Preti, frati, educatori. Reati penali da sapere

Inserito in Giovani nel digitale. Esercizi di discernimento.

Giovani nel digitale

Esercizi di discernimento /11

Preti, frati, educatori.

Reati penali da sapere

Giacomo Ruggeri

Il mio triplice peso digitale nei social e in rete

Stare sui social, con i propri profili, non significa fare tutto ciò che si vuole, soprattutto se ti senti rafforzato dal ruolo che rivesti. Dire: “Sono un prete, un frate con un ruolo istituzionale; quindi posso dire e scrivere con libertà i miei pensieri sui social e in internet”. Ecco: proprio perché hai un ruolo pubblico, e visibilmente riconoscibile (il che non significa che sia riconosciuto), devi stare molto attento a tutto ciò che scrivi sui social, ai video che pubblichi, ai commenti che dissemini, all’intera tua attività quotidiana digitale, diurna e notturna.
Le tue parole di prete, frate, persona consacrata, hanno un triplice peso rispetto agli altri:
Il 1° peso è dato dalla scelta di vita vocazionale che hai deciso di assumerti davanti a Dio, alla Chiesa, alla società.
Il 2° peso è nei confronti del tuo ruolo educativo (parroco, insegnante, responsabile del convento, direttore di scuola, un ufficio diocesano, ecc.).
Il 3° peso chiama in causa l’appartenenza ecclesiale: diocesana (se sei un prete di una diocesi); religiosa (se sei parte di un Ordine, Istituto, Congregazione religiosa riconosciuta dalla S. Sede e di diritto diocesano, ovvero che risponde direttamente al Vescovo che l’ha approvato).
Non di meno peso, e valore pedagogico, è la figura dell’educatore che opera negli ambienti della parrocchia, dell’Oratorio, dell’associazionismo (Scout, Azione Cattolica). Ciò che vale come responsabilità di attività digitale personale per il prete, ha il medesimo valore per l’educatore con il suo smartphone.

La legge non scusa gli ignoranti

Leggere e riflettere attentamente sui reati, qui sotto riportati, del Codice Penale italiano significa avere reale consapevolezza di cosa comporta abitare i social, la rete di internet, sapendo cosa posso e cosa non posso fare con lo smartphone in mano. Il celebre motto latino «legis non excusat» (la legge non scusa gli ignoranti) è bene che lo impari a memoria, per non ritrovarmi poi a dire: “Mah, non sapevo che è reato ciò che ho fatto…”.

Reato di Sexting. Pornografia minorile. Art. 600-ter del Codice Penale (da 6 a 12 anni di carcere). “Per pornografia minorile si intende ogni rappresentazione, con qualunque mezzo, di un minore degli anni diciotto coinvolto in attività sessuali esplicite, reali o simulate, o qualunque rappresentazione degli organi sessuali di un minore di anni diciotto per scopi sessuali”.

Reato di detenzione di materiale pedopornografico. Art. 600-quater del Codice Penale (sino a 3 anni di carcere. Gli anni aumentano in base al numero di foto in possesso). “Chiunque, al di fuori delle ipotesi previste nell'articolo 600ter, consapevolmente si procura o detiene materiale pornografico realizzato utilizzando minori degli anni diciotto è punito con la reclusione fino a tre anni”. A integrazione: detenzione di materiale pedopornografico virtuale. “Fattispecie relativa a fotomontaggio di frammenti di fotografie e video di volti e corpi di minori, nella quale la Corte ha affermato che il riferimento, nella disposizione citata, alle condotte "in danno di minori", non implica necessariamente l'esistenza e l'individuazione di uno specifico soggetto minorenne danneggiato dal reato, essendo sufficiente che la condotta abbia avuto ad oggetto minorenni e sia stata idonea, potenzialmente, a pregiudicarli” (Cassazione, sez. III, sentenza 22262 del 9 maggio 2017).

Reato di diffamazione aggravata se l’offesa è recata a mezzo stampa. Art. 595 del Codice Penale (da 3 mesi a 6 anni di carcere). A integrazione: La diffusione di un messaggio diffamatorio attraverso l'uso di una bacheca "Facebook" integra un'ipotesi di diffamazione aggravata ai sensi dell'art. 595, comma terzo, cod. pen., sotto il profilo dell'offesa arrecata "con qualsiasi altro mezzo di pubblicità" diverso dalla stampa, poiché la condotta in tal modo realizzata è potenzialmente capace di raggiungere un numero indeterminato, o comunque quantitativamente apprezzabile, di persone e tuttavia non può dirsi posta in essere "col mezzo della stampa", non essendo i social network destinati ad un'attività di informazione professionale diretta al pubblico. (Cassazione, sez. V, sentenza 4873 del 1 febbraio 2017).

Reato di Sextorcion (ricatto sessuale). Reato di estorsione di denaro con minaccia di pubblicazione web (specie su WhatsApp, Skype, Facebook, Msn, Hangouts, e-mail). Art. 629 del Codice Penale (da 5 a 10 anni di carcere). “Chiunque, mediante violenza o minaccia, costringendo taluno a fare o ad omettere qualche cosa, procura a sé o ad altri un ingiusto profitto con altrui danno”. Se sono vittima di un ricatto sessuale via social non devo mai cedere: se pago una volta, mi sarà richiesto sempre di più. Denuncio subito alla Polizia Postale. Così se mi è confidato tale reato (anche nella confessione sacramentale) devo sempre incoraggiare la persona a denunciare. Non devo violare il segreto del sacramento, ma invitare la persona a porre fine all’estorsione in atto.

Reato di sostituzione di persona. Art. 494 del Codice Penale (sino a 1 anno di carcere). “Chiunque, al fine di procurare a sé o ad altri un vantaggio o di recare ad altri un danno, induce taluno in errore, sostituendo illegittimamente la propria all'altrui persona, o attribuendo a sé o ad altri un falso nome, o un falso stato, ovvero una qualità a cui la legge attribuisce effetti giuridici, è punito, se il fatto non costituisce un altro delitto contro la fede pubblica, con la reclusione fino ad un anno”. Con i social è facilissimo crearsi un falso profilo, con l’intento preciso di perpetuare possibili reati a danni delle persone. L’utilizzo indebito della identità digitale altrui (ad esempio la creazione di un finto profilo Facebook col nome della vittima, oppure l’accesso e uso indebito della casella email.

Reato di falsificazione, alterazione o soppressione del 
contenuto di comunicazioni informatiche o telematiche (art. 617-sexies c.p. da 1 a 4 anni di carcere). “Chiunque, al fine di procurare a sé o ad altri un vantaggio o di arrecare ad altri un danno, forma falsamente ovvero altera o sopprime, in tutto o in parte, il contenuto, anche occasionalmente intercettato, di taluna delle comunicazioni relative a un sistema informatico o telematico o intercorrenti tra più sistemi, è punito, qualora ne faccia uso o lasci che altri ne facciano uso, con la reclusione da uno a quattro anni. La pena è della reclusione da uno a cinque anni nei casi previsti dal quarto comma dell'articolo 617quater”.

Reato di delitto di stalking, atti persecutori, cyberbullismo (art. 612-bis c.p. da 6 mesi 
a 5 anni di carcere); Legge n. 71 del 29 maggio 2017 “Disposizioni a tutela dei minori per la prevenzione ed il contrasto del fenomeno del cyberbullismo”. Pubblicata in Gazzetta Ufficiale (Serie Generale) n. 127 il 3 giugno 2017 ed entrata in vigore il 18 giugno 2017. “Ai fini della presente legge, per “cyberbullismo” si intende qualunque forma di pressione, aggressione, molestia, ricatto, ingiuria, denigrazione, diffamazione, furto d’identità, alterazione, acquisizione illecita, manipolazione, trattamento illecito di dati personali in danno di minorenni, realizzata per via telematica, nonché la diffusione di contenuti online aventi ad oggetto anche uno o più componenti della famiglia del minore il cui scopo intenzionale e predominante sia quello di isolare un minore o un gruppo di minori ponendo in atto un serio abuso, un attacco dannoso, o la loro messa in ridicolo”. Vi sono varie tipologie di cyberbullismo digitale. Ne presento due:
- Flaming (letteralmente fiammeggiante): è la pubblicazione di messaggi elettronici con testo aggressivo, violento, volgare, denigratorio, tra due o più persone. Da qui l’espressione fiammeggiante, per indicare infuocato, rovente. Si attiva una vera battaglia verbale tra strumenti digitali (sms, chat, profilo social network). La durata della battaglia digitale è breve e coincide con la presenza online delle persone coinvolte.
- Harassment (letteralmente molestia): è l’invio di una cascata di messaggi informatici a contenuto volgare, aggressivo, minatorio (sms, email, chat, social network eccetera) da parte di uno o più persone attive nei confronti un individuo target. Ciò che caratterizza l’harassment, rispetto al flaming, è in primis l’asimmetria di potere tra le parti (il bullo, o i bulli, da una parte, la vittima dall’altra). E poi la persistenza e la reiterazione nel tempo delle condotte aggressive, la cui perpetrazione non dipende dalla presenza online della vittima in un ambiente condiviso.

Reato di adescamento di minore con lusinghe, minacce, fiducia. Art. 609 undecies del Codice Penale (da 1 a 3 anni di carcere). “Per adescamento si intende qualsiasi atto volto a carpire la fiducia del minore attraverso artifici, lusinghe o minacce posti in essere anche mediante l'utilizzo della rete internet o di altre reti o mezzi di comunicazione”.

Reato di diffusione illecita di immagini o video sessualmente espliciti «Reveng porn» (vendetta pornografica). Art. 612-ter del Codice Penale (da 1 a 6 anni di carcere, con ammenda da 5.000 a 15.000 €), introdotto il 2 aprile 2019. “È punito chiunque, dopo averlo realizzato o sottratto, invia, consegna, cede, pubblica o diffonde immagini o video a contenuto sessualmente esplicito, destinati a rimanere privati senza il consenso della persona rappresentata. Soggiace alla medesima pena per chi, avendo ricevuto le immagini o video intimi, li diffonde senza il consenso della persona rappresentata al fine di recarle nocumento. La pena aumenta se l’autore del reato è un partner (anche separato o divorziato) o da persona che è o è stata legata da relazione affettiva alla persona offesa, se la vittima è una persona in condizione di inferiorità fisica o psichica o donna incinta. L’aggravarsi della pena avviene se la diffusione avviene tramite strumenti informatici, digitali”.