Le tentazioni di Gesù e le nostre

Inserito in Tempo liturgico.

 Le tentazioni di Gesù

e le nostre

Prima domenica di Quaresima (C)

papa Francesco

a cura di Gianfranco Venturi

prima quaresima b

4,1 Gesù nel deserto guidato dallo Spirito [1]

Lasciarci guidare dallo Spirito
Gesù chiede ai suoi discepoli di non muoversi da Gerusalemme finché non sia giunto il dono del Padre. Anche a noi chiede di non muoverci, né verso il mistero, che ci unge discepoli, né verso il mondo per portare la Buona notizia da testimoni missionari, se non siamo guidati dall’unzione dello Spirito Santo. Quella di discernere le vie su cui ci porta lo Spirito e di essere docili è una grazia che, quotidianamente, dobbiamo implorare per il nostro servizio ministeriale.

… come la Madonna
La Madonna lo ha capito. Su di Lei era venuto lo Spirito Santo (Lc 1,35) e alla luce della sua unzione conservava e meditava tutti gli avvenimenti nel suo cuore (Lc 2,19; 2,33; 2,51); non ha mai perduto la capacità di stupirsi con quello stupore provocato dalla presenza dello Spirito, non si è fermata a mezza strada ed è giunta, perseverando, fino alla fine. Nemmeno Paolo si è fermato a mezza via, cercando un’intesa con i licaoni di Listra, un compromesso che gli permettesse di accettare l’onore mondano e, al tempo stesso, di annunciare Gesù Cristo. È andato fino in fondo perché lo spingeva lo Spirito della Verità. E se guardiamo Giovanni Battista, troviamo lo stesso atteggiamento: nessun negoziato con la mondana vanagloria del momento (Gv 1,19-27). Essi, con le loro vite, ci attestano che lo Spirito spinge e guida verso la pienezza e il compimento della sua opera. Lo stesso Gesù ha dovuto sopportare lo strattone di chi gli proponeva una redenzione «a misura mondana» attraverso la ricchezza, la vanità e il potere (cfr. Mt 4,1-11). Egli, che è stato unto Signore di tutti, ci traccia la rotta; ha voluto attraversare la tentazione del patteggiamento e vincerla con la forza della Parola di Dio. E l’ha fatto perché «fu condotto dallo Spirito» (ivi, 1; Mc 1,12), perché era «pieno di Spirito Santo» ed «era guidato dallo Spirito» (Lc 4,1).

4,1-13 “Se tu sei il Figlio di Dio…” [2]

Il dubbio satanico si ripropone a Gesù in ogni situazione…
San Paolo non lascia dubbi sulla grandezza della spoliazione di Gesù: «Umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e a una morte di croce» (Fil 2,8). Nel versetto precedente parla di spoliazione: ebbene, la spoliazione di Gesù è totale, non gli resta nulla per sé. Essa è provocata dalla sua sola presenza (Sap 2,12-22); Egli è un rimprovero vivente, anche se non dice e non fa nulla. La sua carne è precisamente quella che reclama e inquieta Satana: «Se tu sei Figlio di Dio...». Il dubbio satanico non si limita al deserto (Lc 4,3), ma si ripropone a Gesù in ogni situazione: nella cura degli indemoniati e dei malati; nelle diatribe con i farisei e i sadducei; nelle pretese degli zeloti di far cadere fuoco dal cielo; nei dubbi degli esseni perché non consacra la sua vita al ritiro e alla contemplazione; nella burla della soldatesca, nel tradimento di Giuda, nella sfida a scendere dalla croce... Satana, inquieto per quella carne che lo minaccia, inquieta a sua volta il cuore di tutti gli uomini: vuole sapere (è la soddisfazione della gnosi). Questo stesso dubbio lo porta alla sconfitta poiché, come un secondo Erode, gioca la sua ultima carta “uccidendo”. Così crede di vincere e mangia la carne... che per lui non è carne ma esca, amo, dentro il quale si trova il veleno che lo uccide definitivamente: la divinità (san Massimo il Confessore, Abate, Centurie I, 8-13; PG 90, 1182-1186).

… fino alla totalità dell’annichilamento di Gesù…
In mezzo a questa persecuzione provocata dalla sua sola presenza, dove possiamo vedere la totalità dell’annichilamento di Gesù? Nell’affermazione di san Paolo: «Morte di croce». Gesù era considerato un profeta (Mi 21,11; Lc 7,16; Gv 4,19; 9,17) e un profeta che muore dentro la città è lapidato: «Gerusalemme, Gerusalemme, tu che uccidi i profeti e lapidi quelli che sono stati mandati a te» (Mt 23,37; Lc 13,33). Tuttavia Gesù non muore né a Gerusalemme né lapidato: è un maledetto, un “appeso” fuori dalle mura di Gerusalemme (Dt 21,22ss). Non muore come un profeta (la lapidazione era la punizione prevista dalla legge ebraica per i falsi profeti e i blasfemi). Gesù muore come un cospiratore, come uno zelota, come un oppositore al potere romano. Come afferma un teologo contemporaneo, Gesù è stato derubato della morte. Non solo gli hanno tolto la vita con un assassinio “legale”, ma hanno anche cercato di togliergli il significato che Egli dava alla propria vita e alla propria morte. L’annichilamento arriva fino alla morte sulla croce: Gesù non ha avuto la soddisfazione finale di morire dando testimonianza del vero significato della propria esistenza.

Il percorso del discepolo
Seguire Gesù nel suo percorso di annichilamento e di croce conduce il discepolo a percorrere questa stessa via per amore del suo Signore. La tentazione “imprenditoriale” dello zelo apostolico non riconosce la dimensione salvifica del soffrire lo stesso cammino di tormento della croce, che poteva essere inflitto solo a coloro che non erano cittadini romani. Il discepolo deve tenere conto della prospettiva di essere giudicato come “criminale”, di essere considerato un “alienato” dal percorso comune. San Paolo, contemplando tale mistero di annichilamento, per amore del suo Signore desidera egli stesso essere oggetto di maledizione al fine di salvare i propri fratelli: «Dico la verità in Cristo, non mento, e la mia coscienza me ne dà testimonianza nello Spirito Santo: ho nel cuore un grande dolore e una sofferenza continua. Vorrei infatti essere io stesso anatema, separato da Cristo a vantaggio dei miei fratelli, miei consanguinei secondo la carne» (Rm 9,1-3).

4,1-13 Le prime come le ultime tentazioni di Gesù: attacco all’amore [3]

[Sul Golgota sono presenti] diversi personaggi: i capi del popolo, i soldati e un malfattore. Tutti costoro deridono Gesù. Gli rivolgono la stessa provocazione: «Salvi se stesso!» (cfr Lc 23,35.37.39) È una tentazione peggiore di quella del popolo. Qui tentano Gesù, come fece il diavolo agli inizi del Vangelo (cfr Lc 4,1-13), perché rinunci a regnare alla maniera di Dio, ma lo faccia secondo la logica del mondo: scenda dalla croce e sconfigga i nemici! Se è Dio, dimostri potenza e superiorità! Questa tentazione è un attacco diretto all’amore: «salva te stesso» (vv. 37.39); non gli altri, ma te stesso. Prevalga l’io con la sua forza, con la sua gloria, con il suo successo. È la tentazione più terribile, la prima e l’ultima del Vangelo. Ma di fronte a questo attacco al proprio modo di essere, Gesù non parla, non reagisce. Non si difende, non prova a convincere, non fa un’apologetica della sua regalità. Continua piuttosto ad amare, perdona, vive il momento della prova secondo la volontà del Padre, certo che l’amore porterà frutto.

4,13 «Si allontanò da lui fino al momento fissato» [4]

Come Gesù…
Via via che Cristo in croce si va indebolendo (i discepoli fuggono, Pietro lo rinnega, la gente lo lascia solo, si constata che non ha alcun potere di scendere dalla croce), il Demonio si fa più baldanzoso e diventa potente: «È l'ora vostra e il potere delle tenebre» (Lc 22,53) [5]. II Demonio si mostra sfacciatamente, si sente vincitore. La «carne» di Gesù è un amo con l'esca, una trappola - dice un Santo Padre - e il Demonio, accanendosi, viene travolto dalla sua stessa vittoria e finisce per abboccare: è allora che ingoia l'amo e il veleno che lo uccide [6]. L'immagine riflette la realtà della strategia di Gesù. Lui mantenne sempre il segreto messianico. Il Demonio era intrigato da quella personalità, temeva fosse Dio. Cerca di scoprirlo nel deserto e lì resta disorientato dalla risposta di Gesù, e allora «si allontanò da lui fino al momento fissato» (Lc 4,13). Istiga i «demoni scacciati» dei malati a fare l' “atto di fede” secondo cui Gesù è il Figlio dell'Altissimo (Mt 8,31; Mc 1,34; 3,11-12), ma Gesù li fa tacere. Servendosi dei farisei e dei sadducei, cerca di porgli domande trabocchetto per vedere se, rispondendo con particolare saggezza, si rivela come Messia. Un chiaro esempio è l'episodio della sinagoga di Nazareth, quando scoppia il grande scandalo e vogliono gettare Gesù giù dal precipizio (Lc 4,16-30). Gesù lo obbliga a “mostrarsi”, lo “lascia venire”.

… anche noi
In momenti di oscurità e grande tribolazione, quando i “grovigli” e i “nodi” non si possono sciogliere, e neppure le cose chiarirsi, allora bisogna tacere: la mansuetudine del silenzio ci mostrerà ancora più deboli, e allora sarà lo stesso Demonio che, facendosi baldanzoso, si manifesterà in piena luce, mostrerà le sue reali intenzioni, non più camuffato da angelo della luce, ma in modo palese. Bisogna resistergli in silenzio, “restare saldi” (Ef 6,13), ma con lo stesso atteggiamento di Gesù.

4,1-13 Le tentazione di Gesù e le nostre [7]

Il metodo è lo stesso
La scalata del Demonio segue sempre le stesse tappe: ricchezze, vanagloria, superbia... e da lì tutti i peccati e i vizi: «Considerare il discorso che fa loro, e come li ammonisce perché gettino reti e catene. Innanzitutto deve tentare con la cupidigia delle ricchezze, come avviene nella maggior parte dei casi, perché più facilmente giungano a vano onore del mondo, e poi a grande superbia; di modo che il primo gradino sia quello delle ricchezze, il secondo quello dell’onore e il terzo quello della superbia, e da questi tre gradini induce a tutti gli altri vizi» (ES142). Il “metodo!” si era già visto nelle tentazioni al Signore stesso nel deserto (Lc 4,3s), ed è stato ripreso lungo tutta la tradizione cristiana.

Occorre discernimento
Il discernimento è uno strumento di lotta, e lottiamo per seguire il Signore più da vicino. Pertanto non ci fidiamo di qualsiasi spirito e indaghiamo se vengono da Dio. Tra la sequela del Signore e la conoscenza che abbiamo di Lui c’è una relazione strettissima. Inizialmente lo conosciamo con una certa connaturalità, che non è altro se non la presenza dello Spirito Santo che muove il nostro «cuore inquieto» a trovare riposo. Ma è la stessa sequela che, nel corso del cammino, ci rivela meglio il suo cuore, il suo mistero. Perciò, se vogliamo conoscere Dio e servirlo più da vicino, dobbiamo insistere sulle disposizioni del cuore piuttosto che sul lavoro dell’intelligenza: «L’occhio della nostra intenzione dev’essere semplice, avendo di mira unicamente il fine per cui sono creato...» (ES 169). Soltanto il cuore puro scorge Dio (Lc 11,34s; Mt 5,8).

NOTE
[1] Lo Spirito ci fa missionari, in J.M. BERGOGLIO - PAPA FRANCESCO, Nei tuoi occhi è la mia parola. Omelie e discorsi di Buenos Aires. 1999-2013, Introduzione e cura di Antonio Spadaro S.I., Rizzoli, Milano 2016,701-704.
[2] La totalità della spoliazione, in J. M. BERGOGLIO - PAPA FRANCESCO, Aprite la mente al vostro cuore, BUR, Rizzoli, Milano 2014, 239-241; FRANCESCO, Non fatevi rubare la speranza. La preghiera, il peccato, la filosofia e la politica pensati alla luce della speranza, Oscar Mondadori – LEV, 2014,39-41.
[3] Omelia per la chiusura del Giubileo della misericordia 20 novembre 2016.
[4] L'accanimento, in FRANCESCO, Non fatevi rubare la speranza. La preghiera, il peccato, la filosofia e la politica pensati alla luce della speranza, Oscar Mondadori – LEV, 2014, 103-105.
[5] Cfr. M. MENAPACE, No nos dejes caer en la tentación, in «Boletin de Espiritualidad», 125, settembre-ottobre 1990, 5-8
[6] Cfr. San Massimo il Confessore, op. cit., 1182-1186.
[7] Le due bandiere, in J.M. BERGOGLIO PAPA FRANCESCO, Nel cuore di ogni Padre. Alle radici della mia spiritualità, Introduzione di Antonio Spadaro, S,I., Rizzoli Milano 2014, 162-169.