Se trattano così il legno verde

Inserito in Tempo liturgico.

 

croce_legno

 

… Portò sul Golgota l'albero del patibolo, e già tutt'uno con lui.

Quando li ebbe nella carne, i chiodi, quando li sentì entrare, si trovò per la prima volta dalla parte del legno. Come li conosceva quei colpi, il rintoc­co del ferro, il fiato che accompagna la battuta: li aveva abbandonati per un poco e ora li ritrovava uguali. Gli tornò alla vista Ioséf lasciato solo in vecchiaia, Ioséf che sperava in quel figlio per un aiuto e che forse aveva venduto arnesi e magazzino, rimasto senza cambio. Toccava a lui, Ieshu, finire come un legno disteso e immorsato, messo in opera da una volontà di offerta e sacrificio.

La sua vita era materia prima. La docilità del legno era la sua.

Non era più albero che cammina, come gli ave­va rivelato il cieco di Betsaida, ora era piantato al suolo e tutti i suoi passi finivano lì a piedi giunti e braccia spalancate come rami.

Il Golgota è un'altura spellata, senza vegetazione. Sulla cima ora spuntava un uomo albero, innestato a sangue.

Gli alberi non possono scappare, quando ar­rivano i tagliatori, restano ad accoglierli e a farsi abbattere. Anche lui come loro non era scappato. Piantato a chiodi sopra un legno in quell'ora ave­va pensieri da albero. E voglio credere, per pura immaginazione del mio odorato, che il legno della croce fosse di conifera. Non era stagionato e trasudava resina carezzandogli il naso col ricordo dei boschi. Perché un tempo i buoni falegnami andavano a scegliere i legni salendo alle foreste. Ne curavano il taglio, lo sfoltimento. E Ioséf inse­gnava a suo figlio quale pianta serviva, esposta a quale versante, stroncata in quale esatto giorno della luna. E Ieshu un poco ascoltava, un poco schiacciava con un sasso i pinoli, accovacciato al­l'ombra. «Allora canteranno di esultanza tutti gli alberi del bosco davanti a Iod/Dio che viene»: il vento sopra il Golgota veniva da boschi lontani, era pieno di canto.

Così mentre si disfaceva il giorno più breve della sua vita, nelle narici entrava con forza di anestesia il succo della resina, la ferita dell'albero si legava al suo sangue e gli ultimi respiri tornavano ai boschi profumati. Perciò sorrise e crollò il capo di lato sulla spalla con uno scroscio di respiro forte, come chioma di albero abbattuto.

(Erri De Luca, Penultime notizie circa Ieshu/Gesù, Messaggero 2009, pp. 24-25)