Lasciarono tutto e lo seguirono

Inserito in Tempo liturgico.

 

Lasciarono tutto

e lo seguirono

V domenica del T.O. (C)

a cura di Franco Galeone *

icona gesu che cammina sulle acque

Dio chiama, sempre

1. La liturgia della Parola di oggi ci invita a riflettere sulle chiamate di Dio. Le tre letture di questa domenica propongono un identico tema, quello della vocazione. Ogni vita è una vocazione, e ogni vocazione è legata ad una missione da compiere. Dio ha sempre chiamato gli uomini a collaborare al suo disegno di salvezza. L’Antico e il Nuovo Testamento sono pieni di chiamate di Dio e di riposte e rifiuti dell’uomo: da Adamo ad Abramo, da Mosè a Davide, da Maria ad oggi. I compiti sono diversi, ma “chi” chiama e il “fine” per cui chiama è unico. Tra la chiamata di Dio e la missione, però, c’è di mezzo la libera risposta dell’uomo. La chiamata è una libera proposta di Dio fatta a un uomo libero. Dio corre continuamente il rischio di vedersi rifiutato!

Ohimè! Io sono perduto!

2. Ci sono esperienze nella nostra vita che non possono essere raccontate a parole. Le emozioni, i sentimenti, le esperienze spirituali… non sono facili da descrivere. Ecco perché Isaia, volendo presentare la storia della sua vocazione, non può che ricorrere a delle immagini. Sarebbe ingenuo interpretare come cronaca il racconto di Isaia. Dio non ha bisogno di sedersi, di coprirsi con un manto, di essere assistito dagli angeli quasi fossero le sue guardie del corpo. Isaia non ha avuto un’apparizione ma un’esperienza interiore che viene raccontata in forma di visione. Non si può vedere Dio e vivere, leggiamo nella Bibbia. Mosè si vela il viso perché ha paura (Es 3,6), Elia si copre il volto con un mantello (1Re 19,13)… Non si può conoscere Dio e continuare a vivere come prima. Dio non può entrare nella nostra esistenza senza sconvolgerla. Pietro lo ha imparato sin dal suo primo incontro con Cristo.

Pietro: impulsivo, fragile, generoso

3. Prima di incontrare Cristo, Pietro aveva una buona opinione di sé, faceva affidamento sulle sue abilità, ma il passaggio di Cristo ha distrutto il suo orgoglio. Da quando ha conosciuto Cristo, ha veramente conosciuto se stesso. Cristo lo ha preparato alla dignità di capo della chiesa attraverso la rivelazione della sua debolezza. Lui, così impetuoso, così sicuro di sé, così pronto all’iniziativa, ha supplicato Cristo di allontanarsi da lui, peccatore. Avrebbe certo avuto ancora bisogno di esperienze dolorose, di fallimenti, di tradimenti, prima di imparare a fondo la lezione, prima di poter dire a Cristo, così umilmente, così tristemente: Signore, tu sai tutto, tu sai che io ti amo! Era finalmente vuoto di sé, fervente solo di amore e di pentimento.
4. Tutto era cominciato sulla riva del lago, un bel mattino in cui Cristo aveva preso la barca di Pietro, perché era molta la folla che voleva vedere e ascoltare Gesù. Il quadro è poco realistico come si fa a parlare da una barca, lontana da terra, a una grande folla? La scena è volutamente idealizzata perché Luca vuole consegnarci questo insegnamento importante. La scena si svolge in riva al lago e in un giorno feriale. Cioè: Gesù annuncia il suo vangelo non durante la liturgia del sabato, durante il culto in sinagoga, ma in un contesto laico e secolare, come può essere il lavoro, la vita, il matrimonio…

Dio nella vita

5. Dio non si è rivelato nel “sacro” (il tempio, lo spazio santo….), ma nel “profano” (nel lavoro della pesca). Gesù ha spostato la religione: l’ha tolta dal tempio e dal culto e l’ha messa nelle occupazioni della vita e nelle preoccupazioni della produttività, di cui abbiamo bisogno in questo mondo per poter vivere dignitosamente. Probabilmente l’aspetto più eloquente narrato in questo brano è che Gesù associa la presenza di Dio all’abbondanza. Il Dio di Gesù non vuole la mancanza di risorse. Il Dio di Gesù si è rivelato in questo modo nei racconti della condivisione dei pani (Mc 6,43; 8,8; Mt 14,20; 15,37; Lc 9,17; Gv 6,13), nel vino buono delle nozze di Cana (Gv 2,1-11), nella pesca miracolosa del Risorto (Gv 21,6-11). E tutto il racconto finisce con l’affermazione chiave: lasciarono tutto e lo seguirono. Il centro di tutto il racconto è quest’affermazione finale: la sequela di Gesù. La religione, il lavoro, le preoccupazioni della vita devono incentrarsi sul “seguire” Gesù.

6. Mentre Gesù parla, Pietro lo ascolta con approvazione, ma anche con orgoglio, perché Cristo era sulla “sua” barca. Ascolta da dilettante; il discorso non lo tocca; a Pietro interessava il pescare. Ed è per questo che Cristo, finito di parlare, gli ordinò: Prendi il largo, si va a pescare. Pietro fu sorpreso: E’ inutile! Abbiamo faticato tutta la notte; io conosco il mio mestiere. Ma Cristo insiste: Abbi fiducia in me! e avvenne il miracolo. Nel suo lavoro, proprio sul suo terreno, Cristo lo aveva battuto; gli aveva mostrato che dove credeva di valere qualcosa, non era neppure capace di pescare, che aveva bisogno del Signore anche per il suo lavoro. Pietro non è stato convertito da una predica (capita molto raramente!), ma da una pesca, che lo svuotò delle sue sicurezze: Allontanati da me, Signore, sono un peccatore!

Capaci sempre di stupore

7. Altro particolare importante è la reazione di Pietro e dei suoi compagni di fronte all’inspiegabile abbondanza di quella pesca proprio in un luogo (alla sponda del mare) nel quale i pescatori sapevano che non era possibile. La reazione di quegli uomini è consistita nella meraviglia che si impadronì di loro. Il testo parla di questa meraviglia utilizzando il termine thámbos, (θάμβος), che significa il profondo stupore che si impadronisce di una persona quando assiste ad una rivelazione divina (W. Grimm). E noi, siamo ancora capaci di stupore? Ci poniamo delle domande? La nostra capacità di meraviglia purtroppo diminuisce con il passare degli anni. E’ un male, perché stupore e sapienza sono direttamente proporzionali. Chi non prova più stupore finirà per diventare stupido!

8. In alcuni momenti della vita, la religione cessa di essere un articolo di lusso, una prova della nostra buona educazione, un segno della nostra cultura. Avvertiamo che per compiere il nostro quotidiano lavoro, per continuare ad amare nostra moglie, nostro marito, per accettare un figlio, per vivere bene, bisogna pregare, essere aiutati. Scopriamo in quei giorni tristi la felice esperienza che è solo un filo sottile quello che ci separa dalla vergogna, dallo scandalo, dalla follia. Noi vorremmo arrampicarci su un piedistallo, armati di una divisa che ci isola, di una fede che è privilegio, di una santità orgogliosa. Ma Dio sceglie i suoi apostoli de stercore, cioè nelle pattumiere, tra i rifiuti, in mezzo ai peccatori. Se siamo i deboli che Dio fortifica, gli inquieti che Dio placa, gli avari che Dio libera dagli averi, i vendicativi cui Dio insegna il perdono … allora avremo un messaggio credibile e una salvezza comunicabile. Le nostre belle qualità possono umiliare, come la troppa luce dà fastidio!

Prendi il largo e cala le reti per la pesca!

9. Un invito anzitutto all’ottimismo. Abbi fede, vola in alto, fidati di Dio, via ogni meschinità. Prendi il largo! verso le regioni sconosciute del tuo essere segreto: liberato dalla paura, gusterai un giorno di pace. Prendi il largo! Abbandona la tua vita alla corrente della fede: se hai il coraggio di partire, le onde ti porteranno in mare aperto, in un battesimo di schiuma e di sole. Prendi il largo! Gli abissi della morte sono pronti a inghiottirti, ma Dio calma le onde e vedrai levarsi l’aurora senza tramonto! Ma attenzione: Cala le reti! cioè niente miracolismi; Dio non vuole fare tutto da solo; sembra fede e invece è pigrizia; i pesci non sono caduti da soli nella rete, ma Pietro ha messo a disposizione la barca e tutto se stesso, è stato aiutato dai compagni tanto erano gonfie, perché la gioia non fosse di uno ma di molti. Un cattivo credente avrebbe detto a questo punto: Signore, resta ancora dalla mia parte, nella mia barca, e tutto andrà bene! Pietro invece dice: Signore, allontanati da me, peccatore! Lasciamoci prendere, soprattutto dopo giornate di tristezza e di fatica, dalla Parola di Cristo, che ci può restituire la gioia della vita, comunque essa sia, se buttiamo la rete sulla tua parola.

10. C’era una volta un uomo triste; gli sembrava che la sua vita non valesse niente; era sposato e aveva dei figli; il giorno lavorava per mantenere la famiglia; quanto guadagnava era appena sufficiente; i figli crescevano, lui lavorava e si sentiva invecchiare; non c’era rimedio: finita una preoccupazione, ne cominciava un’altra. La sua vita gli sembrava proprio come una rete che ritornava su sempre vuota. Una notte non riusciva a prendere sonno per la disperazione, e dopo tanti anni aprì il Vangelo per caso: Maestro, abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla, ma sulla tua parola getterò le reti. E avendolo fatto, presero una quantità enorme di pesci. Gli sembrò di capire. Le reti erano vuote o piene a seconda che le si getti o no nel nome di Dio. E per la prima volta provò una grande gioia. Quando poi lesse più avanti: Non temere la sua gioia divenne pianto di gioia. Aveva capito che la vita ha valore solo se vissuta nella fiducia in Dio. Chi ha un “perché” nella vita, riesce a superare ogni “come” nella vita.
Buona vita!

* Gruppo biblico ebraico-cristiano