«Nel nome dell’App. Fede e preghiera a portata di smartphone»

Inserito in Giovani nel digitale. Esercizi di discernimento.

 

Giovani nel digitale

Esercizi di discernimento /7


«Nel nome dell’App.

Fede e preghiera

a portata di smartphone»

Giacomo Ruggeri

 

Dalla carta allo schermo e viceversa

 

Premessa: nulla in contrario a usare lo smartphone per la preghiera, consapevole che lassismo e divieto non producono nulla di buono. Il punto che voglio mettere a fuoco, invece, è il seguente: nel lungo periodo quali possono essere le conseguenze della preghiera vissuta unicamente su smartphone, iPad, pc portatile.
Uno dei criteri che ha guidato gli ideatori della Liturgia delle Ore mediante un App è la praticità. Avere nello smartphone (e altri supporti) l’intero breviario per poter pregare Lodi, Vespri, ecc. è, certamente, comodo e pratico. Un secondo possibile criterio può essere quello della diffusività: offrire a più persone la possibilità di darsi del tempo per pregare ovunque esse si trovino senza portarsi dietro il libro. Il tomo dei 4 volumi della Liturgia delle Ore, o il piccolo bignami in un unico volume è, di fatto, concentrato in una sola App nello schermo del proprio smartphone. Il libro della Liturgia delle Ore in mano agli “addetti ai lavori” (mi si passi l’espressione) è sdoganato e fruibile da tutti mediante una sola App.
La pervasività dei dispositivi digitali, a dire degli esperti, ha mutato radicalmente l’accesso alla lettura da parte delle persone: si legge sempre meno e si registra un forte calo nell’acquisto di quotidiani, riviste di carta. È in aumento, e lo sarà sempre più in futuro, la migrazione della lettura dalla carta allo schermo. Va da sé che gli amanti del cartaceo saranno un solido zoccolo resistente e non senza validi motivi. La lettura digitale cerca di conquistarsi spazio e affiliati. La lettura tradizionale, per suo conto, non può non ripensarsi e cambiare nel modo di proporsi rispetto al passato.

 

Ieri, la radio e il giornale…

 

Nel tempo della guerra era nella sala del cinema in paese che davano notizie e informazioni al pubblico (prima, durante, dopo la proiezione). La radio e la televisione erano merce rara e solo i ricchi potevano permettersi questi arredi di lusso da esporre ed ostentare nel salotto di casa. Il giornale era letto dal barbiere, al bar, nei luoghi di pubblico ritrovo e spesso nei paesi vi erano delle bacheche di legno dove venivano esposte le pagine dei quotidiani (soprattutto quelli dei partiti politici).
Non solo. In passato ciò che accadeva nel mondo rimaneva, per l’appunto, nel “proprio mondo” ovvero in casa propria. Le notizie erano più scarse e raramente diffuse.

 

… oggi multitasking h24

 

Oggi non è più così. Ciò che avviene nel più piccolo villaggio sperduto dell’Amazzonia, arriva in tempo reale nel tuo smartphone. Da una carenza di notizie si è passati ad un eccesso di informazioni, sia come contenuti, sia come dispositivi personali e collettivi. In merito a quest’ultimi è sufficiente attraversare lo spazio fisico di grandi snodi di traffico e concentrazione di persone (stazioni ferroviarie, aeroporti, porti navali, metropolitane) per essere bagnati a pioggia costante da notizie, informazioni, previsioni del tempo, dirette televisivi di eventi speciali. Ovunque vai trovi la notizia in real time e la notizia trova te in real time. La scelta di installare schermi formato gigante ad altissima risoluzione visiva nei luoghi a massiccia concentrazione di persone ha il seguente obiettivo: la notizia non è solo un fatto, ma è un pensiero perforante e performante. Ti entro dentro come per possederti e non lasciarti più, per farmi pensiero nei tuoi pensieri e per sollecitarti a non pensare troppo sulle notizie.

 

Nel nome dell’App, del…

 

Alla riflessione e alla discussione su questo tema contribuisco con questa espressione: pregare con lo smartphone come eccezione, non come prassi. Non è la difesa del cartaceo a scapito dello schermo. Niente di tutto ciò. Faccio tesoro, invece, delle conclusioni alle quali giungono esperti cognitivi, psicologi e psichiatri.
Avere in mano un libro cartaceo e averlo sul formato digitale muta l’attenzione, la comprensione, la recezione. Il testo di carta è come la porta che si apre sul sentiero: entri nel libro quasi in carne ed ossa, a piccoli passi percorri le pagine come un sentiero di montagna, ti senti coinvolto. Ma l’aspetto determinante della lettura tenendo in mano la carta è il passo con il tratto adagio, non di corsa, tranquillo, consapevole che andar veloce significa mangiare senza nutrirsi, ingoiare senza gustare.
Avere in mano smartphone e iPad, o scorrere con il mouse il testo nel computer, è come esporsi sull’imbocco di una centrifuga, dove parole e pensieri sono schizzati nella mia mente. Mi colpiscono senza capirli, mi attraggono senza darmene senso e spessore di ciò che leggo. La centrifuga, o turbina, è l’immagine che soggiace a internet e ai social: veloce, rapido, subito, procedere avanti senza soffermarsi. Il carico cognitivo è molto elevato in una lettura con smartphone e iPad. I testi su internet sono spesso costruiti per facilitare l’ipertestualità (tantissimi testi di rimando in un unico testo, a volte, in una sola espressione e/o parola).
Quando accedo a smartphone, iPad, computer sono motivato da lavoro, informazione, studio, scrittura, visione di video, ascolto di musica e file audio (conferenze, incontri, ecc.). A tutto questo si aggiunge tutta la valanga di sms, profili social, App da accudire, custodire, nutrire, curare, aggiornare con foto. Per non parlare della proliferazione di gruppi social su WhatsApp. In tutto questo contento si mette in moto, a velocità altissima, un insieme di connessione e disconnessioni perpetue, repentine, che nascono e muoiono in un nano secondo, trascinandomi nel gorgo informativo che non fa differenza tra Bergoglio, Belen, Bisio!
Ecco, in tutto questo scenario, mi pongo questa riflessione: se sono in treno e desidero pregare le Lodi mattutine (o altro) non ho difficoltà ad aprire una delle App con la Liturgia delle Ore, leggo il testo entrando in preghiera, medito ed esco dalla preghiera. È un tempo breve, limitato che inizia e finisce per pura praticità. Invece, nello scegliere lo smartphone come unico strumento per la mia preghiera quotidiana in camera, in cappella, in chiesa con la gente, all’incontro del clero, ecc., sento resistenze e paletti interiori. Perché?

 

Preghiera disturbata: rischio concreto

 

Primo, perché lo smartphone – e gli altri dispositivi – mi rimanda alle dinamiche digitali e al pensare digitale. Mi si può obiettare: ciò che conta è il testo con il quale prego e la relazione personale con il Signore. Giusto. Eppure, personalmente, lo smartphone proprio perché non è neutrale in ciò che significa nemmeno nel tenerlo in mano, fatico a vivere la preghiera nel lungo periodo continuato dentro un’App.
Secondo, il motivo più oggettivo: può essere è una preghiera disturbata da sms, notifiche, chiamate in ingresso, aggiornamenti di messaggi da leggere su WhatsApp e su altri social. Avverto che nel lungo periodo, l’esposizione della preghiera nella sola modalità con lo smartphone può inquinare la relazione con il Signore, o quanto meno disturbarla. Se c’è una dimensione che voglio arginare dall’onda digitale, è proprio la relazione con il Signore. Almeno questa, si!
Terzo, l’App della Liturgia delle Ore è una tra tante altre di natura totalmente diversa. Ribadisco la praticità e la funzionalità in determinate occasioni, ma vedo debordante il pensiero digitale che si genera nello smartphone, in sé, nella mia relazione con il Signore. Almeno per quel tempo che dedico alla relazione con il Signore, che non abbia il cellulare in mano (visto che è sempre nel mio palmo). Una persona malata fisicamente un giorno mi ha detto: “Don, fatico anche a pregare perché non riesco più a leggere. Ora, grazie all’App della preghiera con il breviario in file audio recitato da altre persone, mi aiuta a pregare e a stare con il Signore”. Questo è un servizio prezioso.

 

Ricordarmi di Ezechiele, mi può far bene

 

“Figlio dell'uomo, mangia ciò che ti sta davanti, mangia questo rotolo, poi va' e parla alla casa d'Israele”. Io aprii la bocca ed egli mi fece mangiare quel rotolo, dicendomi: “Figlio dell'uomo, nutri il tuo ventre e riempi le tue viscere con questo rotolo che ti porgo”. Io lo mangiai: fu per la mia bocca dolce come il miele (Ezechiele 3,1-3).
Sin da piccolo mi è rimasta nella mente questa frase tratta dal libro del profeta Ezechiele. “Mangia questo rotolo”. La relazione con il Signore, vissuta nello specifico del tempo della preghiera, è stare a tavola, nutrirmi della sua Parola. La pagina cartacea mi rimanda alla tavola, a non mangiare veloce, né di corsa. L’accelerazione e lo scrolling1, invece, sono attività mentale (la prima) e fisica (la seconda) che richiede internet, i social, lo smartphone. Scelgo, dunque, di non lasciarmi inquinare la preghiera né da accelerazione (veloce, rapido, fast), né da scrolling, se non costretto da esigenze pratiche e contingenti. Ricordarmi, dunque, di Ezechiele e di quanto gli dice Dio, può far bene anche a me, nel tempo dei social. Oggi e sempre.