Gesù rivela la sua Pasqua

Inserito in Tempo liturgico.

Gesù rivela

la sua Pasqua

II domenica di Quaresima (C)

papa Francesco

a cura di Gianfranco Venturi

Bellini

9,28-36 Incontrare Gesù, per essere al servizio dei fratelli [1]

Un cammino verso l’alto…
L’evento della Trasfigurazione del Signore ci offre un messaggio di speranza – così saremo noi, con Lui –: ci invita ad incontrare Gesù, per essere al servizio dei fratelli.
L’ascesa dei discepoli verso il monte Tabor ci induce a riflettere sull’importanza di staccarci dalle cose mondane, per compiere un cammino verso l’alto e contemplare Gesù. Si tratta di disporci all’ascolto attento e orante del Cristo, il Figlio amato del Padre, ricercando momenti di preghiera che permettono l’accoglienza docile e gioiosa della Parola di Dio. In questa ascesa spirituale, in questo distacco dalle cose mondane, siamo chiamati a riscoprire il silenzio pacificante e rigenerante della meditazione del Vangelo, della lettura della Bibbia, che conduce verso una meta ricca di bellezza, di splendore e di gioia. E quando noi ci mettiamo così, con la Bibbia in mano, in silenzio, cominciamo a sentire questa bellezza interiore, questa gioia che genera la Parola di Dio in noi. In questa prospettiva, il tempo estivo è momento provvidenziale per accrescere il nostro impegno di ricerca e di incontro con il Signore. In questo periodo, gli studenti sono liberi dagli impegni scolastici e tante famiglie fanno le loro vacanze; è importante che nel periodo del riposo e del distacco dalle occupazioni quotidiane, si possano ritemprare le forze del corpo e dello spirito, approfondendo il cammino spirituale.

… e poi scendere per testimoniare la carità nella vita quotidiana
Al termine dell’esperienza mirabile della Trasfigurazione, i discepoli scesero dal monte con occhi e cuore trasfigurati dall’incontro con il Signore. È il percorso che possiamo compiere anche noi. La riscoperta sempre più viva di Gesù non è fine a se stessa, ma ci induce a “scendere dal monte”, ricaricati della forza dello Spirto divino, per decidere nuovi passi di conversione e per testimoniare costantemente la carità, come legge di vita quotidiana. Trasformati dalla presenza di Cristo e dall’ardore della sua parola, saremo segno concreto dell’amore vivificante di Dio per tutti i nostri fratelli, specialmente per chi soffre, per quanti si trovano nella solitudine e nell’abbandono, per gli ammalati e per la moltitudine di uomini e di donne che, in diverse parti del mondo, sono umiliati dall’ingiustizia, dalla prepotenza e dalla violenza.

9,28-36 Prendere per mano e far salire sul Tabor [2]

Per coloro che sono di casa, frequentano le vostre comunità e si accostano all’Eucaristia, vi invito a farvi Vescovi pedagoghi, guide spirituali e catechisti, capaci di prenderli per mano e farli salire sul Tabor (cfr Lc 9,28-36), guidandoli alla conoscenza del mistero che professano, allo splendore del volto divino nascosto nella Parola che forse pigramente si sono abituati ad ascoltare senza scorgerne la potenza. Per quanti già camminano con voi, procurate luoghi e allestite tende nelle quali il Risorto possa rivelare il proprio splendore. Non risparmiate energie per accompagnarli nella salita. Non lasciate che si rassegnino alla pianura. Rimuovete con delicatezza e cura la cera che lentamente si deposita negli orecchi impedendo loro di ascoltare Dio che attesta: Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto tutta la mia gioia (cfr Mt 17,5).

9,35 Ascoltatelo! [3]

«È bello per noi essere qui!»: ha esclamato Pietro, dopo aver visto il Signore Gesù trasfigurato, rivestito di gloria. Possiamo ripetere anche noi queste parole? Io penso di sì, perché per tutti noi, oggi, è bello essere qui insieme attorno a Gesù! È Lui che ci accoglie e si rende presente in mezzo a noi, qui a Rio. E nel Vangelo abbiamo ascoltato anche le parole di Dio Padre: «Questi è il Figlio mio, l'eletto; ascoltatelo!» (Lc 9,35). Se da una parte, allora, è Gesù che ci accoglie, dall’altra anche noi vogliamo accoglierlo, metterci in ascolto della sua parola perché è proprio accogliendo Gesù Cristo, Parola incarnata, che lo Spirito Santo ci trasforma, illumina il cammino del futuro, e fa crescere in noi le ali della speranza per camminare con gioia (cfr LF 7).

9,28-36 Gesù rivela il suo mistero [4]

Gesù prepara di discepoli a comprendere il suo mistero
Presi in disparte tre degli apostoli, Pietro, Giacomo e Giovanni, Gesù salì con loro su un monte alto, e là avvenne questo singolare fenomeno: il volto di Gesù «brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce». In tal modo il Signore fece risplendere nella sua stessa persona quella gloria divina che si poteva cogliere con la fede nella sua predicazione e nei suoi gesti miracolosi. E alla trasfigurazione si accompagna, sul monte, l’apparizione di Mosè e di Elia, «che conversavano con lui».
La “luminosità” che caratterizza questo evento straordinario ne simboleggia lo scopo: illuminare le menti e i cuori dei discepoli affinché possano comprendere chiaramente chi sia il loro Maestro. È uno sprazzo di luce che si apre improvviso sul mistero di Gesù e illumina tutta la sua persona e tutta la sua vicenda.
Ormai decisamente avviato verso Gerusalemme, dove dovrà subire la condanna a morte per crocifissione, Gesù vuole preparare i suoi a questo scandalo – lo scandalo della croce -, a questo scandalo troppo forte per la loro fede e, al tempo stesso, preannunciare la sua risurrezione, manifestandosi come il Messia, il Figlio di Dio. E Gesù li prepara per quel momento triste e di tanto dolore. In effetti, Gesù si stava dimostrando un Messia diverso rispetto alle attese, a quello che loro immaginavano sul Messia, come fosse il Messia: non un re potente e glorioso, ma un servo umile e disarmato; non un signore di grande ricchezza, segno di benedizione, ma un uomo povero che non ha dove posare il capo; non un patriarca con numerosa discendenza, ma un celibe senza casa e senza nido. È davvero una rivelazione di Dio capovolta, e il segno più sconcertante di questo scandaloso capovolgimento è la croce. Ma proprio attraverso la croce Gesù giungerà alla gloriosa risurrezione, che sarà definitiva, non come questa trasfigurazione che è durata un momento, un istante.

… e indicare dove porta la croce
Gesù trasfigurato sul monte Tabor ha voluto mostrare ai suoi discepoli la sua gloria non per evitare a loro di passare attraverso la croce, ma per indicare dove porta la croce. Chi muore con Cristo, con Cristo risorgerà. E la croce è la porta della risurrezione. Chi lotta insieme a Lui, con Lui trionferà. Questo è il messaggio di speranza che la croce di Gesù contiene, esortando alla fortezza nella nostra esistenza. La Croce cristiana non è una suppellettile della casa o un ornamento da indossare, ma la croce cristiana è un richiamo all’amore con cui Gesù si è sacrificato per salvare l’umanità dal male e dal peccato. In questo tempo di Quaresima, contempliamo con devozione l’immagine del crocifisso, Gesù in croce: esso è il simbolo della fede cristiana, è l’emblema di Gesù, morto e risorto per noi. Facciamo in modo che la Croce segni le tappe del nostro itinerario quaresimale per comprendere sempre di più la gravità del peccato e il valore del sacrificio col quale il Redentore ha salvato tutti noi.

9,28-36 Le due trasfigurazioni [5]

Le trasfigurazioni di Gesù
Fra questa trasfigurazione, tanto bella, e quella risurrezione, ci sarà un altro volto di Gesù: ci sarà un volto non tanto bello; ci sarà un volto brutto, sfigurato, torturato, disprezzato, insanguinato dalla corona di spine… Tutto il corpo di Gesù sarà proprio come una cosa da scartare. Due trasfigurazioni e in mezzo Gesù Crocifisso, la croce. Dobbiamo guardare tanto la croce! È Gesù-Dio – “questo è il mio Figlio”, “questi è il Figlio mio, l’amato!” –, Gesù, il Figlio di Dio, Dio stesso, nel quale il Padre si compiace: Lui si è annientato per salvarci! E per usare una parola troppo forte, troppo forte, forse una delle parole più forti del Nuovo Testamento, una parola che usa Paolo: si è fatto peccato (cfr. 2 Cor 5,21). Il peccato è la cosa più brutta; il peccato è l’offesa a Dio, lo schiaffo a Dio, è dire a Dio: “Tu non mi importi, io preferisco questo…”. E Gesù si è fatto peccato, si è annientato, si è abbassato fino a lì… E per preparare i discepoli a non scandalizzarsi di vederlo così, in croce, ha fatto questa trasfigurazione.

Le nostre trasfigurazioni
Noi siamo abituati a parlare dei peccati: quando ci confessiamo – “Ho fatto questo peccato, ho fatto quell’altro…” –; e anche nella Confessione, quando noi siamo perdonati, sentiamo che siamo perdonati perché Lui ha preso questo peccato nella Passione: Lui si è fatto peccato. Noi siamo abituati a parlare dei peccati altrui. È una cosa brutta… Invece di parlare dei peccati altrui, non dico di farci peccato noi, perché non possiamo, ma di guardare i nostri peccati e Lui, che si è fatto peccato.
Questo è il cammino verso la Pasqua, verso la Risurrezione: con la sicurezza di questa trasfigurazione andare avanti; vedere questo volto tanto luminoso, tanto bello che sarà lo stesso nella Risurrezione e lo stesso che troveremo in Cielo, e anche vedere quest’altro volto, che si è fatto peccato, ha pagato così, per tutti noi. Gesù si è fatto peccato, si è fatto maledizione di Dio per noi: il Figlio benedetto, nella Passione è diventato il maledetto perché ha preso su di sé i nostri peccati (cfr. Gal 3,10-14). Pensiamoci, a questo. Quanto amore! Quanto amore! E pensiamo anche alla bellezza del volto trasfigurato di Gesù che incontreremo in Cielo. E che questa contemplazione dei due volti di Gesù – quello trasfigurato e quello fatto peccato, fatto maledizione – ci incoraggi ad andare avanti nel cammino della vita, nel cammino della vita cristiana. Ci incoraggi a chiedere perdono per i nostri peccati, a non peccare tanto... Ci incoraggi soprattutto ad avere fiducia, perché se Lui si è fatto peccato è perché ha preso su di sé i nostri. E Lui è disposto sempre a perdonarci. Soltanto, dobbiamo chiederlo.

NOTE
[1] Angelus, 6 agosto 2017.
[2] Discorso ai nuovi vescovi nominati nel corso dell’anno, 10 settembre 2015.
[3] Saluto e accoglienza dei giovani, Lungomare di Copacabana, Rio de Janeiro 25 luglio 2013.
[4] Angelus, 12 marzo 2017.
[5] Omelia nella visita alla parrocchia romana di Santa Maddalena di Canossa, 12 marzo 2017.