Giornata degli oratori
Voglia di oratorio

don Claudio Belfiore



altC’è stato un tempo in cui si è tentato di riprodurre nel civile l’Oratorio, come luogo di riferimento per i giovani, e tanti ne hanno copiato le modalità, a volte le singole attività, e così sono nate società sportive, gruppi teatrali, centri di aggregazione giovanile, sale giochi, centri ludici…
Oggi sembra che ci sia una rivalutazione della struttura Oratorio, tanto che sia a livello nazionale che regionale sono state redatte leggi che ne riconoscono il valore e che vorrebbero sostenerne il funzionamento, per ora solo pia intenzione, ma nulla di sostanzialmente concreto.

Sorge una domanda: chi vuole l’Oratorio oggi?
Forse dei nostalgici, che, ricordando il proprio passato, tentano di ripetere formule ormai logore. O forse degli idealisti, che si illudono con questo stratagemma di poter fare presa sui giovani d’oggi, consumati dai loro stessi consumi. O forse è il disilluso tentativo di alcuni che vogliono dare ai giovani di oggi riferimenti permanenti e vicini alla loro sensibilità.

A prima vista parrebbe di poter dire che non sono certo i giovani a volere gli Oratori, considerando la miriade di opportunità e di offerte con cui ogni giorno si confrontano: con tutto quello che hanno e le possibilità che continuamente si moltiplicano, cosa se ne fanno dell’Oratorio i giovani di oggi? E in effetti sembra di assistere a una fuga dagli oratori, almeno lì dove manca l’organizzazione, una offerta gradevole e strutturata, un’accoglienza simpatica e cordiale.

E sono proprio questi aspetti a far pensare che una “voglia di Oratorio” c’è, ma non di un Oratorio qualsiasi: non basta un cortile, non basta trovarsi qualche momento, non basta qualche sporadica attività…

Questo rimette in gioco noi educatori: i genitori, i preti, gli animatori, la comunità cristiana, la società civile.
Che idea abbiamo di Oratorio? Cosa deve e può essere un Oratorio, oggi, in questo contesto sociale e con la realtà giovanile che ogni giorno sperimentiamo?

Siccome gli Oratori sono nelle nostre mani, cioè siamo noi, mondo adulto, a deciderne gli orientamenti, le modalità, la “formula complessiva”, sta a noi chiarirci le idee, per capire verso dove si può andare, per essere in grado di offrire qualcosa di valido e attuale ai nostri figli.
Di qui il nostro primo compito: trovarci insieme, ascoltare qualcuno che ci racconti cosa fa, arricchire la nostra esperienza con le esperienze altrui, riflettere in modo onesto, leale e libero.. Può essere questo un buon punto di partenza per rilanciare sul nostro territorio gli Oratori?

Certo perché alla fin fine siamo noi genitori ed educatori in genere ad aver voglia di Oratorio, perché siamo consapevoli di quanto esso sia importante nella vita di un ragazzo e di un giovane, e di quanto noi abbiamo bisogno di essere supportati nella nostra missione educativa da agenzie libere da secondi fini e che guardino al giovane in tutta la sua globalità.

C’è voglia di Oratorio. E allora che Oratorio sia.