2. La situazione attuale

della PG Salesiana


2. LA SITUAZIONE ATTUALE

Alla fine degli anni ottanta esisteva un patrimonio di riflessione e prassi pastorale salesiana straordinariamente ricco e consistente, del quale si sentiva la necessità di avere una completa visione d’insieme e di raccoglierne in una sintesi organica e condivisa le linee fondamentali per facilitarne l’assimilazione personale e l’orientamento della prassi. Il Dicastero di Pastorale Giovanile cercò di rispondere a tale necessità offrendo alle Ispettorie e comunità la suddetta raccolta organica e promuovendo in questi ultimi anni un processo sistematico di formazione pastorale, in particolare dei confratelli che hanno responsabilità di animazione e governo, insistendo su alcuni punti che è bene richiamare.[1]

2.1 Conoscenza e assimilazione del modello di pastorale

Le diverse Ispettorie e comunità hanno fatto uno sforzo notevole di assimilazione e si sono impegnate per mettere in atto le linee fondamentali del modello pastorale, per rispondere sempre meglio alle nuove esigenze della gioventù. In questo cammino si sono sperimentate alcune difficoltà, come lo scarto tra la quantità di proposte ricevute e la possibilità di attuarle, il diverso ritmo di assimilazione della nuova mentalità pastorale da parte delle comunità e Ispettorie, l’aumento delle richieste e delle necessità che spinge sovente a un’azione dispersa e poco programmata, che lascia poco spazio alla riflessione. Da tutto questo consegue che le Ispettorie riescono ad assimilare e soprattutto a tradurre nella pratica con fatica e in forma limitata gli orientamenti della Congregazione.
In questi anni si è presentato ed approfondito questo modello pastorale con tutte le équipes interispettoriali di Delegati per la pastorale giovanile, verificando il cammino realizzato, chiarificando gli elementi fondamentali, in particolare la comprensione dell’unità e dell’integralità della pastorale salesiana nella pluralità di opere, servizi e attività, aiutando a superare il settorialismo ancora abbastanza presente. Il modello pastorale si è anche studiato negli incontri di Ispettori nelle Conferenze ispettoriali; si sono accompagnate alcune Regioni e Ispettorie, promuovendo in esse una maggiore conoscenza delle linee fondamentali e un coordinamento pastorale più efficace.
In questo sforzo di assimilazione, tuttavia, si percepiscono sovente concezioni riduttive della pastorale, come quando questa si riduce all’azione immediata, che favoriscono una visione poco unitaria tra pastorale, vita comunitaria e spiritualità, rendendo difficile vivere l’unità vocazionale e lo sviluppo integrale del “Da mihi animas”.
La spiritualità salesiana, espressione concreta della carità pastorale, costituisce un elemento fondamentale dell’azione pastorale salesiana: è la fonte della sua vitalità evangelica, il criterio per discernere ed affrontare le sfide quotidiane, la sorgente dell’entusiasmo e della passione apostolica, il fondamento dell’unità di tutti coloro che condividono e collaborano nella missione. «Per noi il ricupero della spiritualità non può essere staccato dalla missione… Perciò diventa inconcepibile e ingiustificabile ritenere che la missione sia un ostacolo per l’incontro con Dio e per coltivare l’intimità con Lui».[2]
Allo stesso modo, la vita comunitaria non è soltanto un aiuto pratico per l’efficacia dell’azione pastorale, ma costituisce un elemento fondamentale di essa: “Vivere e lavorare insieme è per noi, salesiani, un’esigenza fondamentale e un cammino sicuro per realizzare la nostra vocazione” (Cost. 49). Come ci ricordava il CG25: «il primo servizio che i giovani attendono da noi è la testimonianza di una vita fraterna che diventi risposta al loro profondo bisogno di comunione, proposta di umanizzazione, profezia del Regno, invito ad accogliere il dono di Dio».[3]
Spiritualità, comunità e azione pastorale esprimono insieme la ricchezza della nostra missione da punti di vista diversi, e devono pensarsi e viversi in continuo collegamento e in profonda unità.

2.2 Un rapporto più sistematico del Dicastero con le équipes dei Delegati ispettoriali per la PG

Una strategia importante in questo sforzo è stata di promuovere in tutte le Regioni o gruppi di Ispettorie la collaborazione sistematica dei Delegati ispettoriali con incontri regolari di verifica, studio e programmazione. Il contatto frequente e l’accompagnamento da parte del Dicastero delle équipes ispettoriali ha permesso di orientare l’azione pastorale delle singole Ispettorie secondo l’indirizzo della programmazione del sessennio e promuovere un fecondo collegamento tra loro.
Per facilitare questo rapporto e dialogo tra il Dicastero e le équipes dei Delegati ispettoriali si è attuata la “Consulta Mondiale” con rappresentanti di tutti i gruppi interispettoriali di Delegati, che costituisce un momento forte di riflessione e di approfondimento su aspetti centrali della pastorale, favorendo l’unità di visione e di orientamento.
Guardando le singole Ispettorie, si constata che si è capita ed apprezzata maggiormente la funzione di animazione del Delegato ispettoriale e dell’équipe, per esempio nella scelta del Delegato, nella continuità nel servizio, nella verifica e ridimensionamento dell’équipe ispettoriale per renderla più operativa ed efficace, ecc…; si deve tuttavia riconoscere che in alcune Ispettorie si deve ancora rafforzare questa figura del Delegato e il suo ruolo come coordinatore di tutta la Pastorale.

2.3 Alcuni aspetti del rinnovamento pastorale

Apertura generosa e creativa a nuove frontiere giovanili, soprattutto alle nuove e vecchie povertà (ragazzi di strada, drop-out, immigranti…), al mondo dell’associazionismo giovanile e ai nuovi linguaggi (musica, teatro, turismo…), al volontariato e, in un modo più modesto, ma significativo, nell’area della spiritualità giovanile (case ed équipes di spiritualità giovanile).
In verità questi settori ancora non sono pienamente integrati nel Progetto delle Ispettorie, trovano difficoltà a coordinarsi con le presenze più istituzionalizzate, come le scuole, le parrocchie, ecc. e sovente la loro gestione ed organizzazione richiedono un tale sforzo che ai salesiani incaricati restano poche energie per curare la qualità e sistematicità della proposta educativa che in esse si offre.
Una rinnovata sensibilità per dare più qualità educativa ed evangelizzatrice alla proposta educativo-pastorale che offriamo nelle nostre opere, attraverso un ripensamento del Sistema Preventivo per adeguarlo alle nuove sfide che presenta il mondo dell’educazione, alle nuove esigenze del lavoro con i giovani a rischio, all’urgenza di rinnovamento dell’evangelizzazione e dell’educazione alla fede.
Ma questa volontà di rinnovamento trova difficoltà a tradursi in programmi e processi concreti. Di fatto, la nostra pastorale è ancora poco missionaria, cioè presenta una scarsa attenzione al primo annuncio o all’annuncio rinnovato del Vangelo, non trova la forma di adeguarsi alle possibilità del grande gruppo, pur senza dimenticare i bisogni dei più aperti e disponibili; manca sistematicità nella pastorale vocazionale, animata dalla comunità e inserita veramente nella pastorale giovanile ordinaria. Per questo la grande molteplicità d’iniziative che si promuovono riescono con difficoltà a generare un solido itinerario di educazione alla fede, che aiuti i giovani a personalizzarla e integrarla nella loro vita.
Processi sistematici di formazione pastorale e salesiana degli educatori.
Esiste nelle Ispettorie la preoccupazione per la formazione pastorale e salesiana dei collaboratori e degli animatori giovanili, con molteplici iniziative: corsi di formazione di professori delle scuole e centri di formazione professionale, centri di formazione per gli animatori giovanili, incontri diversi nelle comunità ed Ispettorie, ecc. Ci sono inoltre alcuni centri per la formazione pastorale e salesiana dei Salesiani e dei collaboratori laici come il Centro Regionale di Formazione Permanente di Quito, per la Regione Interamerica, il quale ha integrato nel suo programma la formazione pastorale e sta sviluppando un corso di formazione pastorale per i Delegati e membri delle équipes ispettoriali di pastorale giovanile; il Centro Don Bosco di Lione (Francia) o il “DonBoscovormingscentrum” del Belgio Nord, ecc. In collaborazione con le IUS e la Commissione Americana della Scuola Salesiana in America si è iniziato un corso virtuale per la formazione salesiana dei docenti della scuola, secondo le linee del secondo incontro continentale (Cumbayá II), al quale hanno già partecipato 702 professori.
In questo campo della formazione pastorale si deve curare molto di più la sistematicità delle proposte, la loro ricaduta nella vita quotidiana delle opere, il coordinamento e la condivisione delle iniziative e dei programmi, un’impostazione secondo il modello della Pastorale Giovanile Salesiana che favorisca una visione più unitaria e integrale della pastorale; si deve curare, inoltre, il lavoro in équipe e in rete, e lo sviluppo di metodologie adeguate per affrontare positivamente la complessità della pastorale e superare il settorialismo.
Obiettivo strategico da perseguire in modo speciale è la formazione pastorale dei Salesiani perché possano diventare animatori del nuovo modello della PG e assumere il loro compito specifico di promotori e guide della formazione salesiana e pastorale dei collaboratori.[4]


NOTE

[1] Cf. Dicastero per la Pastorale Giovanile. La pastorale giovanile salesiana. Quadro di riferimento fondamentale. Seconda edizione. Roma 2000.
[2] CG25, n. 191.
[3] CG25, n. 7; cf. anche n. 192.
[4] Cf. CG24, n. 159.