Oggi questa Scrittura

si è compiuta!

III domenica del T.O. (C)

a cura di Franco Galeone * 

Rotolo Scrittura

1. L’evangelista Luca premette all’episodio quattro versetti dove parla del suo metodo di lavoro come storico e come teologo. In questo modo ha sottolineato che si era ben documentato, come di solito facevano gli autori greci (W. C. Van Unnik). La connessione tra i primi versetti e l’episodio del Vangelo pare dire a noi: attenzione, gli spettatori non sono ammessi. Chi ascolta la Parola o è un testimone o è un controtestimone. O si decide di testimoniare questa Parola, di mettersi in fila per il passaparola, o diviene un controtestimone, come i paesani di Gesù: “Cristo? Già lo conosciamo, è il figlio di Giuseppe”. L’evangelista Luca si mette anche lui nella fila dei testimoni, fa ricerche accurate (ακριβως), chiede a Teofilo (cioè a ogni uomo che ama Dio, come dice l’etimologia), e scrive e trasmette alle generazioni seguenti la sua testimonianza. Spetta anche a noi oggi trasmettere il Vangelo di Cristo. Conviene ricordare che un “vangelo” non è semplicemente un libro di storia, ma la sua caratteristica centrale è l’esemplarità di quello che racconta. Quando leggiamo i vangelo, quello che dobbiamo chiederci non è: “questo è storico?”. La domanda deve essere: “Cosa mi insegna questo racconto per la mia vita ed il mio comportamento?”. Qui sta la chiave per cercare nel Vangelo quello che vi possiamo trovare. Non è la “storicità”, ma l’esemplarità di quello che ci racconta su Gesù.

2. Nelle letture di questa domenica troviamo due scene molto simili tra loro. La prima ha come sfondo Gerusalemme, ricostruita dopo l’esilio babilonese; una grande folla è raccolta nella piazza davanti alla porta delle Acque; il sacerdote Ezdra legge la Scrittura, e ne spiega il senso profondo; il popolo ascolta, piange, prega. La seconda scena ha come sfondo la sinagoga di Nazaret. Gesù vi ritorna per offrire alla gente del suo villaggio le primizie del suo vangelo. Come era solito, Gesù partecipa alle funzioni religiose della sua “parrocchia”, e cioè la sinagoga, ogni sabato (che corrisponde alla domenica, il nostro giorno festivo). La gente lo conosce bene, perché questo loro paesano ha già fatto parlare di sé. Approfondiamo ora alcune espressioni di Luca:


* Si alzò a leggere. Ogni adulto maschio poteva prendere l’iniziativa di leggere e commentare il testo, anche se di solito era il capo della sinagoga che designava il lettore.

* Gli fu dato il rotolo del profeta Isaia. Dal racconto non possiamo sapere se Gesù apre il rotolo a caso o se c’era già un segno. Fatto sta che questa pagina di Isaia rappresenta il manifesto programmatico di Gesù, una pagina scritta proprio per lui.

* Ripiegò … consegnò … sedette … gli occhi erano fissi su di lui. Dopo la lettura, Gesù siede, come ogni buon maestro, ma l’evangelista Luca riprende al rallentatore ogni suo gesto.

* Oggi si è compiuta questa Scrittura. La gente si aspetta la predica, ed ecco la predica più breve e densa della storia. Oggi! Cristo entra ancora oggi nelle nostre assemblee liturgiche con la sua Parola letta, spiegata, compresa, così che anche noi passiamo dall’indifferenza alle lacrime e alla gioia della conversione. Con Gesù si apre un giubileo, un anno santo, un anno di grazia che non ha fine. Anche io, con questo scritto, sto facendo una predica, e forse per molti la preoccupazione è che sia breve. Ma la predica è una preghiera, è un servizio a Dio, è ascolto e appropriazione personale della Parola. Bisogna arrivare a comprendere che il Vangelo non racconta solo la vita di Cristo ma anche la mia. Non è una semplice lezione di morale, non un malinconico sguardo al passato, né un’esaltante proiezione nel futuro: è un impegno nel tempo presente come luogo unico e privilegiato per incontrare Dio.

* Lo Spirito del Signore è sopra di me. Gesù non è spinto dal dovere della religione, dall’obbligo della legge, dal desiderio di essere famoso o avere potere. In Gesù agisce la forza dello Spirito. Una forza interiore, una spiritualità profonda lo hanno fatto parlare in maniera tale che sprigionava gioia e amore in quanti l’ascoltavano. Per questo tutti lodavano e glorificavano quello che stavano vivendo. Che pena che oggi sia così raro incontrare predicatori di questo tipo! Particolare interessante: la lettura fatta da Gesù nella sinagoga fu presa dal profeta Isaia (61,1-2), ma Gesù soppresse da questa lettura le parole finali che si riferivano alla rivincita di Dio. Quando il profeta Isaia parlava di rivincita (o di vendetta), si riferiva a quello che il popolo di Israele aveva sofferto durante l’esilio di Babilonia; si pensava che Dio dovesse castigare coloro che avevano oppresso gli israeliti. Ma Gesù non ha voluto neanche citare una simile rivincita. Gesù – e anche Dio – non vuole rivincite o vendette. Così non si trasforma questo mondo e non saremo felici in questo modo. Gesù non vuole “nazionalismi”, che inevitabilmente provocano tensioni, divisioni e scontri. Così non si cambia la vita. Quando la religione e la politica nazionaliste si fondono e si confondono, il risultato è il fanatismo intollerante e violento.

* Per proclamare ai prigionieri la liberazione. Il Vangelo che Gesù annunzia non è solo liberazione dal peccato o salvezza dell’anima, ma implica la liberazione e la salvezza di ogni uomo, da ogni forma di schiavitù, sfruttamento, degradazione. Una salvezza che avrà piena e completa attuazione alla fine del mondo, ma che diviene impegno quotidiano per ogni cristiano. Liberazione è una parola molto abusata; tanti hanno in tasca un progetto di liberazione: i preti, i politici, i sindacati, gli scienziati, i produttori … Va subito sottolineata la specificità della liberazione cristiana, per evitare di trasformare il Vangelo in una ideologia della liberazione. La liberazione di Gesù riguarda tutto l’uomo e ogni uomo. È importante risolvere il problema della fame di pane, di vestito, di casa … ma anche la fame di ideali, di giustizia, di senso della vita. Oltre alla repressione sessuale esiste anche la repressione del divino nell’uomo. La società permissiva gioca su questo equivoco: dare all’individuo l’illusione e lo stordimento della libertà, lasciandolo scorazzare entro spazi ben precisi, per poi manovrarlo. Questa società è libera ma non liberante; reprime dando l’illusione della libertà, come bene hanno spiegato i teorici della Scuola di Francoforte. La vera liberazione consiste nel diventare liberamente quello che uno deve essere, nel realizzare l’essere più che l’avere, nel ricercare la sapienza più che l’informazione, nel privilegiare la pienezza all’ammucchiata, nell’esercitare la professione come vocazione più che come profitto.
Buona vita!

* Gruppo biblico ebraico-cristiano