Schede di analisi e di verifica per la pastorale universitaria

Inserito in NPG annata 1999.


(NPG 1999-03-48)


Questo strumento di lavoro presenta:
• una scheda per il confronto, lo scambio di esperienze e le prospettive di azione pastorale nell’università;
• quattro schede di materiali sui temi specifici.
Nota bene.
L’analisi e la verifica indicate per la «Cappella universitaria» possono utilmente essere assunte anche da altre realtà, ecclesiali o non, presenti nell’ambiente Università con «intenzione pastorale».

Per il confronto, lo scambio di esperienze, le prospettive di azione pastorale

• Una presenza di evangelizzazione
– Iniziative di prima evangelizzazione e di catechesi
– Esperienze di vita liturgica e sacramentale
– Attivazione dei consigli pastorali delle cappellanie
– Iniziative teologiche in Università

• Presenza culturale in Università
– Iniziative di animazione culturale
– Coinvolgimento dei docenti
– Forme organizzate di presenza nelle Facoltà
– Presenza dei cristiani negli ambiti istituzionali dell’Università

• Oltre i confini del campus universitario
– Rapporti tra università statali, libere, cattoliche, pontificie
– Collaborazione culturale e scientifica tra le diverse esperienze universitarie
– Il rapporto con la città

• In una pastorale organica
– Presenza e attività della Consulta nazionale e diocesana di pastorale universitaria
– Corsi di formazione degli animatori
– Coinvolgimento e promozione dei movimenti e delle associazioni ecclesiali
– Valorizzazione e cura dei Collegi universitari
– Rapporto tra le strutture di pastorale giovanile e di pastorale universitaria, in particolare tra animatori parrocchiali e cappellani
– Formazione dei presbiteri per la pastorale universitaria nei seminari

A SERVIZIO DELL’EVANGELIZZAZIONE NELL’UNIVERSITÀ

La considerazione della situazione indica una priorità pastorale indubbia: l’evangelizzazione della cultura e l’inculturazione della fede.
– La cappellania, segno visibile ed efficace di evangelizzazione, autentico servizio ecclesiale: oltre la tendenza alla privatizzazione della fede.
– Parola del Vangelo e realtà universitaria: modi e forme in cui può e deve esprimersi il riferimento ai valori cristiani, come ethos testimoniato e condiviso dentro la vita dell’Università.
– Percorsi di prima evangelizzazione: praeparatio evangelica (rivolta al non credente, a chi è in situazione di fede dubbiosa e incerta, al credente che respira l’atmosfera del nostro tempo; particolarmente pensato nella prospettiva della missione); prolegomena fidei (le parole fondamentali che introducono alla fede e ne sostengono le buone ragioni; adatto a consolidare la fede iniziale e l’appartenenza cristiana del credente; anch’esso pensato in termini di prima evangelizzazione e quindi utile nel contesto della missione); intellectus fidei (approfondimento organico della fede, soprattutto nel suo contenuto cristologico, e in vista di una sua vera integrazione nel vissuto quotidiano: formare e nutrire la mentalità di fede; dal sapere alla sapienza e alla vita cristiana testimoniale).
– La Cappellania: accoglienza e servizio a tutti i cattolici, singoli e associati, nella loro testimonianza di unità e nei loro rapporti ecumenici e di carità, verso tutti i componenti della comunità universitaria.
– Si sviluppa così una pedagogia catechistica di carattere comunitario, articolata in proposte e itinerari differenziati; una pedagogia dell’accompagnamento, fatta di accoglienza, di disponibilità e d’amicizia attenta nel discernimento evangelico; una pedagogia della vita spirituale, radicata nella Parola di Dio, approfondita e condivisa nella vita sacramentale e liturgica.
«Per la Chiesa non si tratta soltanto di predicare il Vangelo in fasce geografiche sempre più estese, ma anche di raggiungere e quasi sconvolgere mediante la forza del vangelo i criteri di giudizio, i valori determinanti, i punti di interesse, le linee di pensiero, le fonti ispiratrici e i modelli di vita dell’umanità... Occorre evangelizzare non in maniera decorativa, a somiglianza di vernice superficiale, ma in modo vitale, in profondità e alle radici, la cultura e le culture dell’uomo» (EN 19).

A SERVIZIO DELLA «COMUNITÀ» UNIVERSITARIA

La cappellania non è solo servizio ecclesiale ma contributo qualificato alla vita dell’Università.
– La Cappellania opera per l’unità della persona: la perdita dei riferimenti esistenziali è il segno più doloroso della decadenza etica del mondo di antica cristianità; e nutre il fondamentale atteggiamento della speranza offrendo una parola che dà «senso e valore all’intera sua esistenza e, dall’altra, gli offre motivazioni solide e profonde per l’impegno quotidiano nella trasformazione della realtà per renderla conforme al progetto di Dio» (TMA, 46).
– La fede cristiana costituisce illuminazione feconda dell’esistenza in ogni suo ambito: «La fede infatti tutto rischiara di una luce nuova e svela le intenzioni di Dio sulla vocazione integrale dell’uomo, e perciò guida l’intelligenza verso soluzioni pienamente umane» (GS, 11).
– La Cappellania a servizio della unità del sapere. Oggi l’epistemologia più avvertita riconosce la necessità che le scienze dell’uomo e della natura tornino a dialogare, che il sapere ritrovi una sua ispirazione profondamente unitaria. L’università è il luogo dove questa consapevolezza si esprime creativamente ed efficacemente.
– La Cappellania aiuta l’università a realizzare la propria specifica vocazione sul piano culturale e sociale.
– Il progresso delle scienze e delle tecnologie pone per la prima volta nelle mani dell’uomo il potere di distruggere la terra, il potere di modificare il codice stesso della vita. Solo un uomo assetato di verità e di bene non volgerà queste acquisizioni alla distruzione e alla morte: «La presa di coscienza dei limiti della scienza è una grande occasione offerta al nostro tempo. Infatti, essa orienta verso uno dei compiti maggiori della cultura: quello dell’integrazione del sapere, nel senso di una sintesi nella quale l’insieme impressionante delle conoscenze scientifiche troverebbe il suo significato nel quadro di una visione integrale dell’uomo e dell’universo, dell’ordo rerum. Il dialogo rispettoso tra teologia, scienze della natura e scienza umana si rivela più necessario e urgente che mai» (Giovanni Paolo II, 13.06.1984, all’Università di Friburgo, Svizzera).
«Se la fede cristiana è una fides quaerens intellectum, l’intelletto umano è un intellectus quaerens fidem, un intelletto che per ritrovare la retta fiducia in se stesso deve aprirsi fiducioso a una verità più grande di se stesso. Questa verità fatta umana, e quindi non più estranea ad ogni vero umanesimo, è Gesù, il Cristo, la Parola della vita eterna» (Giovanni Paolo II, 18.4.1982, all’Università di Bologna)

UN SERVIZIO DI ANIMAZIONE CULTURALE

Si profila un’azione di ampio respiro, volta a fare della Cappellania un centro propulsore di iniziative culturali, capaci di restituire alla fede quella incidenza e quel riconoscimento, che la affranchino definitivamente dalla situazione di marginalità – soprattutto culturale – nella quale sembra per molti versi relegata.
– È compito urgente e primario sfatare nella opinione diffusa, anzitutto in quel luogo simbolico della cultura che è l’Università, l’immagine – per la verità ignorante e grossolana – di una fede sprovveduta sotto il profilo della investigazione razionale: è fondamentale che i cristiani rendano testimonianza della dignità della ragione umana, delle sue esigenze e della sua capacità di ricercare e conoscere la realtà, oltre lo scetticismo epistemologico, le riduzioni ideologiche del razionalismo unidimensionale e le derive nichiliste del pensiero debole.
– È necessario ripristinare il codice genetico che correla fede e cultura, e ritrovare in modo persuasivo i segni della rilevanza della fede cristiana negli ambiti del sapere: ostacoli, forme, percorsi.
– La fede come fattore di stimolo alla ricerca e dimensione profonda del conoscere: esperienze di dialogo culturale in ambito universitario. La fede è capace di generare cultura: non precede la cultura, né la coarta; vive in essa, ma ad essa non si restringe. Originata dall’amore del Padre, manifestata nel Verbo fatto carne, suscitata dall’opera dello Spirito, essa conferisce alla cultura capacità inusitata di umanizzazione e di profezia.
– Non si può ridurre la cultura a bricolage di dati fenomenici; al centro è e rimane l’uomo, con la sua dignità e le sue esigenze: la prospettiva cristiana non può e non vuole prescindere dalla centratura personalistica e autenticamente umanistica della cultura.
– Il franco e aperto confronto culturale non relativizza la fede cristiana; la preserva piuttosto dalla presunzione e dall’irrigidimento ideologico, tendendo a «unificare in senso esistenziale, nel lavoro intellettuale, due ordini di realtà che troppo spesso si tende a contrapporre come se fossero antitetici, la ricerca della verità e la certezza di conoscere già la fonte della verità» (Giovanni Paolo II, 20.05.1985, all’Università di Lovanio, Belgio).
– È necessaria una più stretta e valorizzata collaborazione di docenti e studenti, chiamati a mostrare così concretamente quel legame fecondo tra fede e sapere che costituisce spunto originario della loro spiritualità specifica.
«In questa prospettiva anche la fisionomia delle Cappellanie, che da sempre accompagnano con la cura spirituale la vita della comunità universitaria, si arricchisce. Esse diventano, più compiutamente, centri pastorali autentici di animazione culturale e spirituale» (Giovanni Paolo II, Omelia agli studenti universitari di Roma, 15 dicembre 1996).

NEL CONTESTO DELLA PASTORALE DIOCESANA

«È auspicabile che le comunità cristiane, preti, religiosi e fedeli, riservino maggiore attenzione agli studenti e agli insegnanti, nonché all’apostolato delle cappellanie universitarie» (PCUCU, III, 4).
– È necessaria una coscienza sempre più convinta e matura che soggetto adeguato della pastorale universitaria è la comunità ecclesiale, nella sua organica struttura e nelle sue diverse articolazioni.
– Anche nella cura pastorale delle comunità stabilite sul territorio la dimensione della cultura ha un compito fondamentale.
Nella catechesi di giovani e adulti, dove più acuto si fa l’interrogativo esistenziale e più serrato il confronto con i maestri del sospetto e con le insidie di false dottrine, si mostra essenziale la capacità di interpretare la vicenda umana, con lucidità di discernimento evangelico.
– La capacità del Vangelo di ispirare e animare la cultura non va per automatismi, ma richiede il lavoro paziente e tenace nella pastorale ordinaria.
– La pastorale giovanile valorizza in forma armonica e coordinata la proposta di pastorale universitaria, in quanto essa si rivolge agli studenti, per la loro personale formazione (discorso analogo per il rapporto tra pastorale degli adulti e pastorale universitaria in quanto rivolta alla formazione permanente dei docenti). Si può quindi affermare che la pastorale universitaria, non riducibile alla pastorale giovanile o a settore di essa, si pone essa stessa, nella sua peculiarità, come pastorale giovanile ogni volta che si volge e coinvolge i giovani.
La pastorale universitaria accoglie e valorizza le associazioni, movimenti e gruppi di fedeli che sono prsenti ed operanti negli ambienti universitari, secondo le loro diverse modalità di servizio, contando sulla loro disponibilità a mantenere rapporti di comunione e collaborazione (cf CL 44).
«L’Università come luogo di ricerca e di educazione è, per sua natura, rivolta a scandagliare il mistero dell’uomo e, come tale, richiede la presenza di uomini sinceramente appassionati della verità! Da questo punto di vista, essa si connota non solo per l’oggetto e per il metodo della sua ricerca, ma anche per la soggettività che è in grado di esprimere grazie all’apporto di persone portatrici di una esperienza, nella quale è già emersa, in qualche misura, la verità sul mistero dell’uomo. È l’unità di questi due momenti a rendere esistenzialmente significativo, oltre che intellettualmente fecondo e creativo, l’ambito universitario... come luogo primario di cultura» (Giovanni Paolo II, 08.11.1996).