Santa Barbara

 

barbara

 

ps. nessuna particolare ragione teologica o pastorale per questo "inserimento"... solo la Patrona della parrocchia dove l'Amministrator lavora... e per invitare alla miniserie TV di stasera...

Ricordiamo anche il delizioso romanzo "Santa Barbara dei fulmini" di Jorge Amado, scoppiettante e allegro...

 

Barbara, un nome dato per disprezzo

Secondo quanto scrive Andrea del Vescovo, nel blog sul popolo degli antichi sabini e sulla storia, i monumenti e le tradizioni della Sabina, santa Barbara nacque a Nicomedia (oggi Ismit o Kocael in Turchia) nel 273 d.C.. La sua vita riservata, intenta allo studio, al lavoro e alla preghiera la definì come ragazza barbara, cioè non romana. Era una denominazione di disprezzo. E' questo il nome a noi pervenuto da quello suo proprio. Tra il 286 e il 287 Santa Barbara si trasferì presso la villa rustica di Scandriglia poiché il padre Dioscoro, fanatico pagano, era un collaboratore dell'imperatore Massimiano Erculeo. Quest'ultimo gli aveva donato ricchi e vasti possedimenti in Sabina. Dioscoro fece costruire una torre per difendere e proteggere Barbara durante le sue assenze. Il progetto originario prevedeva due finestre che diventarono tre (in riferimento alla croce) secondo il desiderio della ragazza. Fu costruita anche una bellissima vasca a forma di croce. Sia la finestra che la vasca non erano altro che i simboli del cristianesimo a cui la ragazza si era convertita. La tradizione afferma che proprio nella vasca Barbara ricevette il battesimo per la visione di San Giovanni Battista.

L'ira del potente padre per un figlia che voleva essere cristiana

La manifestazione di fede di Barbara provocò l'ira di Dioscoro; lei, allora, per sfuggirgli si nascose nel bosco dopo aver danneggiato gran parte degli dei pagani della sua villa. La tradizione popolare scandrigliese afferma che si rifugiava in una nicchia scavata all'interno di una roccia (dicitura indicata come riparo di santa Barbara in località "le scalelle") e fu trovata per la spiata di un pastore lì presente. Dioscoro la consegnò al prefetto Marciano con la denuncia di empietà verso gli dei e di adesione alla religione cristiana. Durante il processo che iniziò il 2 dicembre 290 Barbara difese il proprio credo ed esortò Dioscoro, il prefetto ed i presenti a ripudiare la religione pagana per abbracciare la fede cristiana: fu così torturata e graffiata mentre cantava le lodi al Signore. Il giorno dopo aumentarono i tormenti mentre la santa sopportava ogni prova col fuoco. Il 4 dicembre, letta la sentenza di morte, Dioscoro prese la treccia dei capelli e vibrò il colpo di spada per decapitarla. Insieme a santa Barbara subì il martirio la sua amica santa Giuliana, nella zona campestre indicata nei codici antichi con una espressione generica "ad aram solis" o "in loco solis" (denominazione della zona costa del sole oggi chiamata Santa Barbara). Il cielo si oscurò e un fulmine colpì Dioscoro. 

Santa da record: invocata contro fulmini, fuoco, morte improvvisa, pericolo

La tradizione scandrigliese invoca la Santa contro i fulmini, il fuoco, la morte improvvisa, il pericolo... e sostiene che la treccia di Santa Barbara fosse visibile all'innocenza dei bambini alla sorgente omonima. Il nobile Valenzano curò la sepoltura del corpo della santa presso una fonte (sorgente di Santa Barbara) che diventò una meta di pellegrinaggio per l'acqua miracolosa. Quando l'imperatore Costantino, nel 313, consentì di rendere un culto esterno ai martiri, i fedeli ornarono il sepolcro e di seguito vi costruirono un oratorio (che si ritiene del VI secolo). Nel secolo IX decadde dal suo primitivo splendore e nel secolo X si poteva considerare abbandonato a seguito dell'invasione saracena. Passata l'invasione, attorno all'anno 1000 fu eretta una chiesa completamente rifatta che esiste ancora oggi. Tra il 955 ed il 969 i reatini organizzarono una spedizione a Scandriglia (che oggi si trova in provincia di Rieti) e dopo varie ricerche trovarono il suo corpo. Fu sottratto ai ricercatori di corpi santi e portato al sicuro nella Cattedrale di Rieti dove ancora oggi riposa sotto l'altare maggiore. 

(da fonte RAI)