Le parole della Resurrezione

Sorella Francesca - Bose


25 aprile 2019

19La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». 20Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore. 21Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». 22Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. 23A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati». 24Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. 25Gli dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo». 26Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c'era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!». 27Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!». 28Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». 29Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!».30Gesù, in presenza dei suoi discepoli, fece molti altri segni che non sono stati scritti in questo libro. 31Ma questi sono stati scritti perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome.
Gv 20,19-31

Le pagine del vangelo che la liturgia propone in questo tempo pasquale si concentrano sulla manifestazione di Gesù Risorto. È ancora l’uomo Gesù che si fa incontro. Non più la vittima derisa, violentata bensì l’uomo ferito dal male altrui che risponde a chi lo percuote, a chi lo ha tradito, a chi lo ha abbandonato nel suo dolore con misericordia, con amore fraterno, con lo sguardo di chi reagisce con il bene al male.
C’è un vocabolario nuovo che la resurrezione mette in bocca al credente. Parole che aiutano a credere il paradosso della resurrezione, parole che si fanno doni.
Il contesto è molto preciso e l’atmosfera anche. I discepoli sono insieme, chiusi in una stanza, sono vicini, non più la folla dispersa nel giardino del Getsemani, hanno paura e stanno in silenzio. Ma avviene che Gesù viene a loro, si fa loro vicino e porta quello che la paura rimuove: gioia e pace.
Gesù viene, irrompe nella chiusura della sofferenza, abbatte le porte che emanano odore di morte. Viene in mezzo, e non più messo nel mezzo come nella crocifissione, fra due ladroni. Qui occupa il suo spazio. È il porsi nel mezzo che è segno del Risorto. Il Cristo Risorto è colui che permette l’incontro, che si pone al centro di ogni relazione “tutto quello che avrete fatto ad uno di questi piccoli nel mio nome l’avete fatto a me”.
Egli varca la soglia con l’autorità del padrone di casa senza imporsi ma portando pace e gioia. La pace donata trasforma la paura in gioia. È attraverso questa pace donata che i discepoli credono e l’incredulità abitata dalla paura si scioglie.
“Vi lascio la pace vi do la mia pace, non come la da il mondo io la do a voi” (cf. 14,27). La pace donata è promessa esaudita “queste cose vi ho rivolto affinché in me abbiate pace”. La fede nel Cristo Risorto permette di trovare pace nelle prove, nelle persecuzioni perché lui stesso le ha vissute vincendo il mondo, la mondanità, la paura, la collera, l’ingiustizia (cf. 16,33).
Accolta la pace che occupa il centro, il cuore di ogni incontro, scaturisce la gioia. E la gioia porta consolazione (cf. Is 40,1). I segni della violenza subita non incrementano la paura e l’angoscia, vengono anch’essi accolti come segni distintivi dell’identità del maestro.
Gesù Risorto dona pace e dona lo Spirito, soffia dentro ogni uomo la fede come il Creatore aveva soffiato sulla terra per plasmare l’uomo. Gesù aveva consegnato lo spirito morendo, ora il Risorto lo dona agli uomini. Invita l’umanità a riceverlo, a prenderne parte per essere testimoni e artefici della pace ricevuta da Gesù.
Con lo Spirito Gesù dona il perdono su ogni divisione. Donando la pace Gesù perdona anche l’incredulità di Tommaso. Ognuno sperimenta l’essere lontano, assente ma se si lascia che la pace di Cristo si ponga nel mezzo, se si accetta di vedere allora l’incredulità e la durezza di cuore lasciano lo spazio alla fede e all’invocazione di amore “Mio Signore mio Dio”.