla non arresa invocazione della donna (Mt 15,27), e alla sua quanto mai sagace risposta al dire di Gesù: sì, il pane è per il figlio Israele ma le briciole lo siano per i cagnolini, metafora delle nazioni (Mt 15,26-27). Briciole convertite in pane: «Donna, grande è la tua fede! Avvenga per te come desideri. E da quell'istante sua figlia fu guarita».

3. Pagina altissima è questa che anticipa i tempi della compagnia della fede composta da giudeo - cristiani e etnico - cristiani: «Noi (giudei) crediamo che per la grazia del Signore Gesù siamo salvati, così come loro (pagani)» (At 15,11). L'andare di Gesù alle genti è qui preceduto dal venire delle genti a lui riconoscono come la pietà di Dio in azione a cui sta a cuore restituire a una madre una figlia malata guarita. Madre icona di una fede ostinata in un Tu visto come amore che sana, condizione imprescindibile perché il pane che dà vita non venga impedito nel suo compito. Questo vuol dire: «Avvenga per te come desideri» (Mt 15,28; cf Mt 8,13; 9,22). Donna la fiducia che hai riposto in me ha liberato in me la potenza d'amore che dimora in me. Quando ciò accade è sempre tempo di grazia, e in quella cananea la poca fede di Pietro diventa grande.