Risorgere si può

Inserito in Tempo liturgico.

Risorgere si può

Domenica di Pasqua (C)

a cura di Franco Galeone *

Benjamin West resurrection1
La risurrezione nella tela di Benjamin West (XVIII sec.), Barbados, Chiesa di San Giorgio

1. Nel vangeli di Giovanni, la Passione e la Risurrezione costituiscono un’unità fin dal principio. Il racconto della passione non è mai stato trasmesso senza quello della Pasqua e viceversa (J. Zumstei). Il ricordo di Gesù unisce inseparabilmente sofferenza e gloria, fallimento e pienezza. Nella fede cristiana si uniscono e si fondono l‘aspetto più doloroso e quello più felice. L’equilibrio della vita è l’equilibrio di queste due realtà, pilastri della nostra esistenza.

 

2. La domenica della Pasqua di Risurrezione è il giorno più importante dell’anno per noi cristiani, perché il Risorto ci dice che la morte, il fallimento, la distruzione, nulla di questo ha l’ultima parola nella totalità di quanto esiste. Come è logico, tutto ciò si attende e diventa possibile grazie alla fede. Poiché crediamo nel Signore della vita, per questo crediamo nel fatto che la morte non è la fine. Perché il momento della morte è il momento della trasformazione di una modalità di esistenza, sempre limitata, ad un’altra modalità di esistenza, che soddisfa ogni possibile desiderio. Vediamo con pessimismo questo mondo, la piega che vanno prendendo le cose, il futuro che ci attende. Ebbene, la cosa più di grande di questo giorno è questa: il nostro futuro è la pienezza della felicità. È vero che la liturgia della domenica di Pasqua non ci presenta nessun racconto della risurrezione di Gesù, però ci viene detto che Gesù è vivo, presente, efficace nella sua chiesa. La Pasqua: festa di luce, di gioia, di speranza, si dispiega lungo tutto l’arco dell’anno liturgico in ogni domenica, che è la Pasqua della settimana.

3. Mai ci sembra di fare veramente Pasqua! I motivi per cedere alla sfiducia sono tanti. I pochi momenti di gioia sono brevi come la Domenica delle Palme, cui seguono interminabili settimane di Passione. Vorremmo respirare aria di Pasqua, come i tanti giovani che si radunano in Piazza S. Pietro per la celebrazione delle Palme, con il Papa. Invece, ogni giorno, la civiltà della morte miete le sue vittime, con tecniche omicide sempre più raffinate. Le stesse organizzazioni di pace preparano per sé e per gli altri giorni di sangue e notti di terrore. I Paesi del benessere mettono le armi, i Paesi della fame mettono le vittime. Veramente, accanto alla religione di Cristo, fioriscono altre religioni del male (R. K. Popper), che trovano adepti pronti a tutto. La filosofia antica nasceva dallo stupore davanti alle meraviglie (θαΰμα) del cosmos. Oggi, la filosofia nasce dal dolore e deve rendere conto dei tanti olocausti. L’uomo oggi vive senza qualità, nella scintillante superficie. La liberazione della morale è diventata liberazione da ogni morale: dal tutto è lecito all’uomo, siamo passati al tutto è lecito sull’uomo e contro l’uomo. Il filosofo di Roecken proclamò la morte e il silenzio di Dio, ed ora noi soffriamo per la morte e il silenzio dell’uomo.

4. Perché la politica è lotta e non servizio? Perché non viene gestita da servitori onesti dello Stato, ma, con perfida metamorfosi, è diventata una lotta selvaggia, per entrare nella sala dei comandi e occupare le poltrone del potere? Perché la storia deve essere ritmata sulle date di guerra? Perché le relazioni tra i popoli devono esser sotto il segno della volontà di potenza, quando intere nazioni sono condannate allo sterminio per fame? Oggi, non si chiamano più imperatori o cesari, ma presidenti o segretari di partito, ma ugualmente conducono l’umanità alla rovina, smarriti nel labirinto dell’egoismo personale o di classe o di ideologie. Abbiamo l’impressione di precipitare nel baratro o di sedere su una polveriera, mentre i politici giocano alla guerra. Non aveva del tutto torto K. Marx, quando parlava di cretinismo parlamentare. Oggi, l’unica cosa certa è l’incertezza, l’unica cosa sicura è l’insicurezza.

5. E senza andare molto lontano, perché un marito non deve amare la propria moglie? Perché diciamo le parole che feriscono e non quelle di pace? Perché siamo pronti a vendere gli amici per meno anche di trenta denari? Quante famiglie non sono più luoghi di crescita o di amore, ma luoghi di schiavitù aperta e più spesso mascherata, ove l’uomo occupa posizioni egemoni perché guadagna, mentre la donna rappresenta il proletariato sfruttato (K. Marx). Quante famiglie hanno una casa ricca di cose, ma povera di amore! Ognuno vive in parallelo, come in un albergo: si resta il meno possibile in casa, in silenzio, per non litigare. Gentili e cordiali fuori, con gli altri, ma duri e spietati dentro, con i propri. Schizoidi! Quanto costa il benessere! Per raggiungerlo, forse il prezzo è stato la perdita dei figli, il tradimento dell’amore, lo sfascio della famiglia. Ho incontrato non pochi uomini, ricchi e padroni economicamente, ma poveri e schiavi spiritualmente; con responsabilità nella società, ma irresponsabili nella famiglia; pieni di informazioni ma privi di sapienza: arroganti con la moglie e i figli ma servili con il padrone. Molti impiegano la prima parte della vita per rovinarsi la seconda!

6. È possibile sperare? È necessario sperare. Il filosofo Anselmo d’Aosta aveva ragione quando intuì che l’umanità non è stata creata per autodistruggersi, altrimenti Dio non sarebbe né Amore né Razionalità. Abbiamo quindi ragione se crediamo che la Pasqua è possibile, che gli uomini possono risorgere, che il male e la morte non sono l’ultima parola, che se l’uomo è potente nel male, Dio è onnipotente nel bene. La Pasqua rivela il vero futuro dell’uomo e della storia. A Pasqua non si può essere pessimisti!

7. I cristiani sono impegnati in questa costruzione di una società in cui l’uomo sia la misura di tutto, e Dio sia la misura dell’uomo; non devono essere nella società i ripetitori di morte teorie, professori di dottrine defunte, adoratori di un passato insopportabile; non devono afferrare le coscienze nel loro anelito di vita per addomesticarle, attraverso i meccanismi della pedagogia cristiana, fino all’accettazione di quel passato sepolto che è la cultura di biblioteca. I cristiani possono e devono, invece, stare nella società come portatori di vita, di spirito critico, di speranze fondate, convinti che l’impossibile è possibile. I cristiani: amici del genere umano (Origene).

8. Essere indifferenti a questi problemi significa cercare Cristo tra i morti. I luoghi della fede sono là dove si elaborano migliori condizioni di vita, perché l’alleluia pasquale non sia un canto gregoriano dentro il tempio, nel sacro recinto, ma una nota di gioia che corre di coscienza in coscienza attraverso le generazioni. Un culto che non modifica la qualità della vita è alienazione. Non comprendere questo significa che i riti liturgici cadranno su di noi, e noi non faremo altro di meglio che entrare nella zattera dei disperati, che predicano e cantano, mentre attorno infuria la tempesta e spinge la zattera sulla spiaggia della morte. Se non abbiamo il coraggio di tutto questo, vuol dire che abbiamo paura di disperderci tra gli altri, di perdere una identità che si regge sul privilegio; abbiamo paura di non essere lievito e perciò evitiamo la pasta che ci nasconde. Ma il Vangelo a questo ci impegna: essere luce nelle tenebre, lievito profumato e saporito nella società dei fratelli!
Buona vita e buona Pasqua

* Gruppo biblico ebraico-cristiano