Beati i poveri! Guai a voi, ricchi!

Inserito in Tempo liturgico.

 

Beati i poveri!

Guai a voi, ricchi!

VI domenica del T.O. (C)

a cura di Franco Galeone *

 

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Beato Angelico, Discorso della Montagna (1438-40), Firenze, Museo Nazionale di San Marco

Maledetto… Benedetto…

1. La prima lettura inizia con un’affermazione precisa: Maledetto l’uomo che confida nell’uomo (Ger 17,5-6). Le dolorose esperienze di tradimenti, intrighi messi in atto da persone insospettabili, ci hanno portato al proverbio: Fidarsi è bene, non fidarsi è meglio. La seconda parte della lettura (Ger 17,7-8) descrive l’uomo benedetto che vive secondo giustizia e perciò è benedetto da Dio. Non dice che riceverà un premio, ma che ha indovinato la vita, è già felice subito. I rabbini del tempo di Gesù (ma anche oggi) si servivano spesso del genere letterario delle beatitudini e delle maledizioni; per insegnare il bene o per incutere timore, ricorrevano sovente alle espressioni Beato colui che … Maledetto colui che…

Le beatitudini in Matteo e Luca

 

2. Nei vangeli troviamo due redazioni delle beatitudini: quella di Matteo (5,1-12) e quella di Luca (6,20-26). Proviamo a evidenziarne le differenze. In Matteo, Gesù proclama le beatitudini seduto in cima a un monte (5,1), mentre in Luca le annuncia in una pianura (6,17) ma questo sembra poco importante. Matteo inoltre spiritualizza le beatitudini, quando dice Beati i poveri nello spirito, beati quanti hanno fame e sete di giustizia... In Luca invece le beatitudini sono chiaramente più terrene quando dice Beati voi poveri, voi che avete fame, che piangete... Quelle di Luca sono più radicali, aggiunge ai quattro Beati quattro Guai. In generale, parlando di “beatitudini”, ci riferiamo a quelle di Matteo. Quelle di Luca sono state emarginate, nella chiesa come nella teologia. Ma, se ci atteniamo alla redazione più antica, quella della fonte Q, le più originali sono quelle di Luca. Noi cristiani crediamo alle “beatitudini” ed alle “maledizioni” pronunciate da Gesù? Le beatitudini sono pensate e pronunciate “per i discepoli”, cioè, per coloro che si sentono legati a Gesù e che quindi hanno una certa fede in Gesù. Dobbiamo ringraziare il Signore per avere detto queste parole, che hanno segnato un salto di qualità nel patrimonio genetico dell’umanità. Buone notizie per i poveri, e avvisi di reato per i ricchi! Gesù annuncia un capovolgimento, un rovesciamento di valori. Lo aveva già fatto prima sua madre Maria: Ha rovesciato i potenti, ha innalzato gli umili. Mai nessuno prima di Gesù aveva chiamato beati i poveri, i disprezzati, gli affamati, gli afflitti, i perseguitati; e mai nessuno prima di lui aveva pronunciato parole così dure contro i ricchi. È il discorso più rivoluzionario della storia. D’ora in poi è solo in riferimento a Gesù che può essere definita la felicità.

Una chiesa povera e per poveri

3. Primo insegnamento. I poveri, che hanno il cuore più libero, accolgono Dio con più facilità; i ricchi hanno il cuore occupato dalle cose, uscire da questo guscio è difficile, a volte impossibile. Per ottenere il dio-denaro, l’uomo è capace di macchiarsi delle colpe più terribili: Quid non mortalia pectora cogis, auri sacra fames? (Eneide III, 56), lamenta Virgilio a proposito dell’infelice Polidoro. Il ricco si lascia sequestrare il cuore dai beni e non dal Bene; le ricchezze diventano il suo dio, il suo vitello d’oro, la sua mucca pazza. Beato chi invece “attende” cioè “tende verso” una salvezza che viene da Dio!

4. Secondo insegnamento: non ci troviamo davanti a un nobile manifesto sociale, ma alle preferenze di Dio; non è una scelta di classe del tipo Proletari di tutto il mondo unitevi, quasi che solo la classe operaia vada in paradiso. Dio preferisce i poveri perché questi sono disponibili all’ascolto; ai poveri confida i suoi segreti; chi vuole conoscere Dio, deve frequentare di più i poveri; chi vuole scoprire la sua volontà, deve visitare più spesso i sofferenti. Se Dio è giusto, deve stare dalla parte di chi soffre ingiustizia; se Dio è padre, deve stare dalla parte dei figli sfortunati. Come in una famiglia: una madre deve avere più cure per chi ha più bisogno!

5. Una chiesa di poveri, ma anche una chiesa povera. Mi ha sempre suscitato tenerezza e solidarietà la lettera di un giovane sacerdote, indirizzata ad Epoca: Vivo in una parrocchia da 4 anni e non mi sento un pastore di anime; mi sento un impiegato, la rotella di un meccanismo, manovro registri e schedari, organizzo cerimonie nuziali, discuto con gli sposi delle decorazioni floreali e le relative tariffe. Non sono un ribelle. Sono un povero, timido prete che tante sere piange come un ragazzo perché gli sembra che tutto attorno a lui sia falso e sbagliato. Se parlo di queste cose con altri sacerdoti, essi mi rispondono, chi con ironia e chi con tristezza, che non sarò io a cambiare uomini e cose.

6. Sì, ci sono incrostazioni che devono cadere: in 20 secoli, credendo di fargli onore, abbiamo ammucchiato troppe cose intorno a Cristo, nella sua casa, sui suoi altari, e persino sulla sua parola. Paolo VI parla di “manto regale” messo addosso alla Chiesa lungo i secoli, e divenuto ormai anacronistico. Uno studio storico dimostra che tante acconciature ecclesiastiche non hanno nessun valore religioso: sono infiltrazioni mondane che si sono sacralizzate nel corso dei secoli. Va preso sul serio il comando di Cristo: Gratis avete ricevuto, gratis anche date. Solo così avremo il diritto di restare nella Chiesa. Oggi si prende maggiore coscienza della insicurezza e fragilità umana. Le sicurezze che ci inventiamo sono solo tavole del naufragio cui ci aggrappiamo, illudendoci della loro solidità. In realtà anche i nostri puntelli sono in movimento e noi con loro: prenderne atto significa non essere schiavi della menzogna collettiva.
Buona vita!

 

Gruppo biblico ebraico-cristiano